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lunedì 5 gennaio 2015

PENSIERI, IN LIBERTA'

Alcuni Amici mi hanno sollecitato a dare nuovo spazio ad un mio scritto 'vecchio' di oltre un quinquennio, redatto - al tempo - per evocare una sorta di energico stimolo indirizzato genericamente alla Fratellanza, ed oggi proposto ai Lettori in questa sede.
Stimolo che qui intendo riproporre, nell'integrità dei contenuti intrinseci del testo.
Ringrazio per l'attenzione che cortesemente i Lettori vorranno riservare allo scritto.
Cordiali saluti.
Roma, 5 Gennaio 2015                                                           Giuseppe Bellantonio

---- inizia ---

SE LA FEDELTA' AI NOSTRI IDEALI CI FA CREDENTI,
E LA SPERANZA CI FA ESSERE CREDIBILI,
SOLTANTO LA TOLLERANZA E LA CONCRETEZZA
CI FANNO ESSERE CREDUTI.

SAPPIAMO CHE LA FRATELLANZA E' DONO
PRIMA DI ESSERE CONQUISTA,
E SAPPIAMO ANCHE CHE TROPPE SONO STATE
LE VIOLAZIONE DEL NOSTRO CODICE DI CONDOTTA.
COSI' CHE NEL NOSTRO GIARDINO SI RESPIRA
UNA PESANTE ARIA  DI INUTILITA'.

DOBBIAMO QUINDI MUTARE LE STRUTTURE DI QUESTA MASSONERIA:
PER RENDERLE UTILI E FUNZIONALI ALLE ASPIRAZIONI DI TUTTI I FRATELLI.
MA NON SOLO: UTILI ANCHE ALLA SOCIETA', A QUANTI SI ATTENDONO  COMPORTAMENTI DIGNITOSI, TRASPARENTI E CORRETTI,
AVULSI DAL MERO INTERESSE SOGGETTIVO OVVERO MATERIALE.

PER UN NUOVO MODO DI PENSARE E VIVERE LA MASSONERIA,
PER RIVOLUZIONARE L'IDEA DI APPARTENERVI,
PER RENDERLE AL MASSIMO ADEGUATE ALLA VOCAZIONE DI
LIBERTA', ORDINE, GIUSTIZIA, FRATERNITA', UGUAGLIANZA.

IL NOSTRO STATO DI MASSONI CI FA NON SOLO SPETTATORI
MA NECESSARIAMENTE ATTORI DEL PIU' VASTO CONTESTO
DELLA MASSONERIA NELLA SUA UNIVERSALITA'.

NON IMPORTA NULLA SE LA NOSTRA  AZIONE E' COME UNA GOCCIA NELL'OCEANO.
NESSUNO HA MAI PARLATO O SCRITTO DI RISULTATI,
MA SOLO DEL MODO CON CUI RAGGIUNGERLI.

E' E SARA' LA PASSIONE A DARE SIGNIFICATO AL NOSTRO AGIRE,
ALLA NOSTRA OPERA: PER DEFINIRE UN PROGETTO, PER  CONCRETIZZARE UN PROGRAMMA.

SAREMO PROTESI A RIANNODARE I FILI DEI CUORI MIGLIORI,
PER UNA COMUNE OPERA.
PER UN COMUNE SENTIRE,
PER UN COMUNE OBBIETTIVO: CHIARO, CONDIVISO, NOTO.

DOVREMO FARE.  SENZA STRAFARE.
DOVREMO ESSERE E NON SOLO APPARIRE.
SENZA PROTERVIA.
DOVREMO COSTRUIRE. PER UN PROGETTO ETICO, PER L'OGGI MA SOPRATTUTTO PER IL DOMANI.
INSIEME PER UN PROGETTO ANTICO QUANTO IL MONDO.

SUSSULTO DELL'ORGOGLIO, QUINDI.
MOMENTO DI RITROVATA DIGNITA'.

INSIEME, CON IMPEGNO, PER IL DIALOGO, LA TRASPARENZA, IL RISPETTO.
INSIEME, TUTTO CONDIVIDENDO.
INSIEME, CON IMMENSO AMORE FRATERNO.
INSIEME NELLA DIFESA DELLE TRADIZIONI, QUINDI: MA SENZA RIMPIANTI.

PERCHE' LE NOSTRE TRADIZIONI AUTENTICHE SONO ANTICHE COME LE PIETRE, ANCHE PERCHE' SCRITTE SULLE PIETRE.
PERCHE' DOBBIAMO ACCETTARE  IL PASSATO E FARE TESORO DELLE ESPERIENZE VISSUTE. 
CONSAPEVOLI CHE CIO' CHE ABBIAMO PERDUTO,
NON CI VERRA' PIU' RESTITUITO.

LA NOSTRA META E' PROSEGUIRE L'OPERA DEI SUCCESSORI DI FERA,
COLTIVANDO LA SOBRIETA' E RIPROPONENDO LA NOBILE AUSTERITA' DELLE PIU' ANTICHE TRADIZIONI.
AUSTERITA' ALIENA DA FORME SECOLARESCHE O DA ARCHEOLOGISMI FINI A SE STESSI.

