Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Massoneria e società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Massoneria e società. Mostra tutti i post

martedì 9 agosto 2022

DELLA 'GIUSTIZIA MASSONICA'.

Sovente, è ricorrente il tema della 'Giustizia Massonica', specie là dove possano essersi determinati contrasti ovvero violazioni di un qualche rilievo alle norme disciplinari, all'interno anche di una sola, semplice Loggia.

Innanzi tutto, cosa deve intendersi con questo termine? È l'insieme delle disposizioni (d'ordine generale - a prescindere dalla singola entità organizzata, di solito emanate da un organismo centrale di riferimento - e d'ordine particolare - ossia riferite a ogni singola entità, Loggia o Gran Loggia che possa essere) che regolano sotto l'aspetto disciplinare-valutativo-repressivo l'azione e la tenuta di ogni Fratello nell'ambito della propria Loggia d'appartenenza, oppure della Grande Loggia cui la Loggia stessa possa fare vertice. 

Ovviamente, nel contesto degli organismi nati dopo la riforma del 1717 (nascita della c.d. 'Massoneria Speculativa' ovvero 'moderna') ciò che era valido in una Loggia si riverberava nella eventuale (nonché nuovo soggetto di riferimento socio-politico) Grande Loggia cui si aderiva. Prima di questa data le Logge operavano in piena autonomia e sovranità, indipendenza e discrezionalità: pur se i rapporti tra Logge erano frequenti e improntati a sentimenti di sentita e costruttiva fraternità.

La 'Giustizia Massonica' prevede delle classi di responsabilità, di 'colpa': dalle leggere alle gravi, con una scalettatura di reprimende, fino all'espulsione (ancor peggio se accompagnata da un dispositivo/rituale di 'Bruciatura tra le Colonne'; atto severissimo e gravissimo, quest'ultimo, che equivale a una condanna, consumata tra le fiamme, in un rogo, e quindi non solo 'definitiva', ma di per sé distruttiva/inceneritrice del condannato, cui sono dirette espressioni non certo simboliche né tantomeno benevolenti). Esiste quindi la formulazione di un'accusa (sempre formale, definita Tavola d'Accusa, con la citazione di fatti, prove e testimonianze); una obbligatoria quanto formale    notificazione all’accusato delle colpe attribuitegli con l'indicazione di data e luogo dell'avvio del relativo procedimento; lo speculare diritto di difesa riconosciuto allo stesso (che potrà esercitarlo per il tramite di un altro proprio Fratello, designato quale suo difensore. Alcune comunità - evidentemente più 'avanzate' - a fronte di accuse gravi o gravissime, peraltro articolate, prevedono che l'accusato possa anche farsi assistere da un legale esterno, 'profano', per meglio sostenere le proprie ragioni. E’ evidente che l’accusato possa produrre prove, testi e memorie a propria difesa, in un contesto dove è comunque previsto il contraddittorio). Nella formulazione di accuse, non è consentito l'anonimato: ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità.

Quanto precede per dare la giusta cornice al tema. Può sorgere un problema, ossia una conflittualità tra le norme 'interne' di una Loggia o Gran Loggia e quelle 'esterne' così come previste dalle norme di Legge – quelle ‘profane‘- in vigore? Vediamo meglio. 

Le norme di Giustizia Massonica sono interne e suscettibili di un sistema probatorio il cui impianto è diverso dal contesto esterno, nonché sostenute da livelli testimoniali - specie a difesa dell'imputato - che possono basarsi su elementi di natura e sensibilità diversa: non di rado, la 'Giustizia Massonica' si pronuncia in modo più 'garantista' riconoscendo all'imputato attenuanti o salvaguardie che il sistema giudiziario profano non prevede né riconosce (prediligendosi tuttora una visione che tende ad accusare, a priori: salvo poi il diritto dell’accusato/imputato di potersi difendere). Perfino casi di avvenuta condanna esterna – ossia ‘profana -, possono tramutarsi - a seguito di un'analisi diversa e persino più approfondita, svolta all'interno della Loggia/Gran Loggia di riferimento - in una assoluzione, ovvero in un netto alleggerimento della posizione dell'imputato. Così da non rendere necessaria ovvero automatica la sospensione e quindi l'allontanamento dell'accusato (solo per riferimento, vale anche qui il concetto dei tre gradi di giudizio profani, con - al termine - la possibilità da parte del vertice di applicare un provvedimento indulgente di 'perdono'/'grazia'. Che, in realtà, avviene raramente: cercandosi di evitare di costituire dei precedenti ‘condizionanti’). Ma potrebbe anche verificarsi che, al prosciogliersi di ogni accusa avverso l'accusato in sede profana, possa invece esservi una condanna in ambito interno, massonico, essendosi raggiunte 'prove' di tipo diverso e di maggiore o diversa rilevanza (soprattutto in riferimento agli atteggiamenti morali: il moralmente colpevole ha un grado di colpa non riconosciuto da un sistema giudiziario che condanna in base a fatti, a reati commessi). Non sussistono quindi automatismi, salvo l'ormai rituale 'sospensione' da ogni attività (ma anche carica e/o incarico) all'avvio di un qualche procedimento, ancorché formalizzato.

Andiamo ora alla specificità delle norme che regolano internamente la 'Giustizia Massonica', non senza ricordare che la totalità delle Norme e dei Regolamenti anche statutari sono accettati da ogni iscritto fin dall'atto della sua iniziazione (rientrano quindi nell'accettazione di norme di tipo contrattuale 'per adesione': ossia, che fanno parte di un qualcosa di già predisposto - e non negoziabile - che viene accettato senza riserve fin dall'adesione e quindi dall'ammissione nel sodalizio). 

Giurisprudenza costante ha sancito che le norme interne sono comunque prevalenti, salvo che non ledano apertamente o in modo conseguenzial rispetto a norme del Diritto Civile, norme di tipo penale scritte nelle Leggi dello Stato (reati patrimoniali, ma anche reati contro la persona, reati avverso i diritti dell'individuo, contro i diritti dei terzi, ecc.).  Nel caso in cui una Loggia che abbia il proprio Regolamento anche inclusivo delle norme di amministrazione della Giustizia Massonica, faccia vertice su una Gran Loggia, aderendovi, ebbene essa cessa di avere una propria giurisdizione interna totalmente autonoma e completa, facendo capo al coordinamento/guida della Gran Loggia cui ha aderito anche in materia di Giustizia (salvo che risulti in modo univoco che alla Loggia aderente sia stato concesso di mantenere la propria sovranità e autonomia, eventualmente disciplinando a parte ambiti e limiti delle autonomie stesse).

