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giovedì 13 dicembre 2012

CHIESA, SOCIETA' E POLITICA NELLA VISIONE DELLA MASSONERIA DEL XXI SECOLO

E' stato chiesto di procedere ad una nuova pubblicazione di un'intervista rilasciata nel lontano 2008. A detta dei richiedenti, la stessa ha contenuti attuali che si ritiene possano essere validamente ri-proposti e sottolineati.
Grazie per la lettura!

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CHIESA, SOCIETA’ E POLITICA NELLA VISIONE DELLA MASSONERIA DEL XXI SECOLO
CHIESA, SOCIETA’ E MASSONERIA: IL PUNTO, OGGI

Le considerazioni del Gran Maestro Emerito della storica

Comunione di Piazza del Gesù, Giuseppe Bellantonio,

sulle posizioni della componente tradizionalista della Massoneria Italiana
Ormai da tempo, i più importanti temi della società del XX° e del XXI° secolo hanno la caratteristica della globalità: una condizione stabile – quindi - e non più un fenomeno apparentemente solo transitorio. Ne consegue che non si può non tener conto delle considerazioni e dei punti di vista di un gran numero di interlocutori, maggiore – questo – allorquando più ampie sono le tematiche e le problematiche di un contesto percorso da una molteplicità di questioni alle quali non sempre l’uomo è in grado di trovare rapida ed esaustiva risposta. La Massoneria – in quanto forma aggregativa, vero e proprio “movimento di opinione” - è certamente presente da lunghissimo tempo nel contesto sociale: per cui è utile conoscerne il pensiero ufficiale attuale. Su molti punti abbiamo raccolto le considerazioni del Gran Maestro Em.to Giuseppe Bellantonio – cognome importante nella storiografia massonica italiana – che evidenzia il pensiero del gruppo massonico storicamente più antico in Italia e che si rifà al toponimo di Piazza del Gesù. Questa componente è conosciuta con il nome inconfondibile ed unico di “Gran Loggia Nazionale Italiana - Comunione di Piazza del Gesù”, storico riferimento del “Corpo Azzurro degli Antichi Liberi ed Accettati Massoni” e diretta discendenza del gruppo capeggiato da Saverio Fera.

Ha senso, oggi, aderire alla Massoneria?

Certamente. In un momento tanto denso di interrogativi, di dubbi e di incertezze, in un mondo che procede con grande velocità, l’uomo ha bisogno di sentirsi rassicurato e rafforzato attraverso il continuo confronto, e lo scambio di idee, con altri uomini che abbiano con lui una comunione di principi. Questi principi, costituiscono i classici “quattro pilastri” che delimitano la parte intangibile e del tutto inaccessibile del nostro essere, e sono immutati ed immutabili nel tempo: valori morali, amore per il prossimo e per la famiglia, onestà, tolleranza. Unirsi, quindi, con chi è con noi collegato da una comune corrente di pensiero e di comportamento, è del tutto naturale: e ritengo che quando la scelta cade su un’Istituzione qual è quella massonica, il motivo è da ricercarsi nel forte desiderio interiore di “crescere, essere e appartenere” piuttosto che di “appartenere”; di “offrire qualcosa di se” piuttosto che di “cercare qualcosa per se stessi”. Reputo che così come si nasce buoni, onesti o tolleranti, Massoni si nasca: cioè si nasce già con questa impronta personale che poi ci accorgeremo che combacia con altre ad essa simili. Non siamo soli quindi: e nel momento in cui siamo con gli altri, quelli che per noi sono i nostri Fratelli, ci accorgiamo che abbiamo maggiore forza interiore, maggiori energie da spendere specialmente a favore dei più deboli o degli emarginati: spesso, a contatto con i nostri Fratelli, assistiamo a farfalle che si liberano dal bozzolo per librarsi in un volo libero che mai avrebbero pensato di poter effettuare. Massoneria, quindi, significa scuola iniziatica ricca anche di valori esoterici, presso la quale crescere e perfezionarsi: migliorando se stessi, migliorando il nostro rapporto con gli altri, migliorando la qualità della propria presenza nel tessuto sociale. Chi non è in grado di “donarsi” a queste idealità, cercherà sempre qualcosa che la vera Massoneria non è in grado di dargli: è quindi meglio che si rivolga ad altre forme associative, più idonee ai suoi scopi poco spirituali e molto materiali.

Cosa offre la Massoneria ai propri iscritti?

L’uomo, percepisce fortemente l’esigenza di incontrarsi e frequentarsi con altre persone a lui somiglianti, rinnovandosi in un processo di crescita come pure per avere anche delle risposte – o maggiori risposte, ovvero una verifica alle proprie risposte - ai propri interrogativi. A questo riguardo, come si può ignorare che la società è fortemente secolarizzata e con sempre meno valori di riferimento? Abbiamo quindi l’essere umano che si crede sempre più padrone – quasi invincibile – dei propri destini, mentre in realtà si allontana da quella religiosità che fino a qualche tempo fa – invece – ne aveva scandito i passi. Certo: per stare con gli altri, si può aderire alla bocciofila, ci si può iscrivere ad un’associazione culturale, si può intraprendere un corso di recitazione o altro: ma forme più profonde, meno basate su aspetti meramente conviviali e mondani, si adattano meglio a chi senta questo desiderio di “crescere” interiormente in una vera e propria scuola di pensiero dove troverà la filosofia e l’esoterismo, la storia e la partecipazione sociale, il misticismo e l’amore incondizionato per Dio. Ma soprattutto va chiarito un equivoco di fondo: nei tempi passati sono stati in molti ad iscriversi “cercando” nella Massoneria un qualcosa di incerto e nebuloso, già poco chiaro dentro loro stessi; far parte di quella che io amo definire “Istituzione”, significa invece voler “dare”, essere talmente colmi di doni dentro di noi, di non vedere l’ora di poterli offrire – attraverso la partecipazione – anche agli altri. In Massoneria, quindi, si entra per “offrire il meglio di se” e non per prendere o ricavare qualcosa. Si apprende e non si prende, per usare un gioco di parole.

Come mai tante divisioni tra i Massoni Italiani?

Con il passare dei tempi, la Massoneria è stata “contagiata” dal mondo che la circonda, e piuttosto che essere al di sopra e al di fuori di tutto e di tutti - così mantenendo la propria ispirazione idealistica, cavalleresca e filantropica - è stata inquinata da dispute interne. Questioni - tutto sommato - di basso profilo piuttosto che non sostanziali, alle quali purtroppo spesso non è estraneo l’elemento materiale, quello che nelle nostre espressioni è definito come il “vile metallo”. Le divisioni avvengono sempre per interessi: o per il “vile metallo”, o per sete di potere, o per smisurata ambizione. Alla fin fine, tante soldataglie sparse – nel cui contesto non nego la presenza di Fratelli veramente eccellenti, che talvolta neanche si sono resi conto di quale sia il contesto in cui essi operano – non fanno un esercito, e facendo la “conta” qualunque osservatore si accorge che nella stragrande maggioranza delle comunità massoniche il numero dei capitani, dei colonnelli e dei generali è esagerato e sproporzionato rispetto alla reale consistenza dei quadri. In effetti, è sempre l’elemento umano il punto debole di ogni struttura: a volte bastano piccole divergenze ed ecco che la divisione scatta in modo perverso. Questo spiega le tante secessioni, il proliferare di gruppi e gruppuscoli con il conseguente venir meno di una presenza corale univoca, dove l’insieme dei Fratelli sia attivo sotto un’unica bandiera per un unico obiettivo: chiaro, perseguibile e condiviso. Tutti i propositi di riunire le componenti compatibili della Massoneria Italiana, sono sempre naufragati miseramente di fronte ai tanti che a parole si dichiarano più che disponibili, mentre in realtà sono cariatidi inamovibili peraltro ancorate mentalmente a schemi ormai desueti. In questo caso, parlerei di vetero-massoneria fatta da Massoni che si sono consumati su se stessi, senza lasciare alcun segno tangibile, alcuna traccia concreta del loro passaggio, consunti persino dalle loro stesse furberie che – peraltro – non hanno più segreti per nessuno: ecco questo è il modo in cui “non” si fa degna e corretta attività massonica, rendendola inadatta al ruolo che la stessa può e deve agevolmente e correttamente svolgere nel contesto della Società contemporanea.

Quale criterio è alla base della “regolarità” di un raggruppamento massonico?

Questa è una domanda rispondendo alla quale si inciampa con facilità: che si operi o meno nello specifico contesto. In Italia c’è un grande affanno – indifferentemente se da parte di gruppi o di gruppuscoli – ad accreditarsi di questa o quella discendenza, di questo o quel blasone, di questa o quella storicità documentale che ne attesti la continuità in linea diretta, e – infine – della stessa citazione, spesso un vero e proprio cocktail di errori osceni, sulle pagine della rete. Altro elemento che contribuisce alla c.d. “regolarità” è il riconoscimento che può originare in ambito internazionale dallo scambio di protocolli (detti “trattati d’amicizia”) recanti anche l’indicazione dei rispettivi rappresentanti (equiparabili a dei diplomatici di alto rango): una volta, questi riconoscimenti, avevano la caratteristica dell’unicità e quindi possederne uno aveva un reale valore. Oggigiorno la questione è in realtà molto diversa: esistono intese cartacee che sono solo formali, mentre esistono accordi di collaborazione del tutto informali che talvolta sono più importanti degli altri: questo consente una operatività parallela o trasversale estremamente sostanziale, che consente ad una Gran Loggia (indifferentemente da dove essa sia geograficamente presente) di operare su piani diversi e con strutture tra loro apparentemente difformi. Personalmente, ritengo che la concreta unione tra le varie componenti massoniche sia oggi una esigenza imprescindibile: ogni differimento sfibra il corpo sano della Massoneria Italiana; ma unirsi significa che in molti dovranno rinunciare a cariche ed incarichi “operativi”. Per parte mia, do pubblica attestazione di questa nostra disponibilità: non so se altri riusciranno ad avere questa forza, la forza di rinunciare. Se mi permette, una serie di considerazione veloci: senza perderci in teoremi forse difficilmente dimostrabili, ritengo tout-court che oggi in Italia o siamo tutti regolari o, più verosimilmente – e per molte cause e concause -, siamo tutti irregolari. Ciò detto, la “regolarità” non sta più né nei trattati – che possono essere solo sterili pezzi di carta appesi al muro con una bella cornice - o in pagine e pagine di autentici falsi storici, ma è insita esclusivamente nel modo in cui si svolge l’attività massonica di una Gran Loggia, ossia se questa adoperi gli Statuti Generali originali del 1820 (e successive modifiche apportate in ambito internazionale); se non sussistano miscugli tra l’Ordine Simbolico ed il Rito Scozzese (veri e propri Corpi separati ed autonomi, tanto amministrativamente che ritualisticamente, le cui sinergie concorrono a formare la famosa Piramide Scozzese); se al proprio interno non siano attive Logge con componente e ritualità diversa da quella regolare; infine, se la presenza e l’attività siano in regola con le norme e con le leggi dello Stato Italiano.

