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lunedì 22 dicembre 2014

SOLSTIZIO E SAN GIOVANNI D'INVERNO 2014

         
           I molti Lettori che seguono questo blog, prediligendone il taglio eminentemente indirizzato all'approfondimento di tematiche specifiche del contesto esoterico-simbolico-iniziatico, in questi ultimi mesi si sono uniti a quella molteplicità di amici fraterni che palesano un forte, crescente, disagio nel "far parte" di un qualche contesto massonico organizzato, indipendentemente dall'ampiezza o meno della compagine associativa.
 
           C'è chi si rammarica della "inconsistenza" dei lavori svolti tanto nelle singole Logge che nel generale contesto di appartenenza (con conseguente assenza di crescita tanto nel percorso culturale che in quello dell'animo, dello spirito); c'è chi si dice stufo di contribuire finanziariamente alle spese più o meno "folli" e/o "ingiustificate" e/o (più o meno) "personali" dei propri vertici; c'è chi intende sottrarsi alla logica perversa delle "promozioni" (più propriamente, aumenti di "salario" e di "luce") a raffica che ciclicamente (guarda caso, quasi sempre in concomitanza con il taglio del panettone o della colomba, e all'approssimarsi della pausa estiva) premiano (e affliggono... specie finanziariamente) dei soggetti senza tenere in alcun conto la loro reale preparazione; c'è chi si accorge di essere "capitato" in contesti dove di massonico c'è solo la targa fuori della porta, mentre all'interno si opera all'insegna degli "affari" e del personale assolutismo di chi, al vertice, usa le persone per perseguire esclusivamente delle proprie finalità, fors'anche intese a conquistare e/o gestire quel "potere" profano che è fondamentalmente estraneo alla vera pratica massonica.

          Ma queste sono solo le circostanze più frequentemente riscontrate.
 
           Per poter correttamente valutare i termini di questa vera e propria crisi del "sistema massoneria" in Italia, occorre andare molto indietro nel tempo: diciamo, almeno di 30 anni.  Occorre leggere e orizzontarsi nel dettaglio delle cronache, includendovi anche la ricerca di quegli episodi intrisi di un qualche elemento con valenza storica come pure quegli elementi di "vita massonica" che - rimbalzando da un lato all'altro della nostra Penisola - hanno costituito spia fedele di accadimenti dai toni più varii ma comunque rivelatisi - specie nel lungo periodo -  devastanti per la Massoneria Italiana.
 
           Così, non si può fare a meno di evitare possibili - e deleteri - attacchi di "buonismo", concentrandosi le critiche sugli aspetti più deteriori  del contesto in esame piuttosto che non su quelle azioni "buone" e "positive" realmente poste in essere. L'attenzione non può concentrarsi se non sugli aspetti contrassegnati dal pesante interessamento delle cronache nonchè dagli interventi accertativi o sanzionatori della Magistratura, come pure sugli aspetti dove le "buone" e "positive" azioni erano in realtà delle mosse di marketing mirate alla visibilità esterna, alla vendita di pubblicazioni e gadget varii, allo stimolo di attività di proselitismo (vere e proprie attività "promozionali", ben presto rivelatesi un boomerang per l'inconsistenza su cui erano basate, creando solo "iscritti" dall'andamento ondivago e - purtroppo - quantomeno massonicamente ignoranti). 

             Da contesto fortemente selezionato - anzi: originariamente  fortemente improntato alla selezione, com'era fino agli anni '60 del 1900 - la Massoneria Italiana (ovviamente, in senso generale: qui evitandosi ogni specificità) si è via via trasformata in un fenomeno di massa, per taluni aspetti persino popolare: così perdendo molto della propria impronta tradizionalmente legata agli ambienti più colti, e quindi di per sé più selezionati, della società.    A priori, va anche chiarito che ogni possibile - e qualunquistica - critica che la Massoneria per così dire "elitaria" (ma sarebbe meglio dire, "la Massoneria delle Tradizioni" ovvero "la Massoneria della gente preparata e capace") possa essere intesa come "discriminatrice" e "chiusa", è del tutto inconsistente e fuorviante, ed è mossa da chi dell'Arte Reale ne sa poco o niente ed è - invece - inbibitato  di altre dottrine di tipo socio-politico spesso impregnate di coriaceo ateismo ovvero di radicata avversità verso ogni forma di religiosità. 

            Purtroppo, oggi la Massoneria - equivocandosi sulla natura esclusivamente e squisitamente amministrativo/legale,  tipica nella  formula dell'ente "associazione" - si è trasformata in "sodalizi", "circoli", "club" e persino in "service club", trattando dei propri iscritti (stante l'esistenza di liste, ossia di piédilista interni: cioè, elenchi sui quali vengono iscritti o trascritti i dati individuali e personali)  come di "soci", "tesserati" e "appartenenti" (sottolineando però, in quest'ultimo caso, il concetto polivalente di "parte":  ossia, stare con una "parte", o "essere parte" di un contesto dove l'insieme di "altre parti" costituisce un aggregato unico: quell'aggregato dai più conosciuto come Grande Loggia o Grande Oriente o similia).  

