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mercoledì 4 ottobre 2017

...CHE SIA UN FATTO NUOVO!

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Sul periodico ‘Serenamente’ il Fr. Alberto V. ha cortesemente riprodotto il mio articolo MASSONERIA ITALIANA:  NIENTE STREGONI. (visibile su http://massoneriaesocieta-giubell.blogspot.it/2017/08/massoneria-italiana-niente-stregoni.html), ritenendolo meritevole di attenzione da parte dei lettori del periodico stesso.
In calce all’articolo così riprodotto, il Fr. Alberto ha ritenuto di esprimere la seguente nota

N.d.R. - Sono lieto di riportare il pensiero del Serenissimo Fratello Giuseppe che stimo e considero tra le voci importanti della Massoneria Italiana, trovandomi spesso d'accordo con lui.
Non ho mai creduto all'esistenza di una Via unica, ma all'esistenza di un unico modo di essere massoni, cioè individui liberi e di buoni costumi, amanti delle Virtù, impegnati a migliorarsi per progredire. Possono convivere percorsi differenti, ma devono sempre essere finalizzati alla costruzione del massone e non all'attuazione di scorciatoie iniziatiche.
Non esiste una Massoneria buona e una cattiva, esiste l'istituzione massonica in quanto tale e l'ideologia che la rappresenta, pur tra differenze interpretative. Chi pensa alla Massoneria come a un poltronificio, una mutua, un salvadanaio o una lobby, è molto lontano dall'Arte Reale.
Personalmente prediligo la Massoneria “post-moderna” che si rispecchia nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, quindi, ad esempio, che non discrimini per genere e che sappia guardare al futuro senza scordare l'essenza dell'Arte Reale nei suoi principi/valori tradizionali esoterico-iniziatici sine qua non. Ma, all'interno di questi, considero positivamente la progressività, la contestualizzazione ed il pluralismo sia poiché chiunque voglia migliorarsi deve riuscire a modificare positivamente il proprio stato precedente sia perché considero un valore il confronto delle diversità massoniche. Ho sempre sognato una Massoneria nella quale convivano, costruendo insieme, le tre realtà: maschile, femminile e mista.
Rispetto eredità, discendenze, primogeniture ecc., ma mi interessa di più sapere chi sei e che fai oggi, piuttosto che celebrare chi eri e che facevi. Non voglio dire che le Tradizioni non contino o che debbano essere sottovalutate, ma che è più importante giudicare dove hanno portato e chi le rappresenta. Ad esempio, è sicuramente molto rilevante il contributo di civiltà che la Grecia antica ha donato al mondo, ma vedo la Grecia odierna per ciò che è diventata, così come vedo che
Roma non è più quella dei Cesari.
Più che cambiare Comunioni o Ritualità, dobbiamo cambiare noi stessi, guardando più ai nostri errori che alle colpe degli altri. Dobbiamo cercare dentro di noi e non fuori di noi la Luce, se vogliamo trasformarci in fiaccole utili a chi vagola nel buio.
Non illudiamoci però, non esistono massoni e luoghi perfetti, ma solo massoni e luoghi perfettibili, nei quali ritroveremo sempre i pregi e i difetti nostri e delle persone che li “abitano”; non è pessimismo, ma la serena ed oggettiva visione del nostro mondo, per migliorare il quale tutti dovremmo impegnarci al meglio delle nostre possibilità.

A tali considerazioni ho ritenuto di far pervenire a “Serenamente” il mio pensiero