Ritiene che esistano ancora delle c.d. “logge segrete”? E qual’è il loro significato?

Tali Logge ebbero origine in tempi remoti, tempi in cui la Massoneria – attiva per affrancare i popoli da forme oppressive e illiberali di governo – era perseguitata e quindi aveva l’esigenza di operare in modo tale da garantire l’incolumità dei propri aderenti: e ciò avveniva proprio attraverso la segretezza. Riepilogo questo concetto: la Massoneria osteggiava chi governava ovvero regnava in modo illiberale e antidemocratico, e chi era osteggiato perseguitava i Massoni, attribuendo loro nefandezze inesistenti. Questo stato di cose, evidentemente, venne meno: il corso della Storia spazza via tutto ciò che di illiberale, di oppressivo e di anti-democratico è stato posto in essere per mortificare l’Uomo a vantaggio del potere. Ciò non toglie che – anche in un recente passato - in molti si affidarono a tale tipo di strutture “segrete” o per farsene pomposo vanto, o addirittura per operare in modo arbitrario, illegittimo e illegale. Oggi, anche grazie alla precisa normativa di Legge, questo tipo di possibilità non esiste più: ed è un bene, poiché operare in modo discreto e riservato – com’è costume della Massoneria - è tuttaltro che operare in modo segreto. Posso dire che rammento sempre ai miei Fratelli che, qualora essi venissero a conoscenza dello svolgimento di attività illecite o segrete – dovunque esse si svolgano, e chiunque possa esserne coinvolto -, hanno l’obbligo e il dovere di darne immediata informativa alle Autorità preposte alla Pubblica Sicurezza. Eliminare le mele marce è nell’interesse della vera Massoneria. Sintetizzando: le “logge segrete” non hanno oggi motivo di esistere, se esistessero sarebbero illecite e illegali; se una Gran Loggia opera correttamente e legalmente non ha alcuna loggia segreta, se ne esistessero sarebbero solo create per servire a scopi diversi e sicuramente materiali. Scopi che, evidentemente, con la Massoneria nulla hanno a che fare: i malfattori si trovano in tutte le realtà e in tutte le condizioni della vita. In questo caso, esistono delle “mele marce” che vanno immediatamente circoscritte, allontanate e denunciate: ma questo non significa che la Massoneria, quale Istituzione, non sia sana. Dovunque possono nascondersi le “pecore nere”, ma non per queste gli enti o le istituzioni cui appartengono sono da bruciare in un rogo “purificatore”. Manovre del genere, talvolta possono nascondere volontà illiberali ed in realtà antidemocratiche: nel mondo, l’adesione alla Massoneria è osteggiata o è proibita solo da chi ne teme la libertà di pensiero e la storica, ferma e immarcescibile condanna di ogni dottrina coercitrice del libero pensiero.

Il Massone è credente?

Certamente sì. In Massoneria esiste libertà di pensiero e di credo religioso per chi aderisce, fermo restando il credere in Dio unico Creatore: Entità Suprema che nelle nostre tradizioni siamo usi definire esotericamente con il nome di Grande Architetto dell’Universo cioè, il Creatore di quella immensa struttura architettonica chiamata Universo.

Ciò detto, è evidente che – specie nella Storia e nelle Tradizioni di noi Massoni della Comunione di Piazza del Gesù – l'indicazione di un Grande Architetto dell'Universo non è alternativa e/o sostitutiva e/o antagonista a quella di Dio: nessuna differenza con chi ama ed adora Dio definendolo/nominandolo come l'Uno, il Tutto, il Creatore, il Sommo, il Padre, l'Onnipotente, il Padreterno, il Signore, la Luce, l'Eterno, l'Altissimo. Oppure Elohim (Dio: con riferimento alla Sua forza ed al Suo potere), Adonai (Signore: con riferimento all'esercizio della Sua signorìa), Jahvè (riferito al Dio salvifico), Jahvè-Maccaddeshem (riferito all'azione santificatrice del Signore), Jahvè-Rohi (il Signore, quale mio pastore), Jahvè-Shammah (riferito alla presenza del Signore), Jahvè-Rapha (il Signore, che ci guarisce), El-Elyon (l'Altissimo), El-Shaddai (Dio Onnipotente), El-Olam (l'Eterno), Jahvè Shalom (il Signore è pace), Jahvè-Nissi (il Signore è il nostro vessillo), così come Dio è nominato nell'Antico Testamento.

Un netto “no”, quindi, da parte nostra all’ateismo, all’agnosticismo e alle sollecitazioni – specialmente di matrice fortemente anticattolica - che tentano di rispolverare un relativismo becero e stantio spesso sostenuto da un esasperato e non corretto laicismo (che é cosa ben diversa dall'esprimere una più corretta e consona “laicità”).

Chiarito il nostro credo in Dio - vero valore unico, certo e assoluto per tutti -, a ciascuno è data libertà di praticare la propria personale ed intima religiosità; questa, ovviamente, è arricchita da tutto il corollario liturgico che ad essa può appartenere. Il fatto che la Massoneria - in quanto istituzione filantropica, liberale e democratica - avversi ogni tipo di coercizione del libero pensiero, non deve trarre in inganno: la storiografia ci indica che in molti, in nome di una laicità operativa e non certamente spirituale, sono scivolati sulla classica “buccia di banana” del confronto-scontro tra Chiesa e Massoneria; un confronto in materia di “dogmi” che talvolta ha avuto i toni dello scontro non solo di tipo filosofico ma anche teologico, per debordare talvolta nella materialità. Preciso meglio il mio pensiero che è storicamente anche quello della “Comunione di Piazza del Gesù” da me già presieduta: credere in Dio è un valore comune a tutti noi, imprescindibile; quindi, chi non crede, non può essere Massone. Le modalità con cui ciascun Fratello segue invece il “suo credo personale”, la “propria fede”, fanno invece parte di quel corredo individuale che ciascuno arricchisce senza interferenze a seconda del proprio libero orientamento; difatti, se alla fede individuale di ciascuno la Massoneria opponesse restrizioni o limiti, essa stessa sarebbe artefice di una coercizione del libero pensiero. E’ un assioma semplicissimo: può esercitarsi una coercizione per contrastare un’altra anche solo apparente forma di coercizione? La risposta è tassativa ed inequivoca: no! Se la risposta fosse diversa, allora vorrebbe dire che la Massoneria è fuori dal proprio ruolo e addirittura strumentale ad un disegno di tipo avverso a questa o quella libera professione di religiosità; sarebbe quindi una Massoneria illiberale, dove in nome di una mal interpretata laicità si coltiverebbero antagonismi ed insofferenze del tutto atipici: una non-Massoneria, quindi. Seguendo queste considerazioni, ad esempio vi possono essere anti-cattolicesimo e anti-clericalismo mascherati da esasperate esaltazioni di una laicità che in realtà tale non è, essendo in realtà una forma che esalta solo l’ego e si arrocca su posizioni intransigenti ed assolutamente secolarizzate e quindi materialiste. Talvolta, queste sono a malapena mascherate dalla finta disponibilità a un dialogo che in realtà è inesistente.

La Fede è radicata nel profondo di ciascuno di noi, e al riguardo è assolutamente inconcepibile che possa essere esercitato – anche solo in ipotesi - un controllo o una qualche forma di rimozione o peggio di coercizione. Se qualcuno sostiene assurde e cervellotiche tesi, diverse da quelle da me esposte, non solo – ripeto - non è un Massone ma anzi è un anti-massone poiché sostiene cose estranee all’essenza del pensiero, della filosofia e dell’etica alla base dell’autentica Massoneria. Teniamo anche presente una dato reale: sono stati e sono molti i prelati cattolici vicini agli ideali più nobili del pensiero massonico e risulta che taluni ne frequentino anche le Logge; questo deve far forse ritenere che costoro - anche personaggi di altissimo rango - siano in realtà degli oppositori del clericalismo, del Cristianesimo, della Chiesa Cattolica? Francamente mi sembra un po' troppo: una cosa è fantasticare, altra cosa é la realtà!

Qual’è la vostra posizione rispetto alla Chiesa Cattolica? 

Pieno rispetto per l’Istituzione in senso lato, per il Santo Padre che la rappresenta, per chi l’amministra e per chi ne professa e sostiene la religione. Cosa sarebbe l’uomo senza una Fede, senza un credo spirituale che ne segni e scandisca il cammino? Posso però dire – comunque generalizzando - che se nel tempo delle critiche sono state mosse, queste vanno differenziate: una cosa sono la Chiesa e la Fede, mentre ben altra cosa è l’amministrazione della Chiesa. Le prime rappresentano una certezza, l’altra è invece soggetta all’umana fallibilità e quindi assoggettabile a valutazioni: in ogni caso, senza pregiudizi aprioristici. Frasi del tipo “lobby massoniche contro i cattolici”, sono quindi del tutto inadatte e fuori posto: e ho la sensazione che chi spande queste tossine sia egli stesso un anticattolico ovvero un fomentatore di anticattolicesimo.

Ma, almeno per quanto riguarda la storica “Comunione di Piazza del Gesù”, queste teorie strambe non ci riguardano. Sarò più chiaro: alla luce delle tante notizie di cronaca e non, non posso escludere che contro la cultura e il pensiero cattolico siano schierate delle forze ostili, dichiaratamente laiciste e non; ma la Massoneria – quale istituzione di tipo “universale” - non c’entra, mentre invece possono esservi impegnate forze aggregate o meno, di tipo e ideologia diversa, unite solo da un identico colante: l’anti-cattolicesimo. Un fenomeno che va di pari passo con una crescente secolarizzazione ed una costante, strisciante, decristianizzazione

Nel testo della nuova Costituzione europea, ad esempio, noi continuiamo ad essere fieri sostenitori della forte esigenza di ricordare e citare le comuni radici cristiane, ovvero giudaico-cristiane, dei Popoli d’Europa; è evidente che questo stona con quello che intende fare qualcun altro.