            Situazioni tutte che hanno allontanato dalle originarie radici, secolarizzando al massimo il contesto in nome del costante richiamo ad un laicismo sempre più deteriore, tale da annullare la parte mistica e fortemente idealista: così la Massoneria, da forza fortemente equilibratrice a livello sociale, al di sopra - e di molto - delle passioni politiche (e della fede religiosa individuale) e quindi delle faziosità, si è resa permeabile agli influssi più negativi della società, subendoli.  Anzi, molto spesso ha seguito le cronache, assumendo posizioni conflittuali con la propria anima più profonda,  con la propria storia e cultura, con la stessa alta filosofia che presidia il reale significato dell'essere Massoni.
  
              Ecco, quindi, le cause e gli effetti dell'anomala trasformazione: acuita da quei comportamenti di vertice che, di fatto, hanno aperto all'invadenza della politica e - di conseguenza - di tutto ciò che è legato alla politica, così trasformando i contesti massonici in dépéndance del mondo esterno.   Rammentiamolo: la Massoneria, proprio per propria cultura oltreché per le proprie regole, non solo non si "interessa" - vietandone la trattazione nei propri Templi di politica e religione, ma di fatto si pone istituzionalmente ben al di sopra di queste questioni come pure delle umane passioni, poiché forgiando l'uomo ed il suo animo lo pone al di sopra dell'umano, quotidiano, contendere.

              Il famoso "insegnamento" - etico, morale, filosofico, culturale in genere - che la Massoneria (per intenderci: quella classica, antica, delle Tradizioni) comporta in sé, si è annacquato diventando un fatto di facciata, farcito delle tante chiacchiere di quanti hanno preferito  l'illusione della parola alla bellezza delle scritture.   
 
              Certo è che - per fortuna! - ci sono delle "isole" che reggono a questa tempesta: sono quei Massoni che ancora credono nella forza dello studio, della ricerca e del confronto, nella necessità di compiere un sano percorso che consenta la ricerca del "sé" e la mortificazione dell' "io", nella grande energia riposta nel silenzio e nella tolleranza piuttosto che non nel chiacchiericcio sterile, autocelebrante e autocompiacente.    E va detto che queste "isole" sono indifferentemente costituite tanto da Fratelli che da Sorelle: anzi, va reso onore alle Sorelle per essersi dimostrate, in più occasioni, più coerenti e fedeli alle questioni di principio, applicandosi anche con maggiore entusiasmo e costanza negli studi speculativi e quindi nel percorso di crescita.

               Ma, a ben vedere, il malessere non è solo italiano: pur se con altre sfumature e con accenti diversi da Nazione a Nazione, ci sono situazioni dove la pericolosa sovrapposizione di massoneria-affari-politica ha toccato un punto tale da comportare pesanti reazioni: è questo il caso dell'Ungheria (si rinvia alle notizie disponibili nel web), e il fenomeno tende ad ampliarsi, rapidamente: segno di una crescente insofferenza nei confronti di soggetti e/o strutture colluse con il malaffare ovvero tendenti a determinare un'anomala supremazia.

                Questo significa che la Massoneria - anzi quella Massoneria Moderna nata nel 1717, profondamente anticlericale (sinonimo, in questo caso, di anticattolicesimo) prim'ancora di dichiararsi "al di sopra ed al di fuori" di tutte le religioni, segnata dalla sua dipendenza ad un ente sovrano che incarnava lo stato e quindi la politica nonché a capo della religione (così vietandone,  di conseguenza, la trattazione nelle proprie Logge) - ha fallito, quantomeno in Italia, la sua missione: svilendola ed anzi tradendola quando l'ha forzatamente distorta e violata, sottoponendola alla contaminazione dei "poteri" del mondo profano, così intendendola trasformare in anomalo e improprio strumento per affari tutt'altro che iniziatici.

                  Ne consegue oggi il desiderio di quanti desiderosi di dirozzarsi per crescere di tornare prepotentemente alle origini, alle vere ed uniche Antiche Tradizioni: lasciandosi alle spalle tutte queste anomalie e quelle storture che li circondano.   Certamente, parliamo di una Massoneria alla fine realmente ristretta, dai numeri contenutissimi: frutto di una selezione di per sé quasi automatica: quella che accantona i mestieranti, gli amanti del "gioco dell'oca" o di quello dei "quattro cantoni", coloro che tengono sempre la "volpe sotto l'ascella", i tenaci amanti di  brevetti e orpelli vari con i quali "passare" con disinvoltura da un contesto all'altro, attenti a "succhiare linfa", coloro che "prendono" senza "dare", coloro che sono pronti ad ogni compromesso ed a qualsiasi "appartenenza" pur di lucrare benefici personali o di gruppo.   Una "massoneria-non-Massoneria", questa:  una massoneria nel nome, nel titolo, ma non nei "fatti".  