CIAO CARO ALBERTO, TUTTO BENE?                                                                            GRAZIE PER QUESTO RINNOVATO INOLTRO DI ‘Serenamente’                                    I CONTENUTI SONO SEMPRE INTERESSANTI E STIMOLANTI.                                      HO LETTO LA TUA NOTA IN CALCE AD UNO DEI MIEI ARTICOLI (CHE IN REALTA’ ERA UNO DEI DUE ARTICOLI, STRETTAMENTE CORRELATI TRA DI LORO, RELATIVI AL TEMA. QUESTO PER LA COMPLETEZZA DEL CONTESTO TRATTATO. Nota: l’articolo è MASSONERIA ITALIANA: QUALE TERAPIA? Visibile su http://massoneriaesocieta-giubell.blogspot.it/2017/08/massoneria-italiana-quale-terapia.htm).   
APPREZZO E RISPETTO LE TUE CONSIDERAZIONI, CHE TROVO PERALTRO CONIUGABILI CON IL MIO TESTO, PIUTTOSTO CHE NON CONFLITTUALI, RAPPRESENTANDO ANCH’ESSE UN PUNTO DI VISTA E QUINDI UN POSSIBILE TASSELLO IN UN CONTESTO CERTAMENTE DI AMPIE E NON SEMPRE TANGIBILI DIMENSIONI.
RESTA IL FATTO – E LO CONTINUERO’ A SOSTENERE ENERGICAMENTE – CHE I MASSONI CHE COMPONGONO IL CONTESTO DELLA MASSONERIA ITALIANA, EPPERTANTO GLI ADERENTI/ISCRITTI ALLA ENORME QUANTITA’ DI GRUPPI E GRUPPETTI, DEVONO TROVARE LA VOLONTA’ E LA FORZA DI PROCEDERE AD UN RADICALE DISINQUINAMENTO COMPLESSIVO.                         N PRIMIS NEL LORO STESSO SENTIRE, CIOE’ NEL LORO STESSO MODO DI ‘FARE’, ‘VIVERE’ LA MASSONERIA INIZIATICA. DELLA QUALE E’ INDISPENSABILE CONOSCERE ‘LA’ STORIA, OSSIA IL PASSATO PIU’ REMOTO E MENO REMOTO ED I SUOI PROTAGONISTI NEL BENE COME NEL MALE; DIVERSAMENTE, NON POTRANNO COMPRENDERE APPIENO LE RAGIONI DI UN PRESENTE COMPLESSO E CONTRADDITTORIO CON GLI STESSI IDEALI DELLA BELLA ARTE. PERALTRO, CONOSCENDO POCO DEL PASSATO, VIVENDO UN PRESENTE CONFUSIONARIO, FRAMMENTARIO, CAOTICO NELLA SUA RICCHEZZA DI IRREGOLARITA’ E IRRITUALITA’, NON POTRANNO APPREZZARE ALCUNA VISIONE FUTURA, ALCUN PROGETTO, ALCUN PROGRAMMA, CHE POSSA PREVEDERE UN PERCORSO PIU’ OLTRE DEL LORO NASO.                                             
SOLO CONOSCENDO ED APPREZZANDO, PESANDO E MISURANDO I LORO INTERLOCUTORI DIRETTI (OSSIA, NON ‘COMPRANDO A SCATOLA CHIUSA’), SOLO CON IDEE PIU’ CHIARE DI DOVE VOGLIANO TROVARSI REALMENTE E DI QUALI POSSANO ESSERE I LORO OBIETTI DI CRESCITA. POTRANNO SCARTARE DOVE ‘NON TROVARSI’, DOVE ‘NON OPERARE’, DI CHI ‘AVERE DISISTIMA INIZIATICA’, DI CHI ‘DIFFIDARE’, DI CHI – INFINE – POSSA CONDURLI A RISULTATI PIU’ CONSONI AL BAGAGLIO TIPICO DELLA MASSONERIA INIZIATICA PIUTTOSTO CHE NON DI UNA CONSORTERIA COM’E’ (GENERICAMENTE PARLANDO, OVVIO) QUELLA ATTUALE.                              
CONSORTERIA GIUSTISSIMAMENTE ADDITATA COME OGGETTO DI SCANDALO, DI CRITICHE, DI INDAGINI E NON CERTO DI PERSECUZIONI.                                          VERO E’ CHE AI MOLTI ‘SI DICE’ SPESSO VIENE DATA DIGNITA’ DI VERITA’, MA E’ ALTRETTANTO VERO CHE QUANDO UN MAGISTRATO, UN SOGGETTO TOGATO, PARLA IN MODO ESPLICITO ENUNCIANDO DEI FATTI E QUINDI CON COGNIZIONE DI CAUSA, NON CI SI PUO’ NASCONDERE DIETRO UN DITO, GRIDANDO ‘AL COMPLOTTO’.                                                                                                     
PERCHE’ ANCHE TU SAI BENE, CARISSIMO ALBERTO, CHE DI ‘TEORIE DEL COMPLOTTO’ NE E’ COLMA LA STORIA DI TUTTI I TEMPI: MA ANCHE DOVE VI SIA STATA UNA QUALCHE VIS PUNITIVA OVVERO RESTRITTIVA, ESSA HA AVUTO SEMPRE L’INNESCO DA COMPORTAMENTI/POSIZIONI INTERNE QUANTOMENO DISCUTIBILI.                                                                                                                         QUINDI SE TROVA FONDAMENTO L’UNA COSA, TROVA ANCHE FONDAMENTO CHE LE VESTI DELL’AGNELLO NON SI ADDICONO AI LUPI. COSI’ COM’E’ VERO CHE NELLE LOGGE, SOTTO LE SPOGLIE DI APPARENTI BUONI FRATELLI, SI CELANO LUPI FAMELICI PRONTI A DILANIARE LE LORO PREDE.                                              PREDE IGNARE E IN BUONA FEDE, MOLTE VOLTE. TROPPE ALTRE VOLTE, NO: NELLA SPERANZA DI POTERSI ANCH’ESSE TRASFORMARE.                                   C’E’ QUINDI BISOGNO DI UN RINNOVAMENTO CHE TENGA CONTO DEL PASSATO, MA CHE ASPIRI AD UN FUTURO ORDINATO E CONGRUO CON LE TRADIZIONI (CHE NON FANNO PARTE DEL PRESENTE, ANCHE SE NEL PRESENTE VENGONO CITATE ED EVOCATE): PER FARE MASSONERIA E NON PER DAR VITA A CAMARILLE E CONGREGHE, NON PER DIVIDERSI IN CONTINUAZIONE EVOCANDO LEGITTIMA’ IMPROBABILI SE NON IMPOSSIBILI, TRADENDO E SEPARANDOSI IN UN INTERMINABILE MA NON PIU’ SOPPORTABILE BALLETTO.                                          MI AUGURO CHE, ANCHE IN POCHI, POSSANO SVEGLIARSI DA QUESTO BRUTTO SOGNO, RITROVANDO LA LORO DIGNITA’ DI UOMINI E DI INIZIATI, SCROLLANDOSI DI DOSSO INUTILI SOVRASTRUTTURE E UNA MASSA DI CARIATIDI CHE BADA SOLO AD INTERESSE E LUCRO.                                                                                        SE RIVOLUZIONE DEV’ESSERE, DEVE PARTIRE DALL’INTERNO; SE RINASCITA DEV’ESSERE DEVE SGORGARE DALL’INTERNO; SE GIUSTIZIA DEV’ESSERE FATTA DEVE ESSERE FATTA PARTENDO DALL’INTERNO.                              DIVERSAMENTE?                                                                                        DIVERSAMENTE SI CONTINUERA’ COME ORA, SE NON PEGGIO: CON TANTI, E MI CI METTO ANCH’IO, A PONTIFICARE, A DIRE, A CRITICARE, A DISCETTARE, A MOSTRARE PUR BELLE COMPETENZE, NON OFFRENDO SOLUZIONI DEGNE DI TALE NOME.                                                                                                                            COSI’ MANCANDO ASSOLUTAMENTE NELLA MISSIONE DEL MASSONE.                    QUELLA DI ‘DARE SENZA PRETESA DI RICEVERE’, QUELLA DI ‘FARE’ A FAVORE DEL SUO PROSSIMO.                                                                                                        CHI AVRA’ QUESTE BELLE PREROGATIVE, SARA’ SCHIACCIATO DEFINIVAMENTE DAI MESTIERANTI, DA COLORO CHE VIVONO ‘DI’ MASSONERIA E NON ‘PER’ LA MASSONERIA, DI COLORO CHE HANNO TRASFORMATO LE COMUNITA’ IN SOCIETA’ DI INVESTIMENTO IMMOBILIARE CHE SI NUTRONO DEL CONTRIBUTO DI TUTTI, MA CHE NON APPARTENGONO A TUTTI SE NON LIMITATAMENTE ALLA PERMANENZA DI CIASCUN SOGGETTO (CHE PERALTRO TUTTO IGNORA DELLA GESTIONE E DELL’AMMINISTRAZIONE REALE, VERA).                                       QUANTI NON VORRANNO AGIRE COSI’, NASCONDENDOSI DIETRO AL PROPRIO DITO, GIUSTIFICANDO AD OLTRANZA CHI E CIO’ CHE NON E’ PIU’ GIUSTIFICABILE, VUOL DIRE CHE RINUNCIA AD OGNI PROPRIA IDENTITA’, AD OGNI PROPRIA VOLONTA’, DIVENENDO SOTTOMESSO DI UN POTERE CHE – SIA BEN CHIARO – CON LA VERA MASSONERIA NON C’ENTRA AFFATTO, MA CHE LA DANNEGGIA OLTREMODO.                                                                                                                      UN CARO SALUTO E UN TFA. CON IMMUTATA STIMA.                                              Giuseppe