Ma noi continueremo a sostenere energicamente questa tesi, in ogni sede, anche in futuro: purtroppo, l’Europa a volte sembra voler ignorare le proprie origini, per mostrarsi vecchia, pavida, fiacca, scarsa di certezze e ricca di possibilismo.

Un altro elemento di forza, è per noi la difesa della Famiglia e dei valori che essa ha sempre rappresentato e continua a rappresentare: nonostante gli attacchi persistenti di chi continua a volerne sminuire la fondamentale importanza, ed anzi cerca di minarne le basi. Sono anni, ormai, che assistiamo a questo attacco ostinato, talvolta spudorato e fatto con ogni mezzo: sarebbe ora che molta gente si togliesse i paraocchi. Vale la pena di ricordare che anche la Scuola, insieme alla Famiglia, è oggetto di un attacco pluriennale teso a smantellarne le stesse fondamenta con il fine di perseguire un appiattimento in cui solo la mediocrità prevalga e l’incultura trionfi. 

e rispetto alle altre espressioni di tipo religioso o pseudo-religioso?

Condanna verso ogni forma di settarismo; assoluta riprovazione per culti blasfemi o magici o perversi; no a qualsivoglia manipolazione dell’altrui volontà, ancor più se ciò è camuffato da tesi di tipo religioso; no a forme violente o assolutiste o intransigenti, e conseguentemente no a formule integraliste o fondamentaliste qualunque ne sia l’ispirazione. Molte di queste realtà negano persino Dio, o ne hanno una visione talmente limitata o distorta da considerarlo alla stregua di un personal-trainer, da consultare al bisogno e al quale sempre chiedere: pochi sono coloro i quali si chiedono cosa “possano offrire” a Dio, accettandone la volontà e senza nulla chiedere in cambio. Credere o pregare solo per avere qualcosa in cambio, sollecitare – in un certo senso – attraverso la preghiera saltuaria solo favori o benevolenza, credo che sia un grande equivoco: un equivoco che in realtà ci allontana da Dio.

Cosa ne pensa della riflessioni alternative, tipo la New Age?

La società “moderna” tende ad essere sempre più secolarizzata, e l’uomo – grazie al crescere delle tecnologie e delle scoperte, e al sempre crescente ritmo della vita – si sente sempre più grande, sempre più forte, in grado di vincere da solo avversità e situazioni che prima avrebbe persino evitato di affrontare. Questo genera una pericolosa sensazione di temerarietà – quasi di “invincibilità” – che ci allontana dal culto e dal senso stesso del Divino, facendoci erroneamente ritenere di essere padroni assoluti del nostro destino, della nostra vita. L’effetto boomerang che ne consegue, però, è quello per cui il radicato senso di insicurezza dell’uomo di fronte a misteri cui non riesce comunque a dare risposte lo sospinge verso la necessità di dover “credere” a qualcosa o a qualcuno.

Si dirà: ma come, c’è la tua religione a cui credere, quella stessa dei tuoi padri e dei tuoi avi.

Sì, vero: ma quello che si cerca è qualcosa di caramelloso, di non impegnativo, che dia la sensazione di aver scoperto qualcosa di eccezionale senza l’obbligo di farsi troppe domande, qualcosa che – a modo nostro - ci faccia distinguere per quel che facciamo, qualcosa che sia anche “alla moda” e che non ci ponga obblighi di frequentazione.

Ecco allora emergere situazioni e teorie ammantate di filosofico e colme di buonismo, che forse ci fanno star meglio ma che sicuramente costano tanto denaro: ci sarebbe da chiedersi se le persone che si tuffano in queste situazioni talvolta avventurose, siano le stesse cui pesava lasciare un modestissimo, persino infimo, obolo alla propria Parrocchia; le stesse che sbuffavano nell’ascoltare l’omelia del sacerdote; le stesse che non si sognavano di approfondire i temi e gli stessi perché della loro pur salda religione cristiana; le stesse che non hanno mai letto per intero il Vangelo o la Bibbia, ma che comprano e leggono decine di libri che trattano del benessere del corpo o di come liberare la mente, o con quali colori dipingere le pareti di casa per stare in sintonia con lo scorrere delle energie.

Tutte cose interessanti, per carità, se prese con lo spirito di approfondimento delle proprie conoscenze attraverso elementi di cultura o di dibattito: i nostri confini, i nostri “quattro paletti” interiori devono però essere solidi, ed all’interno di questo recinto intangibile ed insuperabile ci devono essere i nostri elementi sacri, le nostre certezze assolute a livello spirituale.

Diversamente, saremo dei tappi di sughero sballottati di qua e di là, sempre più propensi a dare ascolto a chi ci dice – con la massima serietà – che gli asini volano e che crederci ci farà stare sicuramente meglio.

Le spiace se le chiedo se lei è credente?

Affatto. Non ho difficoltà ad esprimere la mia Fede Cristiana e la mia personale conformità interiore al pensiero e alla condotta cattolica. Avere una Fede, come dicevo, è importante, fondamentale per avere valori profondi e con radici salde e valide, tali da sostenere lo stesso confronto quotidiano con gli altri esseri umani: come si fa a dialogare di un qualcosa di cui si è all’oscuro o di cui si hanno solo nozioni superficiali e persino banali?

Come si fa a dare delle risposte ai propri figli, quando ci chiedono se Dio esiste, o chi è Dio, chi è Gesù e perché era detto “il Cristo”, chi è Maria, cosa rappresenta la Croce, perché il Vangelo è alla radice di ogni buon cristiano, perché sia tanto importante la Resurrezione, perché si frequenta il Catechismo o perché la gente va in Chiesa a confessarsi, a comunicarsi o solo per seguire la Messa?

Di cosa potremmo parlare? Quali risposte saremmo in grado di dare, se noi stessi – nel nostro intimo – non le conosciamo? Potremo far ricorso al “fumo” delle parole, potremo dire a nostro figlio che “quando sarai grande capirai”, potremo raccontargli cento favole senza però dargli una certezza. Come crescerà questo bambino? Quale tipo di “valori” lo guiderà, se la sua Famiglia – la sua roccaforte – non è poi così solida come dovrebbe? Sarà poi in grado, una volta cresciuto, una volta adulto, di sostenere dialoghi o confronti, di soppesare adeguatamente valori e idee, o sarà tra coloro che – a corto di argomenti – si rifugiano in sé stessi, in un “io” purtroppo colmo di visioni unilaterali, tentennanti quanto anguste e prive di elementi di confronto?

Sono poi queste le persone che spesso ci tengono a definirsi più “libere” di altre: persone che amano rimanere nelle loro certezze fatte di non-certezze e di vuoti sempre più difficilmente colmabili, con il passare del tempo.

Però – ritornando alla domanda - ammantare di significati e valori trascendenti e fors’anche religiosi queste nuove tendenze, significa confondere forse irrimediabilmente la ruvidezza della lana con la morbidezza della seta, ovvero a confondere la stessa seta con fibre artificiali solo apparentemente più morbide.

Cosa rappresenta la Croce, per lei?

Un elemento che racchiude forza ed energie incredibili, smisurate, e con il quale gli uomini – tutti, su questa Terra – scientemente o meno si confrontano: in ogni istante della vita. Soprattutto un simbolo terreno dal fortissimo significato spirituale, che mantiene sempre inalterato il proprio fascino e il proprio struggente ed esaltante significato. Non solo un simbolo, quindi, ma una sostanzialità trascendente che ci pone in continuo contatto con il Divino. Per noi Cristiani un elemento essenziale della propria Fede, al pari della Resurrezione: e quindi, un elemento di grande e profonda riflessione anche per chi non è Cristiano. Negare Cristo, negarne la Passione, negare il significato della Croce e negare la Resurrezione, non sempre è un atto di libera scelta: rilevo che da tempo è in atto una manovra anti-cristiana in una Società peraltro fortemente secolarizzata, cercando di vanificare le scelte e le sesse radici che presidiano alla Fede dei Cristiani, tentando di scardinarne le certezze fideistiche. Pur nella visione di libertà delle scelte religiose di ciascuno, e quindi di grande rispetto e insindacabilità per tutte le scelte individuali, non tutto può essere trasformato in semplice “avvenimento” spirituale e quindi ricondotto a tesi e antitesi di tipo filosofico: non possiamo rispettare il Cristianesimo, al pari di ogni religione, se non ne rispettiamo anche la sostanzialità e la forma.

Può dirci ancora cosa rappresentano per lei lo Spirito Santo, la Trinità?

Guardi, io non sono un teologo: per cui mi esprimo con parole forse inadatte sperando di riuscire a trasmettere correttamente il mio pensiero. Dio - che è il Padre, Colui che ha generato il Tutto - rappresenta “la conoscenza assoluta e illimitata”. Il Figlio – quale incarnazione del Padre – è “il manifesto compimento” di questa capacità, di questa conoscenza. Lo Spirito Santo, è invece la sostanzialità, la quiete assoluta, e quindi la trasformazione in essenza di tutto ciò che il Figlio ha attuato quale incarnazione del Padre: direi, quindi, “la memoria che origina dalla conoscenza e dall’esperienza”. Questa è per me la Trinità: l’Uno e il Trino, che altri non è se non Dio in tutte le Sue manifestazioni: conoscenza, attuazione, ricordo perenne. Nell’affrontare la Sua cortese domanda - e chiarito ancora che la Massoneria non è certamente né una setta né una espressione di una qualche forma di religiosità - mi consenta di rammentare il concetto fondamentale relativo al Credo dell'autentico Massone: egli crede in Dio, in un unico Dio creatore del Tutto. Il resto è lasciato alla sfera privata del singolo Fratello, il quale – nel “credere” – non solo ha libertà di culto ma ha anche la libertà di gestirsi la propria religiosità, vivendola e interpretandola senza subire alcuna suggestione e/o interferenza. Ad esempio, se fossero posti dei limiti a quelli che sono dei “credo assoluti”, dei “dogmi” di questa o quella fede religiosa, saremmo di fronte ad un illecito massonico, a una vera e propria riduzione e limitazione della libertà individuale, ad atteggiamenti – in sintesi – antireligiosi e quindi anti-massonici. E la vera Massoneria non è questo: anzi, è l’opposto.

La Massoneria fa politica? 