In parole spicciole: possiamo discutere e filosofare di tutto e su tutto, ma un ladro che si appropri di qualcosa nel contesto amministrativo-gestionale di una Loggia/Gran Loggia, può essere denunciato anche alla Giustizia Ordinaria, ancorché 'profana'. Ma, volendo approfondire, può esserlo anche quell'amministratore di 'Giustizia Massonica' che si sia prestato ovvero abbia imposto delle forzature a sfavore dell’accusato, facendo leva su favori personali e non (ovviamente, è necessario poter provare questo tipo di accuse).

A onor del vero, c'è da dire che nel tempo, anche la 'Giustizia Massonica' - al pari di Statuti, Regolamenti, Costituzioni e norme varie - ha subito modificazioni rispetto ai testi più originali: per lo più dettate dall'accortezza/furbizia da parte di chi presiede Loggia e/o Gran Loggia, nell’apportare dei ‘ritocchi’ per  fare della Giustizia Massonica uno strumento di maggiore deterrenza (a proprio vantaggio, specie verso possibili/potenziali oppositori/critici interni), così salvaguardando i vertici e l’entourage che possa eventualmente esservi. Non parliamo poi di quei casi-limite in cui la 'Giustizia Massonica' viene accantonata, per sfociare nella ricerca di un capro. E non è un caso che la nomina del Presidente e dei membri del Tribunale Ordinario (quello interno, per intenderci) è sempre riservata alla scelta del Gran Maestro o quantomeno al suo esiziale nulla-osta. Ovviamente, in questi casi-limite, di 'massonico' c'è ben poco, e la virtus massonica è prevaricata, persino inesistente: situazioni indegne dei nobili Ideali e delle più fulgide, Antiche, Tradizioni, dell'Arte Reale, carenti – nella fattispecie - di ogni valore etico e morale.

Non sono stati rari né isolati casi in cui, persino in sede di 'gran giurì' o 'giurì d'onore' convocati in sede di Grande Assemblea, i bizantinismi - e quindi le 'ingiustizie' - non siano mancati. Quindi, riassumendo, la 'Giustizia Massonica' interna è prevalente, fatto salvo la commissione di reati di forte (e quindi, preminente) rilevanza giudiziaria, penale, per dirimere i quali occorre fare riferimento diretto anche alla Giustizia profana. Va da sé che, proprio per la natura del contesto iniziatico di cui trattasi, le norme interne devono essere talmente ricche di correttezza, trasparenza e giudizio da renderle non permeabili a qualsivoglia critica: anche la più malevola.

È opportuno aggiungere qualcosa al testo di cui sopra. Purtroppo, non è raro il malvezzo di 'espellere' e persino 'processare' soggetti che da tempo - persino 'molto tempo' – abbiano lasciato, formalmente e persino in modo critico - il contesto dove operavano. In qualche caso, sono stati addirittura in essere 'cerimoniali' di 'bruciatura'. È evidente che simili situazioni fanno parte di quel pessimo modo di agire proprio di quella palude in cui si trovano certi contesti ‘se-dicenti massonici' ma che di massonico in realtà nulla hanno. Situazioni di questo tipo non solo sono moralmente, eticamente, iniziaticamente, massonicamente, censurabili ma possono dare adito a contestazioni in sede profana, poiché creano un vulnus concreto, andando a ledere il buon nome, lo 'star del credere' del Fratello verso cui si sono rivolti gli strali di quella che appare essere più una vendetta, una ripicca che non una forma di pseudo giustizia massonica.

Roma, 9 Agosto 2022                

Giuseppe Bellantonio

(testo corretto da refusi e omissioni in corso di trasmissione, per carenza di rete)

Avviso - Disclaimer 1

L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue:    1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica. 2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Avviso - Disclaimer 2

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori. Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal web, ciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito bellantoniogius@gmail.com al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa. L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo. Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.    