A tale commento , il Fr. Alberto V., con molta cortesia e disponibilità, e con il garbo che lo contraddistingue, ha dato immediato riscontro

Grazie, caro Giuseppe,                                                                                                              a novembre pubblicherò questo tuo approfondimento, certamente utile a tutti noi e anche di utile "completamento" a quanto già pubblicato.                            TFA   Alberto

Ora la parte più importante: vi chiederete cosa ci può essere ‘oltre’ tale scambio di valutazioni, certamente da interpretare quale arricchimento e giusto seguito dei miei precedenti, citati, scritti.
‘Oltre’ c’è un imperativo: LA BUONA MASSONERIA ITALIANA, I BUONI E ONESTI FRATELLI E SORELLE CHE OPERANO CORRETTAMENTE E CON REGOLARITA FORMALE E SOSTANZIALE, TANTO RITUALISTICA CHE MPRMATIVA, DEVONO DARE VITA AD UNA PROFONDA RIVISITAZIONE DELLA LORO STESSA PRESENZA NEL CONTESTO.                           Devono chiedersi il senso della loro presenza e soprattutto COSA POSSONO FARE per contribuire ad una riqualificazione dell’insieme: NEL LORO INTERESSE come pure nell’interesse di quei BUONI Fratelli e Sorelle che possano esser loro vicini.
        Ci vuole un FATTO NUOVO che dia un preciso, inequivocabile, trasparente segnale, che espliciti, esternandola, questa VOLONTA’ DI DISTINGUERSI da quella che, giorno dopo giorno, assume la forma di un ammasso di aderenti/iscritti tra loro indistinti, ‘senza volto’: solo numeri di iscrizione, solo una voce del bilancio periferico e centrale.
        Ci vuole un FORTE SEGNALE che, in Italia come all’estero, faccia comprendere dell’esistenza di una precisa volontà ad effettuare una inversione dell’attuale tendenza.
        E per fare questo occorre gettare i cuori oltre ogni ostacolo, rendendosi TUTTI disponibili con SPIRITO DI SERVIZIO ad un’opera che ci riporterà indietro nel tempo, ritrovando una efficacia OPERATIVA, riprendendo in mano i nostri classici strumenti: lavorando con alacrità a sgomberare il campo dalle macerie, rigenerando il suolo, reimpostando le fondamenta e la natura stessa del costruendo edificio.
        ‘Edificio’ che non DOVRA’ NE’ POTRA’ SEGUIRE VECCHI SCHEMI, VECCHIE PROCEDURE, poiché, farlo, equivarrebbe a perpetuare gli errori pregressi.
        Occorre quindi che, anche chi ha più esperienza, metta da parte ANCHE SE STESSO rendendosi disponibile alla definizione di NUOVO E DIVERSO PROGETTO, E QUINDI ‘CASA COMUNE’, CHE GUARDI AL FUTURO, PUR OPERANDO NEL SEGNO DELLE PIU’ ANTICHE E GENUINE TRADIZIONI.
        Una volta deciso questo PROGETTO e fattolo conoscere, verranno definite la forma, le procedure, i tempi, i ruoli OPERATIVI.
        Non tempi lunghi, ma rapidità nell’OPERARE.
        Questo, a conferma che, al di là del cincischiare dialettico di chi vuole ad ogni costo camuffare la realtà, e quindi ignorarla, IL CAMBIAMENTO PARTE DA NOI, ATTRAVERSO LE NOSTRE SCELTE !
   Personalmente, ho deciso di concentrarmi in via prioritaria a quest’azione, certo di poter contare sul supporto di Fratelli e Sorelle di buona volontà, desiderosi di poter operare con serenità in un contesto che abbia i requisiti della trasparenza e della legalità: tanto massonica che profana.
        Pertanto, mi vedrete molto meno impegnato sulle pagine del web: e di questo me ne rammarico, specie con quella platea di Lettori che ad oggi mi hanno seguito con attenzione, curiosità ed interesse.
         Che il Grande Artefice degli Universi ci assista!