                 Confido che il 2015 porti alfine questa attesissima ventata "nuova",  conducendoci alla energica rinuncia di un modello che - specie per noi Italiani - è contro la nostra stessa Storia, già di per se stessa fortemente ricca di modelli esoterico-iniziatici ugualmente (se non di più) ricchi di simbolismo e cultura, così tornando alle origini: proprio a quelle Antiche Pietre al centro delle ricerche approfondite da me svolte da oltre due decenni  in tutto il Mondo insieme agli Ill.mi  FFr.  Dario  de  Blanck e Giuseppe Giuffrida.  Veri Cavalieri, questi Alti Spiriti, e felice  espressione della nobiltà dell'animo, della trasparenza degli intenti e di quella semplicità che fa da cornice al senso dell'Essere.   Quindi, al senso stesso della Vita.

                   Credo che queste mie parole siano un modo diverso ma non meno importante per ricordare l'odierno Solstizio d'Inverno, di poche ore anticipatore della Luna di Gennaio e di cinque giorni antecedente la ricorrenza del San Giovanni Evangelista, l'Apostolo, patrono degli scozzesi e quindi degli Antichi Liberi e Accettati Massoni: momento astronomico - quello solstiziale - circa il quale si è scritto moltissimo, da secoli e secoli, anche filosofando nello sviscerarne gli ambiti.    Una data che ci lega al Sole, alla Luce che squarcia le tenebre, a Dio che con tutta la forza del Creato sottolinea il suo messaggio agli Uomini: dissipare le tenebre che si insediano nei cuori, nelle menti e nelle azioni umane, per lasciar posto alla Luce più sfolgorante quanto liberatrice.  E, annotazione esoterico-alchemica, penso - con Guénon - che le ricorrenze solstiziali debbano essere ritualmente ricordate solo "dopo" lo scoccare del momento astronomico, così che l'atmosfera dei luoghi ove ciò si celebra, sia "pregna" degli influssi, delle energie, delle vibrazioni che si sprigionano.

                   Ecco, allontaniamo quindi le tenebre per dare nuovo spazio alla Luce liberatrice che, con le Energie della Rigenerazione - ma non è forse questo un passaggio fortemente alchemico, ricco di energie e di vibrazioni? -  allontani gli spettri di un passato divenuto sempre più "non nostro" e di un presente fin troppo imbarazzante, persino greve e assolutamente "non nostro", tant'é opposto all'amorevole dolcezza, all'altruismo e al pensiero  dei veri Iniziati.  

                  Non dimentichiamolo e ricordiamolo agli immemori: i veri e buoni Massoni hanno "fatto" la Storia (quantomeno, fino ad passato tutto sommato recentissimo) poiché hanno sempre saputo rappresentare la proiezione nel presente di ciò che il futuro avrebbe potuto riservarci: in economia, nel marketing, nella finanza... in tutto;  nello studio della fenomenologia sociale più raffinata, esiste una figura - quella del future-planner (consulente, pianificatore degli scenari futuri) che mette a disposizione la propria cultura di settore, la propria capacità di analisi e le proprie sensibilità, per prevedere - sulla base dei dati attuali - quale potrà essere il futuro più probabile (ma anche "possibile"); ciò consente, in un percorso inverso, di parametrare fin da subito soprattutto le attività imprenditoriali a quelli che saranno gli scenari futuri, definiti alla luce di quelli che potranno essere (con alta probabilità) le mutate situazioni del contesto globale.  
    
                 Ecco, quindi: il Massone - il buon Massone, sano Cittadino della propria Patria, boni viri et pater familias excelsus, valido studioso e fine pensatore, incrollabilmente credente in Dio - attraverso la pratica delle Antiche Tradizioni (di molto antecedenti il fatidico 1717...!) deve progressivamente quanto energicamente riappropriarsi di questo ruolo a lui congeniale, senza debordare in altri contesti per lui del tutto impropri, irregolari, irrituali, contaminati e contaminanti.

                  Ma se è chiaro il ruolo che devono avere i Car.mi FFr. - comprendendo nell'accezione generale anche le Car.me SSr. - in quello che ho battezzato come un Rinascimento della Tradizione, al fine di riprendere il loro giusto percorso di perfezionamento iniziatico, è bene qui indicare il corretto ruolo che mi aspetto che debba essere assunto dalla Massoneria quale Istituzione.  

                Essa deve rientrare nel proprio ambito più corretto, scrollandosi energicamente - così come fa il cane con le pulci che lo assillano - ogni scoria e ogni possibile contaminazione che ne assorba la linfa vitale, rinnovandosi, riprendendo ad essere scuola - anzi vera e propria Schola - per così adempiere al proprio esemplare ruolo di servizio a favore delle genti, dei popoli, dell'Umanità, facendo sì che i Cittadini possano sentirla prossima a loro piuttosto che non parte - insieme ad altre pessime componenti - dei problemi che li assillano. 

                 Ecco, allora, quale dovrà essere il suo ruolo: un'Istituzione che fa della "prossimità" alle genti il proprio obiettivo principale nel contesto del mondo profano, al fine di concorrere positivamente ai "cambiamenti" significativi nel Mondo.   Per "concorrere al cambiamento" va inteso l'incoraggiamento che dalla Massoneria deve giungere alle genti impegnate a realizzare i cambiamenti che si  attendono: quelli contro la povertà, contro le disuguaglianze e le discriminazioni di ogni tipo, contro l'ignoranza, contro la violenza, contro ogni guerra e contro quant'altro possa esporre tante genti al predominio ed alla prevaricazione.

