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martedì 24 giugno 2014

L'ERBA DEL VICINO...

 
 
     Leggendo su Internet nel cumulo di notizie più o meno genuine, più o meno false, più o meno attendibili, più o meno serie, concernenti bene o male il tema "massoneria", mi sono imbattuto in una notizia apparentemente dal sapore auto-apologetico ma che, da quanto hanno considerato taluni, può avere anche un forte "retrogusto" di tipo pubblicitario.  Ultima considerazione, quella del "retrogusto", che non mi appartiene e che, tutto sommato, poco a me interessa: ognuno - purchè nel recinto di casa sua - è libero di raccontare e raccontarsi ciò che più gli possa far piacere.
     Diverso è quando le notizie sono pubbliche o rese di pubblico dominio con dichiarazioni ufficiali, anche a mezzo stampa o con l'ausilio di qualsivoglia similare mezzo di informazione, anche digitale.
     Se non dispiace ai Lettori - i più studiosi della materia, cui dedico questa ricostruzione "strettamente storica e documentata" valida anche e soprattutto a "futura memoria" - comincio dalla ricostruzione cronologica dei fatti all'origine, per opera di Giovanni Ghinazzi e di un gruppo di soggetti a lui vicini, della nascita nei primi anni del 1960 - e non prima; che so, nel 1955, o 1950, o 1945, o 1930, o 1915, o 1908, o 1870, o qualsivoglia altra data ugualmente "antica e solenne"- della "Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori Obbedienza di Piazza del Gesù", all'atto stabilita in 'Palazzo Vitelleschi' a Roma e il cui acronimo corrente è GLDI
    Un soggetto comunque giuridicamente, storicamente, ritualisticamente (sotto il profilo prettamente massonico),   nuovo e diverso che avviò ex-novo dagli anni '60 la propria attività senza avere alcun legame, di qualsivoglia tipo, con quella regolare Comunione di Piazza del Gesù (con Sede in Piazza del Gesù, 47) in cui - in ogni caso, e nessuno intende negarlo: anche perché del tutto ininfluente nello specifico contestato - per diverso tempo tanto il Ghinazzi che taluni dei suoi sodali di allora pur vi operarono in qualità di iscritti: contesto dal quale in quella fase di dissidio/ribellione/sobillazione alcuni furono espulsi, altri se ne allontanarono volontariamente (anche per salvare quell'onorabilità personale che, all'epoca, era ancora un valore rilevante), altri vennero radiati e con motivazioni talmente gravi che qui - per pudore - si evita di indicare.  
     Dalla lettura, se ne ricaverà la certezza che alcune dichiarazioni da parte della GLDI rese nel contesto del Comunicato a data 5 Giugno 2014 nel quale si evidenziava - ma anche "enfatizzava" - il "Ritrovamento di importanti documenti" in Turchia (nello specifico, un documento a data 24 Giugno 1910, certamente di valore storico-documentale, ma consistente in una banale convocazione di Supremo Consiglio a firma del Sovrano Saverio Fera): dichiarazioni/comunicazioni/informazioni però che, prescindendo qui e ora da altre considerazioni, sono comunque tese a determinare una sequenzialità e una consequenzialità di comodo e storicamente pseudo-attendibile tra documento- personaggio Saverio Fera-Supremo Consiglio guidato dal Fera-possibile legame tra tali eventi dell'epoca e chi tale Comunicato ha ora pur stilato e rilasciato. 
      Purtroppo con tutte le conseguenza del tipico "effetto cascata" che si ha sulla Rete, dove la notizia non solo è stata ripresa ma ha subito costituito elemento di "aggiornamento" nelle voci che evidenziano il particolare contesto, anche nelle home page, andando così a determinare un "ritorno di immagine" improprio e il sostegno di combinazioni storiche inesistenti ovvero non autentiche; così aggiungendo errori ad altre inesattezze o errori pregressi.
       Una sorta di "millefoglie" perverso, cui - purtroppo - il web ci ha in un certo senso abituati, indipendentemente da chi possa essere il gestore, ma che induce in errore chi si abbeveri esclusivamente a tale fonte, disdegnando il rigore della ricerca e dell'analisi.  Continuo a dire: la rete è ottima, a condizione che già - di un argomento - se ne sappia abbastanza: la consultazione, la ricerca, l'approfondimento, lo studio, possono così dare ausilio senza andare a sostituirsi alla "costruzione" di un'idea o di un pensiero. 
      Nel particolare, il richiamarsi a una discendenza diretta e/o ininterrotta, ad esempio con Saverio Fera ed il suo Supremo Consiglio, è per il sodalizio estensore del Comunicato in questione - calendario alla mano - improponibile anche se affascinante al pari di un fantasma blasonato che possa evocarsi per dare un qualche lustro al proprio lignaggio.  
      Se però c'è chi non potesse resistere a questa tentazione di dirsi figlio/discendente diretto di Saverio Fera o altri, ebbene sì: lasciamolo alfine cullarsi in questa sua vera e propria fissazione; sarebbe, ma solo in questo caso, una "discendenza" innocua e autentica quanto il sostenere che tutti enfaticamente quanto idealmente potremmo definirci figli/discendenti di Adamo ed Eva. 
     Tutti figli, dunque, di Adamo ed Eva!   
     Tutti figli, dunque, della genitura massonica di Saverio Fera...!
     Come sottolineare e sostenere, contro ogni palese evidenza, la bontà... dei cavoli per una gustosa merenda!
       La mia sorpresa continua ad essere una: da anni assisto ad una saga del copia-incolla dove tutti si vantano di questa o quella legittimità, di questa o quella continuità in senso storico, di questo o quell'altro personaggio di grande levatura appartenuto al loro sodalizio...  Da anni assisto all'insensato depredamento di valori cartaceo-documentali, sottratti illecitamente da archivi, attraverso i quali taluno - nato "oggi", di punto in bianco - si cinge il capo di una qualche corona, si pone un mantello sulle spalle, autoproclamandosi reuccio di un qualcosina e - soprattutto - erede "legittimo" di un qualcosa circa cui, in realtà, non ha alcun collegamento reale, diretto,  specifico, sostenibile con prove degne di tale nome piuttosto che non con qualche pezzetto di carta - sporadico e decontestualizzato - che possa aiutare a sostenere che gli asini volano, hanno il manto viola  à pois verdi e gialli e si alimentano di carrube prese con una specie di proboscide lunga tre metri!