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giovedì 17 ottobre 2013

MASSONERIA E NEGAZIONISMO

In questi giorni, la "Memoria" è stata chiamata nuovamente a confrontarsi con la realtà quotidiana.
Da un lato il ricordo, al cadere del 16 Ottobre, di uno dei giorni più bui vissuti a Roma dalla Comunità Ebraica a causa degli odiosi atti posti in essere dalle gerarchie nazi-fasciste.
Dall'altro, l'aspro contrasto sorto sui funerali chiesti da uno dei criminali (riconosciuti e quindi condannati) di allora: comunque mai pentitosi delle proprie azioni.
Al di là del contendere e della umane passioni, sono i fatti a parlare.
E i fatti non possono essere negati.
Su questa, come su altre posizioni, la Comunione di Piazza del Gesù è stata da sempre in prima linea nel sostenere con chiarezza i propri punti di vista.
Punti di vista che io stesso, nel corso di una intervista dell'Agosto 2005 - nel corso della quale indicavo i "nostri" punti di vista su alcune delle principali tematiche sociali -, volli porre in tutta evidenza, e che qui mi fa piacere riproporre alla cortese attenzione dei Lettori.
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Lotta alla pedofilia, alla prostituzione e a qualunque tipo di droga; sì all’uso attento del nucleare e delle energie alternative, con rapido abbandono del petrolio; sì all’uso ragionato e controllato delle cellule staminali per sostenere fasi critiche della salute dell’uomo; assoluta cautela verso gli equivoci insiti nel concetto di “procreazione assistita”; no all’accanimento terapeutico, ma assistenza continua ai pazienti finchè in loro c’è una scintilla di vita; tassativo no all’aborto quale metodo alternativo di contraccezione, mentre siamo favorevoli allo stesso qualora sia terapeuticamente necessario per la salvaguardia della salute della madre; mobilitazione politico-sociale per lanciare un piano di edilizia abitativa economica tale da consentire un graduale abbattimento dei prezzi delle case aiutando la costituzione di nuovi nuclei familiari; sì a tutte quelle iniziative che aiutino il consolidarsi della Famiglia – intesa nel suo significato classico -, e l’alleggerirsi delle tensioni economiche sulla stessa; maggiore e definitiva valorizzazione del ruolo della donna nella società in genere; potenziamento di un modello scolastico che sia in grado di determinare negli alunni cultura e capacità tecniche; no a quella pseudo-cultura di chi tenta di spacciare la diversità per normalità, schernendo e facendo apparire diversi gli altri: nel contempo rispetto e comprensione per chi è differente da noi e vive tale propria condizione con sofferta dignità; si alla libertà di pensiero, ma mai favorendo il materialismo ateo o agnostico che possa essere; totale sfiducia in chi coltiva vecchi propositi politici di tipo rivoluzionario-populista e demagogico, racchiusi nel cassetto insieme a progetti polverosi e al di fuori dal tempo, specie se tenta ancora di spacciare per buone delle dottrine che hanno perso nettamente il confronto con la storia; no alla c.d. “integrazione” – in quanto esperimento equivoco drammaticamente fallito – mentre siamo ovviamente favorevoli allo sviluppo di una società multietnica, comunque gestita con regole e limiti ben precisi; fraterna condivisione della innegabile tragedia della shoah come pure avversione ad ogni forma di negazionismo di tutti gli eccidi consumatisi in ogni epoca e luogo, e avversione per tutte le forme di violenza specie se sostenute da fiammate di integralismo morale, materiale, religioso.
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Dal 2005 ad oggi, sono trascorsi 8 anni: pochi sotto il profilo temporale, ma un arco di tempo in cui sono maturati moltissimi eventi epocali, con conseguenti ripercussioni sociali e politiche.
Ma le considerazioni allora espresse mantengono inalterato il loro valore.

Roma, 17 Ottobre 2013                           

Giuseppe Bellantonio
Gr. Maestro Emerito
Gran Loggia Nazionale Italiana
Comunione di Piazza del Gesù
                                                             
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venerdì 20 settembre 2013

XX SETTEMBRE

XX SETTEMBRE
 
 
Questa data, così ricca di contenuti e permeata di significati che - nel tempo - hanno assunto spessore significativo, specie agli occhi dei Massoni, va mutando di anno in anno nei significati e nei valori assunti.
I Massoni in essa - più o meno a ragione - fin da subito sono stati indotti a vedervi un coacervo di valori improntati ad una laicità che, nel tempo, ha mutato di immagine, divenendo laicismo a volte persino esasperato.
I motivi sono vari, e tutti riconducibili agli stati d'animo - ma anche agli impulsi che provenivano da Inghilterra e Francia, che rinfocolavano tali condizioni - allora fortemente dominanti.
Ma quello che fa oggi del XX Settembre una data in un certo senso di minore spessore, è l'acuirsi negli ultimi anni di un certo disagio,
Un disagio dalla doppia chiave di lettura.
Da un lato il rapidissimo mutare, negli ultimi anni, delle condizioni complessive di questa nostra Italia.
Dall'altro, anche come parziale conseguenza di quanto poco sopra indicato, si è innescato un profondo revisionismo di tutti i fatti storici che hanno portato all'Unità d'Italia, alla caduta dello Stato Pontificio,  al ruolo dei Savoia, alla fine del Regno delle Due Sicilie, alla reale portata dei moti indipendentisti, alla difficile verità legata alle truppe garibaldine durante i loro passaggio specie nelle terre di Sicilia  come pure nel Sud d'Italia.
Un revisionismo dapprima lento, quasi fatto per gli amanti della storia e una ristretta cerchia di intellettuali di impronta sempre più trasversale.
A questi, però, si sono via via aggiunti strati sempre maggiori di "studiosi" e "ricercatori" che andavano a soppesare con maggiore senso analitico i testi storici ufficiali, colmandone le lacune attraverso incroci con testi poco noti reperibili anche presso biblioteche e università estere.
Grande è stata la mia personale meraviglia - durante un mio recente viaggio nel Sud d'Italia - il trovarmi a contatto con persone che, indicando con estrema precisione date, luoghi e personaggi coinvolti, mettevano in rilievo "altre e diverse verità" attraverso le quali individuavano  concatenazioni e specularità con le situazioni attuali e delle condizioni in cui versa la nostra Patria.
La cosa che ancor più mi ha meravigliato è l'aver constatato che sono moltissimi i giovani che hanno iniziato a rivedere le proprie convinzioni personali sotto la formidabile spinta dei fatti nuovi, delle "verità" scomode emerse: situazioni che inevitabilmente li portano a porsi domande; ed i "se", i "ma" , gli "allora" fioccano, nell'assenza  di storie ufficiali diverse dalle pagine di storia scritte dai vincitori.
Allora, propongo una variazione sul tema: che il XX Settembre sia per noi, da oggi, la data nella quale ricordare con animo grato quanti morirono per consentire l'Unità d'Italia.
Rendendo onore a quei caduti che erano nostri Fratelli e che della Libera Muratoria fecero se non il vessillo, l'arricchimento interiore improntato agli Ideali più nobili: così forte da resistere anche ai proiettili che, infuocati, mordevano le carni, così fulgido da sgorgare quale lampo di Luce alle lacerazioni prodotte dalle armi bianche manovrate per affondare spietate nelle loro viscere,
Ecco, sono costoro che vogliamo ricordare noi.
Ma con animo di riconciliazione, piangiamo anche gli altri nostri Fratelli Italiani morti sui fronti opposti.  Morti per aver creduto, per aver obbedito.   
E basta.
Il resto non ci interessa, perché "ricordi", "commemorazioni", "celebrazioni" con le quali taluno pensa di poter sorreggere e giustificare il proprio "esistere",  i propri "ragionamenti", le proprie "verità" (sempre più tentennanti) tirate a lucido con storie che non gli appartengono, non sono il pane e burro di cui ci nutriamo. 
Il nostro nutrimento sono gli stessi Alti Ideali di cui si  colmavano i cuori, gli animi e le menti dei nostri Carissimi Fratelli di ieri.