giovedì 31 agosto 2017

MASSONERIA ITALIANA: NIENTE STREGONI…


        … Ma normali terapie, interdipendenti e complementari tra di loro, gestite in modo energico e con ferma volontà.
        Questa nota segue il mio precedente articolo del  27 Agosto: motivo per cui invito quanti non lo abbiano già letto a farlo, prima di dar luogo alla lettura di questo.
Preliminarmente: è utile chiarire che il formulare proposte, ipotizzare soluzioni, non significa intendersi depositari di una qualche ‘verità’, assoluta o meno che possa essere. Talvolta dalle idee, dalle proposte, dalle ipotesi formulate, scaturisce un confronto e puoi quindi emergere altra e diversa soluzione.
In secondo luogo, nessun ‘purista’ ovvero ‘ortodosso’ può torcere il naso: attraverso il mio scritto, non viene messo in discussione il CONTENITORE (ossia, la Massoneria) ma viene affrontato, certamente secondo ottiche e prospettive diverse dalle attuali, il CONTENUTO. Ovverosia, al ‘come’, al ‘modo’ in cui si operi nel contesto del ‘contenitore’: ovviamente il ‘come’ riguarda i Fratelli tutti ed il modo stesso con cui gli stessi possano gestirsi ed essere amministrati, ovvero accettare di essere gestiti e amministrati.
La presente, proseguendo i concetti espressi in precedenza, entra nel merito di alcune delle terapie ritenute necessarie.  Qualcuno potrà pensare che siano cose ‘banali’, quelle che leggeranno di seguito elencate; qualcun altro potrà sorridere, con leggerezza ma anche superficialità.
Di seguito le disposizioni più caratterizzanti, peraltro persino ovvie, contenute in quella che si intende debba essere la Regola ad uso dei primi Tre Gradi dell’Ordine Simbolico.
-      Innanzi tutto, tutti dovranno esplicitamente accettare di seguire le norme della Regola come pure quelle dello Statuto associativo, adeguandovisi per patto espresso.
-      Neofiti e Iscritti dovranno possedere – e soprattutto, mantenere -  i requisiti di cui allo Statuto: segnatamente, correttezza profana e massonica e lontananza da problematiche legale/giudiziarie. La presenza di un Codice Etico non potrà che agevolare.
-      I Tre Gradi Simbolici dell’Ordine Simbolico sono quelli di cui alle norme del Corpo Azzurro degli AA\LL\AA\MM\ operativi poi nel più generale ambito del R\S\A\A\. Ciò non toglie il possibile collegamento con altri e diversi Riti seriamente costituiti e operativi: ferma restando, in tale evenienza, la pratica obbligatoria di quello Scozzese Antico Accettato.
-      I Gradi Simbolici amministrati dalla Gran Loggia sono:                                       I°      Apprendista                                                                               II°   Compagno d’Arte (ma dopo min. tre anni di permanenza nel Grado di Apprendista)                                                                                      III°  Maestro (ma dopo min. tre anni di permanenza nel Grado di Compagno d’Arte)
-  Rinnovata importanza al c.d. compagnonaggio, con incremento del portato dell’importante figura del Compagno d’Arte.
-      Tanto per i Neofiti - preliminarmente all’acquisizione del I° Grado - che per quanti abbiano a regolarizzarsi – preliminarmente all’eventuale riconoscimento del Grado precedentemente acquisito – dev’essere previsto un periodo di transito in una Camera di Orientamento e Approfondimento nel cui contesto vengano impartiti insegnamenti nelle varie discipline a noi utili ovvero per noi propedeutiche alla nostra attività.    Il passaggio in detta Camera dovrà prevedere 3 (tre) livelli, ciascuno della durata di un anno: alla fine di ciascun periodo di permanenza gli interessati dovranno sostenere delle prove pratiche tese a valutare obiettivamente il livello di preparazione e le capacità espressive via via conseguite/maturate, come pure una migliore valutazione e il permanere stesso delle reali intenzioni e motivazioni che hanno fatto bussare i soggetti.  In questa fase di apprendistato preliminare – il cui fine è quello di consentire a tutti la frequentazione tra Fratelli con buon livello di cultura massonica –, ad ogni passaggio di livello, ai Neofiti verrà consegnata a cura della Camera un Attestato. Il mancato conseguimento, comporterà un prolungarsi dei tempi di studio ovvero la cortese comunicazione all’Aspirante della sua non propensione per iniziare un percorso iniziaticamente valido. Per quanti abbiano a regolarizzarsi – comunque, preliminarmente all’eventuale riconoscimento del Grado precedentemente acquisito – è prevista la (discrezionale: bisogna prima parlare e dialogare con il soggetto) riduzione ad almeno un solo anno del loro transito in detta Camera.
-      Gli Aspiranti Apprendisti, nel corso dei loro studi dovranno approfondire ovvero costituire solide basi della loro cultura nelle seguenti discipline: FILOSOFIA; STORIA DELLA FILOSOFIA; FILOSOFIA: ORIENTE E OCCIDENTE SI INCONTRANO;STORIA DELLA CIVILTA’ E RELIGIONI: L’OCCIDENTE; STORIA DELLA CIVILTA’ E RELIGIONI: L’ORIENTE; STORIA DELLA CIVILTA’ E RELIGIONI: LE AMERICHE; STORIA DELLA CIVILTA’ E RELIGIONI: L’AFRICA; STORIA DELLA CIVILTA’ E RELIGIONI: L’EUROPA; LA COMUNICAZIONE NEI TEMPI; I DIVERSI METODI ED I LIVELLI DI COMUNICAZIONE; PSICOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE; COME CAPIRE, INTER-LIGERE, DESTRUTTURARE E INTERPRETARE CORRETTAMENTE UN TESTO SCRITTO; I TESTI SACRI; PERCHE’ LA BIBBIA; IL SENSO DELLA VITA; PATHOS E THANATOS: IMAGO VITAE, IMAGO MORTIS; C’E’ VITA OLTRE LA VITA?; LA VITA OLTRE LA MORTE; IL MONDO SIMBOLICO: LE VARIE TRADIZIONI E LORO ASPETTI INTRINSECI; LA MASSONERIA DELLE ANTICHE PIETRE; IL CAMMINO TRA INIZIAZIONE ESOTERICA E PERFEZIONAMENTO; IL CAMMINO DI PERFEZIONE: DALL’IO AL SE’; LA SAPIENZA