      Tutta roba posta in essere da abili mestieranti - absit iniuria verbis: mi riferisco ovviamente in generale e quindi in modo aspecifico - e da loro sodali che di Massoneria poco sanno, poco comprendono, poco e niente praticano, preferendo e continuando a preferire  un dannoso e pernicioso fai-da-te scegliendo quindi una strada che è adatta a "conventicole" e "camarille"  di sott'ordine - così come sosteneva energicamente quel Fr. Aldo Vitali di cui nella GLDI dovrebbero aver forte e documentato ricordo e testimonianza -: nient'altro che "botteghe" che con la vera Massoneria nulla hanno a che spartire, né hanno da spartire alcunché con Tradizioni o Origini, o quant'altro di esotericamente e simbolicamente nobile e concreto è correlato e correlabile ad una storia in realtà millenaria, piuttosto che non "fresca" di qualche centinaio di anni.
      In realtà non riesco proprio a comprendere perché una Famiglia massonica di rilievo e consistenza, qual'è ormai da tempo quella della GLDI, debba essere tentata da temerari esercizi di riconducibilità storico-documentale anche nei confronti di personaggi che ad essa comunque mai sono appartenuti; quasi che taluno fosse irrimediabilmente attratto dallo splendore di un prato non proprio, ma solo nei pressi del suo, di cui sente l'insopprimibile bisogno di calpestarne l'erba.
       Nel pubblicare la prima parte del mio intervento, proprio dal titolo "L'ERBA DEL VICINO...", cui seguirà a breve quella "A BUON INTENDITOR..." cercherò di sfatare un altro "mito", ovverosia di ricondurre in un giusto alveo quella questione "femminile" nei riguardi della quale sono in molti ad offrire considerazioni, valutazioni e interpretazioni: me compreso.
        Fin dal 15 Maggio 1864 il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi - di cui due figli operarono a lungo nella Comunione di Piazza del Gesù (per intenderci, quella con sede in Piazza del Gesù, 47), assumendo anche funzioni di grande rilievo: tanto nell'Ordine come nel Rito - informava della volontà, nella sua qualità e autorità magistrale, di creare Logge composte da Sorelle
        E' questo un dato di fatto; veniva fin da allora apertamente riconosciuta alle Sorelle munite di regolare iniziazione ritualistico-simbolico-esoterica, una pari opportunità di poter accedere, così installandole e frequentandole, a delle Logge, operandovi con la medesima dignità dei loro Fratelli.
        Garibaldi, che aveva preso contatto con molte realtà sociali e iniziatiche in diverse parti del Mondo, aveva già notato che - in più Nazioni - la donna era presente in Massoneria, spesso ricoprendo ruoli rilevanti e sostanziali.
       Una questione, questa, via via ripresa negli anni e comunque "contagiata" da ciò che avveniva a tal proposito in altre Nazioni, come negli USA e, in primis, in Francia.
        Proprio sotto il maglietto di Tito Ceccherini - su impulso, autorizzazione e controllo ritualistico di USA e Inghilterra: Nazioni leader nella Massoneria dell'epoca, mentre con certi gruppi in Francia vi era una certa qual tiepidezza (certamente influenzata dagli sforzi che, nel dopoguerra, vedevano "sgomitare" per accaparrarsi legami che facilitassero progetti non solo commerciali e finanziari, ma anche di tipo socio-politico)  -  erano state palesemente avviate, a titolo "sperimentale" due Logge femminili, con lo scopo di dare sostegno e vita ad una realtà massonica (non "paramassonica") femminile autonoma, da  indirizzare all'ottenimento da parte estera di una serie di importanti riconoscimenti, utili al consolidamento ed alla crescita della Massoneria Femminile in Italia.
        Per una serie di motivi, questa c.d. "sperimentazione" - pur se impostata in modo valido e congruo con le finalità prefissate, ebbe poi a rallentare e quindi ad esaurirsi., anche a causa di certe difficoltà che non mancavano nel contesto della muratoria nazionale.
        Fu poi nel 1974 che il GM Francesco Bellantonio, di fatto erede operativo  del prestigioso maglietto del GM Tito Ceccherini, riprendendo il preesistente progetto e dopo essersi nuovamente consultato a livello internazionale, ispirò la costituzione di un nucleo di Sorelle che - nel corso di una particolarissima cerimonia che adottava un antichissimo e sconosciuto, specie in Italia, rituale di segno egizio - in quella particolarissima fase, contrassegnata da un fenomeno celeste che frapponeva il Sole sull'asse Terra-Luna, ricevettero volutamente solenne iniziazione nella fase di un ciclo Solare anziché in quella di un ciclo Lunare.
       Una peculiarità simbolico-esoterica di forte significato storico, unica nel suo genere ed effettuata a margine di una Gran Loggia cui parteciparono - affatto sconcertati o contrariati - i rappresentanti ufficiali di una dozzina di Delegazioni estere di grande ed eccellente rilievo -, che consentì tutta una serie di successivi sviluppi e iniziazioni femminili - comunque di segno 'solare' -, dai quali ebbe origine la "Gran Loggia Femminile Italiana osservante gli Statuti Generali degli Antichi, Liberi, Accettati Massoni della Comunione di Piazza del Gesù".   
      Una regolare Gran Loggia tutta al femminile - che escludeva quindi il soggetto maschile dai propri lavori - operante secondo le norme massoniche in uso, che prevedeva periodici incontri, scambi, valutazioni tra Gruppi di Studio nel contesto di Logge a forte connotazione esoterica, tra le Sorelle ed i Fratelli esterni per così interagire nell'ambito di progettualità comuni anche in ambito sociale.
       Su tale tema, tornerò a metà di Luglio con una specifica nota di studio.
       Ecco quindi la cronologia di cui già sopra accennato.