DESIDERIAMO L'AVVENTO DI UN RITROVATO STILE,
DI QUEL RESPIRO CHE SI E' SMARRITO.
NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE SOLTANTO LO SCANDIRE FEDELE DEI TEMPI, DELLA RITUALITA', DELLA LITURGIA,
PERMETTE UNA REALE IMMERSIONE NEL MISTERO DEGLI IDEALI.

OCCORRE UN VENTO NUOVO
CHE SPAZZI LE TROPPE NUBI E GLI ECCESSIVI MIASMI,
UN VERO E PROPRIO ATTO MAGICO, UNA SORTA DI ESORCISMO
CHE CONSENTA DI DARE SBOCCO ALLE SPERANZE,
ALLE ATTESE DI TANTI DECENNI,
AI VERI OBIETTIVI ESOTERICI DEGLI INIZIATI.

SOLO COSI' LO STANCO, DILANIATO CORPO MASSONICO ITALIANO
POTRA' RIPRENDERE NUOVA FORZA E NUOVO RIGENERANTE VIGORE.

MENTRE LA VERA MASSONERIA MUORE E SI DECOMPONE, 
TALUNI  FRATELLI SI RIFUGIANO
IN UN MONDO DI STUPORE E MERAVIGLIE
CHE HANNO FORMA SLABBRATA E SCOMPOSTA
DI ELABORAZIONE INFANTILE E ALTERAZIONE
NECESSARIA PER AUTO-OCCULTARE LA VERITA'. 

SI GIOCA CON LE BAMBOLE, E SI PERDE TEMPO A PETTINARLE,
SIMULANDO UNA REALTA' ASTRATTA ED INCORPOREA.

OCCORRE UNA MASSONERIA NUOVA, QUINDI, CHE OPERI ATTRAVERSO IL RISPETTO DI TRADIZIONI ANTICHE QUANTO IL MONDO.

IL PASSATO E' PASSATO, QUINDI:
E QUESTA E' UNA INDISCUTIBILE CERTEZZA.
MA E' ALTRETTANTO CERTO CHE
NON POSSIAMO COSTRUIRE SULLE MACERIE,
SOPRATTUTTTO SE DOVESSIMO ADOPERARE GLI SCARTI.

DOBBIAMO ACCANTONARE LE PIE ILLUSIONI,
GUARDANDO SOLO DAVANTI A NOI.
NON POSSIAMO VIVERE GUARDANDO SEMPRE DIETRO DI NOI,
SOFFERMANDOCI IN CHIACCHIERE DA CAFFE',
PER FILOSOFARE O LAMBICCARCI IL CERVELLO
PENSANDO A CIO' CHE AVREMMO POTUTO FARE.

DOBBIAMO PENSARE A CIO' CHE SI DEVE FARE  ED A CIO' CHE REALMENTE POSSIAMO FARE.

NELL'IMMEDIATO.

DOBBIAMO QUINDI RIPARTIRE DA CIO' CHE ABBIAMO,
DA CIO' CHE FINO AD OGGI ABBIAMO POTUTO APPRENDERE:
CHE POI E' IL NOSTRO VERO TESORO.

SORRIDENDO A CHI PONE LE SOLITE DESUETE DOMANDE,
PER RAMMENTARGLI – TRA L'ALTRO – CHE PER CAMBIARE IL MONDO
BASTARONO DODICI UOMINI DALLA FEDE INCROLLABILE.

SOLO COSI' POTREMO COSTRUIRE QUALCOSA
DI SOLIDO, CONCRETO, DUREVOLE, BELLO, UTILE, TRASPARENTE.
SOLO COSI' DAREMO SPESSORE ALLE SPERANZE,
NON TRADENDO LE ATTESE: SENZA FARE CONFUSIONE
TRA FEDE, IDEALITA' E SPIRITO DI AVVENTURA.

PERCHE' OGGI
CONFUSIONE SE NON VERO CAOS
E' QUELLO CHE CI PERVADE
QUANDO PREDICHIAMO LE OPERE DELL'AMORE
A FAVORE DELLE GENTI,
MENTRE SIAMO POCO CAPACI DI AMARE O DIALOGARE SINCERAMENTE  CON I NOSTRI FRATELLI PIU' VICINI.
COSI' COME SI E' INCAPACI DI DIALOGARE CON I FRATELLI
PER QUALCHE MOTIVO SEPARATI DA NOI.

CAOS E CONTRADDIZIONI SONO ANCHE QUELLI CHE CI PORTANO
A PREDICARE LA PACE UNIVERSALE,
MENTRE COLPIAMO I NOSTRI STESSI FRATELLI
IGNORANDO LA POSSENTE FORZA DEL DIALOGO.

COSI' DIMENTICANDO CHE IL TEMPIO FU EDIFICATO DA SALOMONE
PER GLORIFICARE DIO,
E ALTRETTANTO SPESSO DIMENTICANDO CHE
LA NOSTRA OPERA DI MASSONI
E' E DEVE SEMPRE ESSERE UN INNO ALLA GLORIA DI DIO.

