Cerca nel blog

lunedì 18 gennaio 2016

QUAL'E' IL S.GIOVANNI DI RIFERIMENTO?


        Preliminarmente, le mie scuse per un certo protrarsi dell’attesa per l’uscita di questa ‘parte quarta’: ma, l’esigenza di sintetizzare in un modo razionale e logico tutta la massa di dati da me elaborati, ha prevalso sulla naturale tentazione di prendere più spazio con il fine di offrire esplicazioni più ampie: specie nelle fasi ricostruttive di tipo temporale e storico.

      Ai Lettori, mi permetto di suggerire di riprendere dai miei precedenti tre articoli il filo del mio tracciare.                

ATTUALITA’  IN  MASSONERIA

… SULLE “ LOGGE DI SAN GIOVANNI ”
(parte quarta)
Ma qual’é il SAN GIOVANNI di riferimento?

 Gli approfondimenti effettuati, con consultazione di testi e note non sempre reperibili o accessibili anche per la sola visione, mi hanno consentito di orizzontarmi con certezza nel tempo – riconducendomi molto prima della Prima Crociata, per intenderci: ossia, prima del 1096 (nota: il termine crociata venne attribuito solo successivamente: difatti, allorché Papa Urbano II° concluse nel 1095 il Concilio di Clermont, questi indisse in realtà un pellegrinaggio armato finalizzato a far giungere una moltitudine di pellegrini nei luoghi santi della Cristianità) -, dandomi così la possibilità di vagliare le varie interpretazioni, contrapposizioni, mescolanze e sovrapposizioni che hanno avuto come protagoniste diverse figure di nome Giovanni, ovvero San Giovanni, citate in modo non chiaro e quindi equivocabili l’una con l’altra, e così prese a campione nelle varie epoche.                 
L’imbattersi nella citazione San Giovanni, infatti, è stata spesso fonte di dubbio piuttosto che non di consolidamento.  Peraltro, la ricerca ha riguardato fasce temporali ben distinte, toccando terre tra loro distanti e diverse: ad esempio, dalla Palestina all’Italia, alla Scozia, alla Francia…                                
Dunque, primo spot acceso su Cipro: da qui inizia con certezza parte della ricostruzione storica.  In questo luogo, ca. nel 556 d.C. ad Amatunte, nasce  Giovanni, che nel 609 venne acclamato dal popolo a Patriarca greco-ortodosso di Alessandria d’Egitto con il nome di Giovanni V°.                                                                      
Fu uomo ammantato di santità fin dagli anni giovanili, poiché la sua vocazione era servire Dio e darsi con animo colmo di Misericordia alle opere di beneficenza e carità verso i poveri, che lui definiva essere “i miei padroni e signori”: da qui l’appellativo di Elemosiniere (anche se la traduzione esatta del termine greco sta per ‘Misericordioso ’) e l’aura di santità fin da subito riconosciutagli, coram populo.    E’ quindi in quest’epoca che nasce il culto di San Giovanni l’Elemosiniere., morto nel 616 e venerato in tutto l’Oriente: in Italia, si venne a conoscenza delle sue opere solo in epoca successiva, sull’onda delle notizie attinte durante l’espansione della Repubblica di Venezia: la Serenissima per antonomasia.              
Dalle note di cronaca, vale la pena di notare che questi fu ispiratore e promotore della costruzione di ospizi per i poveri, di ospedali, orfanotrofi, scuole e chiese (ne fece erigere oltre 70!), tanto in Cipro che in Egitto.  Ad Alessandria combatté le idee eretiche che allora circolavano in Egitto, dando impulso alla costruzione di due monasteri, uno – femminile - dedicato al culto della Madonna e l’altro – maschile - dedicato a San Giovanni Battista.  Dal 1500,  la Città di Venezia ha accolto - e ospita tuttora - le spoglie del Santo nella Chiesa di San Giovanni Battista in Bragora.                                                                     
L’eco dell’opera misericordiosa di San Giovanni (l’Elemosiniere) si perpetuò a lungo, al punto da superare indenne i secoli; fu così che quanti frequentavano quelle terre d’Oriente - come pellegrini o per commercio o per ragioni diplomatico-militari - ne riportarono in Europa, ma soprattutto in Italia, le gesta: via via arricchendole di quei particolari dovuti anche alla nascita di vere e proprie affabulazioni su questo prestigioso Santo.
Ciò colpì i cuori di molti, tra i quali un gruppo di pellegrini Amalfitani che, raccolti generosamente sostanziosi fondi, si adoperò presso il Califfo d’Egitto per erigere a Gerusalemmenei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro – un ospedale (fornito di infermeria e ospizio: aperti a tutti, non solo ai cristiani) dedicato proprio alla figura e all’opera di San Giovanni Elemosiniere  e nel quale prestavano la propria opera quei Frati, la cui vocazione era ospitaliera.    