                   La mia visione è quasi francescana, così come ebbi a sottolineare qualche anno fa dialogando con un'eminente personalità non laica: sapere che ci sono strutture massoniche - per intenderci, Grandi Orienti o Grandi Logge o altro - che godono di consistenti mezzi economici e finanziari e/o di ingenti beni. mentre al loro interno vi sono Car.mi FFr. bisognosi di aiuto o persino sul punto di divenire indigenti a causa dell'avversità di imponderabili congiunture, stride fortissimamente con tutti i proclami e le belle, pompose, retoriche, chiacchiere che vengono spese in sontuosi hotel o in ovattati e lussuosi ambienti, ovvero in altri luoghi.   Le azioni di beneficenza: troppo poche, anzi esigue e tenui nella sostanza: i FFr. e le SSr.  dovrebbero obbligare il proprio Venerabile Maestro a devolvere almeno il 50% del loro Tesoro in azioni umanitarie e assistenziali: questo sì che sarebbe un bel "farsi riconoscere" come degni Iniziati! E lo stesso dovrebbero fare i c.d. "governi centrali"!   La Massoneria, ossia la Muratoria di un tempo (quando aveva questo nome: ma prima, no...), non era ricca e ben svolgeva il proprio ruolo di "contenitore" dell'insieme dei FFr. in essa presenti.  Usava la forza di chi aveva delle possibilità (e quindi "poteva")  guardando filantropicamente alla realizzazione di quegli obiettivi sociali cui ampi strati della popolazione tendeva pur non avendo la possibilità di concretizzarli.

                         Ben sappiamo che le classi socialmente più povere non esitano a compiere gesti di grande misericordia e di forte solidarietà, mentre - di norma - l'egoismo, l'individualismo, caratterizza le classi più abbienti: chi scrive e quanti la pensano allo stesso modo, si schierano a fianco dei primi.  Ecco allora che è necessario un chiarimento:  porsi con loro in una condizione di massima attenzione e di sostegno, non vuol dire che desideriamo che i poveri possano diventare ricchi, vuol dire che lotteremo per contrastare la povertà con la metodica della "condivisione".     Lotteremo  quindi per alimentare le speranze dei più deboli, perché non solo la speranza stimola le menti al fine di raggiungere ogni "limite del possibile" facendo diventare "realtà" alcune delle "possibilità" che esistono, ma anche per ricordare a noi tutti "cosa" sia la "speranza".   Per noi che crediamo in Dio, e di fede cattolica, la speranza non è solo un termine colmo di profondi contenuti: ancor prima, quantomeno riferendoci agli ultimi 2000 anni...,  essa è la memoria antica che in noi è stata lasciata dalla Resurrezione; ed è questa memoria antica che alimenta quella speranza che, unica, ci sostiene nei momenti più difficili, delicati o tragici.

                  Trovare quindi un giusto equilibrio è oggi non solo possibile ma anzi auspicabile: non si può più sostenere che la Massoneria  concorra a stimolare una profonda rivisitazione soggettiva per così perseguire  una genuina rivoluzione interiore se la Massoneria stessa non è in grado di rinnovarsi, autorigenerandosi!

                  Per concludere, formulo per primo a me stesso una riflessione: l'Iniziato affronta il proprio percorso per dirozzarsi e così procedere alla propria crescita interiore - sia essa morale, etica, spirituale, che sociale (termine inteso come miglior contributo che possa giungere alla societas da una persona che, a seguito dell'adesione ad un qualificato contesto, attraverso studi, confronti, dibattiti e fasi di approfondimento, aumenti la propria preparazione: così trasferendo nella quotidianità della vita tale sua accresciuta capacità, a beneficio della collettività).    Mano a mano che questo non facile e non semplice percorso si dipana, l'Iniziato comprende che il suo sforzo nell'apprendere (senza sosta...!) e nel filosofare ha un obiettivo ammantato di assoluta sacralità.    Quello di potersi avvicinare all'Ineffabile, attraverso l'individuazione e la corretta pronuncia dell'impronunciabile: è questa la Parola Perduta.    Mi chiedo, quindi: in questi strani e persino anomali contesti, popolati da aderenti il cui nome si legge "fratelli" o "sorelle" ma che in realtà ben poco lo sono nella sostanza, che brillano per impreparazione (assoluta o relativa: si pensi solo al Rito che presiede i gradi successivi al III°) e confusione sullo stesso proprio ruolo, come si può pensare di raggiungere gli obiettivi fideistici (massonicamente parlando), simbolico-esoterici, alchemico-filosofici, etici e morali, storici e comportamentali, la cui summa ci può solo avvicinare a quella mèta costituita dalla ricerca della Parola Perduta?  

                 Che contributo c'è quindi da attendersi da costoro? C'è qualcosa di buono, di valido, di concreto, di elevato che possano offrire?