Roma, 20 Settembre 2013                  Giuseppe Bellantonio
                                                            Gran Maestro Em.to
                                                     Gran Loggia Nazionale Italiana
                                                      Comunione di Piazza del Gesù
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giovedì 11 luglio 2013

OVVIETA' E BANALITA' SULLA MASSONERIA


 
Scorrendo le cronache giornalistiche e i report di molti siti informatici, capita di imbattersi in interventi – i più disparati – che trattino della “Massoneria”, anzi “di Massoneria” : da un lato, intervistatori con (almeno apparentemente) scarsa preparazione (ovvero: cultura esoterica) pongono (poco) interessanti quesiti a soggetti attivi in tale specifico contesto. Dall'altro, si può osservare come gli intervistati (ovvero: coloro che rilasciano l'intervista) si soffermino quasi sempre in spiegazioni/enunciazioni prive dell'appeal che possono generare cose inedite o poco trattate, e carenti – con puntuale costanza – di nuovi spunti.

E' la saga delle ovvietà, nelle domande poste: con l'aggravante che tali ovvietà vengono poste e riproposte con disarmante monotonia.

E' un festival di banalità, nelle risposte: con l'insostenibile tentativo di farle apparire interessanti, mentre invece non fanno altro che ri-proporre non tanto argomenti già trattati quanto risposte già espresse e quindi carenti di ogni caratteristica di "novità".

Quindi, niente di nuovo per dei Lettori appena appena un po' attenti ai contenuti.

Meraviglia che ci sia chi ancora rilascia interviste – o pseudo tali – dai contenuti così vacui disarmanti, solo per informare della mirabolante scoperta dell'acqua calda!

Il tutto, con una serietà disarmante; con una solennità degna di maggiore e certamente miglior causa!

Specie quando, con fare sornione ed ammiccante, tanto gli intervistatori che gli intervistati si lanciano nella trattazione di temi dove echeggiano possibili “segreti” ri-velati, s-velati, dis-velati o altro ancora; dove si ricorda che la Massoneria non fa né deve fare politica, né é “parte” politica, né tifa politicamente per alcuno; dove si ricordano – in sintesi – le tante cose che la buona e corretta Massoneria “non é né può essere”, ma che “viene fatta diventare” in modo distorto, quando essa è piegata e piagata dagli interessi di una qualche parte.

Si farebbe prima a dire – ovvero, a confermare – che siffatte devianze non sono mai appartenute alla vera Massoneria, ma si riferiscono sempre a combriccole che utilizzano il nome “Massoneria” - anzi “massoneria” - quale indicazione delle loro botteghe dove, più che cacciare i fantasmi di devastanti quotidianità, si cercano polli. Ma anche dove si consumano nefandezze e si impostano attività criminali, utilizzando la “massoneria” quale mero schermo (in realtà, mai vissuto esotericamente e iniziaticamente e stuprato da ritualità quantomeno improprie e devastanti).

A quando delle interviste che trattino di qualcosa di “nuovo”, “autentico”, “esotericamente” e “storicamente” valido?

Sarebbe, a mio avviso, solo quella l'occasione per rilasciare pubbliche dichiarazioni diverse da quelle sopra ricordate.

Ecco allora che mi pongo in attesa di un qualche interlocutore che si prenda la cura – e si assuma le relative responsabilità – di spiegare di cosa sia portatrice e custode la Massoneria; di quali siano i retaggi odierni delle antiche, antichissime Tradizioni anche attraverso l'utilizzo di una simbologia costante; di cosa abbia ereditato l'uomo di oggi dall'uomo di ieri, e ancora più indietro: ma non di 1, 2 o 4 milioni di anni, bensì un po' dopo, diciamo 20, 30 o 40 milioni di anni; se la razza umana che oggi testimonia tante belle (ma anche brutte...) cose sia stata sempre tale ed in tale forma, le sue relazioni con gli “antichi misteri” e con quali di essi; perché il solare ed il lunare possano contrastarsi, e se il lunare possa essere solo una mera citazione in cui invece la “luna costituisca parte” speculare alla terrestre, e di come la simbologia legata al “lunare” nei millenni sia stata ora esaltata ora emarginata; il reale ruolo delle “leggende” che ruotano intorno ai Templari, al Tempio di Salomone, allo stesso monarca o a re David, o alla vera Gerusalemme celeste (ai noti: qui da me citata come tale, e non come Gerusalemme Celeste); e tanto altro ancora, incluso quale ruolo dovrebbe realmente avere un iniziato alla Massoneria (non un iscritto...) ...

Ecco, quindi ...

… quando qualcuno comincerà ad offrire spiegazioni, chiarimenti, particolari, dati, su questi come su altri argomenti, senza la contaminazione di facili suggestioni e di altrettanto facili copia-incolla, allora ci sarà qualcosa di veramente nuovo nel panorama esoterico-iniziatico-simbolico-storico-filosofico che si riferisce all'antica Arte Reale!