Le cronache dell’epoca e in special modo i documenti ecclesiastici, nel riportare tali fatti, ci indicano con precisione che correva l’anno 1070 e che la Regola seguita era quella benedettina.
Si sa per certo che anche altri importanti pellegrini e uomini d’affari sostennero questa importante e prestigiosa iniziativa: tra questi un consistente gruppo – per lo più dediti al commercio - che risiedeva nelle odierne Marche.  Per un qualche motivo ignoto a chi scrive, ed oggi difficilmente ricostruibile, taluni ritennero che il San Giovanni colà onorato fosse il Battista, talaltri – invece – sostennero che si trattasse dell’Evangelista : forse, la colpa fu semplicemente che nel parlato corrente si indicava con facilità (… ma questo avviene ancora!)  un San Giovanni, senza specificarne o verificarne l’attribuzione.                                                      
Fu questa una condizione che si protrasse per lunghissimo tempo e che ancora oggi trova sostenitori dell’una come dell’altra parte; secondo i miei studi, è invece chiaro che non si trattasse né del Battista né dell’Evangelista, bensì di San Giovanni Elemosiniere.
Trascorre così altro tempo: siamo ormai nel 1100, anno in cui Frà Gerardo de’ Sasso venne nominato a Maestro dei Frati Ospitalieri; fu quello l’anno della svolta che ci riguarda più da vicino: venne abbandonata la Regola benedettina sostituita da quella agostiniana., designando a Patrono dell’Ordine San Giovanni Battista.
Quanto precede, giova a focalizzare una questione: tutti i gruppi che operavano mantenendo ‘segrete’ le loro attività - specie se ponevano alla base del loro ragionare un incardinamento fortemente legato alla Fede ed al valore riposto nella spiritualità e nella particolare forza dei segni e delle parole - si riconducevano a San Giovanni Evangelista; la  maggioranza degli altri contesti, invece, si riferiva a San Giovanni Battista.
Tutto ciò a conferma che la questione sembra riguardare in effetti solo due aspetti di una stessa ‘medaglia’: una faccenda che, più la si esamina, più mette in luce la caratteristica di trovarsi di fronte ad una sorta di Giano bi-fronte: con due diverse facce, con due sostanzialità diverse, con simbolismi e contenuti esoterici e fideistici diversi, con messaggi diversi, ma – in realtà - parte di un tutt’uno in cui le reali diversità sono riposte in chiavi di lettura sottili e fortemente pregne di esoterismo e sacralità. 
Anche i Cavalieri del Tempio – che avevano, nel segreto, una visione prettamente gnostica, prevalente rispetto a quella dichiaratamente fedele alla Chiesa di Roma – si riconducevano formalmente, e pertanto solo esteriormente,   al San Giovanni Battista, mentre in realtà si riconducevano interiormente al San Giovanni Evangelista.   Una per tutte ne è prova la disobbedienza che riservarono all’ordine papale di attaccare e uccidere i Catari – che, come loro, onoravano il San Giovanni Evangelista –, alfine sterminati  da altri che, pur recando equivocamente delle insegne riconducibili ai Cavalieri Templari, tali non erano.                                         Fu Innocenzo III° a scatenare (1208) quel genocidio che va sotto il nome di ‘Crociata contro gli Albigesi’: durato più di venti anni, segnato dalle battaglie sanguinose di Béziers, Marmande, Montsegur …   Oltre un milione di morti, secondo gli stessi Templari; più di un milione e mezzo, secondo altri, tenendo presente che durante le stragi numerosissime erano le vittime ‘collaterali’ e che anche l’Inquisizione fece la sua tragica parte! 
Cristiani contro altri cristiani! Colpevoli solo di avere una visione diversa – ma non meno sostanziale - della loro fede, circa la quale non intendevano rispondere alla Chiesa di Roma.
Tornando alle magnifiche cattedrali che segnarono una nuova, diversa, lunga epopea, viaggiando tra Chartres e Amiens si ricava una sottile ma concreta sensazione rappresentata dal transito “… dall’amore di Dio a quello della Sapienza – che si manifesta nell’ordine, nel numero e nell’armonia -  che può paragonarsi e accostarsi a Lui, pur Egli non essendo soltanto questo…“ (F. Calì).