                  
Roma, 22 Dicembre 2014                                  Giuseppe Bellantonio
h. 00,03 Solstizio d'Inverno
 
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giovedì 18 dicembre 2014

I NOSTRI MARO'


GLI ITALIANI
NON DIMENTICANO I LORO MARO'
ILLECITAMENTE PRIVATI DELLA LIBERTA'
E TUTTORA IN ATTESA DI UN QUALCOSA
CHE STENTA A MATURARE.
QUESTA NON E' GIUSTIZIA,
BENSI' LA NEGAZIONE DELLA GIUSTIZIA.
CHE TORNINO A CASA, IN PATRIA, NELLA LORO TERRA: AL PIU' PRESTO, CON OGNI MEZZO LECITO,
DEFINITIVAMENTE !


MASSIMILIANO LATORRE, SALVATORE GIRONE:
GLI ITALIANI TREPIDANO PER LA VOSTRA SORTE;
GLI UOMINI LIBERI DI CUORE,
D'ANIMO E D'INTELLETTO,
SONO AL VOSTRO FIANCO!
 
LA PATRIA VI ASPETTA
STRINGENDOSI ALLE VOSTRE FAMIGLIE,
 TANTO PREOCCUPATE PER VOI !
 
SAN MARCO !!!

domenica 14 dicembre 2014

MASSONERIA TRA PASSATO E FUTURO

Gent.mi Lettori,
 
ho già avuto modo di porgere alla Vs. cortese attenzione uno scritto a firma dell'Ill.mo Fr. Virgilio Gaito, ex Gran Maestro - e quindi guida insigne - della numerosa  compagine massonica italiana conosciuta come GOI, Grande Oriente d'Italia.
 

L'Ill.mo Personaggio, vera e propria icona nella Storia della Massoneria Italiana - indipendentemente dall'appartenenza o meno ad un qualche sodalizio iniziatico - mi ha cortesemente autorizzato a riprendere il suo scritto "Massoneria tra passato e futuro" (letto all’Or. di Firenze il 13 dicembre 2002 E...V... nel corso dei Lavori della Loggia Galileo Galilei) per la cui pubblicazione l'ho cortesemente sollecitato, ritenendo che dalla sua penna, dalla sua mente, dal suo cuore, non possano giungere che parole solenni e nobili la cui eco resta inalterata nel tempo.

 
Tali parole, da me stesso lette più volte, ritengo che debbano giungere ad una platea sempre più ampia di persone, ridestando nei cuori e nelle menti tanto le riflessioni più profonde che un rinnovato interesse per quello stile di vita - illuminato e di elevato profilo etico, morale e soprattutto comportamentale - che è aderente ai più alti ideali dell'Arte Reale.
 
Buona lettura, quindi, e un cordiale "grazie" per la cortese attenzione che vorrete riservare a questa iniziativa.
 
Roma, 14 Dicembre 2014                                              Giuseppe Bellantonio 
 
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MASSONERIA TRA PASSATO E FUTURO
 