QUESTI PENSIERI SONO PER I FRATELLI DI BUONA VOLONTA',
SONO INDIRIZZATI AI VERI LIBERI MURATORI,
AGLI AMANTI DELL'ARTE REALE:
CHIEDENDO LORO DI METTERE IN GIOCO TUTTO IL LORO CUORE.

DIFATTI, SOLO LA CONVERSIONE DEI CUORI
PUO' RIFONDARE LA MASSONERIA.

UNA MASSONERIA SEMPRE PIU' CONTAMINATA NEGLI IDEALI
E CORROTTA DAL FASCINO DEL POTERE,
E DALLA FORZA SCURA DEI METALLI.

UNA MASSONERIA SEMPRE MENO ATTENTA A RISPETTARE
AMBITI E LIMITI;
TENDENZIALMENTE INCLINE A PREVARICARE I FRATELLI,
COSI' SPECULANDO SUI LORO SENTIMENTI.
PRODUCENDO LO STESSO EFFETTO CHE HA UNA LUCE,
DI NOTTE, SU UNO SCIAME DI FALENE.

UNA MASSONERIA SEMPRE PIU' INCLINE A FARE SCORPACCIATE
DI QUOTIDIANITA',
SEMPRE PIU' TRASCURATA VERSO LE ESIGENZE DI SACRALITA'
E DI VERA, ORIGINALE, SPIRITUALITA':
NECESSARIE, ANZI INDISPENSABILI A OGNI VERO MASSONE.

IL CUI “IO” PIU' PROFONDO, ED IN OGNI CASO PIU' AUTENTICO,
E' PER NOI INCONTAMINATO.

LA VITA, O CI TRASFORMA IN FILOSOFI O CI TOGLIE OGNI VEEMENZA,
APPIATTENDOCI DELLE PIEGHE DEL QUOTIDIANO.
MA LA “NOSTRA” VITA, CI VEDE IMPEGNATI
A DARE UN SENSO COMPIUTO
AL NOSTRO STESSO “ESSERE”:
“ESSERE VIVI”, “ESSERE IN QUESTO MONDO”, “ESSERE UOMINI”.

UOMINI DISPOSTI AL SACRIFICIO IN NOME DI ALTE IDEALITA',
QUALI LA PATRIA, L'ONORE, LA GIUSTIZIA,
LA FRATELLANZA UNIVERSALE,
L'AMORE CARITATEVOLE VERSO IL PROSSIMO.

---- finisce --- 


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mercoledì 31 dicembre 2014

NOTE SUL SOLSTIZIO D'INVERNO


Come ben sa chi mi conosce, la mia visione della Massoneria è improntata alla costante ricerca dell'UNIONE tra le forze sane, omogenee e compatibili del contesto nazionale, comunque nel contesto di un àmbito più ampio: ovverosia UNIVERSALE.
In questo, il mio personale riferimento è sempre stato quello di seguire la via che storicamente è appartenuta e appartiene alle consolidate Tradizioni della "Comunione di Piazza del Gesù": nel solco tracciato - tra gli altri - da Saverio Fera, Vincenzo Francia, Carlo de' Cantellis, Alfredo Di Mambro, Tito Ceccherini,  Piero Piacentini, Giovanni Palaja, Odo Spadazzi, Francesco Bellantonio, Italo Letizia, Gregorio Baccolini, Dario de Blanck, Giuseppe Giuffrida, e - per ultimo - da chi qui vi scrive, assistito dal fattivo pensiero di altri Nobili Cavalieri.
Le testimonianze  storiche a questo preciso proposito sono innumerevoli e incontrovertibili, anche perché hanno scandito - spesso in modo doloroso, allorché l'unione si è trasformata in cocente delusione - la vita della Comunione, specie dagli anni '70 del XX° secolo.
A onor del vero, proprio dagli ultimi dieci anni del 1900 e ancora oggi, gli sforzi di un folto 'gruppo di pensiero' sono concentrati su un concetto di UNIONE molto più sofisticato, anche in virtù delle esperienze vissute:   si tende a perseguire un risultato dove UNITA' non equivalga a UNIFORMITA'.
Ricordate il simbolo più eloquente che la Chiesa ha per evidenziare la propria 'unità'? Si tratta della tunica che - indivisa, senza cuciture perché tessuta tutta d'un pezzo (a testimoniarlo è proprio quel S. Giovanni Evangelista a noi tanto presente, anche perché protettore del nostro Ordine) - è posta ai piedi della Croce.   
Ecco: la nostra visione di 'unità' - che peraltro ben si  rispecchia nella significativa citazione di cui sopra - non la confondiamo con quella di "uniformità': dinamica, questa,  che tende a livellare le differenze, sino ad abolirle. Consapevoli di quella naturale  'unicità' che la storia ci attesta, ci apriamo ora in modo più palese alla varietà - e quindi alla diversità - delle singole caratterizzazioni, delle varie rappresentazioni di vertice, delle non uniformi interpretazioni di riti e ritualismi.   
Tendere all'unità e non necessariamente all'uniformità, non significa certo aprirsi o essere in un qualche modo tolleranti verso quelle perniciose divisioni dove ognuno possa sostenere a priori di non aver bisogno dell'altro.
In quest'ottica, su questo mio blog hanno trovato ospitalità - e ne sono onorato - articoli firmati da eminenti Fratelli e Sorelle: testimonianza di una visione ampia e senza assurde, quanto inutili, barriere preconcette; difatti, penso che il bello, il buono ed il giusto, siano indifferenti a qualunque paternità e tali si dimostrano nell'affermarsi proprio per la loro coerenza e per 'volare alti', ben al di sopra delle contingenze e delle singole realtà della vita.
Oggi, per gentile concessione dell'Autrice -  Car.ma e Risp.ma Sr. Ba* Na*, Dignitaria della Gran Loggia d'Italia di Palazzo Vitelleschi e valente professionista  nel quotidiano  - sono lieto di porgere all'attenzione dei Lettori un suo intervento in occasione del recente momento solstiziale.
Sono certo che i contenuti susciteranno gradimento e apprezzamento, anche per la particolarità del tema trattato.
Buona lettura, quindi, e i migliori voti augurali - per Voi e le Vostre Famiglie -, auspicando un 2015 colmo di benessere, salute e prosperità.