Ecco, nel fare un raffronto tra le due cattedrali, che Amiens assume valenze e contenuti del tutto diversi da quelli di Chartres: già solo al vederla, con i suoi oltre 7000 mq. – la più grande tra le cattedrali  gotiche di Francia – si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un messaggio diverso e nuovo rispetto alle altre costruzioni similari. E il messaggio più sostanziale è quello riposto nel ‘collegamento’ di tipo spirituale che è stato attribuito a tali edificazioni fin dalla fase della loro progettazione: la ‘corrente’ che collega Cielo e Terra corre in entrambe le cattedrali e tramite esse, ma in modo diverso. 
Una diversità che, per molti versi, è comune alle differenze simboliche ed esoteriche – e anche alchemiche, per dirla con il linguaggio della loro epoca – riposte nei messaggi insiti nelle figure e nelle opere di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista, e le cui diverse peculiarità sono state già sopra accennate.
Ora, esiste certamente un fil rouge  che lega la posizione ‘ufficiosa’ dei Templari a quella più palese da loro assunta  dopo lo scioglimento dell’Ordine e la morte di De Molay, tra il 1307 e il 1314:  segnatamente, un fil rouge che porta alla esplicitazione ed al rafforzamento dell’affezione da loro sempre riposta nel culto di San Giovanni Evangelista.
Proprio nel momento in cui furono molti i Templari perseguitati che oltrepassarono la Manica per sfuggire al patibolo  - rifugiandosi nelle terre dove insistevano altre Commanderie, o nobili Cavalieri molto tolleranti nei loro confronti,  peraltro operanti in contesti senz’altro più restii ad acconsentire alla voglia di purghe allora disposte dalla monarchia francese con il sostegno del papato - un gruppo di essi si stabilì presso il castello di un nobile, in Scozia, entro le cui mura si riunivano degli  stonemason  che, frequentemente, si riunivano al di fuori delle loro attività di mestiere in una lodge.   Costoro – siamo nel 1308 - si riferivano ad una compagnia di  tagliapietre e di abili scalpellini, dei quali molti con esperienze fatte in Francia, che colà stavano costruendo e impreziosendo una piccola e graziosa cappella; formavano una compagnia che nel riunirsi invocava la protezione di Dio, della Madonna e di Cristo, sollecitando San Giovanni Evangelista – loro Protettore -  affinché intercedesse richiamando su di loro i benefici dello Spirito Santo.                                           
Queste riunioni erano ricche di contenuti spirituali ed i Cavalieri del Tempio colà giunti iniziarono a frequentarle, trasferendo in quel contesto anche le loro esperienze: fu quello il momento, la scintilla, dal quale ebbe inizio così uno scambio e – nel tempo – una  osmosi tra le esperienze soprattutto materiali degli  stonemason (che insegnarono elementi di architettura e geometria, oltre al significato del richiamo nella loro Arte a taluni simboli e decori) e quelle dei Cavalieri (uomini d’arme, fondamentalmente di elevato livello culturale e di alto censo, con una forte impronta spirituale).                                                                
Entrambi avevano a loro riferimento i dettami della Chiesa Cattolica, erano fieri delle loro autonomie e godevano di benefici e libertà difficilmente immaginabili per gli uomini del loro tempo (la consapevolezza di ciò unito ad un carattere forte e franco, li rendeva ostici ad accettare ‘a scatola chiusa’ taluni assunti di Roma: quale, appunto, quello che riguardava i Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone).     Una osmosi nel segno di San Giovanni Evangelista, dalla quale venne da lì in poi attinto ampiamente per porre le basi di un nuovo sistema: ed è questo il primo, minimo collegamento tra Cavalieri del Tempio e le compagnie – in primis di tagliapietre e scalpellini (mason) - nettamente a loro preesistenti; mentre la lodge divenne la loro casa comune ove praticare questa comunanza del tutto paritaria. 
Vediamo degli altri elementi di chiarimento per i più:                                    -  stonemason : letteralmente sta per “chi prepara la pietra” (cfr. The Cambridge Advanced Learner's Dictionary & Thesaurus ‘©: a person whose job it is to cut, prepare, and use stone for building).      Gli stonemason più abili e qualificati, vennero in Scozia e Inghilterra dall’Europa, unendosi in compagnie di mestiere ad altri operatori già lì presenti.                                                                                           