Nella mia lunga ultracinquantennale esperienza attraverso il
variegato pianeta della Massoneria universale sono giunto ad una
conclusione che può sembrare solo in apparenza superficiale: la
Massoneria, come Istituzione a carattere iniziatico che tende
all’elevazione morale e spirituale dell’Uomo, non ha passato né
futuro: ESSA E’.
Taluno potrebbe scandalizzarsi di fronte a simile affermazione
così categorica quasi che la Massoneria possa essere paragonata a
COLUI CHE E’.
Ma, a ben riflettere, dal momento in cui la Libera Muratoria
operativa ha perduto le caratteristiche tipiche di una Corporazione di
Maestri esperti nelle regole dell’arte del costruire per sublimare
quelle regole, tramandate da bocca ad orecchio, in metodiche sempre
più rigorose e formative, tali da condurre alla catarsi dell’adepto,
reso cosciente dell’avvenuto abbandono della propria corporea
vulnerabilità e della conquistata bellezza della Verità, la nostra
Istituzione, al pari di tutte le Scuole iniziatiche alle quali si
ricollega, si è venuta a fondare su principi anche inespressi e
ineffabili come, ad esempio, il c.d. “segreto massonico” che non hanno tempo.
Essi si collocano in una sorta di Iperuranio, di categorie del
pensiero che si rifanno a concetti astratti, e perciò universali, di
Bellezza, Bontà, Verità, Tolleranza, Giustizia, Fratellanza,
Uguaglianza, Libertà, peculiari al nostro essere tutti creature di
quel soffio divino dal quale proveniamo ed al quale torneremo.
Lasciamo ai filosofi ipotizzare se quelle categorie di pensiero,
le famose Idee Innate, esistano come entità a se stanti
indipendentemente dall’Uomo: indubbiamente però questa straordinaria
creatura che popola questo pianeta, non appena ha l’uso di ragione,
percepisce che tali Idee esistono o, almeno, debbono esistere, perché
ad esse egli deve tendere per non rimanere prigioniero del buio freddo
e angoscioso del nulla.
Le tre domande tradizionali: chi sono?, donde vengo?, dove vado?
attanagliano la coscienza di ognuno di noi e tanto più penetranti e
struggenti quanto maggiore sia la nostra sensibilità e la nostra
cultura e capacità di introspezione.
E, quando abbiamo la ventura di varcare come Iniziati la soglia di
un Tempio massonico, la Sapienza contenuta in quei Rituali così densi
di significati esoterici ci rivela poco per volta che quello e non
diverso poteva essere il nostro approdo nel periglioso viaggio alla
ricerca della Verità.
Ed abbiamo allora coscienza che soltanto la Massoneria, con la
libertà assoluta da dogmi o integralismi garantita e da essa pretesa,
può aiutarci a sciogliere gli enigmi che da sempre e per sempre urgono
nel nostro intimo assetato di Luce.
Ecco perché la Massoneria non può soffrire paragoni con qualsiasi
altra aggregazione umana e si colloca in una dimensione atemporale
dove soltanto coloro che sono riconosciuti veri Illuminati possono
accedere, pervasi da quel carismatico état d’ésprit che li rende degni
di porsi alla guida di un’Umanità da salvare dai mali che da sempre la
contaminano.
L’immagine, tramandataci dalle Scritture, del primo uomo fatto di
fango e vivificato dal soffio divino deve renderci coscienti della
ineliminabile presenza, in misura diversa, in ciascuno di noi dei
cromosomi negativi e, perciò, della tendenza generale a divenire homo
homini lupus ove non frenati dalle leggi e dall’autoeducazione.
L’eterna contrapposizione tra bene e male scandisce i vari periodi
della storia dell’Umanità in un’alternanza positiva o negativa intrisa
di eventi sublimi o abietti, ma non siamo finora – e credo non lo
saremo mai – riusciti a trovare una formula per estirpare radicalmente
il male dall’animo umano.
Vano e velleitario sarebbe il tentativo di colui che intendesse
attribuire alla Massoneria la capacità di risolvere i problemi
dell’Umanità, poiché la trasformazione del nostro DNA è opera
squisitamente individuale e ci si può gradualmente avvicinare soltanto
macerando e purificando noi stessi in un’ansia di sacro che soltanto
il Lavoro esoterico compiuto nel Tempio e nella Loggia può aiutarci a
raggiungere.
Nella mia ripetuta nel tempo esperienza di Maestro Venerabile,
incomparabilmente più formativa e difficile di quella di Gran Maestro
e, perciò, da me più intensamente vissuta, mi sono spesso chiesto se
fossero sempre valide le spinte ideali che mi condussero a chiedere la
Luce massonica e se esse corrispondessero ancora a quelle di coloro
che mi hanno preceduto nella storia della Massoneria Universale.
Mi è allora venuto sotto gli occhi il testo del canto del tenore
che, sulle arie sublimi create dal nostro divino Wolfgang Amadeus
Mozart per la Eine kleine Freimaurerkantate, così canta la gioia:
Per la prima volta, nobili Fratelli, ci accoglie questa nuova sede
della saggezza e della virtù. Noi consacriamo questo luogo come
santuario del nostro lavoro, dove si deve decifrare il grande segreto.
Dolce è la sensazione del Massone in una giornata festosa
come questa che salda di nuovo la catena della fratellanza più stretta;
dolce il pensiero che l'Umanità ha trovato di nuovo un posto fra gli uomini;
dolce il ricordo del luogo ove ogni cuore di Fratello decide quello che era,
quello che è e quello che sarà, dove l'esempio lo istruisce,
dove il vero amore fraterno ha cura di lui e dove la virtù più sacra,
la prima, la regina delle virtù, la benevolenza regna nel suo splendore silenzioso
Spontaneo viene l’accostamento dei sentimenti che muovevano i
nostri Fratelli nel XVIII secolo alle parole dell’odierno Rituale di
Apprendista del GOI, sostanzialmente identiche a quelle presenti nei
Rituali delle altre Obbedienze massoniche regolari nel mondo.
Anzitutto, lo scopo per cui ci riuniamo. Alla domanda specifica
del Maestro Venerabile il I° Sorvegliante risponde: Per edificare
Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e
lavorare al Bene e al Progresso dell’Umanità.
Il Massone deve quindi anzitutto e preliminarmente compiere quel
lavoro di purificazione di se stesso che lo possa rendere degno di
essere riconosciuto come Iniziato, tale qualità non essendo
autocertificabile ma dovendo risplendere abbacinante agli occhi di
tutti coloro che sappiano vedere.
Soltanto dopo che abbia conseguito tale maturazione che,
certamente, non è ricollegabile ai gradi conseguiti spesso per mera
anzianità o eccessivo affetto, l’Iniziato potrà porre la saggezza, la
tolleranza, l’illuminazione conquistate al servizio dell’Umanità:
diversamente non potrebbe rappresentare quel sicuro punto di
riferimento che soltanto ogni vero Massone – e non la Massoneria né