Roma, 31 Dicembre 2014                                                        Giuseppe Bellantonio
 
------------- (inizia) -----

Solstizio d’Inverno

Orazione ufficiale della Sr. Ba* Na*
nella Tornata tenuta dalla Risp. Loggia 'Galahad' all'Or. di Roma
 
Il sole velato: simbolo di luce attraverso l’amore

“… gli operai sono confusi…il loro cuore dubita…la Vita è oscurità e senza conoscenza il buio regna sovrano ma la conoscenza è vana senza l’amore ”

Ebbene sì, queste parole abbiamo sentito dal rituale… che sensazione incredibile! Sentire come solo l’amore possa spianare la nostra fronte dal dubbio, darci un barlume fino alla piena luce, riempire il vuoto doloroso dell’ignoranza….

Il vuoto le tenebre sono il proto-elemento della creazione. Tutte le forme di vita hanno origine negli abissi della oscurità. Solo dalla non forma si può sviluppare una struttura compiuta destinata ad evolversi: il seme si dissolve nel buio della terra per poter diventare una nuova forma vivente. Scopriamo che la condizione umana è una successione di tempi frantumati che, inseriti in una spinta ciclica regolare, assumono un senso, soprattutto un senso di espansione.

L'essere umano viene alla luce dopo nove mesi di gestazione nel buio dell'utero, il primo dei momenti di crisi, di passaggio ma già preludio al cambiamento. Le opere dell'uomo iniziano, ad ogni alba, da una fase preparatoria velata: il risveglio dal sonno,  la ripresa del pensiero…pensare…nel buio…. Strano, in un giorno come questo, non ci suscita angoscia ma ci riscalda…perché non abbiamo paura, quella più grande che la mente possa concepire, poiché l’unica destinazione finale dell’Io è la morte?

La nostra abilità umana di concepire e programmare il futuro ci rende capaci di concepire la morte come destino e dandole il giusto valore archetipico, di potersi chiedere: - che c’è da temere? È solo un cambiamento di stato !-…questo è quello che ci permette una “forte” ritualità come quella di oggi, utilizzare il rito “per ridurre l’angoscia esistenziale aiutandoci a sentire che c’è una grande Sorgente dalla quale fummo separati e ora dobbiamo ritrovare” (Joseph Campbell: “The power of Myth,1988”), prendere qualcosa in cui crediamo e trasformarla in qualcosa che possiamo percepire, attraverso l’esperienza simbolica…
 
Lo  Yechidah è nell’uomo il segreto dei segreti, il  tesoro sepolto in noi, il nostro più intimo essere, ciò che realmente siamo…( Ivan Alibrandi, “ Il Sé nella Kabbalah”, Libri per evolvere, 2001 )”…forse è sempre stato questo il segreto da non poter rivelare a chi non fosse idoneo a recepirlo, per l’importanza, spirituale oltre che biologica, che potesse avere la trasmissione di elementi capaci di favorire il progresso dell’Uomo, attingendo a contenuti derivanti dal “buio” dell’inconscio…inconscio, allora, quale attivatore di archetipi in grado di rafforzare la coesività degli strati profondi della psiche con quelli “sensoriali” riproposti nella ritualità, attraverso un’”organicità” dei simboli vissuti in modo ontologico ed emozionante.

Lo scopo di un iniziato, consapevolmente o meno, non è, quindi, isolarsi in uno statico timore di avanzare nel buio ma prendere contatto pieno, sano e totalizzante con la Vita proprio integrandola con il buio stesso, il “proprio buio” ! La morte che “vive” l’iniziato, è definibile con Jung, “l’incontro con l’Ombra dell’apprendistato”, che porta l’individuo alla realizzazione del Sé. (Samuel et al.,1987), “principio unificante della psiche umana, immagine archetipica del sommo potenziale dell’individuo ”.