 lodge : anche qui i vecchi vocabolari della lingua inglese ci riportano esclusivamente all’ambiente, al contenitore ove si veniva ospitati, ove potevano avvenire queste riunioni.  Mentre in italiano il significato tout-court  di loggia (riferito proprio alla massoneria) indica tanto l’insieme delle persone che il contesto organizzativo - diverso dal tempio che è il luogo ove avvengono le riunioni rituali -, nella lingua di origine indica indifferentemente un capanno o una villetta, un casino di caccia, una sezione o un (particolare) luogo di lavoro (specie riferito alle gilde o alle unions), dove si pongono al sicuro/riparo, dove sono temporaneamente collocate/alloggiate le persone per poter esse lì svolgere le loro particolari riunioni al riparo da sguardi indiscreti.  In ogni caso, stonemasons e lodges erano presenti e ben diffuse molto tempo prima che dei Templari in fuga varcassero la Manica per rifugiarsi in terra di Scozia.
-       bricklayer : è, sempre in lingua inglese, il muratore.  Motivo per cui  letteralmente - i freemasons non possono essere i ‘liberi muratori’, essendo i primi – invece – riconducibili ai ‘liberi preparatori/tagliatori di pietra‘’. Una delle tante stranezze – non solo lessicali - tra il prima ed il dopo 1717.
Torniamo alla figura di San Giovanni Evangelista comunemente assunto quale Protettore: perché questa particolare e specifica comunanza nell’intimo sentire dei Cavalieri e nei tagliatori di pietra della Scozia, pur in condizioni diversissime e lontane tra di loro?  
Rispetto al Battista – il Precursore, colui che in molti avevano persino equivocato, sulla scorta delle parole dei profeti, poter essere il Cristo (in ebraico מָשִׁיחַ (mašíah, cioè ‘unto’) da cui Messia – l’Evangelista tracciò un messaggio dai contenuti fortemente spirituali, al punto da rappresentare un punto di riferimento elevato, un cardine imprescindibile nell’impianto del Cristianesimo e quindi del Cattolicesimo.  
San Giovanni Evangelista simboleggia quindi la chiesa interiore, la chiesa dello spirito.   Da questa considerazione, in molti hanno voluto vedere un comune legame sotto l’egida della Gnosi: da più e più parti viene autorevolmente considerata la dottrina interiore e per ciò segreta – in quanto nascosta e profonda - della stessa Chiesa.  In verità, non sono uno strenuo difensore di questa tesi, che percepisco essere una sorta di forzatura tesa a stabilire connotazioni, collegamenti e caratteristiche al limite del possibile.
Egli nel suo scritto evangelico, il cui incipit – ricordiamolo -
  In principio erat Verbum                               Nel principio era la Parola
  et Verbum erat apud Deum,                   e la Parola era con Dio,
  et Deus erat Verbum.                          e la Parola era Dio.
  (...)                                               (...)
è di una forza smisurata, si fa testimone proprio della discesa della Luce di Dio – e di tutto ciò che da Dio emana - dal Cielo alla Terra: di quella Luce che per i tagliatori di pietra scozzesi, per i Cavalieri Templari, per i ‘massoni’ moderni (francesismo o termine anglofono che sia, chi scrive non lo considera corretto e non in linea specie  per le Tradizioni di noi Italiani…) è l’elemento di riferimento costante dell’Opera, rappresentando la Luce quella Meta Ultima cui spiritualmente, iniziaticamente, esotericamente, simbolicamente, noi tendiamo. 
Quella perfezione cui noi esseri umani ‘imperfetti ma perfettibili ‘ tendiamo con le nostre azioni, il nostro pensiero, la nostra mente, il nostro cuore, per raggiungere – attraverso le Azioni Positive, la Verità, l’Amore Fraterno, la Giustizia - proprio quella Luce che non solo ci guida, permeando la nostra vita, ma che è anche meta ultima – quale Vera Luce – dopo il compimento del nostro percorso terreno.
Nell’Oltre, nell’Aldilà : dove la Luce ci avvolgerà trasmettendoci un Amore infinito,  una Comprensione ineguagliabile una Quiete umanamente sconosciuta nell’Aldiquà.
Ecco perché oggi la ‘nostra’ apertura del Libro Sacro – per noi, la Bibbia –, e quindi dei Lavori rituali in una Loggia, avviene al Vangelo di Giovanni : con gesto solenne, ricco di simbolismo e di allegorie.   Ma vi siete mai chiesti cosa rappresenti quel particolare Libro? Testimonia che ciò che si svolge in quel luogo non solo è ammantato di correttezza, amore e moralità – ma il termine vero e corretto è sacralità,  per i suoi elevati contenuti e per gli analoghi contributi che derivano dalla partecipazione degli iniziati -, ma avviene all’insegna di Dio e del suo Superiore, Supremo, Volere: di Dio a maggior Gloria del quale dedichiamo i compiti e le buone azioni che svolgiamo.  Un insieme di fatti improntati a Fede profonda, e non certo banali.
        Per le ‘conclusioni’, al prossimo – quinto – mio scritto.
 Roma,  15 Gennaio 2016                                           Giuseppe Bellantonio