come scuola iniziatica né come associazione profana – può costituire.
Illuminanti in proposito sono le parole che il II° Sorvegliante,
durante il Rito di iniziazione, rivolge al profano: “Noi lavoriamo
senza tregua al nostro miglioramento perché è solo regolando le nostre
inclinazioni e i nostri costumi che perverremo a dare a noi stessi
quel giusto equilibrio che costituisce la Saggezza, cioè la scienza della Vita.”
Soggiunge il Maestro Venerabile che tale lavoro è penoso e impone
molti sacrifici poiché occorre che, consapevole dei propri difetti, il
profano e, più tardi, l’Iniziato sia disposto a lavorare senza tregua
al proprio perfezionamento.
Ed ecco l’auspicio sublime che il Maestro Venerabile, al termine
della prova conclusiva del fuoco rivolge al profano dimostratosi
disposto a compiere quel lavoro penoso: “Possa il vostro cuore
infiammarsi d’amore per i vostri simili; possa questo Amore,
simboleggiato dal fuoco, improntare le vostre azioni, il vostro avvenire”.
Ed ecco le parole stupende con le quali al profano viene svelata
la regola di vita più preziosa che, da un lato, si rivolge all’ego per
imbrigliarne le pulsioni negative volgendole ad un comportamento
positivo ( non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a
te ) e, dall’altro lato, una volta annullato l’egoismo, costituisce
uno stimolo potentissimo a realizzare il bene altrui sullo stesso
metro e con la medesima intensità che si desidererebbe per sé (fa
agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a te).
Rapportiamo allora le parole del tenore musicate dal divino Mozart
nel lontano 1791 a quelle ora ricordate: allora come oggi il lavoro
del Massone deve essere rivolto al raggiungimento della saggezza e
della virtù per realizzare, in una immensa, ininterrotta catena di
fratellanza, quella virtù più sacra, “la regina delle virtù, la
benevolenza, che regna nel suo splendore silenzioso”.
Forse non riflettiamo a sufficienza sul significato di benevolenza
perché essa non descrive semplicemente il sentimento del voler bene,
ma si eleva in una dimensione sacra, quella che, per l’appunto,
mirabilmente, il tenore riconosce regnare nel suo splendore silenzioso.
Una meditazione approfondita sull’insegnamento tramandatoci da
Pitagora attraverso uno dei “Versi aurei” a lui attribuiti:
“Soprattutto abbi rispetto di Te stesso”, ci condurrà a cogliere
meglio l’intima essenza della parola benevolenza.
Non v’ha dubbio, infatti, che l’egoismo, inteso come
gratificazione del proprio Io, considerato al centro dell’Universo,
rappresenti la massima espressione dell’amore verso se stessi che
porta tuttavia nel contempo ad escludere tutti gli altri propri simili
in quanto valutati in posizione di inferiorità tutt’al più di utilità
per la nostra affermazione indiscutibile.
Tale sentimento, tra i più radicati, è alla base di tutte le
azioni umane come concezione di benevolenza verso se stessi e non
ammette condivisioni: soltanto un sofferto, diuturno, rigoroso
esercizio di levigatura della nostra pietra grezza, come quello
richiesto al vero Massone rispettoso di se stesso, può condurre a
trasferire dal nostro Io all’Altro da sé quella sorta di culto della
personalità fin quasi ad annientare la nostra per arricchire quella altrui.
Ecco allora realizzato il secondo precetto, vero strumento di
perfezionamento, dato dal Maestro Venerabile, quello della vera, sacra
benevolenza; “fa agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a Te”.
E quale altro sentimento più alto, più nobile, più fecondo di
reazioni a catena sempre più ampie e gratificanti se non quello della
benevolenza che pone i nostri simili, senza distinzioni di sorta,
all’apice dei nostri pensieri positivi ?
E, se la Massoneria è la più elevata scuola iniziatica di pensiero
che, per essere radicata in una incessante ricerca del sacro in
assoluta purezza di intenti, ha resistito per secoli alle infinite
bufere che miopi o feroci persecutori le hanno scatenato contro, come
sarebbe mai possibile che simili insegnamenti, per vari secoli così
fecondi di opere anche straordinarie realizzate a beneficio
dell’Umanità da tanti Massoni, possano d’un tratto essere ritenuti
obsoleti o – peggio – affidati all’interpretazione di un singolo a
nome di tutti, quasi che la Massoneria, cessata la propria missione
iniziatica, possa divenire od essere assimilabile, d’un tratto, in
omaggio all’epoca della comunicazione, alla stessa stregua di un
partito politico, una sorta di tribuna donde dispensare ricette
presuntivamente valide erga omnes ?
La forza della Tradizione continuerà a sorreggere questa
insostituibile, perché unica, Istituzione della quale l’Umanità ha
vitale bisogno per sopravvivere perché essa, ispirandosi
all’insegnamento, perennemente valido, di tanti sapienti del passato,
e, in particolare, del grande Pitagora che esortava ad una visione
panoramica di tutti i problemi dell’Umanità, ha rappresentato,
rappresenta e continuerà a rappresentare nel futuro quella malta
preziosa che unirà sotto ogni latitudine tutti gli Uomini di buona
volontà migliorandone la condizione ed elevandoli verso il cielo al
quale, ancora una volta, Pitagora esortava a guardare almeno al
termine della nostra giornata.
Se i Massoni di tutto il mondo sapranno offrirsi ai propri simili
mondati di tutte le loro imperfezioni ed animati dal sacro fuoco
dell’Amore universale come guida sicura, come veri e propri sacerdoti
di un Ideale di purezza, di bontà, di lealtà, di reale fraternità, la
salvezza del genere umano sarà assicurata ed il nostro mondo,
attualmente sprofondato nella terribile era del Kali Yuga, potrà
riconquistare la mitica Età dell’oro.
Ma dovremo volerlo fortissimamente con la stessa granitica volontà
del Fratello Vittorio Alfieri senza lasciarci distrarre da chimere di
vantata potenza dispensate da abili imbonitori, dovendo il vero
Iniziato avere sempre coscienza che l’autentica potenza è soltanto
quella che si conquista giorno per giorno con l’autorevolezza, parola
dalla radice latina di “augere” il cui significato di “aggiungere”
impone una lenta ma costante opera di perfezionamento interiore che,
col tempo, divenga percepibile da tutti fino a rappresentare dovunque
ed in ogni tempo un sicuro punto di riferimento a presidio “della
regina delle virtù, la benevolenza, che regna nel suo splendore
silenzioso”.
LA MASSONERIA E’.
                                                                                        VIRGILIO GAITO
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venerdì 14 novembre 2014