Semplice la domanda, semplice la risposta: un secco “no”. In ogni caso è opportuno approfondire la questione. Premetto un importante dato di base: la Massoneria - per intenderci quella più autentica, legata alle Antiche Tradizioni piuttosto che non ad una visione “moderna” della stessa – é per propria natura, in quanto scuola non solo di alte e nobili idealità ma anche di pensiero, talmente al di sopra delle umane passioni, talmente al di fuori del quotidiano contendere, da non coinvolgersi in alcun contesto politico: senza peraltro propendere a favore dell’uno o dell’altro dei contendenti. A questo dato, aggiungiamo che per antica regola statutaria, nelle Logge è vietato trattare tanto argomenti politici che religiosi. Detto ciò, dobbiamo evidenziare un’altra cosa: la Massoneria non è avulsa dalla realtà sociale, culturale ed economia della Nazione ove opera, anzi è inserita in essa e a favore di essa opera: on ogni caso, quale elemento moderatore nonché propositivo. Questo termine – “propositivo” – è la chiave corretta per una migliore comprensione della questione: gli alti gradi della Massoneria, cittadini attivi dello Stato in cui vivono, si rendono certamente conto dell’esistenza di una problematica e, conseguentemente, ne parlano in ambito ristretto, senza scadere nella partigianeria, al fine di valutare con serietà ma anche per elaborare possibili proposte di soluzione nell’interesse sociale. Sempre con il medesimo scopo, vengono affrontate ottiche di miglioramento di questioni già affrontate. Allorché si siano elaborate queste soluzioni, il fine della Massoneria – fatto salvo tutto ciò che abbia a che fare con la filantropia e l’aiuto da offrire ai bisognosi e agli emarginati – non è quello di operare direttamente per concretizzare i correttivi. Anche se tale azione fosse svolta con la migliore buona volontà, essa deborderebbe dagli scopi e dalle attività della vera Massoneria: quindi, chi commette ciò, si avventura su un terreno atipico e irto di pericoli; in un certo senso, affronterebbe situazioni che non gli competono, proprio perché non è un’Autorità statalmente costituita ed operante, né è un partito politico, né è parte attiva del contesto politico.

Come fa, allora, a essere presente nel contesto sociale, e quali sono le sue posizioni verso i grandi temi attuali?

           Tutta quest’azione di studio dei problemi e di elaborazione di possibili correttivi o soluzioni, resterebbe vano esercizio intellettuale se non fosse resa fruibile alla pubblica utilità. Il modo in cui ciò verrà fatto, è la cartina di tornasole della serietà della struttura Massonica e se il suo stesso modo di operare sia corretto e legale. Le possibilità di rendere accessibile alla società – e quindi, ai cittadini – questi studi è risposta in strumenti semplici e del tutto legali: trasmettere gli elaborati - quali meri strumenti propositivi, e quindi come contributo all’interesse supremo dei cittadini e dello Stato – alla Presidenza delle Repubblica, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alle Presidenze di Camera dei Deputati e di Senato; ovvero, alle cariche istituzionali preposte dallo Stato alle specifiche funzioni di servizio nell’interesse dei cittadini. Come vede, la Massoneria “non fa” politica, ma essendo essa stessa istituzione, fa in modo che la propria voce – sommessa e discreta - possa essere ascoltata: sempre nell’interesse comune dei cittadini, e a favore dei più deboli e degli svantaggiati

Quale futuro politico auspica per l’Italia e per l’Europa?

       L’Italia è una democrazia sostanzialmente ancora giovane, e di questo è evidente come se ne risenta, mostrando talvolta forti segnali di disarmonia. Ciò non toglie che, anno dopo anno, il corpo elettorale acquisisca maggiore consapevolezza: tanto nella sfera dei diritti che in quella dei doveri. Tutte le parti politiche fanno appello al senso di responsabilità degli elettori, ma molte di esse utilizzano il “politichese” piuttosto che non la concretezza dei fatti: e questo martellamento, talvolta concertato, tende a distrarre il cittadino-elettore, la cui maturità si è certamente accresciuta ma che ancora viene trattato come un bimbetto un po’ cretino al quale bisogna sempre somministrare una qualche “pappetta” già bella e pronta!

Nel crogiuolo delle strane alchimie, c’è anche chi mente con spudorata costanza; chi utilizza ancora abilmente le armi della disinformazione e della controinformazione pilotata; chi si ricicla con strabiliante faccia tosta; chi predica la eliminazione “quasi” fisica degli avversari; chi pretende di attrarre voti non proponendo alcunché di nuovo ma solo teorizzando una mobilitazione popolare, di un “popolo” che poi non rappresenta la globalità del Paese ma è in grado di fare abbastanza rumore; chi ancora utilizza l’arma dello sciopero per le motivazioni più ampie ma anche più strane, riuscendo sempre a trovare un codazzo di aderenti; infine, chi pretende di essere votato solo perché propone non di costruire qualcosa di valido sulla base di un programma comprensibile, articolato e verificabile, ma di distruggere quello che altri potrebbero avere fatto.

Complessivamente, una sorta di “meno peggio, tanto meglio” nella Grande Lotteria dell’Avventura, dove spesso viene pesino strumentalizzata o sfruttata la disperazione altrui.

Nessuno ha speso una parola ufficiale per spiegare ai cittadini - con elementi chiari ed oggettivi - che la nostra difficile congiuntura nazionale è coerente alla difficile congiuntura che il mondo (non tutto, è vero: ma una buona parte) ha dovuto affrontare per una serie di crisi che iniziano dal famoso “11 Settembre” passando dai conflitti in Afghanistan ed Iraq - nonché dai tanti focolai di guerra, tenendo conto delle varie sciagure naturali abbattutesi su molte nazioni, e senza tralasciare le forti difficoltà arrecate al potere di acquisto dei cittadini dall’entrata in vigore dell’Euro (difficoltà che per l’Italia hanno, però, radici molto lontane: non dimentichiamo qual'era il reale potere di acquisto della Lira, prima dell'entrata in vigore dell'Euro). E tale difficile situazione è oggettiva, e non certo del tutto riconducibile ad una maggiore o minore capacità dell’attuale management politico; chiunque, nelle medesime circostanze, non avrebbe potuto far di meglio: anzi. Auspico che i politici della Unione Europea trovino il coraggio di adeguare la futura Carta Costituzionale alle radici giudaico-cristiane dei Popoli Europei; mi auguro il concretizzarsi rapido di una Unione Europea sempre più politicamente operativa, e quindi vincolante per gli Stati membri; desidererei un Governo nazionale che possa attuare velocemente tutta quella serie di modifiche, anche radicali, che i cittadini si attendono; mi darebbe gioia sapere che si affronti con concretezza il tema della “vera” disoccupazione, della certezza del diritto e della contestuale certezza della pena, dei contributi alla crescita equilibrata dell’economia e di sbocchi concreti ed immediati per il lavoro e le aziende.

I miei desideri sono uguali a quelli di qualunque altro cittadino, come vede.


Riguardo la sensibilità di alcuni temi sociali, qual è la vostra posizione?

        Lotta alla pedofilia, alla prostituzione ed a qualunque tipo di droga; sì all’uso diffuso delle energie alternative non escludendo il nucleare, con rapido abbandono del petrolio; si all’uso delle cellule staminali per sostenere fasi critiche della salute dell’uomo; assoluta cautela verso gli equivoci insiti nel concetto di “procreazione assistita”; no all’accanimento terapeutico, ma assistenza continua ai pazienti finchè in loro c’è una scintilla di vita; tassativo no all’aborto quale metodo alternativo di contraccezione, mentre siamo favorevoli allo stesso qualora sia terapeuticamente necessario per la salvaguardia della salute della madre; mobilitazione politico-sociale per lanciare un piano di edilizia abitativa economica tale da consentire un graduale abbattimento dei prezzi delle case aiutando la costituzione di nuovi nuclei familiari; sì a tutte quelle iniziative che aiutino il crearsi ed il consolidarsi della Famiglia – intesa nel suo significato classico -, e l’alleggerirsi delle tensioni economiche sulla stessa; maggiore e definitiva valorizzazione del ruolo della donna nella società in genere; potenziamento di un modello scolastico che sia in grado di determinare negli alunni cultura e capacità tecniche; no a quella pseudo-cultura di chi tenta di spacciare la diversità per normalità, schernendo e facendo apparire diversi gli altri, i c.d. “ben pensanti” o quanti praticano la “morale cristiana”; si alla libertà di pensiero, ma mai favorendo il materialismo ateo o agnostico che possa essere; totale sfiducia in chi coltiva vecchi propositi politici di tipo populista e demagogico, racchiusi nel cassetto insieme a progetti polverosi e al di fuori dal tempo, specie se tenta ancora di spacciare per buone delle dottrine che hanno perso nettamente il confronto con la storia; no alla c.d. “integrazione” – in quanto esperimento equivoco drammaticamente fallito per lo stesso rifiuto di chi si doveva essere integrato – mentre siamo ovviamente favorevoli allo sviluppo di una società multietnica, comunque gestita con regole e limiti ben precisi, chiari e condivisi ; fraterna condivisione della innegabile tragedia della shoah e avversione per tutte le forme di violenza e di integralismo morale, materiale, religioso. 

Cosa ne pensa della ondata di libri e film che trattano di Templari, Graal, Maria Maddalena?

         Sono pochi i testi che trattano dei Cavalieri Templari con scrupolo e rigore storico, offrendo delle novità storiche: la maggior parte dei testi propone e ripropone sempre le stesse notizie, anche quelle approssimative. Riguardo al tema del Graal, l’argomento è più complesso e delicato: di elementi ce ne sono tanti, ma tutti conducono verso l’incertezza. Ne consegue, che trattare questo argomento con superficialità e leggerezza, è diventato persino fin troppo facile. In questo periodo è molto evidente il contesto di un libro che si rifà a un presunto codice legato a Leonardo da Vinci; il risultato è volutamente calunnioso e dissacrante: ma mi assale il dubbio che questo fine, e cioè quello di dissacrare, sia quello cui volentieri si riferiscono molti autori non solo maldestri ma anche in cattiva fede.

Per affrontare poi l’insieme di questi temi, come pure il simbolismo anche correlato al dipinto di Leonardo da Vinci – “L’ultima cena” - , ho letto con attenzione tutti i libri che circolano, attribuendo ora carnalità ed ora discendenze con una superficialità disarmante.