PRECRISTIANA; PROFETI E GRANDI INIZIATI TRA OCCIDENTE E ORIENTE; IL MEDIOEVO; IL MEDIOEVO: I PRIMI ORDINI ED I MONASTERI; FEDE E MISTERO; LE DISCIPLINE DI RILASSAMENTO CORPOREO E MENTALE; FLORITERAPIA DI BACH, AROMATERAPIA, CROMOTERAPIA; ALIMENTAZIONE E SALUTE: IL CIBO COME MEDICINA PER DEPURARE MENTE E CORPO; ANTICA CIVILTA’ EGIZIA; ANTICA CIVILTA’ GRECA; ANTICA CIVILTA ETRUSCA; ANTICA CIVILTA’ ROMANA; LE ANTICHE CIVILTA’ D’ORIENTE DALLA MESOPOTAMIA ALL’INDI; LE ANTICHE CIVILTA’ SCOMPARSE, TRA LEGGENDA E REALTA’: COSA CI E’ RIMASTO?; CORPORAZIONI, GILDE, LIBERA MURATORIA, ARTE REALE, MASSONERIA: PRIMA E DOPO IL 1717;  CHIESA E MASSONERIA: L’ANALISI DELLE POSIZIONI; CHIESA E MASSONERIA: I PERCHE’E LE RESPONSABILITA’  DI UN NEQUIVOCO CHE DURA DA CENTINAIA DI ANNI; POLITICA MASSONICA: IL CORRETTO MODO DI INTENDERLA ED APPLICARLA; MASSONERIA POLITICA: UN’ERESIA STORICA E CONCETTUALE; ILLUMINISMO, UMANESIMO, RINASCIMENTO, TRADIZIONE INIZIATICA; LE VARIE AGGREGAZIONI DI TIPO MASSONICO E PARAMASSONICO NEL MONDO; COS’E’ LA REGOLARITA’ IN MASSONERIA; I RITI: COSA SONO E COSA RAPPRESENTANO; I RITI IN MASSONERIA; IL MASCHILE ED IL FEMMINILE NEL MONDO INIZIATICO ANTICO E MODERNO; IL MASCHILE ED IL FEMMINILE IN MASSONERIA: AMBITI, LIMITI, INTERESSI E PROGETTI COMUNI; IL TEMPLARISMO; I ROSACROCE; GLI ORDINI CAVALLERESCHI: LORO INFLUENZA NEL MONDO MASSONICO E VICEVERSA; UNIVERSALITA’ E UNIVERSALISMO; IL SIMBOLISMO MASSONICO: LE ORIGINI E LE CHIAVI DI LETTURA; IL SIMBOLISMO E LE ANTICHE PIETRE; COSA SIGNIFICA ESSERE UN INIZIATO; OBBLIGHI E DOVERI VERSO LA PATRIA, VERSO LA SOCIETA’ E VERSO I PROPRI FRATELLI; CAPIRE L’ESSENZA DEI RITUALI SIMBOLICI NEI TRE GRADI; ATTUALITA’ OPERATIVA NEI RITUALI SIMBOLICI DEI TRE GRADI; CAPIRE LA FILOSOFIA ED IL SIMBOLISMO DEI GRADI RITUALI SCOZZESI; ATTUALITA’ OPERATIVA NEI GRADI SCOZZESI; LA TRADIZIONE: COSA E’, COME SI IDENTIFICA, COME SI VERIFICA, COME SI DISTINGUE IL VERO DAL FALSO, COME SI VIVE; LA RICERCA, L’ANALISI ED IL RIGORE STORICO; ESOTERISMO Ed EXOTERISMO; SETTE, POLITICA E AFFARI: MASSONERIA O ANTIMASSONERIA?; LIBERTA’; UGUAGLIANZA; FRATERNITA’; MENTE; BELLEZZA; BENE E MALE; ARTE E SCIENZA; IL SENSO DEL LINGUAGGIO; PASSIONE; VIOLENZA; PENSIERO; POTERE; LAICITA’ E LAICISMO; LE DOTTRINE COERCITRICI DEL LIBERO PENSIERO; FELICITA’; FIDES ET RATIO; LA CORRETTA COMUNICAZIONE MASSONICA; MASSONERIA MODERNA, MASSONERIA POST-MODERNA, MASSONERIA NEL FUTURO; ALLA SCOPERTA DEL  RUOLO SOCIALE DELLA MASSONERIA MODERNA; COS’E’ E COME OPERA LA MASSONERIA DI PROSSIMITA’; L’ESSENZA DELLA MASSONERIA SPIEGATA AL POPOLO ITALIANO; STORIA DELLA MASSONERIA ITALIANA; COME INFORMARSI CORRETTAMENTE ATTRAVERSO IL WEB (nel loro particolare percorso, gli Aspiranti Apprendisti saranno sempre seguiti da uno o più Maestri; l’elencazione che precede non segue aggregazioni tematiche e gli studi potranno annoverare anche altre e diverse tematiche suggerite dalle esigenze).
-      Nel contesto generale, oltre alle normali Logge, ve ne possono essere con propensione ad un percorso particolare.  Possono essere previste quindi Logge di Studio, ma anche delle Logge di Adozione.  Le prime sono caratterizzate da un corso particolare dei Lavori, improntati allo studio ed all’approfondimento di tematiche significative sotto il profilo storico, etico, filosofico, morale e iniziatico (lo studio è rivolto per lo più alle materie sopra indicate, ad un livello più profondo); vedranno riuniti solo Compagni e Maestri; potranno avere un rituale ad hoc, molto più snello, per favorire un maggior lasso di tempo da dedicare alla trattazione dei temi. Sulle seconde, vale la pena di avviare un discorso: esiste un mondo iniziatico femminile, cui peraltro va riconosciuta pari dignità con quello maschile, che, a 300 anni di distanza dal fatidico e ‘moderno’ 1717, palesa prepotentemente esigenze operative cui vanno riconosciute onorabilità e rispetto. Sono contrario, come altri Illustrissimi Autori e Massoni, all’operatività c.d. mista, e non per partito preso. Donna e Uomo hanno diversità, pur nella complementarietà dei ruoli e della stessa quotidianità, fisiche, biologiche, chimiche, che tutti gli studi accademici hanno posto sempre più in rilievo e che soprattutto le neuroscienze, negli ultimi quindici anni, hanno trattato in modo sempre più penetrante. L’insieme di queste differenze, si ripercuote su tutte le funzioni dell’uno come dell’altro sesso: dalla formazione del pensiero ai processi che presidiano il ragionamento, le reazioni, le propensioni, ecc. ecc. La Donna, in Massoneria, ha sempre vissuto di una luce ahimé riflessa, sempre operando per concessione maschile e quindi adattandosi, adattando i testi esistenti alla propria volontà di operare: in poche parole e per condensare il pensiero, delle attrici hanno recitato ruoli scritti per interpreti maschili. Da qui le forzature, e la frequentissima mutazione in storture interpretative, dando così il destro alla formazione di severe irregolarità e irritualità, cui cadevano e cadono entrambi gli interpreti: Fratelli e Sorelle. Ma proprio gli studi scientifici hanno dato l’opportunità di confermare di parte di una mia vecchia teoria; noi, nel Tempio, operiamo su una base energetica molto forte: ma queste energie, scientificamente, scorrono, si direzionano e si indirizzano diversamente nella Donna piuttosto che non nell’Uomo, e viceversa. Cosa producono i nostri Lavori nel Tempio (e la ‘Catena d’Unione’ ne è evidente esempio)? Producono lo sviluppo di energie (qualcuno le chiama anche vibrazioni, ecc. ecc.: ma si tratta sempre di energie), le quali percorrendo infinite volte la struttura, si incontrano si intrecciano, si sedimentano, e spesso si deteriorano. Esse energie vanno a costituire quel portato noto con il nome di eggregore.  