UNA GRAVE PERDITA

         
Ieri sera, poco dopo le 20 - a Messina -, un repentino malore ha rapito la  vita dell'amatissimo Amico e Fratello GIUSEPPE GIUFFRIDA, Persona conosciutissima per il Suo squisito tratto personale ed apprezzato professionista siciliano, oltre che Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio per l'Italia del 33° ed Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico ed AccettatoAltissimo Dignitario della Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi e Accettati Massoni della Comunione di Piazza del Gesù, Dignitario di rango nell' Ordine Templare  in Italia.

Queste indicazioni qualificative, che gli sono dovute dal nostro mondo iniziatico così da metterne in rilievo l'assoluto spessore, si uniscono al grande dolore personale, poiché Pippo era Amico di Famiglia in casa Bellantonio, ed era tra i pochi che ebbero il piacere di poter talvolta dialogare di persona con Donna Zaira D'Amico sposa del compianto Gran Maestro Francesco Bellantonio, dalla quale era molto stimato e apprezzato.  E' quindi anche un pezzo di Storia a non essere più tra noi, in modo fisicamente apprezzabile.

Persona di grandissima cultura, ricercatore e studioso di tematiche storiche ed esoteriche, simboliche e filosofiche, era profondo conoscitore dell'animo umano, del quale - nei tantissimi anni di studi ed approfondimenti - aveva imparato a conoscere ogni piega, ancorché remota.

Questa particolare sensibilità, unita alla Sua grande volontà di Costruire - nell'accezione simbolico-esoterica del termine - lo mettevano nella condizione di essere disponibile con tutti: aveva sempre la giusta parola e, quando la passionalità lo faceva accalorare, con un sorriso ed un tratto di pragmaticità alfine stemperava anche le situazioni più delicate.

Una grave perdita, il transito alle Valli Celesti dell'amato Pippo Giuffrida, che ci farà sentire fortissima la nostalgia nel non poter più parlare con lui "fisicamente", lasciandosi andare a quel dialogare solo apparentemente ondivago, spesso ridanciano ma mai frivolo e  mai fine a se stesso, che amavamo intrattenere con frequenza, riuscendo ad affrontare una molteplicità di temi con efficacia ma anche leggerezza dell'animo.  Mai tralasciando nel "bearci" delle piccole, grandissime, gioie che ci venivano dai nipoti o nel condividere le ansie e le attese dei figli.

Pippo, che era intimamente preparato a questo momento di passaggio, sol per la Sua grande preparazione intellettuale - tale da consentirgli di avere certezza nella Vita oltre la Morte fisica -, sarà per me e per chi ebbe a volergli bene soltanto "non presente" fisicamente ma ancor più presente in spirito. Sapremo percepirne la presenza e le vibrazioni energetiche,  così rinnovandone il pensiero ed il ricordo sensibile del suo "io" più profondo: una mutazione, quella da mortale a spirituale, che mi auguro possa rinfrancare anche i Suoi Cari.

 Splendido Uomo, eccellente Massone dall'ineguagliabile preparazione, addio!  Mi stringo, ci stringiamo forte, ai Tuoi Cari: il loro dolore è il mio, il nostro.

Ma l'addio terreno e solo un "arrivederci" in quella Grande Luce in cui ora godi della Pace di Dio e cui anch'io tendo per la mia ultima tappa.

Mi dispiace che non riusciremo ad ultimare le tante cose che - nell'ambito culturale ed iniziatico, ma anche concreto - avevamo in animo di condurre a compimento: ma sono certo che dalle Valli Celesti riuscirai a trasmettermi le giuste sensazioni, le giuste vibrazioni, per poter proseguire nel modo più corretto. 

I Labari si inchineranno e le Insegne verranno abbrunate: un modo esteriore per testimoniare il senso del Lutto.  Ma il vero Lutto è dentro ciascuno di noi Pippo: ma lo affronteremo con forza, proprio pensando che la  serenità della Tua Anima è legata all'affrancamento da ogni fardello terreno, ivi incluso il rimpianto ed dolore soffuso d'amore con cui ci sentiamo ancora legati a Te.

A presto, Amico mio Carissimo e Fratello ineguagliabile!

Roma, 14 Novembre 2014                                       Giuseppe Bellantonio 


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