2/3-3-1957 Gr. Assemblea della Gr. Loggia A.L.A.M. sedente a Piazza del Gesù 47, convocata e presieduta dal Gran Maestro Tito Ceccherini. Presente il Sovrano Gr. Comm. del Sup. Consiglio del R.S.A.A. Fr. Ermando Gatto. Presenti 78 Officine. Il GM fa una relazione dettagliata dell'azione svolta. Enfasi sulle azioni concretizzate (nuove sedi a Livorno, Firenze, Taranto, Genova, Agrigento e altre – come la nuova sede di Roma |nota: Via del Gesù 55, poiché i proprietari dei locali di Piazza del Gesù 47 avevano chiesto la consegna dell'immobile per loro necessità| - in corso di completamento) e sulla rinnovata rivista “La Rassegna Massonica”, che ha attratto le benevole considerazioni della critica ed anche del periodico “La Civiltà Cattolica”. Il Gr. Maestro non manca di sottolineare la lentezza con cui gli Orienti adempiono ai loro obblighi finanziari verso il Tesoro del Governo Centrale “...in tutti gli Orienti ci si deve convincere che le spese indispensabili al Governo dell'Ordine non possono essere subordinate a quelle degli Orienti stessi e che é venuto il momento che anche sul piano amministrativo vengano applicati con molta serietà i nostri regolamenti. Ma questo é solo questione di buona volontà, di alacre vigilanza dei Capi e di maturità massonica...”. Il Gr. Maestro precisa che il numero ridotto di Officine presenti é dovuto al fatto che ad essere rappresentate oggi sono solo quelle già attive come A.L.A.M., mentre sono assenti quelle Scozzesi (35) che si sono poste alle dirette dipendenze del SC: quindi, senza titolo per partecipare alla odierna Gr. Assemblea: comunque senza la determinazione di conflittualità alcuna. Il Gran Maestro prosegue asserendo con saggezza che “...non si poteva chiedere né imporre che...(.)...si unissero alla nostra Costituzione”: per questo ha lanciato la costituzione di una “...Federazione...(.)...cui aderiscono vari gruppi e...che si riunisce in un Grande...al fine di concordare una linea di condotta comune nel mondo profano e di evitare ai Fratelli di passare da un gruppo all'altro”; il Fr. Marto* chiede che “...venga (nota: meglio) regolamentata la vita delle Officine A.L.A.M.” Il Fr. Picardi, quale Tesoriere, relaziona la Gr. Assemblea. Alla prima votazione per il rinnovo delle cariche riceve più voti la terna: Tito Ceccherini, Giovanni Ghinazzi, il GM Agg. Ben* Su*.
Su proposta del Gr. Oratore e del Gr. Tesoriere la Gr. Assemblea procede per acclamazione designando unanime a Gran Maestro il Fr. Tito Ceccherini. Il nuovo Gr. Maestro propone alla Gr. Assemblea, che approva, la nomina di 3 Gr. Maestri Aggiunti, così da premiare la crescita di tutti gli Orienti: il GM propone quindi alla Gr. Assemblea di nominare a GM Agg. i FFr. Giovanni Ghinazzi, Ben* Su* e Ca* Sti*; la Gr. Assemblea approva. Subito dopo il giuramento del GM e la sua installazione, la Gr. Assemblea nomina i restanti Gr. Ufficiali, che per le Dignità maggiori vedono eletti i FFr. I° Gr. Sorv. Alessandro Lagi, II° Gr. Sorv. Vit* Bott*, Gr. Oratore Pompeo Falcone, Gr. Oratore Agg. Ca* But*, Gr. Segretario Angelo Angelone, Gr. Segr. Agg. Gi* Fi*, Gr. Tesoriere Augusto Picardi. Per primo il Sovrano – a nome del Rito – porge i migliori auguri al GM Ceccherini; al suo seguono molteplici interventi di sapore analogo: sostenere uniti l'opera alacre già intrapresa dal GM Ceccherini. Il Fr. Pi* rappresenta alla Gr. Assemblea le trattative in corso con il gruppo di Palazzo Brancaccio, auspicando una rapida conclusione delle stesse. Il Fr. Ghinazzi prende la parola per dichiararsi “...d'accordo che si debba scendere in campo politico e sociale ma esprime il suo timore per questa azione. Invita, quindi, di andare cauti perché si tratta di portare la Massoneria fuori del suo alveo naturale. Per la lotta politica, egli dice, é necessaria una grande e profonda erudizione nei Fratelli..”; é questo un intervento che non raccoglie consensi e circa il quale tra gli altri il Fr. Sti* “...esprime le sue idee che sono quelle di un uomo che ha vissuta tutta la tragedia del risveglio dopo guerra”. Rileva come la Massoneria abbia “...già fatto, a suo tempo (nota: periodo bellico e post-bellico) la sua politica con il partito Liberale ma oggi i tempi sono cambiati e miracoli non se ne possono fare...”. Il GM riassume gli interventi, ricordando che “...la Massoneria si é sempre posta il quesito se...(nota: sostenere)...i partiti politici o costituire un partito. Ma...non si é fatto nulla...”. Negli interventi il GM Ceccherini raccoglie, come le conclusioni del Gr. Oratore, consensi unanimi.
6-1957 Riconsegna alle proprietarie dei locali di Piazza del Gesù 47 e trasferimento in quelli di Via del Gesù 55.
9-1957 Importante riunione a Viareggio presieduta dal Gr. Maestro Ceccherini, caratterizza da una energica allocuzione nel cui contesto si impegna a “... indicare ai fratelli e ai profani la interpretazione che la Massoneria dà ai fenomeni sociali che sono alla base della vita del nostro popolo...(.)...comunque l'allocuzione di Viareggio é valsa a far risvegliare i nostri fratelli migliori e sul piano profano a fugare diffidenze e incomprensioni. In questo senso abbiamo voluto continuare nella via intrapresa, preparando il manifesto per il XX Settembre che indica ai fratelli e ai profani gli ideali che la Massoneria intende far trionfare per condurre in salvo questa umanità smarrita e decadente”.
20-9-1957 Breve riunione della Giunta Esecutiva dell'Ordine e di quella del Rito: tra l'altro discorso del Gran Maestro sui valori insiti nella data del XX Settembre. Dalla Sede spostamento e breve cerimonia davanti alla Breccia di Porta Pia, guidata dal Gran Maestro Ceccherini a capo di una delegazione.
1958 Stampa aggiornata degli Statuti Generali dell'Ordine. In quel periodo, la Sede è sempre in Via del Gesù 55.
10/11-1-1959 Gr. Assemblea della Gran Loggia A.L.A.M. di Piazza del Gesù presieduta dal Gran Maestro Tito Cecherini |a Via del Gesù 55|. Presenti 152 Logge su 153. I Lavori vengono aperti secondo i rituali dell'Ordine A.L.A.M., presente il Sovrano Gr. Commendatore e GM Onorario Fr. Manfredi De Franchis; questi rivolge all'indirizzo del GM Ceccherini “...calde ed elevate espressioni di encomio...(.) ...per il validissimo apporto da lui portato alla nostra Famiglia da quando egli ha il difficile e duro compito di guidare la Comunione...(.)...con molto rammarico, inoltre, egli, a cagione della sua tarda età, fa cenno al suo prossimo commiato da quel suo lavoro svolto con tanta alacrità ed amor fraterno, in seno alla famiglia per lunghi decenni, per continuare, però, ad assolverlo, se pure in più modesta misura, insieme a tutta la Fratellanza, con lo stesso amore ed abnegazione di sempre per il miglior bene e progresso morale e spirituale della nostra amatissima Patria e dell'Umanità”. Un vero e proprio testamento spirituale cui la Gr. Assemblea decreta un unanime plauso. Presenti tra gli altri Milone, Da* Mart*, Fuc*, Domenichini, Su*, La Ma*, Sa*, Angelone, Picardi, Fa*, l'altro GM. Agg. Su*. Si dibatte sulla norma che porta da 1 a 3 anni la durata in carica del GM: a maggioranza (sette voti contrari), viene confermato il precedente referendum: il Gran Maestro durerà in carica 3 anni. Si passa alle votazioni (che il GM uscente desidera avvengano a norma di Regolamento, visto che molti Venerabili si erano espressi per una conferma per acclamazione), e i risultati sono: Ceccherini (124), Domenichini (12), Ghinazzi (9), La Ma* (4), Su* (2), schede bianche (1). Viene acclamato a Gran Maestro il Fr. Tito Ceccherini che, in un primo momento aveva rifiutato l'accettazione non avendo ricevuto l'unanimità dei consensi e quindi propendendo per un più corretto ballottaggio: ritenuto superfluo e inutile dal Sovrano De Franchis e da una gran quantità di Venerabili. Si passa a votare i nuovi Gran Maestri Agg. (FFr. Lagi, Su* e Mi*) e il nuovo GM Agg. Amministrativo in persona del Fr. Giu*. A Gran Maestri Emeriti vengono designati i FFr. Domenichini, Ghinazzi e Ca*. Seguono le altre nomine. Nel corso dei Lavori dell' 11-1-1959 il GM Ceccherini pronuncia la propria allocuzione: accorata ma incisiva e densa di significati e simboli, ponendo l'accento sull'aver “...così unificato tutte le forze vive di Piazza del Gesù e abbiamo creato i presupposti vitali per una istituzione sana, libera e conscia dei suoi doveri e dei suoi fatali destini. E' diventato un luogo comune, vuoto di senso, e non più attuale il parlare di gruppi e gruppetti massonici intenti a lottare per prevalenze personali. Abbiamo ricostruito la Famiglia di Piazza del Gesù nella pienezza della sua unità e credo sia venuto il momento da molti agognato...(.)...spesso ci sono stati offerti aiuti e collaborazioni, non abbiamo disdegnato nessuno: non sempre i proponimenti e le promesse, però, hanno corrisposto alle susseguenti azioni e impostazioni spirituali Non ce ne rammarichiamo; tutto fu ambìto – dice uno dei nostri più grandi Fratelli – e tutto fu tentato...(.)...inoltre...ci permetteranno di riprendere in maniera regolare la pubblicazione della nostra “E* N*”. Il Fr. Su... “...dichiara inoltre che ormai i giovani dovrebbero raccogliere l'eredità degli anziani e che la sola iscrizione non porta giovamenti né miglioramento al funzionamento della famiglia e si permette una domanda: ci sono o non ci sono i veri Massoni?”. Il Gran Maestro ricorda che la Gran Maestranza ha anche realizzato la piena e assoluta indipendenza dell'Ordine dal Rito.
