Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta GOI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GOI. Mostra tutti i post

giovedì 27 settembre 2018

BRECCIA DI PORTA PIA ... E DINTORNI

l'Ill.mo e Risp.mo Fr. ANTONIO URZI'  BRANCATI ha tracciato nei giorni scorsi alcune importanti riflessioni, rappresentate con estrema oggettività e, quindi, carenti da pulsioni animate da un qualche malanimo. L'Illustre Fratello, ancorché presiedere un importante Ordine Martinista, è studioso attento, competente, profondo e appassionato: è per tale motivo estremamente apprezzato tanto in Italia che oltre i nostri confini naturali, ed è sicuro punto di riferimento per una Comunità Iniziatica ampia e varia, che guarda alla sostanza.
Diamo spazio su questa pagina ad due suoi post consecutivi, pubblicati su FaceBook, così come lo diamo a quanti ce lo possano richiedere con il fine di dare un contributo alla buona causa Massonica: un Ordine esoterico-iniziatico di cui troppo ed a sproposito si parla, sovente deviando dal corretto contesto per approdare a situazioni di basso profilo; situazioni che, è bene dirlo, con la 'vera' Massoneria poco o niente c'entrano, tanto ne sono distanti.
Per correttezza, abbiamo chiesto espressa autorizzazione all'Autore al fine di porgere il testo alla cortese attenzione di una platea più ampia.
Ovviamente, nel rispetto di un corretto e asettico pluralismo, siamo a disposizione, per la pubblicazione di loro eventuali repliche, di chi possa sentirsi chiamato in causa.
Buona lettura! 



 Breccia di Porta Pia

In occasione del XX Settembre, qualcuno mi ha ricordato che i Massoni celebrano, proprio in questo giorno, la Libertà, commemorando la breccia di porta Pia a Roma. Ho risposto in quanto ritengo l’abbinamento una inesattezza. Ho risposto, dato che non ero in FB, tramite messanger. Ciò significa che molti di coloro che adesso sono destinatari di queste mie riflessioni le hanno già ricevute, non dico lette, in messanger. A costoro chiedo scusa. Desidero però far risentire il mio pensiero in FB iniziando da un evento ancora attuale al quale, per me, è stato attribuito un significato che non posso condividere. La mia riflessione:

Molti appartenenti alla Massoneria sostengono che il 20 settembre, celebrando la breccia di porta Pia, vivono la giornata come la giornata della libertà. Una libertà che i Massoni vogliono difendere con forza, coraggio, vigilanza e perseveranza contro coloro che vogliono opprimere le coscienze e alzare steccati che confinano l’uomo nelle gabbie dell’antidemocrazia, nelle nebbie mortali dell’irragionevolezza. (Le ultime parole non sono mie, non mi approprierei mai di ciò che non mi appartiene, ma del Gran Maestro del GOI).

Parecchi sono convinti che la Breccia di porta Pia fu l’inizio della libertà degli Italiani, molti però sostengono, specie in Sicilia, che la breccia di porta Pia, portò a molti fame, miseria, diseguaglianze, privilegi di alcuni a danno di altri. Ma questa é politica ed io non voglio interessarmi di politica, anzi, da Iniziato, quale mi ritengo di essere, non debbo interessarmi di politica o quantomeno debbo interessarmi di politica tenendo presente il concetto esoterico di Libertà e non quello sociale o politico. Gli Iniziati sanno che il concetto esoterico è assoluto mentre quello sociale, politico, è relativo. Il concetto esoterico si basa sulla conoscenza assoluta quello sociale o politico sulla imposizione delle idee e dei comportamenti da parte di un gruppo su un altro. Possiamo quindi ben dire che il concetto esoterico unisce mentre quello sociale o politico può anche divedere. 

Da parte dei massoni, di esoteristi, di iniziati, ci si aspetta quindi che per celebrare e difendere la LIBERTÀ si scelga un simbolo venuto agli iniziati dalla tradizione e non dalla storia. Se il simbolo che si sceglie è politico permettetemi di dire che coloro che lo adoperano non lo adoperano da iniziati ma da politici. Se sono Massoni e fanno politica senza usare simboli massonici, possono dare l’impressione di farlo in quanto vogliono usare la massoneria per portare avanti ideologie mascherandole da simboli tradizionali. 

Anche i non Massoni sanno, in quanto lo dicono parecchi libri che si possono trovare in qualsiasi libreria, che sopra la cattedra del Maestro Venerabile campeggia il trinomio, Libertà, Uguaglianza, Fraternità. So che molti Massoni ritengono che tale trinomio non sia tradizionale, che è stato mutuato dai rivoluzionari francesi e che, pertanto, non è un simbolo come bisogna intendere i simboli. Io dico però che le azioni umane, come i concetti, debbono rispecchiare le norme universali. La libertà in senso esoterico è purezza, mancanza di condizionamenti. Solo se si è puri, se non si è condizionati, si può costruire il concetto relativo, terreno, di libertà senza che esso divenga un espediente per esercitare la propria maggiore forza nei confronti di altri che hanno un concetto di libertà magari diverso. La Massoneria ha proprio questo compito. Essendo un Ordine Esoterico, Iniziatico, deve mettere a disposizioni gli strumenti necessari per tornare puri, come si era prima della nascita, per perdere i condizionamenti che si sono acquisiti dalla nascita in poi per potere poi accedere alla conoscenza del cosmo e delle sue regole. Dopo aver ottenuta tale conoscenza si può, direi si deve, fare in questa dimensione, nella nostra terra, ciò che serve per perfezionare l’opera nell’intero cosmo. La breccia di porta Pia non è utile per ottenere tale risultato. 
Non per completare la disamina ma solo per aggiungere qualche concetto, ed approfittando dell’occasione fornitaci dalle gerarchie del GOI relative alla celebrazione della libertà in occasione della breccia di porta Pia, accostamento da me già contestato, desidero aggiungere: è più che evidente che la massoneria del GOI non fa alcun accostamento fra celebrazione della libertà e commemorazione dell’anniversario della breccia di porta Pia. Come ho già detto la Massoneria celebra la “LIBERTÀ” attribuendo ad un simbolo storico, che separa, una valenza tradizionale, che unisce. In effetti ha ragione chi sostiene che il GOI, con la manifestazione cennata, non intende affatto accostare la celebrazione della libertà con il rito dell’equinozio di autunno, che è caduto il 23 settembre.
In ogni caso, dal punto di vista esoterico l’equinozio, a mio parere, non è simbolo di libertà, ma simbolo di uguaglianza. Simbolo della libertà, sempre a mio parere, è il solstizio. Dobbiamo considerare questi momenti interpretandoli analogicamente e dobbiamo dare ad essi la valenza esoterica cioè valida per tutto il cosmo e non solo per questa nostra terra. Ma nello stesso tempo dobbiamo considerare esotericamente anche i concetti di libertà, gia da me enunciato, ed il concetto di uguaglianza che deve essere inteso, quest’ultimo, come situazione di purezza, che rende tutte le manifestazione dell’Emanazione uguali tra di loro e che l’uomo, in questa dimensione, ottiene dopo aver raggiunto la libertà cioè dopo essersi liberato da ciò che lo condiziona. 
Come tutti sanno vi sono due momenti solstiziali e due momenti equinoziali. Entrambi i momenti esprimono il primo, quello solstiziale, il concetto di libertà, il secondo, quello equinoziale il concetto di uguaglianza. 
Non sto a descrivere quì il rito da celebrare in entrambi i momenti, desidero solo richiamare l’attenzione sul fatto che l’anno comincia in occasione dell’equinozio di primavera per tutti o quasi tutti gli Ordini Esoterici; dico quasi tutti in quanto, per esempio, la Massoneria del GOI ha, in un primo tempo, avvicinato parecchio l’inizio del proprio anno ponendolo al 1 marzo e poi, con Corona Gran Maestro, che agì in un momento particolarmente difficile, ha eliminato i residui di esoterismo che vi erano ancora nel GOI, e l’ha posto il 1 gennaio. Aggiungo poi che in entrambi i momenti i rispettivi riti prevedono, oltre ad una effettiva purificazione che si effettua con fuoco ed acqua, fuoco che non brucia ed acqua che non bagna, un accostamento con gli altri elementi della natura che richiamano il detto di Ermete che ciò che é in basso é come ciò che sta in alto.