Disclaimer / Avviso 1
L'autore nonché titolare deDi diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue:
1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.

2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori.
Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal web, ciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito giuseppebellantonio@infinito.it al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa.

L'autore di questo blog, confermando di voler operare nel pieno rispetto delle norme di Legge in vigore, esprime anche la volontà di operare in armonia con le nuove norme entrate in vigore il 1° Aprile 2014 ed emanate dalla AGCOM, relativamente all'introduzione di nuove norme sul copyright digitale e online.
L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati ovvero collegabili tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.
Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare
 


 

  

martedì 22 dicembre 2015

BUON NATALE!

BUON NATALE !
Gesëende Kersfees - Gezur Krislinjden - Idah Saidan Wa Sanah Jadidah - Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand - Tezze Iliniz Yahsi Olsun - Selamat Hari Natal - Zorionak eta Urte Berri On! - Shuvo Naba Barsha - Vesele Vanoce - Nedeleg laouen na bloavezh mat - Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo - Bon Nadal i un Bon Any Nou! - Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok - Yukpa, Nitak Hollo Chito - Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun - Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan - Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa - Tan Chuk Ha - Sretan Bozic - Glædelig Jul - Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo! - Gajan Kristnaskon - Ruumsaid juulup|hi - Cristmas-e-shoma mobarak bashad - Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar - Maligayan Pasko! - Hyvaa joulua - Joyeux Noel - Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier! - Nollaig chridheil huibh - Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr! - Nadolig Llawen - Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto - Kala Christouyenna! - En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr! - Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara! - Mele Kalikimaka - Shub Naya Baras - Selamat Hari Natal - Merry Christmas - Idah Saidan Wa Sanah Jadidah - Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay - Gledileg Jol - Nollick ghennal as blein vie noa - Natale hilare et Annum Faustum! - Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu! - Linksmu Kaledu - Sreken Bozhik - LL Milied Lt-tajjeb - Meri Kirihimete - Merry Keshmish - God Jul, or Gledelig Jul - Pulit nadal e bona annado - Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast

venerdì 18 dicembre 2015

PAROLE, PAROLE, PAROLE...


         Come molti già sanno, spesso tratto taluni temi facendo trascorrere qualche tempo dal loro manifestarsi.
 
            E’ un modo per frapporre del distacco anche temporale che possa agevolare il sedimentarsi delle emotività e quindi l’acquietarsi delle sensibilità più evidenti; ma è anche una interposizione utile a leggere meglio tra le righe degli avvenimenti.

            Qualche tempo fa trovò spazio nelle cronache l’iniziativa di un non meglio esplicitato gruppo di comunità massoniche che evidenziavano, rendendolo pubblico, un loro pronunciamento/appello inteso a favorire l’integrazione in terra italiana, ovvero, europea, dei migranti.

            I connotati non chiari di tale ‘appello’ (mi spiego meglio: fare un appello, sta per  esprimere dei concetti attraverso delle parole relativamente ad un argomento, al fine di   suscitare altrui curiosità, attenzione e/o sensibilizzazione e/o condivisione e/o mobilitazione, presuppone di avere delle precise cognizioni in merito, circa le quali si ha una decorosa conoscenza ed quindi padronanza ), mi hanno ricondotto ad una povertà di idee, ossia ad una certa qual opacità concettuale, e quindi al volersi proporre in veste pubblica e pubblicitaria con enunciati ad effetto ma in realtà di scarsissima qualità intrinseca, dietro ai quali non vi è il presidio di alcuna vera conoscenza.

            Chi propone non deve solo utilizzare frasi ad effetto, ma deve anche saper/poter far conoscere cosa e come intenda dare un contributo al riguardo, ovvero quali proposte concrete, quale supporto, ritenga di offrire all’altrui azione.  Oltre tutto, siffatti tipi di pronunciamento/appello  – per contenuti o forma, volutamente o meno – hanno connotazioni politiche che divengono persino religiose qualora si possa far cenno a posizioni similari assunte da un ente o da una istituzione religiosa.