Tutti i Venerabili, rinnovando plauso e fiducia nell'azione del GM Ceccherini, invitano coralmente le Logge a portare avanti il programma di Viareggio “...rimasto privo di quel seguito che che il momento attuale impone...”. Viene disposto un nuovo registro per i beni e i movimenti finanziari in capo a ogni Loggia come al Centro. Passa la prima elaborazione degli emendamenti alla Costituzione, poi sarà inviata con il nuovo testo alle Logge per le valutazioni e il relativo pronunciamento. Attivato un nuovo Collegio dei Venerabili e un nuovo Consiglio dell'Ordine.
5-1959 La Giunta Esecutiva approva unanime, tra le altre delibere, la proposta del Gran Maestro: una Delegazione del Supremo Consiglio e della Gran Loggia porrà una corona di alloro al sacello che ricorda i caduti Alleati nello sbarco di Anzio, ad Anzio.
5-1959 Una nostra Delegazione del Supremo Consiglio e della Gran Loggia si reca ad Anzio e depone una corona di alloro, con i nostri simboli muratori, sul sacello che ricorda i caduti Alleati nello sbarco omonimo.
20-9-1959 Per i tipi dell'editrice “Accademia di Alta Cultura” con sede a Via dei Mille 6, in Roma, viene pubblicata la “Costituzione e Statuto delle Logge d'Azione Massonica sotto gli auspici della Massoneria Italiana di Piazza del Gesù”.
12-1959 Vengono stampati i tre diversi manuali del rito di apertura/chiusura/passaggio dei Lavori nei tre Gradi simbolici.
1960 Tentativo di unificazione tra Piazza del Gesù e Palazzo Giustiniani. Naufraga subito per due motivi: la dimostrata e pressoché immediata inosservanza dei patti stipulati acuita da irregolarità formali, sostanziali e ritualistiche commesse dal Sovrano Alliata. La denuncia delle irregolarità e delle concomitanti inadempienze determinò il pieno ripristino precedente alla scissione: questa, a sua volta, non modificò i “riconoscimenti” di cui Piazza del Gesù era portatrice. I Gran Maestri dell'epoca che sottoscrissero il protocollo furono i FFr. Giorgio Tron e Andrea Bellerio per la parte simbolica che aveva allora sede in Via Lombardia, 14 (nota: e che irregolarmente, irritualmente e illegalmente aveva operato, arrogandosi poteri, rappresentatività e diritti che in realtà non aveva). Analogo protocollo impegnò anche il Corpo rituale scozzese il cui Sovrano era allora il Fr. Giovanni F. Alliata di Montereale, fautore dell'iniziativa per motivi strettamente personali: iniziativa che egli stesso abiurò subito dopo averla posta in essere senza successo. 
14-11-1961 Giunte Esecutive di Rito e Ordine, Supremo Consiglio. Il Gran Maestro Tito Ceccherini scrive una lettera riservata alla Gran Segreteria di cui era stata concordata con il Gr. Segretario Fr. Angelone la conservazione e custodia “sotto maglietto”. Nella lettera - circa i cui contenuti, in riunione, il Gr. Segr. Angelone si fa portavoce verso gli altri convenuti - il GM Ceccherini minacciava il proposito di dimettersi per protestare contro il lassismo di alcuni Orienti che non seguono “...la giusta via massonica da lui sempre tenacemente segnata”, e che ha imposto di anticipare per molti e per troppo lungo periodo delle forti somme. Questa lettera di minacciate dimissioni – che non doveva essere diffusa, quindi - fu scritta e indirizzata riservatamente alla Gran Segreteria, nella esclusiva persona del Gr. Segretario, con un verbale di ricezione direttamente firmato al GM Ceccherini dallo stesso Gr. Segretario Angelone che ne garantiva personalmente la conservazione e la custodia “sotto maglietto”, salvo diversa decisione scritta del solo Gran Maestro Ceccherini. Tale lettera “...non doveva di conseguenza avere nessun seguito...”, ma aveva lo scopo di scuotere la perdurante pigrizia specie in ordine amministrativo, anche in seno alla Giunta, poiché il GM era personalmente pesantemente esposto nell'interesse della Famiglia. Ciò é dimostrato dal fatto che nella riunione di GE del 14-1-1-962 (preceduta da una riunione informale di alcuni membri della stessa GE all'albergo Continentale) “...egli comunicò...(nota: le proprie ventilate dimissioni e non certo queste+la messa in sonno)...affermando di rimanere comunque vice- Presidente della Federazione Massonica Europea nella pienezza dei suoi poteri”. La minaccia del GM Ceccherini disorientò i molti tiepidi, mentre ad altri fece balenare l'opportunità di approfittarne |ovvero, accelerare progetti sediziosi| per insediarsi al posto dello stesso GM: che in ogni caso non si era dimesso, avendo solo minacciato di fare ciò.
14-1-1962 Il Gran Maestro Ceccherini convoca, presiede e apre i Lavori di due diverse Giunte Esecutive (di Governo del Rito - é Luogotenente del Rito oltre che GM - e dell'Ordine). Presenti: Tito Ceccherini, Giovanni Ghinazzi, Alessandro Lagi, Angelo Angelone, Marco De Marco, Augusto Picardi, Francesco Franzese, Fr* Azz*, Bru* Mosc*, Gino Domeneghini, Vin* Mi*; assenti giustificati Lo* Fa*, Nino Bo*, Riccardo Granata, O* Pell*; assenti ingiustificati: Vit* Mil*, An* D'Ale*. Da notare: il GM Ceccherini presiede ed apre i lavori da lui stesso convocati: è evidente che è nella pienezza incontestata dei propri poteri. Il Supremo Consiglio nomina a Sovrano il Fr. Granata. Vari interventi si susseguono, spicca quello del GM Ceccherini che conferma anche in questa sede le anticipazione fatte dal Gr. Segretario Fr. Angelone, minacciando ancora le dimissioni e contestando energicamente che “...la Famiglia non segue le sue azioni per il potenziamento dell'Istituzione e che la massa dei Fratelli é amorfa...” (nota: in altro verbale, non noto, è espresso che già in quella data vi era il provato sospetto che alcune “lentezze” amministrative fossero abilmente pilotate, al fine di “strangolare” - sotto il profilo del Tesoro – la Comunione). Il Gr. Tesoriere fa il punto della situazione finanziaria, alla quale il GM Ceccherini – sempre presente e sempre nel pieno delle proprie prerogative - fornisce ulteriori dati ed elementi (riferiti anche e specie al suo credito), dopo di che chiede – con grande correttezza - di allontanarsi per dare alla GE la possibilità di discutere e decidere liberamente circa le minacciate dimissioni (nota: sempre in altro verbale, è indicato come questa mossa – ancorchè di stile, e comunque concordata con un pugno di suoi fedelissimi – fu anche e soprattutto fatta per allentare le briglie agli scalpitanti frondisti che sapeva attivi, e quindi offrire loro l'opportunità di uscire dall'ombra. Un calcolo perfetto, nei risultati, quanto pericoloso e temerario : il GM si poneva letteralmente nelle mani di coloro (pochi) nei quali, in quel preciso momento, riponeva la massima fiducia).
A questa data, quindi, Ceccherini era a conoscenza dell'esistenza di una pericolosa fronda, per cui – a prescindere da altre considerazioni – da uomo intelligente lanciò l'amo: anzi, più ami, con la collaborazione stretta di Fratelli fidati. Dopo il suo allontanamento dalla sala di riunione assume la presidenza il Fr. Francesco Franzese, quale Gran Priore Agg., mentre l'Ordine é rappresentato dal I° Gr. Sorv. Segue discussione, dall'esame della quale – pur se nell'ovattata sintesi dei Verbali ordinari - si percepiscono già i frondisti ed i loro fiancheggiatori. Ritenendo imminente la formalizzazione delle dimissioni del GM Ceccherini, Ghinazzi nei fatti tenta di forzare i tempi sollecitando una immediata soluzione temporanea improntata all'apparente emergenza della situazione.
Specie con il sostegno del neo-eletto Sovr. Granata, si fa in modo di convincere i presenti circa la regolarità dell'operato loro proposto, e - resosi per ciò subito disponibile – il Fr. Ghinazzi viene nominato Gran Maestro e Luogotenente ad interim (una soluzione adottata di frequente nella Massoneria dell'epoca, ad uso tecnico: ossia una sorta di Gran Maestro ad acta, con poteri e tempi limitati e sotto la stretta vigilanza degli Organi responsabili dell'Esecutivo e quindi del Governo. Anche in questo caso, la decisione è comunque limitata nel tempo, 6 mesi: venne indicata come sollecitata e utile per poter gestire la Famiglia e poi convocare la Gran Loggia).