La struttura rituale è volta a consentire passaggi, a consentire di vivere la vita fluidamente nella sua ciclicità, tentando di continuare, individuo di una specie, un esaltante compito comune “evoluzionistico” … il massone è architetto amorevole dell’'immortalità dell’Uomo, sapiente fruitore del tesoro archetipico rappresentato dalla propria Ombra.

Il sole e la Luna, le tenebre e la luce…il senso dell’eterno, un eterno presentificato ma in divenire, oggi, qui e ora, nella ritualità e nel tempio sacri… . Assagioli chiama questo <“l’eterno ora”, la vita piena, sintesi di essere e divenire, cicli vitali organicamente collegati da qualcosa che li trascende, che non ha bisogno di essere dimostrata: è un’esperienza diretta come quella di un colore, di un suono, di un sentimento… > ! …Ovvero dall’ombra della Morte spersonificante e dolorosa, si assiste alla Rinascita nella luce senza tempo, quella che Wilmsurst definisce “la luce inestinguibile”…

 “Tutta la carne nata dalla terra deve essere distrutta e ridiventare ciò che era in precedenza; solo allora il sale terreno, attraverso l’influenza celeste, produce una nuova nascita. Infatti, laddove non ci sia già terra, nessuna resurrezione può aver luogo nella nostra opera, perché il balsamo della Natura è nascosto nella terra, come lo è il sale di coloro che vi hanno cercato la conoscenza di tutte le cose (Stolcius von Stolcenberg, Viridarium chymicum, Francoforte, 1624).

Mi viene in mente Pinocchio, quando, gettato in mare per essere affogato come ciuchino zoppo, viene ritirato su e a fior d’acqua riappare come burattino vivo e vispo…la carne è scivolata via dalle ossa di legno e lo ha liberato ma ancora non è pronto…ancora non è perfetto, ancora non è uomo! Ancora non sa, perché ancora non ha sofferto la mancanza dell’amore!!!

La decomposizione e la trasformazione della rinascita sono momenti drammatici, fase attiva, sofferta del processo alchemico della vita spirituale, prerogativa della specie umana…nel silenzio, nel buio…solo così si può percepire il rumore di fondo dell’inconscio, agognare spasmodicamente la luce. Oggi lo abbiamo rappresentato, “vissuto” tutti quando si è acceso l’astro radiante.

La Libera Muratoria è sottesa e vivificata dal simbolo, l’elemento nodale, il modulatore di energia psichica più diretto, in grado di riproporre pulsioni, istinti, rimossi e di mediare direttamente la dicotomia apparente tra biologico e psichico, tra elementi del conscio e dell’inconscio. Per dirla con Silberer, “la comparsa di un simbolo sarebbe collegata all’intuizione spirituale di qualcosa che la mente spirituale non può ancora afferrare” ma che desidera, il  “trascendente” come pulsione d’amore.
 
La Morte, nella sua totalità, si correla simbolicamente, al silenzio, al vuoto, al buio, alla stasi, all’assenza di anelito. …Lì dentro, nella bara scura, nel buio nero, l’Iniziato chiude gli occhi…il buio…non è poi così nero, così scuro, anzi è diffusamente luminoso, avvolgente ed il vuoto…così compatto, trainante, quasi risucchiante, presenta dopo un po’, un’immagine simile ad un’increspatura, una coartazione e da quel punto, da quell’assenza di luce, da quel difetto del vuoto pieno, intenso, ridondante, si proiettano prepotenti la parola emotiva, il colore vivo, la necessità di esprimersi.

Emozionato, stordito, Egli avrà sempre una struggente nostalgia di quel momento di statica dinamicità, di quel momento di pienezza dell’essere e tenterà di ripetere l’esperienza attraverso l’uso del rituale ed il carattere incisivo dei simboli che diventano così “portatori di impulso” maturativo ed evolutivo .

 “Comprendere la simbologia nella sua totalità energetica equivale al superamento di uno stadio energetico, analogamente al significato che questo ha in termodinamica, ottenendo una trasformazione”.  “La trasformazione di tutto l’essere che si rivela nel contegno, nell’influenza sugli altri, nello stesso aspetto esteriore, è più eloquente e significativa di ogni espressione verbale”. Una vera sublimazione, come nella chimica inorganica, il passaggio improvviso, diretto, drammatico, da solido a gas… un cambiamento radicale…come al termine della favola di Pinocchio: da burattino di legno a uomo in carne ed ossa! Egli si sente un impulso potente ad agire ad effondere, irradiare, far partecipi gli altri della meravigliosa esperienza, sente di poter “cogliere” l’esistenza della sua “anima”…. Lo strumento alchemico, dinamizzante, come il fuoco sul quale veniva messo l’athanor, è l’incendium amoris, la forza trasformatrice e sublimante dell’amore…”non si tratta di amare di più o di meno ma di amare meglio” come nota Assagioli e così amando dare e creare….effondere e attrarre a sé le energie da trasformare.