Potrà essere quello il momento giusto per cementare – con nuovi punti di riferimento, intorno a nuovi fuochi ed a nuovi accampamenti - una vera e sincera unione cui tanti buoni Massoni ambiscono (cfr. miei articoli dell' 1 e 6-12-2012 su questo stesso blog).   

Una unione in realtà sempre contrastata dai vertici, ma ambita dalla base: da quella base che é ancora tenuta nella bambagia del “piccolo cabotaggio”, piuttosto che munita dei corretti insegnamenti per guardare lontano.

Oltre se stessi.

Diversamente, si taccia: piuttosto che cimentarsi in monotone, stucchevoli, ripetitività!

Roma, 11 Luglio 2013                                                       Giuseppe Bellantonio
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Disclaimer 1L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue:
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Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.   

lunedì 1 luglio 2013

GRAZIE: PER 25.OOO VOLTE !


Grazie alle Lettrici e ai Lettori che hanno avuto la cortesia di seguirmi nella lettura degli scritti che ho posto alla loro attenzione tanto attraverso i miei blog che attraverso altri siti che hanno ospitato i miei interventi.

Venticinquemila volte “grazie”, quindi!

Grazie per i commenti e per le considerazioni che mi sono pervenute: tutte utili a percepire il “polso” dei Gentili Lettori e certamente di stimolo per ulteriori riflessioni, ma anche per nuove proposte.

Grazie! Anche perchè é grazie alla Vostra attenzione che posso comprendere la condivisione o meno dei miei interventi.

Grazie quindi a chi mi ha dimostrato il proprio interesse, tanto in Paesi vicini che in Nazioni più lontane: in ITALIA, in SVIZZERA, nella FEDERAZIONE RUSSA, negli STATI UNITI d'AMERICA, in AUSTRALIA, in GERMANIA, nei PAESI BASSI, in ARGENTINA, in INDIA, in GIAPPONE, in SPAGNA, in FINLANDIA e nel REGNO UNITO.

1 Luglio 2013                                          Giuseppe Bellantonio

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domenica 9 giugno 2013

MILITARE ITALIANO UCCISO IN AFGHANISTAN

 
 
 
 
Mani vili e assassine, in terra straniera, hanno tolto la vita al Capitano dei Bersaglieri Giuseppe La Rosa.
 
Alla memoria di questo Italiano, figlio di Sicilia, ed alla Sua straziata Famiglia, va il sentito e commosso cordoglio di un'Italia laboriosa e coraggiosa, stremata ma non doma, forte nel proprio orgoglioso essere Patria di Uomini valorosi e degni di cui serbare onorata Memoria.
 
Roma, 8 Giugno 2013
                                                             Giuseppe Bellantonio
 
                                                              
 
 

giovedì 30 maggio 2013

MORTO L'AVV. MICHELE RAFFI

     

       Ieri, la ferale notizia della tragica morte dell'Avvocato Michele Raffi, ha percorso come un fulmine il cielo del mondo massonico italiano.
 
      Il rispetto che in questi particolarissimi momenti è richiesto e dovuto per onorare la memoria e per tutelare la dignità di Chi sia morto, non deve mai essere scalfito da questa o quella - inutile e superflua, nella circostanza - possibile notizia, e va esteso anche a tutta la Sua Famiglia.
 
       Proprio questo sentimento di rispetto e il mio personale modo di percepire la pietas cristiana ed iniziatica, mi portano a formulare i sentimenti di più vivo cordoglio alla Famiglia dello Scomparso ed a quanti a essa possano ricondursi con uguale sentire.
 
Roma, 30 Maggio 2013    
                                                               Giuseppe Bellantonio
 

martedì 5 febbraio 2013

UNO STUDIO SUL CLASSICO "TRINOMIO": PARTE I° L'IMPORTANZA DELLE PAROLE



UNO STUDIO SUL “ TRINOMIO ”

parte I°: l'importanza delle parole

Nel corso della mia vita iniziatica, ho letto moltissimi, innumerevoli interventi - anche illustri e non solo italiani - circa le origini, il significato ed i contenuti simbolici, filosofici e pratici del classico Trinomio massonico, identificato ormai da tempo anche a livello internazionale nell'unione delle tre parole

LIBERTA'UGUAGLIANZAFRATELLANZA

Oggi, desidero offrire un contributo che origina da studi, approfondimenti ed “applicazioni” in buona parte elaborati già da lungo tempo nella mia Gran Loggia di origine: la Gran Loggia Nazionale Italiana della Comunione di Piazza del Gesù. Chiarisco subito che non si tratta della ripetizione di cose già dette o scritte, ma del loro ampliamento concettuale corredato per la più parte da nuove originali quanto esclusive considerazioni.

Credo, in primo luogo, che per affrontare questo tema – affatto banale e troppo spesso dato per scontato nelle sue spiegazioni più prossime, ma anche più “comode” – occorra intendersi sul significato di certe parole e – soprattutto – sul loro corretto utilizzo, specie in correlazione con altri termini.

Equità : – da aequitate, che a sua volta deriva da eguale. Riconduce al concetto di giustizia esercitata con senso etico; in senso esteso, sta per imparzialità. Così che equo sta per giusto, imparziale.

Fratello : da frater – pl. figli degli stessi genitori -; anche membro di una soc. umanitaria; nel linguaggio religioso, converso. Il termine ci conduce a fraternità (affetto tra fratelli, amicizia profonda, solidarietà). Dobbiamo però scavare su frater nel suo significato di frate/fratello : questa parola ha l'etimo nella parola indoeuropea bhatar (dal sanscrito bhràta) con il senso di sostenitore (la radice bhar è presente anche nel sanscrito bhartr - marito, cioè colui che sostiene e protegge la bharya moglie; a sua volta, colei che è sostenuta e protetta dal marito). In greco la voce phràter designava un membro della stessa famiglia (o phatrìa - tribù in linea paterna); per indicare la figura del “fratello” i greci utilizzavano invece il termine adelphòs (co-uterino) con riferimento alla linea materna, probabile retaggio di un pregresso ordinamento matriarcale della famiglia. L'italiano fratello è quindi una forma lessicale di minore intensità, certamente più determinata e quindi circoscritta, di cui – nel parlare corrente – non abbiamo piena consapevolezza, visto che per lo più si ha una conoscenza parziale delle origini.