(fine della prima parte)                                             Giuseppe Bellantonio                       

Roma, 24 Giugno 2014, nel giorno di San Giovanni il Battista
                                                                               

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martedì 13 maggio 2014

SU "IL SUSSIDIARIO" INTERVISTA ALLO SCRITTORE ALDO A. MOLA

    
     Sul sito de "Il Sussidiario" - www.ilsussidiario.net - è pubblicata un'interessante intervista rilasciata dallo scrittore Aldo A. Mola, noto studioso e storico della Massoneria contemporanea - in generale - e di quella italiana in particolare.
 
      Nello scritto - che consta di due parti, di cui la prima va sotto il titolo "P2/Mola: la Massoneria in Italia? Ci ha salvati dai carri armati russi" - l'intervistatore pone ad Aldo A. Mola una serie di domande alle quali lo scrittore offre risposte semplici e dirette, confortate - pur nella sinteticità della circostanza e quindi nell'angustia degli spazi disponibili - da elementi storicamente certi e pertanto non confutabili da terzi se non con altrettanti elementi concreti, peraltro da formulare in modo certo e sostanziale come pure con il richiamo alle possibili fonti storiche.   
 
      L'invito ai Gent.mi Lettori del mio blog interessanti ad approfondire tale tipo di tematiche, è quello di indirizzarsi sulle pagine de "Il Sussidiario" per leggere la prima e la successiva seconda parte dell'intervista, alla quale - in data odierna - ho formulato un mio commento (che qui riporto, ma che è altrettanto visibile in calce all'articolo in questione, sul citato sito).

Roma, 13 Maggio 2014                                         Giuseppe Bellantonio

---------------------- (inizio del commento pubblicato)
 

L'intervento di Mola, attento studioso e storico della Massoneria contemporanea, è puntuale e basato su elementi certi; va peraltro a confermare indirettamente le posizioni chiaramente assunte - in modo purtroppo disomogeneo, nella complessità - da molte componenti massoniche italiane.
Va quindi sempre lodato chi si assuma la costanza di sostenere storicità peraltro accertate. Chiunque voglia contestarle si dovrà sobbarcare l'onere di confutarle per fatti, con elementi altrettanto certi: con i si dice, con le chiacchiere, non si va lontano. Salvo alimentare il chiacchiericcio strumentale di quanti hanno sempre bisogno di sostenere tesi complottiste o la figura/presenza di un qualche "satana".
C'è da dire, così come sostengo da molto tempo, che "questa" Massoneria - ossia quella "contemporanea" nata agli inizi del 1700 - è lontana dalle pregresse, antiche, Tradizioni. Operatività e spiritualità di norma possono convivere: ma nel nostro caso le Tradizioni vengono accarezzate, spolverate, coccolate, ma non praticate.
Non posso condividere il commento del Lettore Amitrano: la Massoneria non è una religione, né scimmiotta formule religiose o politiche; chi lo fa, adopera l'insegna "massoneria" per porre in atto azioni molto soggettive, mercantili e utilitaristiche e affatto massoniche. Almeno, nel senso del rispetto delle più autentiche e genuine Tradizioni.
La Massoneria, quale elemento equilibratore e quindi né sovversivo né eversivo, è culturalmente nella e con la Società.

--------------------------- (fine del commento)

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venerdì 25 aprile 2014

L'ANNIVERSARIO DEL 25 APRILE... E CON LA MEMORIA ALLE FOSSE ARDEATINE.



In data 22 Marzo 2014, in un mio scritto su questo stesso blog, ho desiderato ricordare con solennità le 335 vittime civili e militari del barbaro Eccidio perpetrato alle Fosse Ardeatine il 24 Marzo del 1944.

Un Lettore, qualificatosi come Militare dell'Arma dei Carabinieri e che ha desiderato mantenere l'anonimato, mi ha cortesemente invitato a soffermarmi sui contenuti che a questo riguardo erano visibili sulle pagine web dell'Arma dei Carabinieri; la qual cosa ho fatto volentieri, trovando così delle notizie che ho ben volentieri recepito e che, con spirito di servizio a favore della Verità, qui riporto: nello specifico, per rendere ancora onore alla Memoria di tutti quei Valorosi uccisi da mani nemiche e assassine, come pure per integrare compiutamente il mio tracciato.

Quel triste giorno del 24 Marzo del 1944, sei ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, tre sottufficiali e tre Carabinieri - già detenuti nelle celle di Via Tasso, a Roma  - furono condotti con altri 323 ostaggi nelle Cave sulla Via Ardeatina, per qui esservi trucidati in esecuzione di barbara rappresaglia.  

Come con solennità ricorda il sito dell'Arma dei Carabinieri "sul luogo dell'eccidio è sorto il Mausoleo Ardeatino per onorare perennemente la memoria di quei Caduti, affratellati dall'ideale della lotta di un popolo contro l'invasore".

Ecco quindi i nomi dei Militari dell'Arma caduti alle Fosse Ardeatine e decorati con Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.

Tenente Colonnello Giovanni Frignani
Tenente Colonnello Manfredi Talamo
Maggiore Ugo De Carolis
Capitano Raffaele Aversa
Tenente Genserico Fontana
Tenente Romeo Rodriguez Pereira
Maresciallo d'alloggio Francesco Pepicelli
Brigadiere Candido Manca
Brigadiere Gerardo Sergi
Corazziere Calcedonio Giordano
Carabiniere Augusto Renzini
Carabiniere Gaetano Forte

Ricordare la Memoria di questi Valorosi, tenendo ben presente il Valore ed i significati tutti del loro Sacrificio, è il miglior tributo che gli Italiani possano rendere a quanti - pur se a vario titolo, anche a prezzo della loro Vita e con sprezzo del pericolo - resero possibile all'Italia il potersi sottrarre con fierezza al giogo del nemico oppressore.


25 APRILE
ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE D'ITALIA

"Valori incancellabili" quelli della Resistenza e del 25 Aprile, come tra l'altro ha giustamente ricordato il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.
 
Una data-simbolo per gli Italiani, quella del 25 Aprile, fondamentale per i contenuti cui ha dato forma e sostanza: terminava la Seconda Guerra Mondiale, ci si liberava dal giogo della Germania nazista, si esauriva nel sangue la lunga parentesi fascista.
 
Il 21 Aprile di quel lontano 1945 fu liberta Bologna, cui seguirono Genova il 23 Aprile, Torino e Milano il 25  Aprile, Venezia il 28 Aprile, e via via fino al 1° Maggio del 1945, quando tutta l'Italia Settentrionale fu liberata.
 
Il 25 Aprile raccoglie in modo convenzionale tutte queste date, ma soprattutto intende richiamare e ricordare con vigore come alle 8 di quel giorno il Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia-CLNAI proclamò ufficialmente l'insurrezione, la presa di tutti i poteri e la condanna a morte di tutti i gerarchi fascisti.  Ricordiamo che l'esecutivo del CLNAI era allora presieduto da Luigi Longo, Sandro Pertini, Emilio Sereni e Leo Valiani.
 