            Diverso sarebbe stato se tali contesti massonici avessero posto l’accento su valori fondanti a loro più consoni: quali la solidarietà, la beneficenza, l’amore per il prossimo, l’affratellamento delle genti e dei popoli.

            Proprio la pubblica presa d’atto che l’attuale modo di ’fare’ massoneria – da parte di taluno o di tal’altro, in Italia, anche se non da parte di tutte le componenti - è palesemente anomalo e atipico, con incursioni nel mondo degli affari, del ‘potere’ più o meno palese, nel mondo del malaffare e nella politica, espone all’aspra censura di forze religiose che condannano – comunque, generalizzando – una massoneria piccina, troppo impegnata proprio in questo genere di pratiche.

            E in definitiva troppo lontano dagli ideali della libera muratorìa delle Tradizioni,  certamente anteriori al 1700.

            Lo stesso mio commento si attanaglia ad altra notizia di qualche tempo fa che ‘pubblicizzava’ un qualche strano mixage tra massoneria e idee/sentimenti religiosi, poiché dava la netta impressione di voler coagulare una qualche non meglio definita schiera iniziatica attorno ad idee e proposizioni di netta marca religiosa e guarda caso prossime (anzi, quasi ‘copiate’…) a quelle espresse da parte cattolica.   Quasi un tentativo di voler captare la benevolenza – a prescindere – di un qualche ambiente.  Manovre e manovrette: forse schiette, autentiche, trasparenti; forse furbette o furbastre o fatte da furbacchioni.  

            Altra nota particolare ha rivestito un convegno tenutosi nell’area di Pescara, enfatizzato nei confronti dei media con la sottolineatura di particolari e significative presenze, quali quella di un soggetto riconducibile alle istituzioni governative di intelligence di un grande stato.  Un modo, questo, che forse intendeva sottolineare l’importanza dell’evento (guardate: vengono da lontano per vederci, per ammirarci, per sostenerci); o forse intendeva accreditarsi di un presunto sostegno (guardate: la presenza del tizio, è significativa rappresentando un segno di quanto guardino a noi gli americani); o forse intendeva essere di rafforzamento all’etablissement del gruppo (guardate: vedete quanto siamo forti…non potete fare a meno di vedere in noi il meglio… Amate il mare? Arruolatevi qui, in marina!)
 
            A seguire, uno screzio  - concettuale oltre che dialettico – tra un alto prelato della Chiesa Cattolica e il rappresentante di un (numericamente) grande gruppo massonico italiano: soggetto, quest’ultimo, che – ritenendo, a torto o a ragione,  offesi e colpevolizzati tutti i massoni italiani, di cui si è fatto peraltro portavoce – ha contestato l’altrui religioso, autorevole, intervento.

            Premesso, che, forse contrariamente ad altri, non ritengo di avere un particolare viatico che mi consenta o imponga di parlare a nome di ‘tutti’ i massoni italiani ovvero di poterli rappresentare, facendomene portavoce, non mi interessa fare polemiche o di innescarne.  Quindi, parlerò tanto a titolo personale che da studioso della storia e della fenomenologia libero-muratoria: comunque tenendo in buona evidenza alcuni punti essenziali, anzi esiziali.

1)    Il mondo iniziatico in generale e quello massonico in particolare, hanno linguaggi particolarissimi che includono elementi legati alla Storia, alle Tradizioni, alle Conoscenze Sapienziali, alle Norme ed alle Regole: tutti questi, non possono essere sconosciuti a chi si prefigga di operare nel contesto.  Diversamente, le parole adoperate, le motivazioni concepite, le esternazioni proposte, avranno solo il sapore della mera apparenza e mai il valore della sostanza.  Potranno essere motivi pubblicitari… e di leader di rappresentanza…

2)    Il respiro laico assunta dalla massoneria moderna nata nel 1700, si è via via trasformato sfociando oggi in una società ormai fortemente secolarizzata e scettica, radicalizzandosi in un esasperato laicismo caratterizzato da un malevolo, quanto aperto, anticlericalismo: che sempre più frequentemente assume i connotati – anomali - di un attacco alla Chiesa Cattolica.

3)    Quanto sopra è opposto alle vere Tradizioni della libera-muratorìa, ed è divenuta una vera e propria nettissima devianza dagli Antichi e Nobili Ideali.