Ma se lo sviluppo energetico di menti ed animi maschili produce un portato strutturalmente diverso da quello femminile (e viceversa) non abbiamo una finalizzazione comune e potenziata dal concorso di entrambi nei Lavori: anzi, nella realtà, si formano eggregore diverse, non si sa quanto complementari l’una all’altra ma certissimamente diverse. Anzi, non solo a mio modo di vedere, talvolta persino conflittuali (ossia: non si potenzia, ma si depotenziano entrambe, o se ne potenzia una che infiacchisce e cannibalizza l’altra) tanto nello scorrere dall’uno all’altro dei presenti, che nel percorrere il Tempio per così permanervi. Spiegato perché chi pratichi la c.d. ritualità mista non solo non operi correttamente e irritualmente, ma operi persino vanamente sotto il profilo iniziatico (sottolineo: in quanto non riesce a produrre energie positive concomitanti, finalizzate e perduranti), resta da spiegare perché in molti indulgano in tale pratica. Ebbene: c’è chi lo fa per una consuetudine acquisita di cui non sa più fare a meno; c’è chi lo fa per una sorta di piacevolezza dello stare insieme; c’è chi lo fa per fare numero e quindi rinfoltire le proprie colonne altrimenti sguarnite; c’è chi lo fa invece per utilità e quindi perché l’interesse pratico ha la prevalenza, al di là di ogni filosofare. Un eminente personaggio, ai vertici di un folto gruppo misto, anni fa mi disse: ““..sì hai ragione, sono consapevole che non lavoriamo correttamente, ma noi per reggerci finanziariamente abbiamo bisogno delle donne, che da noi rappresentano circa il 60% dell’insieme e che sono brave ad attrarre anche altri Fratelli’’’. Ogni commento, è quindi superfluo.                             Occorre quindi che la presenza femminile in una Loggia massonica trovi idoneo e dignitosissimo spazio: non con modalità surrogate tout-court a quelle maschili. Sempre se si vogliano fare le cose in modo realmente corretto: diversamente… c’è chi farà spallucce, proseguendo come ha fatto finora… e come continuerà a fare, anche se a parole si lamenterà di quanto male vadano le cose.                                                         Ma che costui o costei sappia: la sua non è vera Massoneria, ma è simil-Massoneria (luccica… Ma non è oro… lo sembra… ma è solo ‘oro di Bologna’).                                                                                          Ciò utilmente chiarito, sono tra gli assertori che una soluzione, in un contesto iniziatico regolare ancorché moderno, ancorché post-moderno, ancorché 5G, vada indubbiamente seriamente enucleata. Fratelli e Sorelle potranno chiaramente sviluppare, ciascuno nella propria sovranità ed autonomia, collaborando e cooperando sui reciproci piani di lavoro, unendosi nella promozione di iniziative assistenziali, benefiche e filantropiche.                                                            
-      Pur lasciando libertà, nella scelta del proprio titolo distintivo, si suggerisce alle Logge di adottare denominazioni riconducibili al simbolismo, all’esoterismo, alle Tradizioni iniziatiche in genere. Ciò, per evitare il ripetersi dell’utilizzo di nomi che – pur se riferentisi a Massoni noti ovvero illustri -  si ripetono all’infinito, in più contesti tra loro persino opposti.
-      Si lavora con la clamide: i colori della stessa sono riferiti alla particolarità della Loggia. Sempre con eventuali motivi/bordature in oro.
        Come avrete notato, niente di così trascendentale o di impossibile.
Salvo… un elemento, un ‘ingrediente’, particolare.
Già! Perché c’è un ingrediente per così dire speciale: e questo è il collante che deve formarsi per amalgamare le varie fasi della cura.
Un collante… Ma cosa potrà essere mai?
Una sorta di magico brodo primordiale che possa conferire straordinari poteri ad elementi dapprima mescolati solo alchemicamente?
Forse un’antica formula evocativa scovata decifrando antichissime tavolette d’argilla scovate in un anfratto sulle rive dell’Indo… o un’invocazione tenebrosa scritta con il sangue del Faraone Nero su un antichissimo papiro d’Egitto, scoperta su una bancarella di un suk a Il Cairo?
Ma no!
Semplicemente, il collante di tutto, quello che dà qualità e sapore (e quindi, riferito ai Fratelli, il piacere ed il gusto dello STARE e del FARE), non potrà che essere tutto l’articolato della Regola: ossia del complesso di norme che regolano le attività interne, ivi inclusa una sorta di avviamento alla corretta conoscenza soprattutto della Storia, ma anche e soprattutto dell’ ‘impronta’ del Gruppo che opererà: ossia, ciò che ‘esso è’ e di ciò che esso ‘non è, cosa è giusto attendersi da questo e cosa no.
E soprattutto cosa si devono aspettare i Fratelli in Loggia, tra l’apertura dei Lavori e la loro chiusura: non il poco o il niente, ma attività iniziaticamente, culturalmente e speculativamente concreta.
Se c’è tutto questo, gli Operai hanno lavoro per anni, senza farsi venire il mal di testa perché – come accade di ascoltare più spesso di quanto non si possa pensare – non possano dire che ‘non si fa niente’, o ‘ma che facciamo, dove si va? Che obiettivi abbiamo’. Fratelli di Loggia – semplici Fratelli di Loggia, direi - che si spaccano la testa, chiedendosi – ma soprattutto chiedendo – ‘ma dove si va?’
Decisamente protagonisti e vittime di un errore di fondo: hanno scambiato la Massoneria per un tour operator, e chi li ha mal tegolati, mal accettati o tollerati solo perché paganti, i cattivi Maestri, hanno ancor superiori responsabilità.
Ecco meglio spiegata, nelle sole nove righe che precedono, la radice del male della Massoneria Italiana attuale.  
Ma anche il rimedio.