Ritengo opportuno, dopo quanto ho scritto sulla commemorazione fatta dal GOI della breccia di porta Pia, esporre come intendo io l’Ordine Massonico. Riporto quindi un mio scritto di alcuni anni or sono che forse ho già pubblicato in parte o interamente. Giova comunque ripetere.
Ho trascorso molti anni in Massoneria ed essendo curioso per natura, ho avuto contatto con diverse esperienze esoteriche, anche non massoniche. Credo di aver raggiunto un certo grado di preparazione in questa materia o almeno questo è quello che molti amici mi fanno credere e, spero, non solo per togliermi di mezzo. Oltre che curioso sono anche un irrequieto. Lo dimostra il fatto che in Massoneria sono stato iniziato in una Loggia, ma dopo dieci anni ho partecipato alla fondazione di un'altra e dopo venti anni di appartenenza a quest'ultima ho fondato, insieme ad altri Fratelli, una terza Loggia alla quale ho appartenuto fino al mio allontanamento dalla Massoneria. Ho detto che sono irrequieto e questo già è sufficiente per spiegare i miei movimenti. Ma la natura umana fa sì che l'uomo debba darsi una spiegazione ragionevole a tutte le intemperanze da lui stesso commesse e quindi anch'io ho "costruito" i motivi che giustificano, almeno a me, questa irrequietezza. 