Mi dispiace sentire che vi sono molti lettori che - dimenticando che si tratta di libri in cui gli autori mischiano fantasia a realtà romanzesche indimostrate e indimostrabili - prendono per oro colato ciò che leggono: specialmente allorché ci si rifà al codice attinente Leonardo da Vinci, le pagine sono permeate di un anticattolicesimo finanche eccessivo, feroce, condito con pseudo notizie destituite di ogni fondamento. Libri del genere, dovrebbero recare le stesse informazioni cautelative apposte sui pacchetti di sigarette: “maneggiare con cura”, “prima dell'uso leggere le avvertenze”, “doping”, la cattiva informazione é tossica e può uccidere la Verità.

Pertanto si deve leggere con cautela e discernimento, facendo una netta distinzione tra romanzi di fantasia, libere interpretazioni di riletture, e realtà storica.

Se ci dovessimo soffermare solo alle supposizioni che aleggiano attorno a Maria Maddalena, dovremmo chiederci dove sono i buoni cristiani: e se conoscono bene, i fedeli, la figura del Cristo, il mistero e la gloria della Resurrezione, il valore del Vangelo e la stessa figura della Madonna, che fu Madre e Maestra dapprima per i soli Apostoli e poi per tutti i fedeli, i credenti.
Roma, 6 Aprile 2008
............................................................
finisce


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giovedì 6 dicembre 2012

UN SEGUITO A "IN MASSONERIA NON SEMPRE L'UNIONE FA LA FORZA".

HO RICEVUTO CON PIACERE UN COMMENTO AUTOREVOLE ED INTELLIGENTE AL MIO SCRITTO "IN MASSONERIA NON SEMPRE L'UNIONE FA LA FORZA", FORMULATO DAL SIG. FRANCESCO GERLI, SOTTOSCRITTOSI SEGRETARIO  FEDERAZIONE LOGGE DI S. GIOVANNI.
LA MIA REPLICA NON COPRE LE 4096 BATTUTE PREVISTE DAL BLOG, MA LE SUPERA: MOTIVO PER CUI, PER NON TRASCURARE L'INTERLOCUTORE, PASSO AD UNO SPAZIO MAGGIORE. UGUALMENTE VISIBILE.

Gentile Gerli,
non mi sembra di essermi rivolto a Lei, nè di essermi riferito a quella Federazione di cui Lei si sottoscrive n.q. di Segretario: per cui il Suo commento è male indirizzato.
Pur non capendo bene se Lei scriva a titolo personale ovvero a titolo rappresentativo di un gruppo organizzato amministrativamene ed operativamente, visto il modo con cui Lei si sottoscrive, devo propendere per questa seconda ipotesi: Lei, quindi, scrive anche in nome e per conto altrui, con funzione rappresentativa.  Motivo per cui Le dedico la mia migliore attenzione, così che Lei possa poi ben riferire agli aderenti del Suo contesto
Vengo a noi.
Circa i contenuti della Sua precisazione, che non riguarda nè è comunque pertinente alla lettera del mio intervento, Le appartengono tutti: così, non valutandoli nè commentandoli, glieli lascio tutti.  Anzi glieli rendo, integri.
Relativamente alla citazione di un altro fatto, cui Lei pur si riferisce - ma che non ha nesso di casualità con il mio scritto - è vera una mia presenza informale ad una riunione altrettanto informale che salvo errore allora mi sembrò assolutamente ricognitiva: alla stessa presenziai aderendo al cortese e personale invito del padrone di casa, ma anche nella speranza di poter ascoltare interventi all'altezza della accreditata grande preparazione dei partecipanti.
Difatti, così fu: gli interventi furono proprio degni del livello e della preparazione degli stessi.
In ogni caso - e questo è il mio pensiero - le parole, anche le più belle, sono espressione solo indicativa di un processo mentale: sono le azioni, poi, a qualificare i soggetti, dando  loro dignità o meno.  Attraverso le azioni, poi, si guadagna in autorevolezza, o si assumono atteggiamenti autoritari: cosa bene diversa dall'altra.                  
Come peraltro Lei ricorderà, e così come ricorderanno gli altri soggetti allora presenti, in quella circostanza non ho fatto interventi di alcun tipo: nè a titolo personale nè sotto altra veste e forma; la cosa non mi competeva, considerando la mia sostanziale e formale terzietà rispetto alle questioni di tipo pratico esternate più o meno da tutti i convenuti.
Lei, quindi, riferendosi a dei complimenti da me formulati per quella circostanza, dice il vero: così fu.
Ma nessun altro seguito ebbe a materializzarsi, specie quando per una successiva riunione da tenersi non ricordo dove, fu anticipata e diffusa una mia presenza - al pari di quella di altri, altrettanto all'oscuro - ancor prima che io stesso ne fossi a conoscenza: la qual cosa puntualizzai drasticamente e con una certa qual energia.
Pur sembrandomi questi i dettagli comunque attinenti ad un rapporto bilaterale e personale, evidentemente Lei sembrerebbe voler dare un sapore ed un contesto diversi; peraltro continuo a non capire perchè Lei si sforzi di voler sentire il mio dire opposto o critico proprio al contesto federativo di cui Lei è segretario.
Fermo restando che in qualsivoglia caso ciò non era neanche lontanamente nella mia volontà nè nelle mie intenzioni, la federazione di cui Lei è segretario pro-tempore non è proprio nei miei pensieri, nè ho motivo alcuno per averne o cercarne notizie; ulteriore motivo per rimarcare che non si può trattare di un qualcosa cui non si pensa.  Quindi, se non penso a qualcuno, non scrivo o parlo neanche di "qualcuno".
Pensiero ed azione sono pur sempre collegati, almeno per quanto mi riguarda.
Ciò non toglie che esistano - nell'amplissimo e variegato panorama iniziatico italiano -  forme federative o confederative cui si rifanno degli aggregati che si definiscono ("sedicenti", appunto: ossia, "se dicenti", ossia "che si dicono") logge di san giovanni: anzi aggregazioni similari mi sembrano essere presenti in forma affatto unica ovvero episodica: può darsi che sfogliare il web, possa agevolare la ricerca.
Circa l'uso e l'abuso - ovvio: nel contesto generale, per quanto mi riguarda non sono abituato a parlare di cose "sconosciute" o di soggetti altrettanto "sconosciuti" - della definizione/indicazione "loggia di S. Giovanni", mantengo le mie valutazioni critiche nei confronti di quanti vi si riferiscano non avendone titolo ovverosia le precise - e non perché lo abbia deciso io - caratteristiche e/o qualità ritualistico-operative.
Non credo peraltro che Lei voglia difendere soggetti similari, ritenendosi peraltro forse investito di una funzione delegata o missione rappresentativa di "tutti" coloro che si definiscano "Loggia di S. Giovanni".
Dovrò forse attendermi delle altre note di precisazione da soggetti che possano gratuitamente auto-identificarsi nel mio scritto? Possibile: avrò nei loro confronti la stessa attenzione che sto avendo con Lei, Gerli.
Tornando alle Sue parole, Gerli, qui significo ad abundantiam che polemiche e batti e ribatti improduttivi non mi appartengono, nè oltrepasso le soglie della diplomazia per attribuire alla rinfusa responsabilità o colpe a Tizio o a Caio: non sono giudice, ma semplice detentore di "memorie storiche" e sufficiente conoscitore di norme e regole simbolico-ritualistiche che mi fa piacere ricordare agli immemori, o a coloro che - presi da altri e certamente importantii obiettivi - non hanno troppo tempo per soffermarsi su cose che, al contrario, per altri rivestono importanza.
Quanto al mio personale commento che riguarda - in generale: così come ho più volte fatto nelle righe di  moltissimi interventi - soggetti (singoli e/o aggregati) che si possano sentire intrisi di laicismo piuttosto che di laicità, o che trascurano specifici richiami, o che evitano di raffigurare nei loro simboli i richiami alla sacralità dell'Uno anche attraverso il ricco simbolismo della geometria e quindi dei numeri, confermo il mio punto di vista: al di là di ogni forma e margine di tolleranza e di tollerabilità non riconosco come massoni, o se preferiamo "corretti massoni", quei soggetti che si ammantano di laicismo, anticattolicesimo, ateismo, settarismo e quant'altro.  Il loro cammino di "ricerca" è opposto al mio.
Non mi interessa avere contatti neanche culturali con costoro, così come penso che anche costoro potranno nutrire nei miei confronti dei sentimenti similari: confrontarsi può essere utile, ma non è obbligatorio conformarsi all'altrui pensiero. Specie se diverso dal proprio.
Mi rammarica, alfine, che il mio modo di scrivere sia per Lei ostico ed inconcludente. Anche a me capita di trovarmi nei Suoi panni, talvolta: ma con un pò di pazienza mi sforzo di provare ad incollare quelli che a me sembrano pezzi disarticolati del pensiero altrui, per così comprenderne almeno una pur minima parte.
Voglio tranquillizzarla, Gerli, assicurandoLe che il Suo scritto non mi ha turbato: anzi, ha suscitato in me interesse il seguire i passi più interessanti del Suo pensiero; non disdegno il confronto ed apprezzo le critiche, ancorchè costruttive.
Non manchi quindi di scrivermi se mai dovesse ritenere di sollecitare un confronto con me  su tematiche e problematiche d'ordine prettamente oggettivo, come pure di studio e ricerca.
Grazie anche a Lei per l'attenzione.
Roma, 6-12-2012 h. 22.51
Giuseppe Bellantonio

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sabato 1 dicembre 2012

IN MASSONERIA, NON SEMPRE L'UNIONE FA LA FORZA


Ho modo di leggere - “girovagando” per il web – notizie e notiziole che riaguardano
 
quello che, mese dopo mese, è diventato un universo costellato da astri – ma
 
soprattutto “astrusità” di ogni tipo.

 
Un universo in verità segnato dalle traiettorie di molti “visitatori” che pilotano con fin
 
troppa disinvoltura i propri “vascelli” spaziali, ignorando molte delle norme di
 
“corretta navigazione”, e popolato da specie che hanno il grande pregio di non

sapere o volere comunicare correttamente tra di loro.

 
L'universo cui mi riferisco è quello delle c.d. “Logge di San Giovanni” e le specie
 
coinvolte si riconducono – almeno nel nome – al concetto (si badi bene: “concetto” e
 
non “tradizione”) dei Massoni Antichi, Liberi e Accettati.
 