Fraternizzare : da fraterno - a sua volta dal latino fraternum-frater – (sta per stringere rapporti fraterni, fare amicizia, condividere ideali); in ogni caso, la radice comune è sempre frater - fratello.

Fratellanza : da frater – fratello, sta per rapporto affettivo tra fratelli; in senso esteso amicizia fraterna, società (generalmente) con fini umanitari.

Libertà : è forse il termine più importante di questa brevissima serie. Per ogni essere umano assume significati e spessori diversi, soprattutto con riguardo al livello culturale personale, al gruppo etnico ed al livello sociale di appartenenza nello stesso, alla propria posizione nella società, alla propria sensibilità sociale e religiosa, agli influssi che si possono percepire e recepire dal mondo esterno, al modo in cui il proprio processo mentale elabora, valuta e forma pensieri. In ogni caso un peso determinante lo riveste il “luogo” (ossia, la “terra”, il “paese”, la “nazione”), dove le persone vivono. “Libertà” é quindi una parola che ha fondamenta idealistiche, filosofiche e pratiche; queste ultime maggiormente racchiuse nelle forme di istruzione e nella progressiva erudizione: quindi non appartengono alla più diffusa “tradizione” popolare. Cioè, è un termine il cui significato intrinseco – che con il passare dei secoli si è gradualmente colmato di molteplici chiavi di lettura, di significati e valori, specie sotto la spinta del pensiero di filosofi e letterati, nonché a seguito delle pulsioni sempre più forti di consistenti strati di popolazione – presuppone l'originaria presa di coscienza di una condizione: quelle di essere “libero” ovvero di “anelare fortemente” all'esserlo. Una condizione, quella di essere libero, che - dapprima individuale e via via patrimonio di gruppi e strati sociali sempre più numerosi e qualificati, e, nel mondo contemporaneo, vero patrimonio di ampie collettività – caratterizza la possibilità per un individuo – come recitano le raccolte di lemmi: anche se io preferisco il termine persona a quello di individuo - di pensare e quindi parlare e agire senza costrizioni, utilizzando e manifestando la propria volontà di esprimere e confrontare idee anche ponendole in atto attraverso delle azioni: a loro volta frutto di elaborazioni concettuali. Queste azioni, a loro volta, sono il frutto di una scelta senza costrizioni – e quindi “libera” - tanto nelle finalità che nella scelta degli strumenti che altrettanto liberamente si ritiene per ciò utilmente utilizzabili.

Il primo scritto che in Italia testimoni la trattazione del concetto di “libertà” è del 1200, mentre per lo studioso Noah Kramer (“I Sumeri”, Newton Compton ed., 1997) già i Sumeri esprimevano attraverso la scrittura cuneiforme un significato simile, attraverso il simbolo ama-gi (esprimeva il “ritorno alla madre”, concetto adattabile per estensione a quello di “ritornare nello stato di libertà”; a mio avviso, tanto che lo si valuti come “ritorno al grembo materno” che come “ritorno alla madre terra”: il che è coerente con la concezione dell'epoca ed il profondo rispetto per la terra “generatrice e matrice” di vita).

Libertà” (nella forma più moderna, riferita al latino libertas-libertatis) é quindi la condizione di chi – essendo, appunto, in uno stato di “libertà” (indipendenza, assenza di vincoli, autonomia) corrispondente ad una situazione di non-costrizione e quindi di profonda emancipazione - può pensare, decidere, agire, esprimersi e disporre di sé senza costrizione, limitazione o controllo (salvo l'ovvio obbligo di rispettare le leggi vigenti nella Nazione di cui questi sia cittadino, ovvero – per estensione – le Leggi auree della Natura e della Vita).

Tale condizione coincide quindi con la consapevolezza–coscienza dei singoli soggetti di potersi liberamente esprimere, di pensare e agire in piena autonomia e senza subire invadenti influenze o costrizioni. L'attivazione del circuito pensiero-parola-dialogo-confronto, si traduce nella possibilità di poter mettere in atto delle “attività”, delle “azioni”, esercitando la “libera scelta nel prefiggersi delle finalità come pure nella scelta negli “strumenti” che si possano ritenere idonei per perseguirle.

Essere liberi non può essere però interpretato come un diritto assoluto, di fronte al quale tutto passa in secondo piano; ciò specie se in nome della “nostra” libertà pretendiamo di imporre agli altri le nostre idee, le nostre convinzioni,: anche con forme energiche quando non autoritarie e persino violente.

Attenzione, lettori: sto trattando questo concetto dal punto di vista della quotidianità, piuttosto che non da quello di una “libertà da conquistare” vista in assoluto, quale obiettivo-azione-valore da perseguire per scrollarsi di dosso tirannie, soprusi, arbitrii e violenze.

Recentemente, un giovane scrittore italiano – Fabio Volo - ha dato una propria interpretazione della “libertà” indicando che “Forse la libertà non è nemmeno poter fare senza limiti ciò che si vuole, ma piuttosto saperseli dare. Non essere schiavi delle passioni, dei desideri. Essere padroni di se stessi ”.

Prescindendo in questa sede da altre valutazioni – solo “accarezzarle” tutte, porterebbe ad uno scritto smisurato, e quindi qui francamente eccessivo -, e per restringere il campo delle possibili definizioni di “libero”, posso avviarmi alla conclusione di questa voce dicendo che “è libero” chi possa agire senza costrizioni e possa quindi “decidere” e “scegliere” in modo intelligente, razionalmente ma anche premiando le proprie passioni (in modo non lesivo per gli altri, quindi, e in modo che scelta e decisione dell'azione abbiano un obiettivo conosciuto di cui si abbia la piena e anche intima consapevolezza: un fine quindi definito, peraltro originato in piena autonomia. Ricordiamo che ogni stimolo che ci perviene dall'esterno e che può indurci a valutazioni e scelte, in verità limita – ed a volte addirittura condiziona - la nostra “libertà” piuttosto che non agevolarla.