4)    L’Illuminismo ha esaurito la sua spinta propulsiva, e non può essere adottato come paradigma da applicare in parti del Mondo che abbiano avuto radicamenti storici, sociali, religiosi, idealistici, diversi. Così come è vero che esistono valori ormai inalienabili per gran parte dei popoli, basati sui concetti di Libertà, Giustizia, Fraternità, Tolleranza, Solidarietà, Diritti Umani, è altrettanto vero che ognuno di questi Valori e tutti essi insieme non costituiscono un modello esportabile o da poter addirittura imporre.  E questo anche alla luce dei gravissimi fatti di cui cronaca e Storia sono all’atto testimoni.  Sarebbe il caso di parlare – con molto ottimismo - di post-Illuminismo, semmai.

5)    Un regolare contesto massonico, con tutti i propri – numerosi o pochi – aderenti, non è un ambiente dove si ‘faccia’ politica o si operi a ‘fini’ politici, né è un ambito dove trattare di ‘chiese’ o ‘assemblee religiose’, o dove si pratichi una qualche forma di ‘religiosità’ da contrapporre poi – da pari a pari - a similari forme ‘concorrenti’.   I piani sono del tutto diversi: in modo tassativo, assoluto.  Chi cade nella becera tentazione di segno opposto, sbaglia personalmente e sbaglia ancor più se coinvolge altri iniziati, sbaglia peraltro moltissimo se costui parli a nome di un raggruppamento, sbaglia poi enormemente se parli poi a nome di ‘tutti’ (ma ‘tutti’ chi?) i massoni italiani.

6)    Bene fa chiunque critiche le anomalie, le contraddizioni, le irregolarità e le irritualità in cui incorre la Massoneria (certo: ‘certa’ massoneria, poiché nel generalizzare, si penalizza sempre la parte ‘buona’, che pur esiste). Se poi tali difformità possano riguardare attività illecite o persino ti tipo illegale, o settarie, o evocative di certi culti misterici o magici o di scienze occulte o persino diabolico – anche se le responsabilità devono ricadere su chi vi incorra, anche in questo caso non generalizzando – la critica, e anzi la censura, e anzi la repressione/soppressione di queste pessime formule espressivo-aggregativo, è opportuna. Anzi:necessaria e dovuta.  Questo metterebbe al riparo da geratuite illqazioni e da generalizzazioni immeritate: quel che c’è di buono, nella Massoneria, e nelle sue Tradizioni – comunque indelebilmente presenti nella Storia della Nazioni più evolute, Italia inclusa – va esaltato e preso come esmpio positivo.  

            Ciò utilmente premesso, sono certo che la ‘buona’ Massoneria si pubblicizzi da sola: con discrezione, con efficacia, in modo concreto e non certo con operazioni di marketing o con abili maquillage utili solo a dare nuova verginità a chi da tempo l’ha persa.  Ma deve farlo  sul doppio binario della massima quanto esemplare  espressività culturale (di ottimo livello, ripristinando appieno l’impronta di vera e propria ‘scuola di pensiero’), nonché dell’importanza di operare in concreto a livello sociale: per opere di solidarietà, con altruismo e senso sociale.

            Ecco che allora i tanti proclami, le tante enunciazioni - per lo più privi di un costrutto che ne contraddistingua la validità e la sostanza - assumono la loro vera valenza.

            Uscite tutt’al più di pura propaganda, inclusa la finalità del marketing: il tutto tipico dei club service; sistema  corretto nelle associazioni che fanno della convivialità il luogo per propiziare amicizie d’affari e per farne,  e non certo nella massoneria.

            Che è tutt’altra cosa. E sono le Tradizioni più antiche e genuine – quelle delle Antiche Pietre - e la Storia a testimoniarlo: dai Tempi più antichi.

            Per me e per i miei fraterni Amici testi da alcuni ritenuti ‘fondamentali’ anche solo da chi ha iniziato da poco a leggere di Massoneria, sono puramente da leggere nei contenuti, al fine di poterne analizzare, confrontare e criticare non solo il testo quanto i contenuti, in prima e seconda lettura. Questo perché non tutti i libri sono da considerarsi ‘esemplari’ e quindi da prendere ‘a campione’: moltissimi sono frutto di grossolani equivoci intellettuali in cui è incorso chi li abbia scritti e, ancor peggio, chi – nel tempo – li abbia presi per ‘oro colato’.  Ecco quindi che nella mia, nella ‘nostra’ biblioteca, alcuni tipi di testi – una volta letti, con discernimento - li poniamo  in un angoletto remoto, molto remoto: i vari testi contenenti sottili ed invadenti fraseggi anticristiani, anticattolici,  persino atei, tendenti alla malignità e contigui a posizioni simili a quelle assunte da sette di tipi malefico… ecco, simili testi non ci impoegnano np ci intrigano.