Ogni essere, isolato, si sente incompleto… soffre e cerca..  questa spinta questo anelito è l’espressione della grande legge evolutiva, ci rivela il segreto della natura e della funzione dell’amore.

L’universo è basato sul principio di polarità secondo una legge di attrazione, una serie di atti di riproduzione; questo “principio di amore”  lo ritroviamo in tutte le manifestazioni della natura, nella  materia inorganica, nell’elettricità chimica dell’acido-base… la Morte, come assimilazione all’archetipo, altro non è che una manifestazione di amore, la morte altro non è che l’immortalità dell’unicità dell’uno - tutto, senza  temporalità, senza spazialità, come nei sogni, violenta nostalgia dell’archetipo. " L'uomo è fatto della stessa sostanza di cui sono stati fatti i sogni" (Shakespeare) e niente è più forte dell’immaginale, del percettivo nella composizione del pensiero…il senso dell’unità originaria, un’ assillante sete di eterno, di ritorno all’unità, la più grande forma d’amore che un iniziato possa provare ed effondere… l’intuizione pura percepisce la dualità trascendente ed il lampo intuitivo è il sublime mezzo di comunicazione del Maestro.

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venerdì 26 dicembre 2014

BENEFICENZA E FILANTROPIA

 
A margine dell'articolo  SOLSTIZIO E SAN GIOVANNI D'INVERNO 2014 , pubblicato il 22-12-2014, è pervenuto il seguente interessante commento a firma di Charles Vinson:
 
Charles Vinson 24 dicembre 2014
Seguo da qualche tempo questo blog, e volevo innanzitutto attestarti la mia massima stima per le cose che dici e l'uso che fai di questo blog. Non sono mai intervenuto finora, ma lo faccio adesso perché veramente concordo 100% sull'analisi dei problemi che hai sollevato. Vorrei aggiungere solo una cosa: a mio avviso la soluzione delle soluzioni è tegolatura, tegolatura, e ancora tegolatura.
Già, ma... chi tegolerà i tegolatori?
Bisognerebbe veramente mettere davanti alle porte del Tempio delle colonne di ferro, capaci di attrarre ed imprigionare i metalli in maniera così radicale da fre in modo che il bussnte ne entri necessariamente scevro.
Prima o poi una cosa del genere dovrebbe essere inventata...
Saluti e buon Natale.

A questo, sempre il 24 Dicembre 2014, ho inteso porgere la seguente risposta:
  1. Preliminarmente, Ti ringrazio per gli auguri per un sereno Natale ed un prospero 2015, ricambiandoli di cuore!
    Ti ringrazio inoltre per la tua considerazione e per la tua condivisione delle tematiche da me affrontate.
    La tua 'medicina' è effettivamente l'unica praticabile, ed il non citarla - da parte mia - è forse fare un eccessivo o ottimistico affidamento sull'altrui analisi.
    Hai ragione: solo una corretta 'tegolatura' - fatta seguendo quegli 'antichi', classici, criteri cui certamente tenevano di più in un passato non eccessivamente lontano - può consentire e una corretta valutazione del soggetto che si avvicina a noi Massoni (così comprendendone  i reali intendimenti al pari degli eventuali limiti personali che - al limite - possano suggerire l'inopportunità di proseguire) e un corretto indirizzo al percorso di crescita attraverso una fase di 'avviamento' ed acculturamento preliminare alla vera e propria fase dell'Iniziazione.
    Le qualità di cui dovrebbe essere portatore il Fratello tegolatore, sono tante, non ultime quelle legate ad una buona sensibilità percettiva oltre che a molte delle qualità tipiche del percorso psico-analitico: proprio perché il focus del tema, sempre a mio avviso, è proprio basato per un 30% sul livello culturale del soggetto, mentre il restante 70% del sondabile riguarda i vari livelli dello stato d'animo del soggetto medesimo, lo spessore dei reali intendimenti rivolti alla propria crescita interiore, il carattere, la disponibilità ad accettare gli altrui consigli nel farsi guidare in questo cammino, la capacità a 'dare', donando tutto se stesso alla filantropia ed a 'far bene' il fare del bene. Così come sosteneva il nostro ottimo Sovrano Carlo de' Cantellis nel suo volumetto L'ESSENZA DELLA MASSONERIA SPIEGATA AL POPOLO ITALIANO, se non vengono praticate la filantropia e la beneficenza (nell'accezione più ampia di entrambi i termini) NON C'E' MASSONERIA.
    I tegolatori di 'una volta' - per intenderci: quelli preparati e capaci - erano sempre i soggetti più anziani e massonicamente più preparati di una Loggia, proprio perché l'esperienza e la cultura ben si coniugavano per questa importantissima, essenziale, funzione: che durava a lungo, normalmente, proprio nel segno della serietà della metodica.
    Oggi, purtroppo, mancano queste figure INDISPENSABILI, ovvero sono talmente poche da non essere percepite.
    Come fai intuire anche tu, se si vuol fare cosa 'buona e giusta' nell'intraprendere una dinamica di rinnovamento, di RINASCIMENTO DELLA TRADIZIONE come io amo sostenere, occorre avere le idee chiare e la mano fermissima nello spingere l'unico pulsante possibile: RESET !
    Resettiamo - scusami il brutto neologismo - i soggetti più capaci per questa funzione: gli anziani più validi lo facciano, sostenendoli nel rivedere le proprie posizioni, approfondendo, modificando, sostituendo, esaltando le loro cognizioni di base.
    La mia 'medicina' non sarà forse risolutiva, ma consentirebbe una inversione di tendenza: indispensabile per poi procedere ad altri buoni correttivi.
    Per ora un cordiale, fraterno, saluto: invitandoti, sempre che tu ne possa aver piacere, a metterti in contatto con me.
    Giuseppe Bellantonio