Ho sempre saputo e mi è stato sempre detto che la Massoneria è un Ordine Esoterico - Iniziatico. Frequentando l'ambiente però mi rendevo conto che l'attività che si svolgeva in Loggia era solo ed esclusivamente di natura culturale. In sostanza mi rendevo conto che i "lavori" che si svolgevano in Loggia potevano essere svolti in un qualsiasi circolo culturale specializzato nello studio dell'esoterismo. Mi rendevo conto anche che tutto ciò che si diceva in Loggia era contenuto nei tanti libri che trattano di esoterismo e che spesso le cd "Tavole" erano il frutto non della cultura di chi le "scolpiva" ma.....del copia ed incolla. Nonostante queste constatazioni aspettavo comunque con ansia che mi si dessero gli strumenti per poter raggiungere quel sapere impedito ai non iniziati. Il tempo però passava. Mi sono stati dati i gradi che da semplice apprendista mi hanno elevato prima a compagno e poi a maestro. In cuor mio, però, non notavo alcuna differenza. Mi rendevo conto anzi che i gradi, gli avanzamenti di paga, venivano dispensati quasi esclusivamente in base all'anzianità di iniziazione, ovvero di ingresso in Massoneria, constatando che erano di grado inferiore solo quelli che erano entrati dopo. Leggevo e mi veniva detto, spesso anche in "tavole" roboanti lette in Loggia, che l'aumento di paga lo si deve meritare. Che l'aumento di paga si ottiene solo dopo aver dimostrato di aver bene appreso l'uso degli strumenti che si adoperano nel grado precedente. Belle parole e basta. Constatavo che gli strumenti dei gradi erano illustrati nei vari rituali del grado specifico ed in alcuni oggetti posti in determinati parti del Tempio. Ma nessuno, pur illustrandomi il significato di quegli strumenti, il significato degli oggetti, mi sapeva dare istruzioni su come adoperarli. Era come se di una macchina ti illustrassero le varie componenti ma nessuno ti informasse che cammina e ti insegnasse come si fa a farla camminare. Oltre ad essere curioso sono anche ostinato per cui sapendo che nella Massoneria della quale facevo parte operano anche alcuni Riti, ho aderito ad uno di questi credendo che i veri segreti Massonici mi sarebbero stati svelati proprio in detto Rito. Anche in questo ho fatto "carriera". Ma anche questo mi ha deluso. Aumentavo di grado, le insegne di volta in volta erano diverse, in qualche maniera aumentava la mia cultura ma nessuno mi dava le istruzioni su come guidare quella macchina. In Loggia, anche in quel Rito venivano lette "tavole" che trattavano argomenti che avevo già letto nei libri prima della cerimonia con la quale mi si conferiva il grado. Di percorso che dalla terra porta al cielo non si parlava, come nei primi tre gradi, o almeno se ne parlava ma solo in teoria, tanto per parlarne. E tutto ciò non solo nei gradi subito successivi al terzo ma anche nei gradi piuttosto alti. Mi sono dimesso (messo in sonno) anche da quel rito, ed ero giunto già alla soglia del grado più elevato. Voglio raccontarvi un episodio occorsomi in una delle "tornate" di quel Rito. È opportuno precisare che quella tornata si svolgeva nel capoluogo regionale e riguardava un grado alquanto alto. Tanto alto che la Loggia era solo nazionale ed era stata creata, come di consuetudine, una "succursale" Regionale. Ebbene in quella tornata si discuteva dei simboli del grado, dei simboli che si trovavano o si dovevano trovare nel Tempio di quel grado. L'oratore ci espose una brillante tavola ricca di elementi presi o estratti dal Farina, dal Porciatti, dal Pike, ovvero da libri che si possono trovare in qualsiasi libreria. Non parlò del sotterraneo e delle raffigurazioni che lo stesso conteneva e mi viene il sospetto che non ne parlò in quanto i libri citati non ne parlano. Eppure del sotterraneo si parlava nel rituale del grado e nello stesso rituale si parlava anche delle immagini dipinti nello stesso. Dopo l'Oratore ufficiale io fece un intervento. Descrissi il sotterraneo e diedi la mia spiegazione delle immagini che ivi si trovavano. Ebbene, a seguito del mio intervento mi accorsi che molti dei presenti non sapevano del sotterraneo, in sostanza non avevano letto neanche il rituale del grado, e molti, che avevano invece letto il rituale, non conoscevano il significato delle immagini. Voglio riferirvi di due episodi che hanno condizionato i miei comportamenti. Il primo: nel 1983 è morto un mio parente, massone. Fra le sue carte ho trovato degli scritti massonici di Giacomo Tallone. Allora comincia a leggerli più per curiosità che per altro. Mi accorsi però che in quegli scritti erano contenute le istruzioni per.....guidare la macchina. Tallone infatti illustrava strumenti Massonici e leggendo mi rendevo conto che sia l'ordine che il rito che allora frequentavo mettevano a disposizione gli "attrezzi" atti a percorrere la via iniziatica. Tentai di utilizzare quegli strumenti che indicavano sia Tallone che le Logge, dell'ordine e del rito. Non mi fu possibile. Non mi fu possibili in quanto mi è stato impedito con mezzi riconducibili alla tronfia prosopopea di coloro che si definiscono Massoni, mi fu impedito dalla difficoltà della Massoneria di creare dei veri Maestri. Il secondo avvenimento. Mi imbattei, in quel tempo, in un altro Ordine Esoterico. In quest'ultimo non si chiacchierava, si operava ed incominciai ad operare. Mi resi conto che la Massoneria, ovvero l'Ordine Iniziatico che conoscevo io non era in condizione di condurre l'uomo nel percorso. Non era in condizione nei primi tre gradi e non lo era neanche nei i gradi "superiori" presenti nel rito che avevo frequentato. Al massimo era in condizione di acculturare i suoi membri imponendo la redazione o l'ascolto di scritti che per generosità possiamo definire speculativi. Al di fuori di quel "massimo" è possibile trovare i più squallidi "metalli" che l'uomo si porta appresso e che ritiene normale introdurre nella Loggia per soddisfare le proprie ambizioni o velleità. L'esperienza massonica, divenuta ormai notevole, se non altro per anzianità, mi parlava di altro Rito, sempre nell'ambito della stessa Obbedienza, essenzialmente Operativo. Avendo abbandonato il precedente Rito, mi avvicinai a quest'ultimo. In effetti, almeno a livello locale, forniva la possibilità di intraprendere il percorso esoterico che avevo conosciuto leggendo gli scritti di Tallone. Mi sono trovato quindi a frequentare la Massoneria dei primi tre gradi, il Rito al quale avevo aderito e l'Ordine Esoterico non Massonico e operativo. Mi venne l'idea di approfittare dei tre ambienti diversi, uno dei quali da me già creato (la loggia nei primi tre gradi), gli altri due da creare, (il Rito e l'ordine esoterico diverso dalla Massoneria) per percorrere e far percorrere a più persone possibile la via iniziatica. È opportuno a questo punto fornire alcune spiegazioni per chiarire il mio progetto. La Loggia nei primi tre gradi viene frequentata dai Fratelli Iniziati o accolti nella stessa, tranne poche eccezioni costituite dai visitatori ovvero da Fratelli di altre Logge che vengono in visita; nel Rito confluiscono Fratelli di tutte le Logge della stessa città; in un Ordine estraneo alla Massoneria possono confluire non iniziati alla Massoneria e donne che, nel caso di Logge Massoniche nelle quali non possono essere iniziate, rimangono al di fuori delle stesse. La Loggia che io frequentavo appartiene ad una Istituzione che non inizia donne. In teoria quindi avrei avuto la possibilità, oltre che di lavorare nella mia Loggia, di iniziare e quindi di far percorrere la via a Massoni non appartenenti alla mia Loggia e a profani e donne non appartenenti alla Massoneria. A distanza di anni e dopo aver messo in pratica il mio progetto, posso dire che nella Massoneria funziona solo, e non perfettamente, la Loggia che io frequentavo nei primi tre gradi, mentre il Rito si è dissolto completamente. Funziona abbastanza bene l'Ordine Iniziatico diverso dalla Massoneria. Non sono soddisfatto. Vorrei che funzionassero e anche bene le altre due realtà. Non mi arrendo anche se il mio progetto può essere da alcuni frainteso e da altri considerato velleitario.

Mi sono arreso peró. 
Mi sono arreso per disperazione. 
Sono arrivato ad una veneranda età e nulla é cambiato. 
Mi sono arreso ed ho, in FB e per rabbia, scritto alcune mie considerazioni, ritenute offensive, relative al responsabile nazionale della Massoneria alla quale ho appartenuto. Mi fu mossa una tavola di accusa. Io, dopo le accuse, mi sono dimesso dalla Massoneria. Mi sono allontanato avendo preso atto della mia incompatibilità con quel tipo di Massoneria. Coloro che hanno mosso la tavola di accusa, mi allontanarono a loro volta, ritengo io perchè infastiditi da chi continuava a esaltare una massoneria diversa da quella che loro ed i loro mandanti conoscevano o dicevano di conoscere. Bene così, continuerò a manifestare ciò che penso dal di fuori. 
Ho constatato, comunque, che molti che appartengono alla Massoneria manifestano il disagio che io stesso ho manifestato. Costoro rimangono ed io spero che rimangano solo nella speranza che un giorno si verifichi il miracolo e la Massoneria, da Ordine Esoterico quale la si ritiene, torni ad occuparsi solo di strumenti iniziatici e nella giusta maniera. A costoro io mi permetto di dire: fate politica, politica Massonica. Scacciate dal Tempio i mercanti che dello stesso si sono impadroniti. Io non l’ho fatto. Forse perchè mi ritenevo un puro. 
Non so se sarei riuscito a scacciare i mercanti dal Tempio, (periodo ipotetico) così però, certamente, non l’ho neanche tentato.

isclaimer / Avviso 1

L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue: 
1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.
2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori. Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal webciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito bellantoniogius@gmail.com al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa. L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.


Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.  

martedì 21 novembre 2017

LETTERA APERTA AI MASSONI D'ITALIA


Immagine correlata
Desidero prendere spunto dal congresso svoltosi recentemente ad Agrigento che ha visto impegnato la Massoneria del GOI a discutere sul tema “EMIGRAZIONE”.
L’argomento scelto è senz’altro un argomento politico, un argomento cioè che divide anzichè unire. In qualsiasi maniera venga trattato vi saranno sempre persone che ritengono gli “emigranti” degli invasori, dei personaggi dediti a modificare le leggi, le abitudini e la cultura dei popoli che li ospiteranno come vi saranno altri che ritengono tali emigranti una risorsa culturale, di lavoro oltre a ritenere che accoglierli vuol dire salvarli dalla miseria, dalla fame e spesso dalla morte. Tutti i Massoni sanno che anche fra le fila Massoniche vi sono persone che la pensano in un modo ed altre che la pensano in modo opposto. Quest’ultimo inciso però non è importante. Vuol significare solo che i Massoni danno ospitalità anche a gente che di Massoneria non capisce nulla e vengono utilizzati solo per la capitazione che pagano e per il potere, visto come numero, che conferiscono a questa o quella obbedienza massonica. 
Ciò che è importante è invece che questo tema è discusso dai partiti politici che, come è noto, hanno anche opinioni diverse e opposte. Qualunque sia la pronuncia definitiva della Massoneria, necessariamente si schiera, facendo credere a quel partito o a quei partiti, che i capi di quella data obbedienza sono in grado di convogliare l’azione di tutti gli aderenti verso quella scelta. In che modo non lo dicono, anche perchè non é vero, viene solo fatto credere a chi vuol credere a tutti i costi o al furbetto di turno che sa che se un esponente della Massoneria si pronuncia ufficialmente a favore della sua tesi politica non porterà tutti dalla sua parte ma una cospicua parte certamente. 
Questo, a sentire coloro che guidano l’obbedienza che organizza il dato convegno, è il modo che oggi, grazie a loro, usa la Massoneria per uscire allo scoperto per far conoscere al mondo i veri interessi della Massoneria e soprattutto i veri valori. A mio parere tutto questo è sbagliato. L’ho già detto e lo continuerò a dire finchè avrò vita e finchè la mia opinione conterà per qualcuno. Lo continuerò a dire in ogni modo e con ogni mezzo in quanto amo la Massoneria e so perfettamente di cosa deve e può occuparsi, come so perfettamente che non deve occuparsi di politica come istituzione o come Loggia che, per me quest’ultima, è molto più importante della istituzione. 
In queste occasioni la Massoneria, come istituzione, si comporta come una qualsiasi religione rivelata; è detto e si ripete che la Massoneria non si occupa di politica ma di fatto lo fa. Così agendo si procura l’inimicizia non solo della religione praticata nello stesso paese ma anche della maggior parte dei partiti politici che in esso operano. La religione non teme la concorrenze politica. Sa, o meglio i gerarchi che ne sono a capo sanno benissimo di essere tanti di numero da non prendere neppure in considerazione il pericolo di una qualsiasi altra istituzione in questo campo, ma la osteggiano perchè sanno che fra gli iscritti all’Ordine Massonico, vi sono anche persone che sono in condizione di smascherare la loro arroganza, le loro bugie, i loro crimini. Sanno anche che tali persone sono in grado di esaltare il merito della religione specie nei confronti di chi non può o non vuole, ma, convinti che anche nelle loro fila sono pochi coloro che conoscono la vera essenza della religione, combattono la Massoneria e la possibilità di essere smascherati nella loro attività essoterica. 
I partiti politici, o la maggior parte di essi, osteggia la Massoneria perchè vedono in essa, grazie ai proclami, ai dibattiti, alle tavole rotonde che i vertici della stessa organizzano, un superpartito trasversale, segreto, e dedito alla assistenza dei suoi membri anche contro le regole o le leggi. Poco importa a loro la parte esoterica, iniziatica della Massoneria stessa, sanno solo però che osteggiando la Massoneria, per qualsiasi motivo, ottengono il favore dei gerarchi cattolici nel momento elettorale e questo basta. 
Cosa è giusto che la Massoneria faccia? La Massoneria è un Ordine Iniziatico. Nelle sue Logge l’uomo, servendosi di strumenti che la Massoneria mette a disposizione, deve percorrere la via sulla quale è stato messo al momento della Iniziazione. La via Iniziatica conduce alla conoscenza delle regole del cosmo. È chiaro che non tutti quelli che percorrono la via posso o giungere sino alla meta ma non vi è dubbio che ciò che si incontra lungo la “via”, essendo il frutto di un simbolo, ci dà una conoscenza assoluta anche se parziale dello stesso simbolo. Questa verità consente a chi percorre tutta la via e quindi acquisisce la conoscenza parziale dei simboli che man mano incontra, di mettere insieme tutti i simboli incontrati e quindi di completare il puzzle. Il puzzle, il quadro completo è la conoscenza delle leggi del cosmo, delle leggi cioé valide in tutto il cosmo e quindi anche in questa piccola terra che ci ospita. Ottenuta la conoscenza il Massone e non la Massoneria, può, se vuole (per me deve), agire per il bene di tutta l’umanità. Questo e solo questo è il compito della Massoneria. Ogni altra attività è solo frutto di idee personali, relative e spesso imposte. Portare avanti idee personali vuol dire o aver fraintesa la Massoneria, non averla capita, o peggio sfruttarla per i propri scopi. Ripeto ciò che ho già detto e scritto in questa stessa lettera aperta ai Massoni: finchè avrò vita e finchè la mia opinione conterà per qualcuno, continuerò a dire ciò che penso. Lo continuerò a dire in ogni modo e con ogni mezzo in quanto amo la Massoneria e so perfettamente di cosa deve e può occuparsi, come so perfettamente che non deve occuparsi di politica come istituzione o come Loggia, molto più importante della istituzione stessa.

Antonio Urzì Brancati
.......................
NOTA:
Nel particolare contesto della situazione in cui versa la Massoneria Italiana nel suo complesso, sulla rete è stato pubblicato in data odierna questo interessante testo a firma dell'Ill. Fr. Antonio Urzì Brancati: Persona dalla significativa esperienza e dalla profonda, e certa, cultura iniziatica.
Abbiamo chiesto alla cortesia dell'Autore il poterlo riprendere, al fine di diffonderlo ancor di più: non tanto per i soggetti coinvolti, quanto perchè l'Autore mette perfettamente in risalto 'cosa' sia realmente MASSONERIA e cosa NON lo sia; quale sia il modo oggettivamente corretto di operare e quale NON lo sia.
Dalla lettura, a ciascuno trarre le proprie conclusioni.
Roma, 21 Novembre 2017
G. Bellantonio

domenica 24 settembre 2017

L'AVV. MINNICELLI A PRESA DIRETTA


Dalla pagina FaceBook 'Grande Architetto dell'Universo-amici' curata dall'ottimo Francesco Guida - buon Fratello, peraltro cultore di Storia della Massoneria, del quale numerosi e interessanti sono i testi elaborati - abbiamo attinto una notizia che, per la propria peculiarità, abbiamo ritenuto di riprendere e far conoscere ad una platea più ampia attraverso questo blog. Blog 'di servizio' e non di parte.
Per correttezza, abbiamo richiesto proprio a Francesco Guida,  il proprio n.o. alla nostra iniziativa, della qual cosa lo ringraziamo in ogni caso. 
A chi ha rilasciato le dichiarazioni di cui segue, la responsabilità delle stesse. 
Ai Lettori, altrettanta responsabilità nel trarre le libere ed autonome conclusioni del caso.          