Libertà, quindi: condizione e consapevole tipicità specifica dell'essere umano, tale da contribuire alla sua realizzazione complessiva facendolo assurgere a “persona”, cioè a soggetto nella piena e consapevole titolarità di doveri e diritti. Una persona in grado, quindi, di auto-progettare e così esercitare le scelte che lo condurranno alla realizzazione di sé, fuori dai recinti angusti dell'assoggettamento ad assetti chiusi e pre-costituiti, praticanti forme di illiberalità quando addirittura non esercitanti la “coercizione del libero pensiero”.

Non possiamo ignorare l'esistenza di tutta una filosofia e di una dialettica nate su alcuni non trascurabili temi. Ad esempio: l'essere umano “nasce“ realmente libero? E rimane tale? Oppure questa condizione (inconscia, alla nascita; ma di cui si può acquisire coscienza e consapevolezza solo “dopo”, con la crescita) è strettamente correlata e quindi vincolata e dipendente anche dall'ambito geografico, dall'ambiente sociale, dalla condizione culturale del “luogo” in cui si nasce? La libertà è o no come un ottimo vino in una bottiglia, sigillata, e che quindi va “stappata”, tirata fuori con la giusta energia e con la corretta consapevolezza di “cosa farne” e del giusto modo con cui “gustarla”? Nascere e “vivere” da persone libere, ci sottrae a priori dai condizionamenti anche sottili che la società – ossia: tutto ciò che ci circonda – ci propone costantemente (e provocatoriamente) o ciò avviene solo in misura trascurabile? E tanto altro, ancora.

Quesiti profondi ed anche antichi che affacciano su panorami vastissimi: risposte semplici ce ne possono essere, ma non esauriscono certo la concatenazione degli interrogativi.

Quesiti, pur se su piani diversi, sono e saranno sempre influenzati – ad esempio - dalle visioni sociali, religiose, filosofiche, storiche tanto di chi possa tentare di esplorarli per offrirne delle interpretazioni che del contesto in cui essi abbiano a manifestarsi.

Penso che la “libertà di poter pensare” dalla quale origina la “libertà nel formulare il proprio pensiero”, sia il necessario preludio alla “elaborazione e manifestazione del proprio (libero) pensiero“ attraverso azioni improntate al “fare” ed all'importanza della “consapevolezza di esistere” e quindi della crescente “coscienza di sé”.

E' quindi attraverso costrutti culturali, sociali ed operativi che si é giunti all'affermazione di concetti ed espressioni “liberi” da vincoli e costrizioni ma nel contempo rispettosi anche degli altrui ambiti di “manifesta libertà”: questo processo si è sviluppato nel tempo e non può dirsi concluso, dal momento che vincoli e freni vengono frapposti di continuo sul cammino di esseri umani da altri uomini, sovente con motivazioni accattivanti e caramellose, psicologicamente e formalmente utili a dissimulare ambizioni, sete di potere, sfrenati interessi e – in estrema sintesi – vera e propria inimicizia verso il prossimo.

Similare : (sign.: che appartiene alla medesima specie, affine), è un aggettivo che origina da simile.

Sìmile : (sign.: analogo o affine nell'aspetto o nei caratteri), può essere sia sostantivo che aggettivo, tanto maschile che femminile. L'analogia può originare dalla comparazione finalizzata a definire, con riferimenti appropriati, il livello o il grado di una determinata qualità: ciò giova a meglio chiarire in forma logica – comunque, anche fantastica – un determinato concetto. Qualora l'analogia tenda a ripetersi nel tempo, questa assume valenza di ripetizione. Nell'uso del termine, l'idea di analogia si accentua fino ad indicare la comune appartenenza ad un ambito e, più specificamente, alla stessa specie umana. Frequentemente, il termine indica un vincolo di fratellanza, specie nelle espressioni mistico-religiose ovverosia ad elevato contenuto spirituale (ad es.: l'amore per i propri simili). Come e simili o et similia, nella fase conclusiva di un elenco di una enumerazione, sta quale indicazione di un pur generico rapporto di affinità.

Somigliante : (participio pr. del verbo somigliare) che presenta analogia d'aspetto, analogo; come sostantivo masch. ha anche il significato di (la) stessa cosa.

Somiglianza : analogia di aspetto per lo più esteriore, ma anche di qualità o di carattere. Oltre che come sostantivo è diffuso l'uso anche loc. avv.le: in questo caso sta ad indicare la conformità ad un modello ovverosia ad un preciso termine di paragone (ad es.: Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza).

Somigliare : (verbo sia transitivo che intransitivo) richiama una affinità o una analogia con un aspetto – o con una determinata caratteristica - di una persona o di una cosa. Anche utilizzato per indicare un valore, una qualità reciproca. Dal latino similiara, dal classico similis.

Uguaglianza : (sign. generico: identità, parità) deriva dal verbo uguagliare (come verbo transitivo: rendere uguale, divenire pari. Come verbo intransitivo: essere uguali). Uguale ci porta ad eguale - che deriva da aequalis ossia “pari” (di statura, di età) - successivamente adoperato con la forma di eguale. Aequalis a sua volta deriva da aequus (sign.: equo, da cui aequitas equità, adaequare - adeguare, aequator - equatore | perchè rende uguali i giorni e le notti |, aequatio - equazione). Aequus (equo) peraltro è un termine che gli studiosi hanno riscontrato solo nell'area italica. Possiamo quindi dire che il suo significato ultimo é : (essere) della stessa natura, identico, uniforme.

Termina qui la Prima Parte del mio studio sul ritualistico "Trinomio" massonico. Studio che mi ha fatto piacere vedere pubblicato in esclusiva sulle pagine web del Notiziario Massonico Italiano.

Roma, 7 Gennaio 2013                                   Giuseppe Bellantonio
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