  2. Alcuni Lettori, tramite contatti diretti, anche per e-mail, nel leggere lo scambio di considerazioni tra me ed il Fr. Charles Vinson, mi hanno espresso delle perplessità ovvero delle incertezze nell'inquadrare correttamente la ferma considerazione formulata dal Sovrano della Comunione di Piazza del Gesù - Ill.mo Fr. Carlo de' Cantellis - nel suo volumetto del 1947 dal titolo L'ESSENZA DELLA MASSONERIA SPIEGATA AL POPOLO ITALIANO: ossia, quella che indica che "...se non vengono praticate la filantropia e la beneficenza, non c'è Massoneria...".
    Vale allora la pena di fare il punto sulle due questioni, specificando che quanto qui espresso è un pensiero maturato nel 'laboratorio' della Comunione di Piazza del Gesù: dialogando, studiando, filosofando e - perché no? - approfondendo e talvolta riconsiderando posizioni date per scontate in ambito muratorio anche non italiano.
    Cosa è per noi la filantropia, quindi?
    Ricordiamo che il termine origina dall'unione dei due termini greci 'filìa' (amore) e 'anthropos' (uomo): ossia, "amore per l'uomo".  Sta ad indicare quel profondo sentire dell'animo umano che è comunemente qualificato come "amore per il prossimo".
    Una parola per indicare un sentimento che include una grande, disinteressata, generosa, disponibilità verso i propri simili.
    Alle sue origini - diciamo, il 300 a.C. - il termine fu adottato in contesti dove si trattava generalmente di cultura e più specificamente di filosofia e letteratura, molto spesso parametrandole alle realtà similari del mondo ellenistico. Successivamente, fu proprio Cicerone, a stabilirne nuovi criteri di stima, valutando che il termine ben poteva costituire il contenitore più adatto per alcuni dei migliori sentimenti che l'animo umano possa provare: la sensibilità per gli altrui problemi, per le altrui ambasce, per le altrui disgrazie,  e la generosità nel rendersi disponibili a darvi quantomeno sollievo quando una soluzione non è possibile.
    L'indicazione e la valutazione del significato variò nelle sfumature ma non nella sostanza, seguendo anche lo scorrere degli eventi ed il modificarsi dei costumi nel tempo e, quindi, nella Storia: fu così l'avvento del Cristianesimo a far sì che i concetti di "carità" e di "fede" avessero la prevalenza su quelli di "beneficenza" e di "filantropia".
    In questa nuova visione, domina il concetto di "carità cristiana", che altro non è se non il grande amore di Dio per l'Uomo: amore  che questo - a sua volta - può trasformare in "amore verso il prossimo".    In questo processo, è significativo che per perseguire il fine non sono tanto determinanti  le mere possibilità materiali o il poter disporre di denaro, quanto il fatto di rendersi disponibili con i mezzi della presenza e della fede espressa e fatta concretezza.
    A queste considerazioni di base, le confraternite medievali e quelle dell'epoca operativa, le comunità che via via trasformarono la propria presenza da operativa a speculativa, la muratorìa  poi trasformatasi in massoneria, diedero una grande importanza al concetto di "amore fraterno": concetto che, al valore di  "universalità" che attiene al particolare contesto iniziatico, unisce quello di "amore"; divenendo così "amore verso il prossimo", un "prossimo" costituito da un insieme di Fratelli e Sorelle non tanto nel senso di appartenenza ad un qualche ordine, quanto nel senso più ecumenico del termine: un "prossimo" costituito da miei Fratelli e mie Sorelle, tali perché tutti figli di uno stesso Dio.
    Amore quindi nel fare, nel dire, nel modo di pensare, nel donarsi, nel recare sollievo a chi soffre: il tutto non certo nel "nome della massoneria"  - che è solo il 'nostro' contesto dove il tutto si sviluppa - ma in nome di quel corretto agire materiale, spirituale e solidaristico che deve contraddistinguere l'Iniziato alla Massoneria in quanto permeato dalla Luce di Dio.
    Potremmo qui aprire un fronte dialettico su come questo pensiero elevato, pur maturato in un ambiente laico - seppur impregnato di profonde radici contraddistinte dalla sacralità - non  solo non fa torto a quello Cristiano, ma pone seri interrogativi sulla effettiva (più presunta che reale, oggigiorno) conflittualità tra l'una condizione e l'altra: ovviamente, al netto del guazzabuglio dialettico, di pensiero e di ideali che attorno vi ha costruito un'intricata gabbia, utile solo a garantire a ciascuna delle parti l'esclusività - al momento anelastica - della propria posizione.  
    Veniamo ora al concetto massonico di beneficenza.