Roma, 31 Agosto 2017                            Giuseppe Bellantonio


Disclaimer / Avviso 1
L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue: 
1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.
2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori. Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal webciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito giuseppebellantonio@infinito.it al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa. L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.

Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.   

sabato 10 dicembre 2016

SOLILOQUI DI NATALE

L'Ill.mo e Risp.mo Fratello Virgilio Gaito - già unanimemente apprezzato Gran Maestro del GOI - lo scorso anno aveva avuto la cortesia di inviarmi una nota nel cui contesto evidenziava con enfasi le grandi qualità - descrittive e di contenuto - del grande Fratello Giovanni Papini.
Ebbe così a segnalarmi i 'Soliloqui di Natale' scritti da Giovanni Papini, che qui ripropongo ai miei Lettori, certo che sapranno trarre dalla loro lettura quegli elevati insegnamenti ivi soffusi con sublime maestrìa dall'Autore, peraltro particolarmente evidenti in questo periodo natalizio.
Buona lettura e ancora grazie al Gran Maestro Virgilio Gaito per la fraterna amicizia che mi riserva, e per la stima - peraltro assolutamente reciproca - con cui si compiace di discettare con me dei temi a noi iniziaticamente ed esotericamente cari, mai tralasciando di ricordare i contenuti e l'esempio nell'opera degli Alti Spiriti che ci hanno preceduti nell'arduo percorso terreno, non quella grande eredità storico-iniziatica lasciataci dal compianto Gran Maestro Francesco Bellantonio, la cui eccellente Figura è ad entrambi molto cara. 
Buona lettura, quindi.
Roma, 10 Dicembre 2016
Giuseppe Bellantonio


GIOVANNI PAPINI
 Soliloqui di Natale


IL LOCANDIERE


Anche se mi fosse rimasta una camera libera, non l'avrei data davvero a quella coppia lì.
Gente sospetta. Hanno detto di essere marito e moglie, ma io non sono nato ieri e non me la danno ad intendere.
Lui è troppo vecchio e lei è troppo giovane. E siccome è incinta …
Forse è il padre che l'ha portata via dal suo paese per sfuggire lo scandalo.
Ma il mio è un albergo onorato e qui non voglio parti clandestini.
D'altra parte non mi pare che la tratti come figliola. Quel vecchietto la guarda come fosse una cosa santa e quasi con riverenza.
Forse un servitore fidato che s'è preso questa bella incombenza... In ogni modo marito non è.
E lei con quell'aria innocente e casta come se non si vergognasse di nulla....e dev'essere agli ultimi giorni.
Quando si dice le apparenze… Vai a fidarti delle donne! Pare una verginella e sta per essere madre. Alla larga!
E poi, come se non bastasse, puzzano di miseria lontano un miglio. E in casa mia poveri non ne voglio.
Sarebbero capaci di piantarsi qui per un mese, colla scusa della partoriente, e alla fin del salmo sentirsi dire che non hanno abbastanza denari per pagare il conto. Se fossero arrivati con dei bei vestiti e colla borsa pregna forse un posticino l'avrei potuto trovare anche per loro.
Il garzone poteva andare a dormire a casa dei suoi fratelli, per qualche notte...
Quando c'è l'oro di mezzo tutto s'accomoda. Ma lì non c'è bene.
Lei ha un vestitino alla buona che mi vergognerei di metterlo alla mia moglie e lui un mantelluccio liso che deve aver più anni di chi lo porta.
E c'è il pericolo che gli urli di lei e i pianti del bambino dessero noia agli altri viaggiatori.
Bel sollievo trovarsi l'albergo vuoto per colpa di due vagabondi misteriosi!
Assicurano che son galilei, ma il proverbio dice che dalla Galilea non può venir nulla di buono.
Ho fatto proprio bene a mandarli via! Un buco in qualche posto lo troveranno di certo, prima che sia notte.




IL PADRONE DELLA STALLA

Ormai ho detto di sì ma quasi quasi mi pento …
All'albergo non li hanno voluti, non sapevano dove batter la testa...
Son debole: mi son lasciato commuovere, specialmente da lei, con quel viso umile eppur appassionato, con quegli occhi di bambina venuta da un mondo più chiaro del nostro.
E sembra che porti un gran segreto stretto al petto come un'altra porterebbe un mazzo di fiori.
Così innocente, candida, pura che pare impossibile debba partorire da un momento all'altro...
Non ho avuto il coraggio di mandarla via, di notte, in quello stato: forse ho fatto male ma non c'è più rimedio.
Si son seduti nella stalla, in silenzio; come se pregassero senza parole o aspettassero un miracolo.
Anche il vecchio pare una persona per bene. Assiste quella donna con tanti riguardi come se lei fosse una regina e lui un signore diventato uno schiavo.
Non capisco nulla. Girano il mondo soli, senza un servitore, senza una donna che possa porgere aiuto a questa fanciulla che sta per soffrire...
Come mai saranno partiti proprio agli ultimi giorni della gravidanza? Portare quella poveretta per le strade, in questo mese freddo, e in quelle condizioni, non è da uomo di giudizio. Insomma non ho avuto il coraggio di mandarli via sconsolati.
La stalla è vecchia e sudicia ma per lo meno hanno un po' di tetto sopra il capo e le bestie un po' di caldo lo fanno.
Anche se ho sbagliato l'ho fatto a fin di bene: il Signore non mi castigherà.
Mi son sentito come spinto da una voce dentro a ospitare questi due poveri spersi.
E anche il Libro comanda d'albergare i pellegrini abbandonati.
Dio voglia che tutto vada a finir bene per loro e per me!




IL PASTORE RIMASTO INDIETRO

Che furia, i miei compagni, appena hanno parlato con quei giovani sconosciuti!
Io son più vecchio e non posso correr come loro ma, in compenso, conosco il mondo un po' meglio di loro.
Chi saranno quei giovinetti luminosi? Qui nel paese non si sono mai visti. Dunque son forestieri e dei forestieri bisogna fidarsi fino ad un certo punto.
Metteteli alla prova, interrogateli... Nossignori! Questi miei compagni, subito, alle prime parole hanno alzato le braccia come ali e son corsi via come il vento.
Quei giovani, per dir la verità, non parevano neanche uomini come noi. Eran tutti illuminati nel viso e nelle vesti, senza che si potesse capire da che parte veniva il lume. Lanterne in mano non l'avevano, il fuoco era spento e la luna non c'è. Eppure sembrava che avessero dinanzi un braciere più che ardente.
Potrebbero essere spiriti del Signore, ma potrebbero anch'essere fantasmi o, peggio che mai, demoni che giran di notte.
Invece questi pecorai sono stati lì a bocca aperta ad ascoltare e hanno issofatto bevuto ogni cosa. E cosa hanno saputo? Che laggiù, in quella grotte, è nato un Re. Ma, per quanto ho imparato nei settant'anni dacché sono al mondo, i re nascono nei palazzi delle città e non già nelle greppie, in mezzo al sudiciume degli animali.
E pare che questo Re sia nientemeno che il discendente di David e il figliolo di Dio.
Ma il nostro Adonai, ch'io sappia, non ha figlioli: è il Signore unico, creatore del cielo e della terra, e non vi sono altri dei fuor di Lui.
Quanto alla famiglia di David, dopo mill'anni e più, ho paura che non ci sia rimasta sulla terra neanche l'ombra.
E quelli corrono come pazzi inseguiti per andare a vedere il miracolo.
Eppure voglio andare anch'io laggiù: non si sa mai..