---inizia---
Mi è pervenuto il seguente comunicato del fratello Amerigo Minnicelli (Nota: v. foto) che pubblico per opportuna conoscenza. Credo che ne sentiremo delle belle lunedì sera:
" È notorio che la Famiglia Minnicelli, appartenente alla Comunità Rossanese dal 1700 dove giunse dalla Toscana al seguito dei Toscano Mandatoriccio, è famiglia risorgimentale che insieme ad altre in Calabria hanno avuto radici nei principi muratori di Libertà, di Fratellanza e di Uguaglianza, trasfusi poi nella Rivoluzione Americana e in quella Francese da uomini come Gaetano Filangieri, Mario Pagano, Pietro Malena, Giuseppe Toscano Mandatoriccio, Demetrio Mauro e Luigi Minnicelli. Quindi, singoli componenti di quelle famiglie hanno punteggiato in Massoneria la storia antica e quella più recente e a loro nome, per riconoscenza, si sono avute anche intestazioni di strade in Rossano e altrove. Vi fu una Loggia che nel 1946 raccolse Uomini di buona volontà e di sani principi usciti dal proibizionismo del Ventennio, intitolata appunto a quell’Eroico Cittadino impresso in maniera indelebile nell’Albo d’Oro de “I Mille” e tra le memorie del Gianicolo.

La Massoneria, oggetto in questi ultimi decenni di numerose e qualificate critiche sia interne che esterne, per le sue deviazioni dagli Antichi Doveri e persino dai Principi enunciati nelle sue Costituzioni (che un tempo la distinguevano da altre similari per pratica di liberalismo, democrazia e libertà) è oggi nel cosiddetto “occhio del ciclone”. In tale contesto, all’Avv. Amerigo Minnicelli, che da anni ha esplicitato, con altri, le problematiche nascenti da tali pretese deviazioni, con tesi ed opinioni di sovente riprese dalla stampa nazionale nonché da prestigiose pubblicazioni editoriali, noto altresì per aver ribadito che << Nella Storia, sono stati Grandi Uomini dediti ai Principi Universali della Massoneria a compiere grandi gesta e così a darle gamba, non già il contrario...>>, allo stesso Avv. Amerigo Minnicelli è stata sollecitata da RAI TRE il rilascio di un’intervista che apparirà, in parte, lunedì 25 settembre ore 21,15 prima serata, nel corso della nota, colta e seguita trasmissione “REPORT". Amerigo Minnicelli


---finisce---

sabato 20 febbraio 2016

CERTO, CERTISSIMO... ANZI, PROBABILE.


Da più parti sono sollecitato a esprimere delle mie considerazioni relativamente alle recenti indiscrezioni di Stampa circa una possibile/ipotetica trama unificativa tra il GOI e la GLRI (ricavo le sigle dai normali canali di informazione).                                                                                                                         A questo ‘trambusto’ di notizie, smentite e ipotesi, si è saldata dapprima una querelle tra una struttura massonica organizzata e un alto esponente della Curia – segnatamente, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio -, successivamente delle esternazioni a seguire la stessa espresse dal GM di detta struttura e da un Rev.mo Cardinale della Chiesa Cattolica.                                                                                       Non sono ‘parte’ della vicenda se non come semplice Massone che non intende lasciare ovvero riconoscere ad altri una ‘rappresentatività’ che, a prescindere dalle competenze, proprio perché generalista mescolerebbe positività e negatività tanto soggettive che oggettive, oltre che profondissime diversità sostanziali: talvolta persino difformi alla lettera e allo spirito di norme / regolamenti / statuti in uso.  Quindi ciascuno – nella mia ottica - parli per sé, rappresentando se stesso ed i suoi, e quindi impegnando con parole e/o fatti se stesso e gli associati all’ente associativo rappresentato. Né può essere diversamente: per fortuna, ancora non siamo arrivati al condominio delle varie comunità massoniche, tenute poi a designare la loro comune figura apicale, l’ ‘amministratore’ che possa rappresentarli.                                          Ciò utilmente premesso, qui riporto stralci di taluna corrispondenza liberamente intercorsa con altri soggetti – con i quali, con grande semplicità e umiltà, ci siamo fraternamente riconosciuti – e in qualche modo pertinenti a quanto sopra indicato.

… L'attesa per un evento di tipo 'unificativo' o 'riunificativo' data ormai da troppo, lunghissimo, tempo: specialmente alla 'base', mentre i vertici trattano la materia in modo possibilista ma salottiero, badando a non farsi scappare le opportunità che la loro condizione comporta. Non spenderei in questa sede altre considerazioni (peraltro, il tema era sempre oggetto delle comuni riflessioni con l'ottimo e ineguagliabile Alfredo Di Mambro): mi permetto unicamente di osservare che 1) con la scusa che detengono il 'cordone' dei riconoscimenti, inglesi o altri, di fatto impongono (più che suggeriscono) delle 'soluzioni' o delle 'alleanze': benedicendo le nozze o girandosi dall'altro lato quando queste naufragano (il tutto, sempre e comunque secondo la loro, e non di altri, ottica). E questo equivale a quella pesante 'colpa' che corre con il nome di INGERENZA negli affari di una Gran Loggia o di un Grande Oriente o di altro. 2) Esiste un precedente storico in materia, non andando a soppesare valenze attuali e di allora, e cioè quello della RIUNIFICAZIONE tra la Comunione di Piazza del Gesù (GM Francesco Bellantonio) ed il Grande Oriente d'Italia (GM Lino Salvini). Anche in quel caso grandi furono le pressioni dall'estero perché si superasse la diaspora del 1908. Sappiamo tutti come andò a finire: accordi (bellissimi, in splendide cornici) disattesi, Logge prima inserite poi smembrate, purgatorio dei FFr. per vedere riconosciute le loro qualità (nel senso: noi siamo sempre noi, voi arrivate adesso), denuncia dei trattati, fallimento dell'iniziativa. Ma da ciò che si firmò, formalmente non si tornò indietro e nessuno di quanti sostenne e favorì i protocolli d'intesa si mosse ufficialmente. Pacche di consolazione sulle spalle, tantissime. Azioni concrete 'zero': ‘ormai... cosa possiamo fare, noi?’ (con quanto piglio essi stessi sostennero con fermezza che non potevano INGERIRSI nella vicenda, avrebbero mancato gravemente ai loro obblighi). E siccome la 'storia' si ripete, specie nei cicli storici medio-lunghi, io per primo accantono ogni minimo entusiasmo…