    Il termine, come ho già accennato, non riguarda tanto il (latino) "bene facere" -  ossia "fare (del) bene": concetto che io ascrivo alla volontà espressa di "compiere o concorrere a compiere  una qualche azione disinteressata e generosa a favore di chi non ne abbia la possibilità anche solo momentanea, o a favore di chi versi  in condizione di indigenza" - ma piuttosto quello ancora più ampio di "fare bene" il "fare del bene".
    Parliamo quindi di un'azione profonda piuttosto che non superficiale, episodica, fors'anche utile a sollevare la coscienza di chi la fa.
    Come ebbi più volte a ricordare nei miei  dialoghi di questi ultimi anni con l'Ill.mo Fr. Alfredo Di Mambro (che nel suo lungo percorso di Iniziato fu anche Luogotenente del Sovrano Carlo de' Cantellis - così riandando con le rispettive memorie alle considerazioni e alle posizioni storicamente sostenute con forza nella Comunione di Piazza del Gesù, in particolar modo e per ultimo dagli Ill.mi FFr. Tito Ceccherini, Francesco Bellantonio, Gregorio Baccolini e Giuseppe Giuffrida - il concetto di "fare del bene" attraverso delle appropriate e discrete azioni, è il realtà legato fortemente al concetto di "carità".  
    Guarda caso, lo stesso che caratterizza il pensiero del cristianesimo.
    Come mai?
    La ragione non è affatto complessa, poiché parte dagli studi che si fanno nel nostro contesto sono basati anche sui raffronti con le diverse forme religiose del nostro pianeta, nel tempo; una cultura, quindi, che si è forgiata e affinata attraverso la storia, la filosofia, l'esoterismo, le religioni, la psicologia, il simbolismo, le forme di ritualità praticate nel tempo dai popoli.
    Proprio questo, fin dagli anni '30 del XX° secolo - come mi è stato possibile rilevare da testimonianze dirette e dalla lettura di documenti interni, e pertanto 'per tabulas' -  portò ad identificare una perfetta coincidenza con il pensiero "reale" (in quanto documentato) di uno degli Apostoli della Chiesa Cattolica: San Paolo, quel Saulo che proprio l'odierna ricorrenza di S. Stefano ci riporta alla mente.
    E' nel XIII° capitolo della sua 'Prima Lettera ai Corinzi' che egli ha scritto: "...se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho la carità, sono un bronzo sonante o un cembalo squillante. E se anche ho il dono della profezia e conosco tutti i misteri e tutta la scienza; e se anche possiedo tutta la fede, sì da traportare le montagne, ma non ho la carità, non sono niente. E se anche distribuisco tutte le mie sostanze, e se anche do il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova nulla. La carità è magnanima, è benigna la carità, non è invidiosa, la carità non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.   La carità non avrà mai fine".
    Ricordo poi che Stefano, il primo martire che il Cristianesimo annovera, il Santo Stefano, insieme ad altri diaconi ebbe incarico dagli Apostoli di insediare in Gerusalemme una Diaconìa specificamente dedicata alla carità: la Diaconia della Carità.
    La nostra visione, quella massonica, fu ancor più da quegli anni palesemente e totalmente coincidente con quella di San Paolo: la nostra "beneficenza", il nostro "fare del bene",  ben si identifica nei contenuti di quel concetto di "carità" sopra descritto.
    Per carità (...): che quanto sopra indicato non crei emicranie e sferragliare di meningi! Massoneria e Chiesa hanno àmbiti del tutto diversi; anche se molte 'visioni e considerazioni' hanno una 'strana' (vogliamo dire così?) coincidenza.
    C'è qualcuno che possa sostenere che 'Piazza del Gesù' sia stata quindi la più brava?
    Ma no! Non è certo una gara: si tratta solo di valutare in modo pragmatico come questa Istituzione sia stata sempre legata ad un modo di pensare e di fare estremamente attento alle Tradizioni più Antiche ed Autentiche; quelle che ho inteso 'battezzare' come essere quelle delle Antiche Pietre.  
    Massoneria delle Antiche Pietre, che per noi nati e cresciuti in 'Piazza del Gesù' equivale alla forza nell'orgoglio delle Radici.
    D'altronde, la nostra visione laica non è stata mai laicista e quindi anticlericale: la Storia ne fa fede.
    Concludo, nel riandare allo scambio di idee avuto con il fr. Vinson, che non solo si deve ri-partire dalla corretta "tegolatura" (anche nei gradi conseguiti...): occorre partire dall'ABC dell'Iniziato, al fine di aiutarlo a sgrossare quella pietra grezza le cui incrostazioni sono costituite dai cattivi o parziali insegnamenti, e che tale potrebbe restare per tutta la vita.
     
    Roma, 26 Dicembre 2014                            Giuseppe Bellantonio


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