Confusione, pressapochismo, incertezze e ignoranza dominano il panorama e mi
 
sembra che a poco siano serviti gli indirizzi precisi definiti da autorevoli testi, ancor
 
prima che da me (cfr.: Notiziario Massonico Italiano, in “Massoneria da sfogliare”)

che posso averli solo ricordati nella mia personale azione di divulgazione di

contenuti ed interpretazioni.
 
Contenuti ed interpretazioni che qui richiamo tutti.
 
Mi dispiace molto per quei Fratelli che continuano ad essere richiamati da realtà così
 
poco chiare – sempre nel linguaggio dei contenuti ritualistici e simbolici – e talvolta
 
opposte regole e disposizioni chiare, precise, ineludibili.
 
Così come continua a dispiacermi quando colgo, in comunicazioni pur importanti – in
 
quanto i contenuti sono resi di pubblico dominio -, simboli nei quali non siano
 
ricordate le connotazioni magiche e trascendenti della Libera Muratorìa dei nostri
 
padri, ovvero della Massoneria contemporanea.

 
Vedere raffigurate la squadra ed il compasso che, nel loro incrociarsi, recano al

centro un'orbita desolatamente vuota, che pare essere chiaramente assimilabile a

quella concezione  atea (spesso marcatamente anti-cattolica, piuttosto che non

“laica”) tipica di un modo e di tutto un mondo diverso e concretamente anti-

massonico (in quanto non-massonico), vedere tutto ciò fa male.
 
Un segno dei tempi? Forse.
 
Un declino lento, costante, ineluttabile? Forse.
 
Una imposizione di qualche “vertice” a “basi” ignoranti (nel senso che “non
 
conoscono, e quindi ignorano)? Forse.
 
 
 
Colonne troppo colme di gente debole e utilitaristicamente sottomessa? Forse.
 
Ma allora, dove sta la libertà di soggetti che devono discernere bene e meglio di altri,
 
separano la lana dalla seta?
 
Dove sta il cammino di “crescita” dell'individuo, dell'iniziato?
 
Su quali basi si dipana quel “percorso individuale” che i singoli intraprendono?
 
Colpa di maestri non in grado di insegnare o di maestri non in grado di insegnare
 
correttamente? Responsabilità a monte o - ormai che tutto è noto - a valle, ossia di
 
quanti – pur sapendo che le fonti sono scarsamente potabili – continuano ad
 
abbeverarvisi?

 
Domande né retoriche né accademiche: esiziali per la corretta vita dell'Iniziato e per
 
il giusto, corretto, normale modo di essere Massoni e di vivere la Massoneria nelle

sue forme e tradizioni più nobili ed esemplari.



 
Intanto, la confusione impera: tra sedicenti logge di san giovanni che non operano
 
come in effetti devono operare ed operano le regolari Logge di San Giovanni, tra
 
a.l.a.m.  o  aa.ll.aa.mm. che non hanno le regolari caratteristiche di detto Corpo
 
Azzurro, tra sedicenti massoni che non intendono riferirsi – quantomeno nei simboli:
 
ma sappiamo bene come un unico simbolo possa rappresentare i contenuti di piccole
 
enciclopedie – a quella vocazione rappresentativa del trascendente che invece è
 
correttamente presente nella vita dei Massoni.
 
Mi piacerebbe sapere – ma non vi ambisco - di cosa possano discutere soggetti che
 
abbiano in sé il germe corrosivo di queste carenze e di cosa possano essere

portatori: salvo la diffusione e la motilicazione di errori e travisamenti che nelle

ambizioni personali - spesso inespresse o, peggio, frustrate nel tempo -  hanno il loro

catalizzatore naturale.
 
Gli stessi  errori e travisamenti che sono alla base di quei comportamenti non-

massonici e non-iniziatici – anzi:  anti-massonici e spregiativi del corretto sentire e

dell'opera dell'Iniziato – che poi ci  sono riportati e risproposti dalla stampa nella sua

quotidianità, allorché ci informa del verificarsi di anomalie, deviazioni e  malaffare.


L'augurio è quindi che quanti desiderano realmente apportare nella Massoneria

Italiana  un benefico cambiamento proprio rifacendosi ai concetti ed alle norme che

regolano la vita simbolica e rituale delle Logge di San Giovanni, sappiano tenere

lontani quei soggetti certamente estranei a simili contesti, offrendo un

contributo importante e rivitalizzante. 
 
 
 
Giuseppe Bellantonio
 
 
G.M. Emerito
 
(Gran Loggia Nazionale Italiana - Comunione di Piazza del Gesù)






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giovedì 29 novembre 2012

ALFREDO DI MAMBRO E' TRANSITATO NELLE VALLI CELESTI


Nelle scorse ore la Massoneria ha subito una grave perdita: l'Ill.mo e Risp.mo Fratello Alfredo Di Mambro è transitato nelle Valli Celesti, raggiungendo quella Luce cui ha teso la Sua Opera terrena.
La Sua Figura iniziatica, merita grande attenzione avendo Egli ricoperto incarichi e Dignità di grande rilevanza: dalla Sua carica di Luogotente con il Sovrano Carlo De Cantellis – la cui firma mostrava orgoglioso sul proprio antico Brevetto -, ai tanti ed importanti ruoli ricoperti nella storica “Comunione di Piazza del Gesù” (tanto nell'Ordine che nel Rito SAA) e che lo posero a strettissimo contatto con il Sovrano del RSAAA – il Ven.mo e Pot. Fr. Tito Ceccherini e con il Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale Italiana (Corpo Azzurro degli Antichi, Liberi ed Accettati Massoni) Ser.mo e Ill.mo Fr. Francesco Bellantonio.
Con quest'ultimo, non si persero mai i contatti – che furono sempre improntati a reciproca fraterna stima e vivissima considerazione – ed Alfredo fu tra i primi a rendergli omaggio nella Camera Ardente allora allestita nella Sede di Via Alberico II°, in Roma.
Io c'ero e ricordo benissimo anche quei momenti: al pari di quelli precedenti e successivi.
Oltre che essere Massone Illustre – vera e puntuale memoria storica di uomini e fatti non solo della Massoneria Italiana, ma anche di quella internazionale – ed Altissimo Dignitario, a me fa piacere ricordare l'Uomo: sempre disponibile, proteso alla solidarietà ed alla filantropia.
Altro non mi interessa e non deve interessare quanti Lo rispettavano con sincerità: i Suoi atti, a Lui solo sono appartenuti ed a Lui solo appartengono.
Così come non sono degni di nota i tanti che lo “tiravano” letteralmente “dalla giacchetta”, spasmodicamente desiderosi di conferirgli una qualche Carica Onorifica – cui certamente la Sua Persona non ambiva - sulla cui base costoro potessero forse tentare di spacciarne la presenza “insieme” a loro.
Alfredo invece non aveva a cuore che la “Comunione di Piazza del Gesù”, alla quale fu sempre coerentemente presente, alla quale dedicò ogni propria energia, cui teneva come la luce dei propri occhi: altro non gli apparteneva ed altro non condivideva, poiché – come talvolta Lui amava dire – "per me la Massoneria è quella degli Ideali, è una e quindi mi rapporto con tutti allo stesso modo.
Il mio luogo è il Mondo, tutti sono miei Fratelli purché leali e di animo onesto e sincero".
E forse qualcuno, negli ultimi tempi, fu tentato di approfittarsene scambiando il bianco dei capelli per senescenza, mentre era invece il sale della saggezza.
Avevo il privilegio di andare a prendere un caffè con Lui, ogni tanto, come pure quello di alzare il calice e brindare al passato, al presente, al futuro: un futuro che lo vedeva esprimere la stessa curiosità che hanno i giovanissimi. La curiosità di vedere e scoprire “cose nuove” ovvero “modi nuovi” di vedere quelle che agli occhi dei meno attenti sono “sempre le stesse cose”.
Insieme ai Suoi Fratelli ed Amici Manlio ed Adolfo - ma non solo - c'erano molte iniziative in cantiere: da un libro che, riprendendo anche le Sue memorie documentali e visive, tracciasse con mano ferma e seria la “vera” storia della Massoneria in Italia, ad un Museo storico-documentale (che avrebbe visto la luce a Marzo-Aprile del 2013) strettamente riservato alla vera vita di quella “Comunione di Piazza del Gesù” che tanto amava. Ricordo che sorrideva divertito, alzando gli occhi al Cielo, quando apprendeva di questo o quel documento che – più o meno “improvvisamente” veniva alla luce -: “ma dove l'hanno preso?” o “ma chi glielo ha dato?” erano i Suoi commenti qui riferibili.
Chiederò, chiederemo, alla Sua Famiglia di proseguire in ciò portando a compimento qualcosa cui Lui concretamente teneva.
Arrivederci, Alfredo! Che il Grande Architetto dell'Universo vegli sul Tuo Sonno Eterno!
Giuseppe Bellantonio
G.M.Emerito “Gran Loggia Nazionale Italiana-Comunione di Piazza del Gesù”


domenica 25 novembre 2012

STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE !

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Oggi, ancor di più che nel quotidiano, moltissimi sono impegnati nella valutazione di questo tristissimo ed annoso fenomeno.
Vecchio come il mondo, potrà dire qualcuno; tristemente ancora presente nella società, aggiungo io.
Autorevoli soggetti oggi dedicheranno le loro migliori energie, le loro più incisive parole per richiamare l'attenzione su questo fenomeno: concorrendo certamente a far acquisire una maggiore consapevolezza di quanto ciascuno possa fare per contribuire quantomeno ad arginare la violenza.
Oggi, al cospetto di autorevoli rappresentanti delle Istituzioni, viene presentata la "Convenzione NoMore!" che, proprio rifacendosi allo spirito delle raccomandazioni dell'ONU, intende porre basi concrete per il contrasto della violenza di genere.
In Italia ci sarebbe bisogno di dar corpo ad un unico testo di legge, coagulandovi le varie leggi che parzialmente trattino e contrastino questo triste ed inumano fenomeno.
Invito i Lettori a prendere visione del testo della Convenzione sul sito di www.nomoreviolenza.it ed a condividerla attreverso la sottoscrizione su convenzioneantiviolenza@gmail.com.
Sarà sufficiente un "aderisco" seguito dal nome di chi lo faccia.
Uomini, aderite anche voi numerosi: fate vedere che il termine "altra metà del cielo" non è solo espressione di prosa e poesia ma anche di concreta condivisione di tematiche sociali profonde ed importanti.
Un domani, potrebbe essere vostra figlia a ringraziarvi per questo atto di responsabilità.
Ma a margine di queste mie personali valutazioni, se ne affaccia un'altra: si parla molto della presenza della Donna in Massoneria e delle difficoltà che incontra nel manifestare questa propria propensione: subendo anche un ostracismo talvolta denso di immotivata ovvero eccessiva veemenza.
Una veemenza che oltrepassa ogni soglia di tolleranza e di civile confronto, di aperto dibattito.
Troverei interessante che Uomini e Donne che si inebriano nella concentrazione melodiosa e vitale di idealità profonde e concrete (diversamente, vorrebbe dire che sono amanti del "bla bla bla" ricco di orpelli e patacche) spendessero oggi  - e non domani, "a posteriori"! - giuste parole.
Esseri umani a favore di altri esseri umani. 
Giuseppe Bellantonio

venerdì 16 novembre 2012

"ADERENTI A CIRCUITI SIMIL-MASSONICI", "ISCRITTI" ALLA MASSONERIA, MASSONI: LE DIFFERENZE CI SONO, ECCOME !