Questa giornata, questa solenne ricorrenza nazionale, deve condurci a riflettere: specie in questo momento dove le lacerazioni e gli squilibri sono così intensi, non solo in Italia ma - praticamente - in gran parte del Mondo.
 
Gli Italiani devono scoprire nuovamente il significato ed il valore della loro identità unitaria, di Popolo; devono far sentire con energia il loro desiderio di voler vivere dignitosamente, di poter crescere, di poter guardare con fiducia al futuro, di poter costruire in prospettiva il futuro dei propri figli:  anche dimostrando - sempre in modo corretto - il loro dissenso per una sovranità nazionale che appare essere troppo appannata e affievolita da un coacervo di norme che - a livello europeo - l'hanno resa fiacca e sfibrata.

I Padri che ebbero la lungimiranza di fondare quella che doveva poi essere l'odierna Unione Europea, ne avevano permeato spirito e forma in modo sensibilmente diverso: la cronologia storica non è lontana, e basta avere la pazienza di scorrere gli annali dei giornali per rendersi conto che, oggi, c'è qualcosa che non quadra.   Vanno quindi identificati ed applicati i giusti correttivi, prima che sia troppo tardi: non è degno di commento l'atteggiamento di chi pensa di poter governare nell'Europa Unita - più di nome che di fatto - secondo il proprio esclusivo interesse.

25 Aprile, Liberazione, dunque: che sia anche un'occasione per richiamare ai doveri della Pace Universale, allontanando gli spettri di una Guerra devastante che qualcuno - sempre in nome di una visione particolare e fortemente interessata - ci instilla quotidianamente, quasi a voler rendere ineluttabile una possibile decisione di Governi - e quindi di soli uomini, persino di uomini soli - ma non di Popoli. 

Non esistono Guerre giuste, se per "giusto" si vuol far passare l'essere davanti o dietro la bocca da fuoco di un'arma: troppo spesso stabilito da chi quell'arma l'ha venduta.     I Popoli, le genti, devono poter decidere liberamente - e a maggioranza - il proprio futuro: quando tende a materializzarsi il fantasma dello scontro civile, vuol dire che qualcosa non funziona, e che forse c'è chi soffia sul fuoco da una parte e/o dall'altra, nella speranza di trovare facili, utili e interessati complici.

In un Mondo destinato ad un pauroso collasso entro pochi decenni - se non verranno affrontati drastici cambiamenti sociali, ambientali, produttivi - c'è bisogno di tutto, fuorché di Guerre in grado solo di affrettare la più che probabile fine... 

Vediamo quindi di opporci a questo e di operare per un nuovo inizio, non tanto all'insegna di quello che (in molti, persino senza conoscerne)chiamano un "Nuovo Ordine", quanto di quella che a me piace da tempo indicare come una "Nuova Armonia Mondiale", intesa ad eliminare diseguaglianze, squilibri, fame, sprechi e malattie!

E non si prendano in giro i Popoli dicendo che "cambiare" è difficile o persino "impossibile"; quanto sarebbe facile: basterebbe averne la volontà e la determinazione.

Roma, 25 Aprile 2014                                   Giuseppe Bellantonio

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venerdì 4 aprile 2014

LA MISSIONE DEL MASSONE


      La Storiografia Massonica non ha offerto molti o rilevanti spazi relativamente all'azione - importante, degna, appassionata e lungimirante - di alcuni importanti Personaggi della vita Massonica Italiana.     
         E ciò al di là di quelle che possano essere le singole appartenenze o i moduli di ritualità posti a proprio modello, da ciascuno di essi.
        Per gentile disponibilità - e quindi autorizzazione - dell'Ill.mo Fr. Virgilio Gaito - già Gran Maestro del GOI-Grande Oriente d'Italia, alle cui tradizioni diede lustro - qui propongo un Suo interessante scritto  del 2005 dal titolo "LA MISSIONE DEL MASSONE"; Tavola riguardo alla quale mi permetto di richiamare l'attenzione dei Lettori, stante l'autorevolezza dei contenuti espressi, tali da suscitare non superficiali riflessioni e considerazioni.
        Ebbi il piacere e l'onore di essere presentato a questo Ottimo ed Illustre Fratello nel lontano 1994 in Umbria - se la memoria non mi tradisce -, apprezzandone fin da subito l'acutezza del pensiero e lo squisito tratto personale, specie quando con nobili e sincere parole  ebbe a rammentare la Sua conoscenza con mio Padre, Francesco Bellantonio, ponendone in rilievo l'importante azione svolta nel contesto della Massoneria Italiana.
       Mi sembra giusto rendere qui onore e merito al pensiero ed all'opera dell'Ill.mo Fratello Virgilio Gaito, che ha sempre profuso le proprie migliori energie ben interpretando quel ruolo cavalleresco e generoso tipico del vero ed autentico Massone.
       Mi piacerebbe che fosse possibile aprire una sorta di table ronde sul tema trattato dall'Autore, ponendo anche in esame la possibilità di confrontarsi su tematiche di comune, grande, interesse. 
 
Roma, 4 Aprile 2014                                            Giuseppe Bellantonio

---------- inizia
             LA MISSIONE DEL MASSONE

Uno dei più grandi filosofi, Emanuele Kant, ha lasciato scritto : “la legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me. In una mirabile sintesi egli ha espresso l’essenza di quell’imperativo categorico del dover essere che lo ha reso famoso.
E proprio al cielo esortava a rivolgere sempre il nostro sguardo l’altro filosofo Pitagora, forse il più grande che sia apparso su questa Terra.
In sostanza, questi formidabili pensatori hanno indicato agli uomini di buona volontà la necessità di uniformare il loro comportamento ai canoni dell’etica universale che dalla Natura, eterna maestra di infallibile saggezza, trae origine ed alimento.
Il termine etica fu infatti introdotto da Aristotele nel linguaggio filosofico ad indicare quella parte della filosofia che studia la condotta dell’uomo, i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte. Più tardi l’etica passò anche a fornire indicazioni su quali criteri e valori debbano essere rispettati da chi agisce.
In questo secondo aspetto il richiamo all’insegnamento della Natura, immutabile e perciò indiscutibile in ogni tempo e luogo, appare il più idoneo a fornire all’Uomo un perenne punto di riferimento specie nei momenti in cui valori ritenuti eterni vengono messi in discussione oppure quando ci si imbatte in morali diverse, le quali, come è noto, possono variare da un’epoca all’altra, da un’aggregazione di individui ad un’altra.

Possiamo allora rifarci all’insegnamento di Hegel che distingueva tra moralità ed eticità ritenendo la prima come indice dell’aspetto soggettivo della condotta (ad es. l’intenzione del soggetto, la sua posizione interiore), assegnando invece alla eticità il ruolo di indice dell’insieme dei valori morali effettivamente realizzati nella storia.

Sicchè la riflessione della filosofia sui problemi etici si sviluppa soprattutto nei momenti di crisi dell’eticità in senso Hegeliano, quando cioè la compattezza e continuità di un mondo di valori si incrina, le norme che parevano ovvie vengono messe in discussione mentre non funzionano più i criteri consueti di legittimazione, i principi riconosciuti per stabilire ciò che è bene e ciò che è male.