LE PECORE LASCIATE SOLE


Ci hanno destato con quella luce che non era né sole né fuoco e poi son fuggiti via.
Non si sa dove, non si sa perché. Se lo sapesse il padrone! Perché abbandonarci, proprio a quest'ora, in questo buio?
Ci avessero lasciato di giorno meno male! Si poteva entrare, almeno, in quel campo di grano laggiù e levarsi la voglia.
Quando è giorno guai ad accostarsi: ci cacciano via cogli urli e coi bastoni. E bisogna contentarsi dell'erba rada che si nasconde, col freddo, tra i sassi e a volte ci buca i labbri. Ora, benché i guardiani siano scappati, dal chiuso non si può sortire e non c'è speranza di pascoli proibiti. Bisogna star qui a tremare, un po' dal freddo, e un po' dalla paura. Ci badano quando c'è il sole, che nessuno s'accosta, e ora che il mondo è tutto nero e ci son tanti pericoli, i nostri aguzzini sono spariti.
Eppure è proprio di notte che posson venire i lupi, gli sciacalli e tutti i nostri nemici. C'è da ritrovarsi sgozzate in un battibaleno da quelle bestie cogli occhi rossi e senza misericordia. Oppure i ladri ci posson portare via i figlioli e venderli chissà dove. Il tutto per colpa di questi pastori ammattiti che sono andati via di corsa per dar retta a quei giovani rilucenti. Bel modo di fare i guardiani! Ci picchian di giorno e ci lascian senza difesa di notte! Gli uomini si danno l'aria di essere chissà cosa e poi perdono la testa ad un tratto.
Noi ubbidienti, noi buone, noi zitte – e poi ci ricompensan così!
Ora poi che siamo sveglie si sente il corpo mezzo vuoto che mugola – ieri s'è trovato poco da pascere – e chi riesce a ripigliar sonno?




LA LEVATRICE


Perché son venuti a chiamarmi, nel cuor della notte, se non avevan bisogno di me?
Il vecchio arriva, bussa alla porta come se volesse buttarla giù, si raccomanda, mi fa scendere dal letto caldo, e mi racconta che la sua sposa sta per sgravarsi e che non ha nessuno per assisterla. Io, ingenua, mi fo persuadere a gli vo dietro. Credevo che fossero in casa di parenti o almeno alla locanda. Invece mi porta a una stalla fuor del paese, lontana, mezza diroccata. Si ferma, e dice: è qui.
Io non volevo neanche entrare perché non sono avvezza a mettere i piedi nello stabbio. Le mie clienti son tutte signore, le prime signore di Betlemme. E questa donna, se alloggia in una stalla, dev'essere una sciagurata, una fuggiasca, forse una peccatrice che si nasconde. 
Nonostante mi feci coraggio ed entrai. Ormai ero arrivata fin lì e forse c'era da buscare un siclo, benché il vecchio avesse tutt'altro che l'aspetto d'una persona di mezzi. Ma quando fui là dentro cosa vedo? La mamma tutta calma e placida, seduta vicino alla greppia, come se non fosse accaduto nulla. E là dentro, nel fieno, un bel maschio che mi guarda negli occhi e che illumina tutta la stanza.
E allora? Dico io. Che sorprese son queste? Come mai mi avete strappato di casa mia, dove sognavo tanto bene, s'è finita ogni cosa?
Loro, l'uomo e la donna, si guardano e non mi rispondono. Finalmente riesco a sapere che quella giovane ha partorito senza strazio, senza fatica e sola, senza l'aiuto di nessuno, mentre il vecchio cercava di me.
Non ho potuto resistere alla rabbia e mi sono sfogata con tutti e due quanto m'è parso. Ma la donna era tutta incantata intorno al bambino e il bambino pareva che mi sorridesse, quasi per calmarmi.
Il vecchio ha tentato di mettermi in mano qualche moneta, ma io non ho voluto nulla e son venuta via sbatacchiando l'uscio. Quelle non son persone come le altre, e non voglio neanche toccare i loro denari. Posso sbagliare ma qui sotto c'è qualche stregoneria. Non s'è mai sentito dire che una donna partorisca a quel modo, senza dolori e senza soccorsi.
E quel figliolo che fissa la gente come un uomo! E poi farmi alzare a quest'ora, con questo vento ghiacciato, e per arrivare a cose fatte!
Domattina, appena giorno, voglio raccontar tutto al centurione.
E io non son più io se non li fo andar via da Betlemme, codesti vagabondi ignoranti.



IL TOPO NEL MURO


Ho bell'e visto: stanotte si digiuna.
Aspettavo a gloria che si facesse buio per uscir dal mio nascondiglio e procacciarmi il desinare quando è cominciato ad arrivar gente e si son messi a far luce, a discorrere, a muoversi di qua e di là. C'è una donna con un bambino, un vecchio che li accompagna e per di più i pastori che stanno da queste parti.
Son uomini, dunque persecutori della mia razza e non è il caso di farsi vedere. Mi tocca star qui, tra queste due pietre smosse, a spiar quel che succede.
E sì che mi sento venir meno dalla fame. Speravo di trovare qualche minuzzolo di pane cascato oggi al contadino e un po' di chicchi di grano rimasti tra la paglia, come l'altre notti. Ma non c'è scampo.
Sortire di qui non mi conviene. I pastori hanno acceso il fuoco e ci si vede come di giorno. Appena mi scoprono mi schiacciano sotto le scarpe ferrate. Cosa stiano a fare qui dentro non si sa. Di solito, la notte, non c'è che il bove e l'asino e di loro non ho paura. Direi quasi che siamo amici, benché sian tanto più grossi di me.
Questi mandriani stanno lì intorno alla mangiatoia, con gli occhi spalancati, come se adorassero quel bambino ch'è nato ora.
Cosa ci sia da far tante meraviglie e tante feste Dio solo lo sa.
A me pare un bambino come tanti altri, e anche i bambini, quando possono, si divertono a torturare i miei fratelli.
Io non me la sento davvero di adorarlo, come fanno questi villani.
Tanto più che patisco la fame per colpa sua.
Se lo lasciassero solo mi vorrei divertire a morsicarlo.