            Noi preferiamo operare nel solco delle Tradizioni più antiche ed autentiche, rifacendoci alla linea della Massoneria delle Antiche Pietre e quindi allo Statuto di Strasburgo del 1459 adottato dai Liberi Tagliatori Tedeschi della Pietra, il cui solenne incipit è

In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e della gloriosa Madre Maria, alla memoria eterna dei Santi Quattro Coronati, loro beati servi…

            Per noi, questa è la Massoneria che ci piace, cui ci riferiamo, cui ‘crediamo’.
            Tutto il resto è solo cronaca spicciola, quotidiana, scritta sulla sabbia del tempo, e non sulla roccia: a noi ciò poco interessa, avendo preferito l’opposto.
            E gli altri? Facciano pure come loro meglio possa far piacere. Ciascuno è libero di suonare e cantare la musica che più gli piace: ma, con onestà intellettuale e materiale, non assuma un ruolo impossibile, ambendo di poter parlare a nome di tutti indistintamente i Massoni d’Italia. 
            Altra passerella di sciocchezze pochi giorni orsono, a Roma, alla proiezione serale di immagini della Natura sulla solenne facciata della Basilica di San Pietro, a testimoniare l’ultimo, fermo, autorevolissimo, appello ai Governi del Mondo per salvare un Mondo quasi irrimediabilmente inquinato.  L’evento ha suscitato in taluno reminiscenze ed emozioni del tutto ‘particolari’:  al punto da voler vedere in tale proiezione, e forse in chi l’aveva ideata ovvero autorizzata, un intento/una manifestazione di tipo ‘massonico’. Questa, basata sull’uso di messaggi di tipo simbolico- esoterico, oltre che per il riferimento alla 'LUX', alla Luce.  Così – sostenevano questi ‘pensatori’ – si avvalorava le fanta-tesi di un Vaticano ‘sensibile’, oggi più di ieri, ai ‘lampi’ rivelatori di novelli Illuministi avvezzi all’uso degli strumenti della libera muratorìa.    
            Mah! Francamente, si tende ad esasperare tutto: troppo. E male! Specie da parte di quanti stentano a parlare il linguaggio dei più autentici cultori dell’Arte Reale e degli Alti e Nobili Ideali della muratorìa, per parlare solennemente quel massonichese  più congeniale a tutti quei deleteri massoni-fai-da-te che ormai hanno infestato il quadro complessivo della Massoneria in Italia.
            Certo: a ben vedere, i simboli (dai più arcaici a quelli successivi) si sono ripetuti nei secoli, riproponendosi e arricchendosi – con il passare dei tempi – con sfumature valutative e interpretative diverse, frutto soprattutto dello sviluppo socio-culturale delle genti.   Ma, per chi abbia la sensibilità e la giusta conoscenza, tutto è simbolo e tutto è altrettanto simbolicamente rappresentato: anche al di là delle volontà. Quindi, in questo ricco ed articolato settore, tale tipo di rappresentazioni susciterà sempre sensazioni antiche e riflessioni legate alla capacità individuale tanto di cogliere che di interpretare.  E, a proposito della LUX sopra citata, credo che anche Nabucodonosor nelle cerimonie cui presenziava, venisse riferito - o trovasse riferimenti cerimoniali - alla Luce del Sole: ma non per questo possiamo sostenere che il monarca fosse 'massone' o ne avesse un qualche sentire!    Quindi, i voli pindarici facciamoli fare agli sprovveduti ed ai sognatori... è, d'altronde, il loro settore!  
            I simboli, nati nella note dei tempi, non sono solo una prerogativa massonica: sono un patrimonio comune.  La differenza la fa l’Uomo, con il suo bagaglio di conoscenze, con la sua intelligenza, con i suoi studi, con le sue esperienze: specie se abbia in se non solo la Scintilla Divina ma anche quella Luce che  lo guida nella via del Bene.  

Roma, 17 Novembre 2015                                             Giuseppe Bellantonio

Disclaimer / Avviso 1
L'autore nonché titolare deDi diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue:
1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.

2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori.
Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal web, ciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito giuseppebellantonio@infinito.it al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa.

L'autore di questo blog, confermando di voler operare nel pieno rispetto delle norme di Legge in vigore, esprime anche la volontà di operare in armonia con le nuove norme entrate in vigore il 1° Aprile 2014 ed emanate dalla AGCOM, relativamente all'introduzione di nuove norme sul copyright digitale e online.
L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati ovvero collegabili tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.
Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.