Ecco dunque presentarsi alle nostre coscienze l’imperativo categorico del dover essere in armonia con le leggi della Natura, prima tra tutte quella della sacralità della vita, bene inestimabile, che va favorita e garantita durante tutto l’arco dell’esistenza fisiologica di un individuo.
La Natura è impegnata ad assicurare la continuità della vita sul nostro pianeta, apprestando ogni tipo di protezione e di sviluppo sin dal primo momento della penetrazione del seme maschile nell’ovulo femminile ed è imperativo categorico dell’Uomo raccogliere tale messaggio per sublimarlo in un linguaggio di fratellanza, di Amore Universale che trascenda il presente per proiettarsi addirittura nel futuro.
Ci piace a questo punto ricordare uno tra i più profondi cultori degli insegnamenti della Natura da lui tramandati ai suoi discepoli attraverso i “Versi aurei” a lui attribuiti: in uno di essi Pitagora, il grande filosofo greco stabilitosi a Crotone ove diede vita alla famosa “Schola Italica” ammoniva: “Soprattutto abbi rispetto di te stesso”.

E’ questa un’intuizione che tocca nel profondo ciascun individuo rendendolo cosciente della propria dignità di essere umano creato dal soffio divino e, come tale, destinato ad una missione di pace che oltrepassa la vita terrena.

Ed è in questa ottica che si inquadra l’etica della responsabilità che abbraccia due aspetti, quella verso se stessi e quella verso gli altri.

Del nostro corpo e del nostro spirito dobbiamo essere rispettosi e intransigenti custodi perché depositari di quell’essenza divina che ci accomuna a tutti gli altri esseri umani.

Ma, al tempo stesso, e per gli stessi motivi, dobbiamo essere rispettosi e leali collaboratori dei nostri simili, al pari di noi impegnati nella ricerca del Vero, del Bello, del Buono a glorificazione dell’Essere Supremo da cui proveniamo ed al quale ritorneremo.

Una responsabilità dunque che – nella mia piena condivisione del pensiero di Jonas, ancor più esplicito di quello di Max Weber - ritengo debba estendersi a quel futuro che il nostro egoismo tende a confinare in una dimensione colpevolmente indistinta.
Dobbiamo tutti considerarci titolari di una missione esaltante, quella di vegliare con amorevole attenzione sulla società odierna per creare le condizioni perché i mali del nostro mondo vengano circoscritti ed eliminati, così da garantire ai posteri il godimento di un’esistenza più libera, più rispettosa della dignità umana, in una parola più felice.
Ma, se siffatta etica del dovere e della responsabilità dovrebbe essere patrimonio di tutti gli uomini di buona volontà proiettati verso una visione escatologica della vita, per un Massone che abbia interiorizzato e sofferto il dramma dell’Iniziazione il dovere e la responsabilità si pongono come il sostrato necessario ma appena sufficiente per l’adempimento della missione alla quale egli si è irreversibilmente votato.
Sarà a questo punto ineludibile una serie di interrogativi che raramente noi Massoni abbiamo il coraggio di affrontare e che, personalmente, dopo oltre mezzo secolo di appartenenza a questa straordinaria Istituzione, mi pongo con sempre maggiore e per certi versi angosciosa insistenza.
Nei drammatici anni della mia Gran Maestranza, contrassegnati da una strenua battaglia, alfine vittoriosa, contro pregiudizi, ignoranza, malafede mi è stato spesso chiesto: “Cosa è la Massoneria? Perché vi ha aderito? Cosa fate nelle Logge? Sono ancora oggi valide le motivazioni della Sua scelta di vita?”

E, prima ancora di aprire un dialogo con i miei interlocutori, ho interrogato senza indulgenza la mia coscienza per riceverne una risposta dal sapore non celebrativo o di maniera ma che corrispondesse al mio modo di essere Massone, agli insegnamenti acquisiti nel tempo ed ai tormenti che tuttora e, forse, fino al termine dei miei giorni, mi attanagliano.

Le vicende di cui, insieme a Voi tutti, sono stato protagonista mi hanno infatti portato a constatare che, per essere credibile bisogna credere: guai a rifugiarsi dietro paroloni, citazioni di rituali, pensieri o azioni di illustri Massoni. Era lo scrigno della nostra coscienza che andava spalancato con coraggio senza barare con noi stessi ed anche a rischio di dover incrociare sguardi di compatimento o di irrisione.
E la nostra battaglia è stata vinta perché siamo stati umili, non abbiamo mai presunto di insegnare qualcosa ad alcuno, ma siamo stati sempre aperti al dialogo con tutti alla ricerca di una Verità che poteva disvelarsi anche dall’intuizione del meno dotato dei Fratelli, di ciascuno dei quali abbiamo sempre rispettato la dignità e l’intelligenza.

Abbiamo spiegato che, così come il segreto massonico, tanto enfatizzato e criminalizzato, è una conquista ineffabile e incomunicabile della nostra ricerca iniziatica, così la Massoneria, al di là delle definizioni che ne danno i nostri testi sacri, è anch’essa ineffabile perché si sublima in quello che i francesi definiscono mirabilmente come état d’ésprit, una sorta di stato d’animo, di condizione dello spirito.
E quella condizione si acquisisce e si mantiene soltanto se si comprende il significato vero e più profondo della levigatura della pietra grezza: la scoperta della nostra anima nuda, dell’essere noi stessi emendati da ogni vizio, dell’essere coscienti della nostra autenticità e della nostra semplicità messe al servizio di una ricerca inesausta delle scaturigini del nostro essere, del suo proiettarsi nel futuro del pianeta Uomo dalle immense lande da esplorare sulla via del Bene universale.
E posso testimoniarVi che questo linguaggio semplice, ancorché implicante riflessioni profonde, è riuscito a farci considerare con maggiore rispetto e sotto la giusta luce: quella stessa Luce che, per uno straordinario effetto rifrattivo, si è riflessa benefica e consolante nel mio animo spronandolo in assoluta libertà a nuovi cimenti col mio Io, perpetuamente bisognoso di perfezionamento per poter aspirare al ricongiungimento con l’Essere Supremo.
Ecco spiegata l’essenza della Massoneria, dell’essere e del permanere Massone, perché consci della perennità del nostro messaggio iniziatico tradizionale che si pone ben al disopra di qualsiasi credo religioso o dottrina politica.

Nella mia lunga ultracinquantennale esperienza attraverso il variegato pianeta della Massoneria universale sono infatti giunto ad una conclusione che può sembrare solo in apparenza superficiale: la Massoneria, come Istituzione a carattere iniziatico che tende all’elevazione morale e spirituale dell’Uomo, non ha passato né futuro: ESSA E’.
Taluno potrebbe scandalizzarsi di fronte a simile affermazione così categorica quasi che la Massoneria possa essere paragonata a COLUI CHE E’.
Ma, a ben riflettere, dal momento in cui la Libera Muratoria operativa ha perduto le caratteristiche tipiche di una Corporazione di Maestri esperti nelle regole dell’arte del costruire per sublimare quelle regole, tramandate da bocca ad orecchio, in metodiche sempre più rigorose e formative, tali da condurre alla catarsi dell’adepto, reso cosciente dell’avvenuto abbandono della propria corporea vulnerabilità e della conquistata bellezza della Verità, la nostra Istituzione, al pari di tutte le Scuole iniziatiche alle quali si ricollega, si è venuta a fondare su principi anche inespressi e ineffabili, come, ad esempio, il c.d. “segreto massonico”, che non hanno tempo.

Essi si collocano in una sorta di Iperuranio, di categorie del pensiero che si rifanno a concetti astratti, e perciò universali, di Bellezza, Bontà, Verità, Tolleranza, Giustizia, Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, peculiari al nostro essere tutti creature di quel soffio divino dal quale proveniamo ed al quale torneremo.
Lasciamo ai filosofi ipotizzare se quelle categorie di pensiero, le famose Idee Innate, esistano come entità a se stanti indipendentemente dall’Uomo: indubbiamente però la straordinaria creatura che popola questo pianeta, non appena ha l’uso di ragione, percepisce che tali Idee esistono o, almeno, debbono esistere, perché ad esse egli deve tendere per non rimanere prigioniero del buio freddo e angoscioso del nulla.