IL BOVE


Chi avrà mai dato a costoro il diritto di invadere la mia casa?
È la prima volta che li vedo. Quella giovane non è la moglie del massaio e quel vecchio non è un bifolco.
Eppure la fanno qui da padroni e hanno occupato anche la greppia destinata al mio fieno.
Che prepotenza è mai questa? Cosa avranno deposto dentro la mangiatoia?
Eccolo; ora lo vedo. È un figliolo di donna, un uomo appena nato! Ma com'è differente da tutti gli altri! Nella mia vita non ho mai visto una simile creatura. Non piange, come fanno i bambini. Non dorme, non geme, non grida. Ha gli occhi aperti grandi, sereni come il cielo d'aprile. Non sembra un fanciullo vero, ma un'apparizione, un piccolo Dio capitato per sbaglio in mezzo ai fili dell'erba secca...
Non m'ero mai accorto quanto fosse scura e sporca questa mia stalla. Mi vergogno di non aver un posto più bello, più degno di lui. Scopro le ragnatele a cui prima non badavo; le travi tarlate, le lastre, in terra, tutte umide, tutte nere. È mai possibile che un tal miracoloso essere abbia scelto questa capannaccia lercia per venire al mondo?
Esce da lui un chiarore caldo, una lucenza amorosa, che trapassa ogni cosa e fa bene al cuore.
Gli uomini non son così, neanche quando nascono. Gli uomini son duri, rozzi, crudeli, tristi...
Ora sorride e par che voglia parlare. S'è accorto che lo guardo e pare che mi ringrazi. Non ha paura di me. Direi quasi che mi vuol bene, che mi vorrebbe consolare. In nessuno sguardo umano ho mai scoperto una tale espressione. Son vecchio, ormai, e ho faticato tanti anni che i miei poveri ossi sono stanchi. Ma per lui farei volentieri qualunque cosa: portare addosso un monte, solcare tutti i campi della Giudea.
Cosa potrei fare per lui? In che maniera mostrargli la mia riconoscenza? Riscaldarlo con il fiato?
Ma sarò degno, io, animale da giogo, di avvicinarmi a questo corpicino che splende?




IL PASSEROTTO SUL TETTO


Non capisco più quel che succede.
Luce sotto e luce sopra. Sembra che già si faccia giorno eppure questo non è il calore del sole.
Mi pare d'esser tornato da poco nel nido e di questi tempi le notti non finiscono mai. Non può essere mattina.
Qui c'è un mistero. Giù nella stalla sento le voci; su nel cielo altre voci, non so di chi.
È mai possibile che gli uomini si sian messi ad un tratto a volare come noi? Sarebbe la nostra rovina!
Fatto sta che non è possibile dormire in pace, stanotte. E per me che domattina presto devo andare in volo a cercarmi qualche semino o qualche avanzucolo per non morire di fame questi lumi e queste voci non ci volevan davvero.
L'altre notti su stava in pace che era un desìo. Cosa abbia da girare la gente a quest'ora per dar noia ad un povero uccello, che di giorno si deve arrapinare di qua e di là per guadagnarsi la vita, non lo so davvero.
O perché non dormono tranquilli come facevo io? Pare impossibile ma questi brutti giganti a due gambe paion creati apposta per il nostro castigo.
O ci fanno prigionieri o ci ammazzano. E, non contenti, mi disturbano il sonno. 



L'ASINO

Dio ha voluto che prima di morire vedessi cose di meraviglia.
Tutte le notti qua dentro, nelle tenebre, stracco e triste, a pensare alla mia vita disgraziata, senz'altra compagnia fuor d'un bove che rumina o d'un topo che rosicchia!
Ora, invece, mi par d'essere nel cuore del mondo.
Uno splendore che palpita, un canto che scende dal cielo, una donna più bella di tutte l'altre donne, un bambino che ruba il bene a chi lo vede.
Non sono un sentimentale, come il mio bianco compagno, e neppure superstizioso come il mio padrone. Eppure mi verrebbe la voglia d'inginocchiarmi come fanno questi pecorai che son corsi qua dentro, come se l'avesse convocati un Dio.
Ho girato anch'io la mia parte. Sono stato, una volta, fino a Damasco e sei volte a Gerusalemme. Ma non rammento un prodigio come questo, non mi so mai sentito così felice come stasera. Quella giovane che china il viso bellissimo e pallido sopra il frutto del suo sangue mi fa quasi piangere per non so quale tenerezza.
E quell'uomo anziano che guarda la donna e il bambino come se fosse rapito nella beatitudine d'un sogno.
E quei pastori che hanno il viso più rosso per la gioia che per il riverbero della fiamma.
E quella creatura dolcissima distesa nella greppia, che guarda tutti come se volesse attirarli a sé, come se li volesse consumare col suo cuore.
Quello non è davvero il figlio di un uomo.
Ho sentito dire dai pastori che a loro fu annunziata la nascita di un Dio. Più lo guardo e più mi sembra vero. Gli uomini non hanno quegli occhi che tramandano quel fulgore.
E pensare che l'ho visto nascere, io povera bestia da soma, disprezzato da tutti!
Per quale mistero ha voluto cominciare la sua vita qui, in questo presepio sconnesso, destinato ai nostri musi famelici?
Per quale arcana ragione son degno d'essere spettatore d'un portento così incredibile: la natività d'un Dio?
Son l'ultimo degli animali della terra, sono un povero sacco di pelle piagata e d'ossa tronche, ma non mandarmi via, Bambino, permetti anche a me di amare Colui che un giorno volle creare anche me.




Disclaimer / Avviso 1
L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue: 
1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.
2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori. Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal webciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito giuseppebellantonio@infinito.it al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa. L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.
Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.