Più di cinquant'anni fa - con il titolo di "Initiation et réalisation  spirituelle" - Edit.ns Traditionelles (Parigi) - veniva pubblicata postuma una raccolta di scritti di René Guénon, in uno dei quali si leggeva (traduco a braccio) che "la stupidità che si riscontra al giorno d'oggi in tanti uomini, potremmo dire nella più parte di essi, man mano che si generalizza e si viene ad accentuare la decadenza intellettuale propria del periodo di fine del ciclo, è forse una delle cose che troviamo più difficilmente sopportabili. A questa dobbiamo aggiungere l'ignoranza, o meglio ancora un certo tipo di ignoranza ad essa strettamente correlata: quella che, nell'assoluta non-coscienza di esser tale, si permette affermazioni tanto più temerarie tanto meno sa e concepisce, e che proprio per questo rappresenta un male irrimediabile per chi possa manifestarla".  
Credo che simili valutazioni, sempre attuali e dense di analisi e critica storico-sociale e filosofica - a prescindere dalle idee soggettive e quindi personali dell'Illustre Autore - non abbiano tempi e contesti specifici: sono valide comunque, a prescindere da tempo-luogo-contesto-situazione.
Questo preciso richiamo letterario mi è venuto alla mente apprendendo recenti fatti riportati dalla cronaca - peraltro non dissimili da altri che si sono verificati in passato, e purtroppo con un'impronta che potrebbe riproporsi in futuro -, ci riconducono a considerare come l'utilizzo del termine "massonico" sia divenuto veramente inflazionato.
Soprattutto perchè al termine non sempre si adatta la reale "qualità" dei soggetti, ma la sola loro apparenza: talvolta sostenuta da fatti riportati in modo frammentario, frettoloso, superficiale ed equivocabile.
Il che nuoce comunque alla totalità di quanti "siano, operino e si sentano Massoni, in modo corretto e trasparente": confuso com'è il grano con la gramigna.
Prova ne sia il crescente utilizzo del termine "massone" in modo spregiativo ovvero come qualificante comunque negativo di un soggetto o di un contesto: il che non solo ci porta alla solita, abusata e pessima abitudine italiota di "dare un'etichetta" a tutto ed a tutti (oserei dire: bollando e viziando fin dall'inizio una notizia, un'opinione, una valutazione. Così distorcendola), ma ci riconduce alle solite smanie "complottiste" che ciclicamente salgono a galla e vengono riproposte (guarda caso, quando la situazione socio-economica è tesa: quasi a voler stornare l'attenzione da tematiche più serie e sicuramente più attinenti la nascita e l'evolversi delle crisi).
Ma in special modo ci riporta a quei tristi tempi quando si cerca di aggredire chi possa avere idee ed opinioni (anche solo potenzialmente e specie se "libere", queste opinioni) diverse dalle nostre: si rammenterà quando dicendo "sei un prete" o "sei un gesuita" si indicava in modo non certo simpatico l'iscritto ad un certo partito politico, oppure quando dando dell' "ateo e mangiapreti" o peggio ancora del "senza dio" si indicava chi fosse iscritto a tal'altro partito, o parole di frequente  uso quali "catto-comunista" o "pretuncolo" o "bacia-pile" o quant'altro di concettualmente assimilabile.  Delle periodiche, stantie ma urticanti "cacce alle streghe" di antica memoria, che si affacciano pericolosamente nel contesto storico-sociale per colpire - questo è il mio parere - chi "pensa" e soprattutto chi "pensa in modo libero" al di fuori coercizioni ovvero schemi precostituiti.
Evidentemente, di pessima memoria e di un'acuzie di vetero-cultura oggi patiscono non solo quanti siano affetti da perniciosa povertà di idee, di parole e di concetti, ma anche certi "moderni" soggetti (arringa-popolo? mestatori?  aspiranti capo-branco? ) che continuano a parlare della Massoneria indicandola quale "società segreta".
Niente di più falso, niente di più sbagliato.
Cosa che evidenzia una pericolosa malafedee soprattutta una profonda ignoranza: della Storia e della sua evoluzione - non solo a livello nazionale -, dei mutamenti della società e degli usi-consuetudini-costumi, infine delle variazioni esiziali che la Legge ha prodotto nell'indicare le attività non sonsentite nè tollerate nel contesto delle associazioni.   In poche parole, non esistono "società segrete" e - ammesso e non concesso che possano esistere ovvero che potrebbero in seguito forse esistere - sarebbero immediatamente (e giustissimamente!) stroncate dalle Autorità.
Quanto a certe "discriminazioni" esercitate o quantomeno adombrate nei confronti di soggetti che non fanno mistero della loro regolare iscrizione a Logge massoniche regolarmente (in termini di Legge) operanti, ebbene che sia chiaro come non siano lecite: così come più volte sottolineato in sede di Corte di Giustizia e di Parlamento Europeo.   La violazione dei diritti del singolo Cittadino di poter liberamente e senza subire pregiudizi aderire a lecite  associazioni, è stata censurata e condannata.  
E' evidente, lapalissiano, che in ogni contesto - qualunque sia l'etichetta, il nome, il titolo distintivo che lo contraddistingua - esistano soggetti sani e soggetti avariati: per questo, esistono le Autorità competenti, piuttosto che non atteggiamenti o liste di proscrizione.  Il male, il crimine, il delitto, devono essere sempre perseguiti: a tutela di ciò che è sano. 
Ma se - in una indicazione/valutazione - si mescolano i soggetti avariati a quelli sani - o se preferite, i "peccatori" ai "santi" -,  non ne può che uscire una poltiglia odorosa sì ma non profumata: il che nuoce alla Verità. Quindi, io penso che chi ponga in essere un simile disegno, sia spronato da altre non dichiarate velleità e quindi da altri interessi: innominati o innominabili che possano essere.  Il malfattore va indicato per ciò che é e va censurato per ciò che "ha fatto" (non per ciò che "dicono" possa aver fatto, ovvero ciò che "non è provato" possa ver fatto). 
Tornando al tema del titolo: premesso che chi scrive non ha la minima intenzione di entrare nella specificità di singole situazioni - rapportandosi quindi alla complessità delle cronache ufficiali -, preliminarmente va sottolineato - se mai ve me fosse bisogno - che bene fanno le Autorità preposte ad utilizzare tutte le misure - tanto preventive che repressive - per contrastare e arginare situazioni valutate come contrarie alle Leggi vigenti.
In secondo luogo vale la pena di ricordare come i "veri Massoni"- ovverosia coloro che si avvicinano e aderiscono alle idealità muratorie studiandone e condividendone lo spirito culturale, simbolico e filosofico, la storiografia e le tradizioni specie quelle etiche e morali - siano "fedeli Cittadini dello Stato di cui per primi rispettano con scrupolo le Leggi, così divenendo esempio virtuoso nei confronti di coloro con i quali possano rapportarsi. Tale rispetto è estensivamente ricondotto alle Istituzioni dello Stato ed a chi le rappresenti, ad ogni livello". 
Questa è regola antica che, pur se con diverse connotazioni nei diversi testi/statuti/regolamenti (di cui ciascuna parte è responsabile per contenuti e applicazione) è ciò che avviene nelle corrette-libere-trasparenti associazioni massoniche.
E non può essere diversamente.
Se così non fosse, vorrebbe semplicemente dire che chi ha assunto comportamenti - o ha commesso fatti - di segno opposto, ossia "contrari alle Leggi dello Stato", non è massone: meglio ancora, potrebbe forse - ma, sottolineo, solo "forse" - esserlo stato in un momento iniziale, per poi deviare.
Altra regola aurea è che, premesso che non esiste nè può esistere "segretezza" e quindi "attività segreta" in qualunque associazione, specie se ti tipo massonico - aggiungo io -, può esserci oggi solo una naturale, minima "riservatezza" ma non dissimile da quella che può tutelare la privacy dei soci di una bocciofila o di una compagnia di recitazione o i soggetti morosi di un condominio, i cui nomi non possono essere oggetto di pubblicità o di listing. Salvo nelle opportune sedi. 
Da qui il dovere - anzi l'obbligo - per qualunque Massone degno di tale nome che venga a conoscenza di fatti che lo inducano a ritenere l'esistenza di situazioni contra legem, di attività - singole o meno - di tipo "segreto", ossia riconducibili al concetto di "segretezza", l'obbligo quindi di denunciarle alle Autorità.  Autorità che altro non è se non quel Magistrato superiore cui fanno espresso, puntuale, riferimento gli Statuti Generali del 1820-1821 adottati dalla più parte delle strutture massoniche in Italia (parlo, ovviamente, del testo originale e non degli adattamenti adottati strumentalmente da questo o da quel contesto).
Chi è l' "aderente a circuiti simil-massonici"? L'aderentre "segue da vicino una opinione, un'iniziativa oppure appartiene a  un'impresa costituita o ad un partito" (Devoto-Oli).  Relativamente a questo specifico contesto, per me l' "aderente a circuiti simil-massonici" è colui che per soddisfare proprie motivazioni ovvero esigenze, ritiene di soddisfarle, iscrivendosi ad un'associazione che spesso solo nominalmente intende riferirsi alla "massoneria" (nè più nè meno che una porta di ingresso ad un locale, sulla quale spicchi un cartello con tale indicazione: come se fosse una bottega) ma che in realtà la pratichi male o, peggio, non la pratichi affatto. A questo punto, il soggetto aderente per interesse, lì resta e cerca di trarre un proprio profitto personale : così soddisfacendo la propria motivazione/esigenza originaria.
Quindi, un iscritto carente di motivazioni idealistico-esoteriche o di studio, o di un qualche progetto di crescita interiore: solo un soggetto spinto da considerazioni mercantili e utilitaristiche che entra in contatto con altri suoi simili in un contesto che a questo punto potrebbe benissimo assumere qualunque altra denominazione - ma il ricondursi alla massoneria, di per sè offre una certa aura, un certo pur minimo credito, a priori -, comunque non disdegnando gli orpelli e i titoli altisonanti.
Anzi: in questi ambienti volano titoli e patacche di tutti i tipi.
Ora, chi è colui che definisco l' "iscritto" alla Massoneria? L'iscritto è "chiunque faccia regolarmente parte di un'istituzione o di un'impresa organizzata" (Devoto-Oli). Definizione sostanzialmente diversa da quella precedente, e le differenze sono fondamentali. Il soggetto può iscriversi per curiosità o perchè portato e quindi desideroso di approfondire, ma il fine è quello di frequentare secondo delle regole, delle norme, dei riti: dapprima "bussa" per poi - diciamo "forse" - essere ammesso nella struttura che l'ha attratto. Un'attrazione suscitata da fattori diversi e non sempre concatenati: per curiosità personale, per curiosità suscitata da impulsi pubblicitari, per dimensione, per ubicazione, per storia, per fatti di cronaca (ossia, vox populi), per composizione o altro. Si iscrive il più delle volte per vedere se ciò con cui entrerà in contatto è rispondente alle sue aspettative. Troppe volte la sfumatura tra i termini "aspettativa" e "interesse" è molto labile: ma l'iscritto tale è e difficilmente crescerà (nel senso iniziatico).
Per ultimo: chi è colui cui compete la definizione di "Massone"? Innazi tutto è un soggetto che ha percepito che il proprio "modo di essere", di concepire alcuni concetti fondamentali della vita, del quotidiano, del sociale, coincide con analoghe considerazioni espresse da altri soggetti da lui conosciuti. Anche questi percepiscono nel loro conoscente analogo sentire, e - se già iniziati - con le giuste parole gli fanno capire che, questa coincidenza di valutazioni e di atteggiamenti, può trovare coagulo - ma anche punto di partenza - nell'intraprendere insieme un percorso di studio, approfondimento ed analisi finalizzato ad una sana "crescita interiore" basata su concreti e specifici valori.  
Se è vero che anche qui esiste sempre la figura del "bussante", esiste una sommessa e discreta "tegolatura" preliminare ed una palese "tegolatura" successiva all'essersi palesati, entrambe utili e valutare concretamente - ma da ambo i lati, questo: anche il "bussante" deve valutare "dove" stia per essere ammesso, poichè egli si deve rispecchiare in questa realtà e lo specchio deve restituire la sua stessa immagine, senza distorsioni - se le motivazioni ed i presupposti abbiano basi più che concrete.     Dopo questa fase, il soggetto "bussante" viene "valutato per essere ammesso in Loggia" e quindi "accettato" da coloro che sono già colà praticanti: passaggi fondamentali, saltando i quali le basi da potenzialmente solide si trasformerebbero in traballanti fin dall'inizio.
Questo percorso è quindi un percorso di "formazione", attraverso il quale si giunge ad un miglioramento del "sè" - poichè l' "io" deve essere abbandonato all'entrata del Tempio -, tale da determinare l'acquisizione/l'accrescimento di qualità utili al punto da poter essere donate non solo ai propri  Fratelli - con i quali si "donano" e si "ricevono" identiche "ricchezze interiori" -, ma anche e specialmente al proprio prossimo.
Qui è la chiave di tutto.
Se non c'è "amore per il prossimo", non c'è sentimento di "fraternità", di "solidarietà", di "amore fraterno"; senza questo dono, senza questa caratteristica, senza questa qualità,  non c'è la "filantropia".
E così come recitano tutti i più antichi testi di muratorìa (la Massoneria delle Antiche Tradizioni, quella che personalmente ho battezzato "Massoneria delle Antiche Pietre" - alcuni elementi della quale coincidono anche con la Massoneria Moderna -) senza la "filantropia" non esiste la Libera Muratorìa ossia la Massoneria.
E se non esiste la Massoneria non possono esistere i Massoni, quelli "veri".
Aderente.
Iscritto.
Massone.
Qualità diverse per livelli di operatività interna e per responsabilità, sia interna che esterna.
Si farebbe quindi un favore alla Verità se, allorquando certe notizie devono essere diffuse, si specificasse meglio a che tipo di soggetti ci si riferisca, così da non fare di tutta un'erba un fascio.
Se a tutto questo volessimo aggiungere la coorte dei tanti "ex", ossia di quanti "in passato" avessero potuto "aderire" a qualcosa, o essere stati "Iscritti" a qualcosa, il discorso si fa più ampio.  Nelle eventuali malefatte di un "ex", non può essere coinvolto il pregresso contesto di appartenenza, salvo la palese prosecuzione - che può essere persino solidale o contigua, e comunque finalizzata - di rapporti effettivi e concreti.
Il Massone? Il "vero" Massone, colui che attraverso l'iniziazione di tipo rituale ha inteso solo perfezionato e formalizzato un proprio innato "modo di essere", anche se "ex" (ossia "già facente parte" di un qualche contesto) permane interiormentre nelle proprie qualità. Il "modo di sentire", il "modo di essere", restano: a dispetto di eventuali esperienze poco positive nel contesto associativo cui possa essersi iscritto.
Se quanto sopra indicato si adatta ai singoli soggetti, non bisogna trascurare i contesti cui essi possano riferirsi, in termini di appartenenza.
Chi è "aderente a circuiti simil-massonici" non si pone soverchie problematiche: i suopi interessi personali sono preminenti su tutto, e quindi non importa granchè saperne poco o niente di massoneria (a tutte lettere minuscole), come non importa granchè se all'interno si recitino-scimmiottino copioni a soggetto di tipo "simil-massonico" con il contestuale utizzo di un linguaggio parallelo: il "massonichese".
Gli "iscritti", a loro volta, si dovrebbero sì preoccupare se la struttura cui eventualmente aderiscono persegua una c.d. "politica gestionale" condizionata amministrativamente dall'esigenza di alimentarsi attraverso nuove "iscrizioni" o "regolarizzazioni" di soggetti di altra provenienza: perchè in una struttura simile la "quantità" diviene antagonista della "qualità", e gli iscritti dovrebbero preoccuparsene poichè le maglie della selezione forse potrebbero essere larghe mettendoli a contatto con potenziali fattori di rischio.
In una "grande" struttura formata da un complesso piramidale di soggetti, nel cui contesto il concetto di "delega" di funzioni apicali è molto rarefatto,  ritengo verosimile l'ipotesi che un "vertice" difficilmente possa essere pienamente a conoscenza della singola, eterogenea composizione della "base": nonostante tutte le misure di prevenzione che possano essere adottate.
La "vera" Massoneria non è idonea ad operazioni di "massa": la selezione è essenziale ancorchè opportuna, ed è stato sempre così.    Salvo quando operazioni più mercantili - aziendalmente, le potrei definire di "marketing" e di "recruiting" - hanno avuto la prevalenza, assumendo un ruolo rilevante, tanto da relegare in secondo piano gli altri aspetti fondanti delle "idealità libero-muratorie" e dei sani criteri di selezione.
 Ecco perchè a volte la confusione interna si riversa all'esterno, ed ecco perchè dall'esterno i comportamenti poco corretti e poco virtuosi di quelle che in definitiva sono delle "pecore nere" e quuindi "minoranze", coinvolgono maliziosamente e maldestramente la "maggioranza" dei buoni Fratelli, dei buoni e validi iniziati.
E potrete sempre essere certi che "questi" buoni Massoni nulla avranno a che vedere con gli altri che abbiano preferito "iscriversi" o entrare in una bottega "simil-massonica".
Lo stesso accadrebbe se qualcuno, leggendo quanto sopra, si permettesse di dire che si tratta di "utopie" di "roba  antica, vecchia, superata": oltre a dimostrare di non saperne, di Massoneria, dimostrerebbe di essere più dalla parte della lana che non della seta...
Se è vero che nel c.d. "mondo profano" ci sono forti turbamenti e pericolosi squilibri, è vero anche che i buoni Massoni - rigorosamente, al proprio interno: nella propria realtà assoluta e ricca di valori - non ne devono venire travolti: le passioni umane - con tutti i loro rischi - devono anch'esse rimanere fuori dal contesto iniziatico, ed i Fratelli - allacciati l'uno all'altro in una "catena d'unione" che esalta e moltiplica le Energie  migliori devono sentirsi parte di un insieme in grado di donare al Mondo il meglio di loro stessi.
Spero che la mia analisi, personale ma oggettiva, sia di stimolo per approfondimenti personali: la domanda "chi sono-con chi sono-cosa farò-dove andrò" è sempre valida.  
Ci sarà chi ancora si confonderà?