… e ancora…

Grazie… per la tua cortese risposta....
Si, certamente le pressioni ci sono, e molto 'significative' e 'autorevoli': danno la dimostrazione non di una volontà MASSONICA a tutto tondo, con le sue regole e secondo le regole, quanto di un intendimento inteso a FAR FARE ciò che ci si prefigge.
L'Italia è stata spesso considerata una COLONIA: politicamente, economicamente, finanziariamente, e quant'altro.
Temo - e forse credo, soggettivamente - che questa visione, in nome dei famosi RICONOSCIMENTI, abbia contaminato - e da tempo: ma con progressione non più aritmetica, bensì geometrica - un certo mondo iniziatico italiano.
Come noterai, rifuggo dall'utilizzare in questa sede il termine MASSONERIA ITALIANA: sono consapevole di non poter parlare certo in suo nome, come mi sembra che taluno si ostini a fare.
Però sono consapevole di parlare - a volte, questo sì - in nome e per conto di quei bravi e corretti Fratelli (ma anche Sorelle, per carità) che ancora vivono l'IDEALE MASSONICO, e pertanto le IDEALITA' E LE TRADIZIONI INIZIATICHE, con consapevolezza, spessore, trasparenza e lealtà d'animo…

Anche le dichiarazioni – attenzione: né banali né superficiali formulate – da due Illustri Personalità del mondo cattolico, Alti Prelati di grande spessore culturale e studiosi di chiara fama, bisogna saperle leggere così interpretandole: ma non certo manipolandole ovvero strumentalizzandole per adattarle, con un qualche trasformismo, ad una qualche realtà.                                                                           
E parlare in linea generale, senza confini, barriere e distinguo, può aiutare a collocare le tematiche nel loro giusto ambito: fermo restando che stiamo trattando di quella ‘Massoneria Moderna’ nata nel 1700, che – salvo tematiche affascinanti e molto spesso affabulatorie e leggendarie, oltre che culturalmente interessanti per gli studi e approfondimenti di tipo filosofico, esoterico, simbolico e iniziatico – ignorando gran parte dei contenuti fino a quel tempo espressi dai gruppi aggregati operanti all’insegna dei mestieri (ma non solo…). Fu questa una realtà nata in un contesto dove la religione non era cattolica e sviluppatasi rapidamente proprio nei Paesi sottoposti alla monarchia dominante, di fatto a capo anche di questa nuova realtà.                                                                                                         L’anticattolicesimo di fondo (in nome degli ideali legati all’illuminismo e alle formulazioni contenute in quel 'libero pensiero’ che, nel tempo, ha assunto derive anarcoidi) e la divisa laica adottata (laicità che, in realtà, ben presto degenerò in deteriore e caustico ‘laicismo’), hanno conferito all’istituto massonico una ben precisa caratterizzazione.                                                                                                 Vero è che – ad esempio, in Italia – il retaggio della grande cultura latina e greca (attraverso le colonie della Magna Grecia), le profonde radici cattoliche, il grandissimo bagaglio dell’umanesimo – prima – e del rinascimento – poi -, hanno fatto sì che la Libera Muratorìa Massoneria italiana avesse un substrato grandemente diverso da quello imposto dal modello targato 1700. E queste vere e proprie macro-differenze d’ordine culturale e storico sono rimaste intatte, dimostrandosi peraltro altrettanto sussistenti tanto nei confronti di analogo mondo iniziatico nord-americano, che di quello prettamente centro europeo - contiguo al pensiero luterano -, nonché di quello francofono (connotato da un laicismo eccessivo e da un attaccamento viscerale all’epoca dei lumi ed a quanto correlato al concetto di libertà) e per ultimo di quello riferentesi alla comunità valdese.  Tutte situazioni ‘anomale’ massonicamente, dato che il nostro mondo iniziatico non è quello di una comunità religiosa, che aspira a intese, accordi, o riconoscimenti con un suo pari.                                                                                                                                Questo può spiegare anche se solo in parte – non è questo il contesto idoneo ad una disamina puntuale ed esaustiva -  perché la Chiesa Cattolica – direttamente o per mezzo di suoi autorevoli ed eminenti prelati (basti pensare solo a Padre Amorth, con il quale ho avuto l’onore di intrattenermi) - non veda certo di buon occhio quella parte di strana massoneria i cui aderenti possano praticare devianze sataniche o legate a forme di culto magico; quella strana massoneria che rifiuta ad oltranza la figura del Cristo pur dichiarandosi ‘credente’ (dichiarazione fideistica invero limitatissima nella realtà dei fatti, fermandosi solo ad una Figura Divina resa astratta e ad un Libro Sacro posto sull’Ara) con assunti che potevano sembrare ‘adeguati’ oltre 300 anni orsono, ma non certo oggi); quella strana massoneria che – specie in terra francofona – ostenta il proprio laicismo non collocando  i simboli che riconducano alla Divinità e quindi ad una ‘qualche’ espressione di fede (una condizione, peraltro, adottata ed ostentata anche in Italia da più di un raggruppamento massonico: niente simboli che possano ricondurre al ‘sacro’, al ‘trascendente’, al ‘divino’): e ancora, quella strana massoneria che si dichiara apolitica pur strizzando continuamente l’occhio alla politica; o quella strana massoneria che non dovrebbe trattare di religione eppur non lesina di sottolineare persino con asprezza atteggiamenti o enunciati del mondo clericale; o quella strana massoneria ancora pervasa da sacche ove esiste ancora il segreto, o troppo prossima/equivocabile con situazioni di stampo affaristico, o che sgomita per aspirare ad eredità che poco hanno di intellettuale e di culturalmente valido o di iniziaticamente significativo.         Ecco, io per primo – e con me tanti, tanti, tantissimi Fratelli e Sorelle - sono lontano da questi modi di fare: modi che, se valutati correttamente, non appartengono neanche lontanamente agli IDEALI enunciati nel 1700.  E ancor più lontani lo sono da quelle TRADIZIONI cui solo a parole talvolta si riconducono: Tradizioni che parlano un linguaggio nettissimamente antecedenti al 1700.                                                                                                                 Ma quando un uomo di Chiesa deve valutare e parlare dell’istituto massonico, non fa e non può fare ‘distinguo’ che tengano conto di latitudini diverse, di culture diverse, di storie diverse, di DNA sociali e spirituali diversi: come si può pretendere che qualcuno ‘scelga nel mazzo’ questo, respingendo quello o viceversa?    Da qui, il fare di ‘tutta l’erba un fascio’, senza distinguo se non delle caute parole che possono sembrare di ‘apertura’, ma che in realtà non lo sono: esse rappresentano solo un modo colto ed elegante per indicare il ‘possibile’ senza però entrare nel merito delle ‘possibilità’ di concretizzazione.  Non lesinando cocenti critiche ad una controparte con tante stranezze nel proprio bagaglio.                                                                        L’esperienza e l’insegnamento che origina dallo studio della Storia, mi suggeriscono che quando si desidera con forza una cosa, per realizzarla non si esita anche a rivedere quelle posizioni che, perso lo smalto e ricoperte dalla ruggine del tempo, non agevolano il possibile dialogo ed anzi lo frenano. E l’opera di revisione non può iniziare se non rivedendo le posizioni di un anticlericalismo che è anticattolicesimo, sospinto dal retaggio di una laicità debordata nel laicismo, in virtù di un tanto sbandierato spirito illuministico che – nella realtà - ritengo concettualmente e storicamente superato.                                                                                                                
E sono le cronache, ancor prima della Storia, a dare testimonianza di tutto ciò: sempre che ci sia chi voglia vedere, chi voglia ascoltare, chi desideri comprendere.
E, quando comprenderà, si accorgerà che 'questo' modo di fare/vivere la libera muratoria è tutt'altra cosa di quello che le Tradizioni, e quindi la Storia, con serietà e univocità ci trasmettono.
Roma, 20 Febbraio 2016                                         Giuseppe Bellantonio
Disclaimer / Avviso 1
L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue: 1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.
2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori.
Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal web, ciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito giuseppebellantonio@infinito.it al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa. L'autore di questo blog, confermando di voler operare nel pieno rispetto delle norme di Legge in vigore, esprime anche la volontà di operare in armonia con le nuove norme entrate in vigore il 1° Aprile 2014 ed emanate dalla AGCOM, relativamente all'introduzione di nuove norme sul copyright digitale e online.
L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati ovvero collegabili tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.
Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.