Le tre domande tradizionali: chi sono?, donde vengo?, dove vado? attanagliano la coscienza di ognuno di noi e tanto più penetranti e struggenti arrovellano la nostra coscienza quanto maggiore sia la nostra sensibilità, la nostra cultura, la nostra capacità di introspezione.
E, quando abbiamo la ventura di varcare come Iniziati la soglia di un Tempio massonico, la Sapienza contenuta in quei Rituali, così densi di significati esoterici, ci rivela poco per volta che quello e non diverso poteva essere il nostro approdo nel periglioso viaggio alla ricerca della Verità.

Ed abbiamo allora coscienza che soltanto la Massoneria, con la libertà assoluta da dogmi o integralismi da essa garantita e pretesa, può aiutarci a sciogliere gli enigmi che da sempre e per sempre urgono nel nostro intimo assetato di Luce.
Ecco perché la Massoneria non può soffrire paragoni con qualsiasi altra aggregazione umana e si colloca in una dimensione atemporale alla quale soltanto coloro che sono riconosciuti veri Illuminati possono accedere, pervasi da quel carismatico état d’ésprit cui facevo cenno e che li rende degni di porsi, come incrollabili punti di riferimento, alla guida di un’Umanità da salvare dai mali che da sempre la contaminano.
Ecco la missione del Massone nel senso più alto e ad un tempo più umile, se ne sappiamo cogliere l’essenza e la responsabilità.
L’immagine, tramandataci dalle Scritture, del primo uomo fatto di fango e vivificato dal soffio divino deve renderci coscienti della ineliminabile presenza, in misura diversa, in ciascuno di noi, dei cromosomi negativi e, perciò, della tendenza generale a divenire homo homini lupus ove non frenati dalle leggi e dall’autoeducazione.
L’eterna contrapposizione tra bene e male scandisce i vari periodi della storia dell’Umanità in un’alternanza positiva o negativa intrisa di eventi sublimi o abietti, ma non siamo finora – e forse non lo saremo mai – riusciti a trovare una formula per estirpare radicalmente il male dall’animo umano.

Vano e velleitario sarebbe allora il tentativo di chiunque intendesse attribuire alla Massoneria in quanto tale la capacità di risolvere i problemi dell’Umanità, poiché la trasformazione della nostra essenza è opera squisitamente individuale e ad essa potremo gradualmente avvicinarci soltanto macerando e purificando noi stessi giorno dopo giorno in un’ansia di sacro che unicamente il Lavoro esoterico compiuto nel Tempio di una Loggia sovrana può aiutarci a raggiungere per riversarne i frutti benefici nel mondo profano.
Ecco perché il Massone è chiamato ad una missione ben più alta ed impegnativa di quella cui tutti gli uomini di buona volontà si votano.
Ecco perché la scelta di vita che il profano compie chiedendo la Luce massonica deve essere seria e sofferta e giudicata sincera dai Fratelli presentatori e da quelli tegolatori ai quali spetta il delicatissimo compito di intravvedere se nel profano esista realmente quella pietra grezza da sgrossare, in difetto della quale vano e dannoso per l’intera Istituzione sarebbe ammettere chi sia destinato a rimanere informe materia giammai plasmabile.
La storia della Massoneria non solo italiana ma universale ci insegna che il fallimento della sua missione è fatalmente connesso, da un lato ad un malinteso e frettoloso proselitismo e dall’altro ad una cattiva scelta dei suoi reggitori ai vari livelli perché non eletti secundum lucem, come gli Antichi Doveri e la Tradizione impongono, ma con tecniche prettamente e pericolosamente profane non di rado idonee a privilegiare non veri Iniziati ma profani travestiti da Massoni.

Per la sopravvivenza stessa della Massoneria in un mondo così assetato di ideali, bisognoso di guide credibili perché incrollabilmente credenti, è dunque vitale che ciascuno di noi - specie gli Apprendisti ed i Compagni - rifletta responsabilmente sulle motivazioni che lo hanno spinto a chiedere la Luce massonica e su quelle che lo rendano cosciente della propria missione a servizio non del proprio Ego ma del proprio reale perfezionamento per porsi con umiltà al servizio dell’Umanità con linguaggio di Amore.

Nella mia ripetuta nel tempo esperienza di Maestro Venerabile, incomparabilmente più formativa e difficile di quella di Gran Maestro e, perciò, da me più intensamente vissuta, mi sono spesso chiesto se fossero sempre valide le spinte ideali che mi condussero a chiedere la Luce massonica e se esse corrispondessero ancora a quelle di coloro che mi hanno preceduto nella storia della Massoneria Universale.
Mi è allora venuto sotto gli occhi il testo del canto del tenore che, sulle arie sublimi create dal nostro divino Wolfgang Amadeus Mozart per la Eine kleine Freimaurerkantate, così canta la gioia:

Per la prima volta, nobili Fratelli, ci accoglie questa nuova sede della saggezza e della virtù. Noi consacriamo questo luogo come santuario del nostro lavoro, dove si deve decifrare il grande segreto. Dolce è la sensazione del Massone in una giornata festosa come questa che salda di nuovo la catena della fratellanza più stretta; dolce il pensiero che l'Umanità ha trovato di nuovo un posto fra gli uomini; dolce il ricordo del luogo ove ogni cuore di Fratello decide quello che era, quello che è e quello che sarà, dove l'esempio lo istruisce, dove il vero amore fraterno ha cura di lui e dove la virtù più sacra, la prima, la regina delle virtù, la benevolenza regna nel suo splendore silenzioso.”

La forza della Tradizione continuerà a sorreggere questa insostituibile, perché unica, Istituzione della quale l’Umanità ha vitale bisogno per sopravvivere perché essa, ispirandosi all’insegnamento, perennemente valido, di tanti sapienti del passato, e, in particolare, del grande Pitagora che esortava ad una visione panoramica di tutti i problemi dell’Umanità, ha rappresentato, rappresenta e continuerà a rappresentare nel futuro quella malta preziosa che unirà sotto ogni latitudine tutti gli Uomini di buona volontà migliorandone la condizione ed elevandoli verso il cielo al quale, ancora una volta, Pitagora esortava a guardare almeno al termine della nostra giornata.

Se i Massoni di tutto il mondo sapranno offrirsi ai propri simili mondati di tutte le loro imperfezioni ed animati dal sacro fuoco dell’Amore universale come guida sicura, come veri e propri sacerdoti di un Ideale di purezza, di bontà, di lealtà, di reale fraternità, la salvezza del genere umano sarà assicurata ed il nostro mondo, attualmente sprofondato nella terribile era del Kali Yuga, potrà riconquistare la mitica Età dell’oro.
Ma dovremo volerlo fortissimamente con la stessa granitica volontà del Fratello Vittorio Alfieri, senza lasciarci distrarre da chimere di vantata potenza dispensate da abili imbonitori, dovendo il vero Iniziato avere sempre coscienza che l’autentica potenza è soltanto quella che si conquista giorno dopo giorno con l’autorevolezza, parola dalla radice latina di “augere” il cui significato di “aggiungere” impone una lenta ma costante opera di perfezionamento interiore che, col tempo, divenga percepibile da tutti fino a rappresentare dovunque ed in ogni tempo un sicuro punto di riferimento a presidio “della regina delle virtù, la benevolenza, che regna nel suo splendore silenzioso”. LA MASSONERIA E’.

Maggio 2005 E.’. V.’.                                                       VIRGILIO GAITO

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