Giuseppe Bellantonio

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mercoledì 7 novembre 2012

ELEZIONI PRESIDENZIALI U.S.A.: IL GIORNO DOPO

Commentare i risultati elettorali delle Presidenziali U.S.A.? No, grazie: non mi compete, in questa sede, per il semplice  motivo che argomenti politici e religiosi non si addicono ad un contesto dove possano esservi relazioni con la Massoneria.
Un augurio, comunque, va al riconfermato Presidente Barack Obama, così come un attestato di stima va indirizzato al Repubblicano Mitt Romney: personaggio di rilievo e con un background rispettabile.
In ogni caso, ha vinto l'America.
Ed avrebbe sempre vinto la Nazione Americana anche nel caso in cui a vincere fosse stato lo sfidante Romney.
Le sfide sono innumerevoli, al pari delle difficoltà: ma tutto si può affrontare se c'è coesione, unione, solidarietà e specialmente lungimiranza di chi ha il potere di indirizzare e decidere.
Le elezioni hanno messo in  rilievo un'America che sta cambiando pelle, dove l'elettorato sta
maturando una profonda metamorfosi: sociale e sostanziale.
Stimoli nuovi, a mio avviso, per una Democrazia vitale e agile il cui Corpo Elettorale non si smarrisce certo dietro improbabili "pifferai magici" - se mai ve ne possano essere - e che ha il pregio di saper coltivare il proprio sogno.
Un indomito "Sogno Americano".
 
Roma,7 Novembre 2012
Giuseppe Bellantonio

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