sabato 6 febbraio 2016

VIRGILIO GAITO: 'LE NIVEAU'



Abbiamo già offerto alla c.a. dei nostri Lettori le intense pagine tracciate  nel lontano 2001 dall'Ill.mo e Risp.mo Fratello VIRGILIO GAITO, con oggetto la poesia del Fratello Antonio De Curtiis  'A LIVELLA.
Grande è stata l'attenzione per questo particolare scritto, così come grande  è il rispetto che tutti indistintamente nutrono per questo Illustrissimo Fratello.
La Sua cortesia e il nostro concomitante desiderio di porgere ai nostri Lettori sempre nuovi spunti ed elementi di riflessione, senza preclusione alcuna, ci hanno messo nella condizione di poter rendere pubblico lo studio a firma dell'Ill.mo e Rispettabilissimo Fratello Gaito tradotto in lingua francese dalla bravissima Prof.ssa Caratelli.
Un 'dono' nel ''dono' quello che Virgilio ha inteso fare ai Lettori tutti, specie a quelli addentro al Mondo Iniziatico: anche perché la traduzione in lingua francese offre altre sfumature certamente intense e pervase da un particolare fascino.
Concludiamo riportando le medesime parole utilizzate dall'Ill.mo Fratello: "... voila le Niveau. Alla Francia ed alla sua cultura, in un momento così colmo di devastante stupidità.  Je suis parisien, vive frère Voltaire et la tolerance...".  

Le Niveau

         Parmi les poèmes jallis de l’âme sensible de notre Frère Antonio De Curtis, alias Totò,  le plus connu et récité est certainement “Le Niveau”, pour la veine de profonde humanité qui y règne, mais surtout, à cause de sa signification ésotérique.   Et à nous, qui sommes initiés comme lui,  ce poème apparaît,  dans toute son évidence, comme voulant nous rappeler la caducité des choses terrestres,   qui révèlent leur irrémédiable inanité   face à l’événement final qui met fin à notre existence: la Mort.
       Le poète imagine qu’il a été  renfermé dans un cimetière,   s’étant attardé à  méditer sur la pompe des tombes et des inscriptions funéraires qui réflètent la condition sociale des défunts.  Même dans cet endroit si sévère,  les morts   sont rappelés au bon souvenir de leur famille et des voyageurs pour leurs qualités terrestres, réelles ou imaginaires, et beaucoup plus honorés s’ils avaient occupé une position élevée dans l’échelle sociale.
  Tout à coup, tout près de leurs tombes, le Poète voit se concrétiser deux images, celle d’un noble monsieur arrogant et richement vêtu et celle d’un pauvre éboueur, humble, respectueux et mal habillé. Le noble accuse ce dernier  de haute trahison, parce qu’il s’était fait enterrer dans une tombe très modeste et à l’habandon, tout juste à côté de son tombeau resplendissant  de lumières, fleurs et d’inscriptions éclatantes.
Tout d’abord l'accusé se défend par un  désarmant appel en complicité: c’était sa famille qui avait pris  cette décision  sans le consulter et lui, étant mort, n’avait  pu s’y opposer. Lui, il n’aurait jamais osé  faire autant. 
         Face au ton grossier du Noble qui le somme de transporter immédiatement ses humbles dépouilles malodorantes bien loin de son magnifique tombeau, en lui évitant ainsi d’avoir recours à la violence, ce qui serait contraire à son rang, l’Eboueur avec un élan de fierté  lui rappelle que la Mort est un Niveau qui efface toute pompe terrestre et qui rend tous égaux devant elle.
        Il conclut avec une sagesse infinie : (en dialecte napolitain)« nuje simmo serie …appartenimmo alla Morte »  (Nous sommes sérieux … nous appartenons à la Mort). 
        Dans la multiplicité des messages sur le monde des hommes que Toto a livrés à ses poèmes, de manière simple et donc à la portée de tous les lecteurs, mais  pour cela encore plus appropriés à nous stimuler de profondes réflexions, nous saisissons une invitation à la simplicité, à la redécouverte des valeurs authentiques, à la fraternité, à l’égalité, à la liberté, à l’amour.  
         Et, même si la fresque du poème “Le Niveau” se conclut aux yeux du profane avec la représentation de la majesté de la Mort qui exige d’être “sérieux” dans le sens de surmonter toute cause de division, de séparation, d’incompréhension, de haine, de vexation, pour nous Initiés le message de notre Frère Antonio De Curtis évoque immédiatement l’exhortation du Maître Vénérable lors de la séance d’ouverture des travaux de Loge:  “Tout dans ce Temple doit être sérieux,  sage, bienfaisant et  joyeux”. 
 Et c’est là l’impératif catégorique qui découle de l’Initiation même, que chacun de nous a dramatiquement vécue.
     
Dans la vie humaine il est en effet  possible de mourir deux fois; l’une lorsque notre corps se sépare du soi–disant esprit de vie et que , se corrompant rapidement, se transforme en cendres; l’autre quand on traverse le rideau de feu qui sépare le profane du sacré et ce au moment où l’on devient un initié.
 En grec “initier” est exprimé par le verbe “TELEUTAI” qui signifie faire mourir.  “Initier” en effet est comme faire mourir, causer  la mort. Mais il ne s’agit pas là d’une mort totale, définitive, mais  d’une sortie, comme pour rejoindre une porte donnant accès à une autre dimension: en effet la sortie est suivie d’une entrée. L’initié passe d’un monde à l’autre et pour cela il subit une transformation; il change de niveau, devient différent.
        Voilà encore  la signification de “Niveau”, que Toto attribue à la Mort! C’est la conclusion d’un voyage terrestre, où les métaux ne font que du vacarme, et c’est en même temps  le départ pour atteindre la Verité, de laquelle l’initiè doit s’approcher en gardant son sérieux pour que, dans la paix retrouvée, son Temple intérieur,   puisse en tirer “bienfaits et joie”.
La mort initiatique est la mort mondaine en tant que franchissement de la condition  profane, de sorte que le néophyte semble subir un processus de régression, sa renaissance est comparée à un retour du phétus dans l’utérus maternel. Certainement il pénètre dans la nuit, mais si cela ressembre à l’obscurité du sein maternel, la nuit de l’initié possède la vastité – et que cela ne semble pas contradictoire -  la luminosité de la nuit cosmique.   
        Et de cette si profonde et exaltante signification de l’Initiation maçonnique nous  parvient un témoignage de la part de l’un des plus grands génies exprimés par l’humanité, Wolfgang Amadeus Mozart. Dans sa célèbre lettre du 4 avril 1787, Mozart écrit à son père, lui aussi devenu franc-maçon:      "Puisque, somme toute,  la Mort, est le véritable but de notre existence, pendant ces dernières années  je me suis tellement rapproché de cette bonne et fidèle Amie de l’Humanité que son image ne m’inspire plus terreur, mais au contraire me soulage et me reconforte! Et je remercie Dieu de m’avoir donné l’occasion (vous savez ce que je veux dire) d’apprendre que la Mort est la clé qui ouvre la porte de notre véritable bonheur".
        Le divin Mozart savait en effet que l’initiation marque le début irréversible d’une dimension spirituelle, où se trouvait ce véritable  bonheur qu’il avait religieusement cherché  toute sa vie durant. 
        C’est en effet la Franc-maçonnerie, comme admirablement l’affirmait notre Frère  Johann Gottlieb Fichte, celle qui libère l’homme de sa religion pour l’élever à la dignité d’Homme universel, qui a pourtant sa  religiosité à lui, qui est la nécessité du sacré, où règne  le bonheur, saisi comme perfectionnement de nous mêmes et élévation de l’esprit envers l’Etre Suprème. 
        Et la connaissance intime de la Mort se fait sentir dans les compositions “religieuses” de Mozart à savoir les “Messes” et surtout le célèbre "Requiem", qui sont imprégnées de la religiosité propre du Franc-maçon. Planant au-dessus des dogmes, celui-ci indique à l’Humanité une voie de salut fondée sur l’amélioration de soi et réalisée par cette Initiation qui a marqué la mort de la vie profane.  
        Mais lorsque notre Frère Antonio De Curtis comparait la Mort au Niveau, il savait bien, en parfait initié,  que cet instrument a donné tant de bonheur à des millions d’êtres humains et que dans la symbolique maçonnique cet outil est l’un des éléments les plus importants.   
Il connaissait profondément la valeur de ce symbole. 
        En grec antique le terme  "symbolon" se relie au verbe  "synballein" qui signifie “rassembler”, “unir”, ce qui engendre le concept que le symbole est renfermé dans un premier temps dans la personne de son auteur, pour devenir progressivement ermetique pour tous ceux qui dans le temps et dans l’espace s’éloignent du processus de sa formation. 
        A l’origine on appelait “symbole” (dans l’ancienne Rome “Tessera hospitalis”) un objet qui indiquait le lien d’hospitalité entre les familles et les villes. Cet objet était brisé en plusieurs parties, chacune  d’entre elles  restant à chacune des parties qui avaient contractanté ce lien. C’était un signe de reconnaissance que si les parties de l’objet  joignaient.  
        Voilà donc revenir sous forme plastique le concept d’union pour signifier la solidarité entre tous ceux qui étaient liés par un ancien lien d’hospitalité, et ce concept devenait plus ample au fur et à mesure que le temps passait,      
en
arrivant à comprendre une croyance, une philosophie, une science et une connaissance.   
        Dans le monde moderne, l’interprétation tend à l’abstraction de l’élément  materiel. Aujourd’hui l’acception la plus connue et plus répandue du mot symbole  (inspirée par Nietzsche et par Freud), le conçoit comme dissimulation et masque,  recelant, en tout cas, plus qu’ils ne le dise ouvertement. C’est ce  “plus” qui est interprété par le grand érudit Paul Ricoeur comme la particulière trascendence du symbole vis à vis de ceux qui l’interprètent.   
        Ce n’est donc pas par hasard, si notre Frère De Curtis   s’est poétiquement inspiré du Niveau, car, avec la ligne d’aplomb ou  perpendiculaire le Niveau figure parmi les bijoux portés par les deux surveillants à leur sautoir,  et c’est là la dualité qui correspond à celle des deux colonnes du Temple de Salomon.   
        Nous savons que le niveau est constitué par une équerre droite au sommet de laquelle est suspendu un fil à plomb. Son but  essentiel en est celui de déterminer l’horizontale, mais dans le même temps il détermine aussi la verticale. Apparaît donc ici, dans une première approssimation, l’image de la Mort  accouplée à la position horizontale couchée  du défunt, mais aussi en même temps à l’élévation verticale de son âme envers le ciel.
        Mais encore plus profondément la structure du Niveau nous permet de relier sa symbolique à celle de la croix des dimensions cosmiques: des manifestations de la Volonté céleste au centre du cosmos,  illumination harmonieuse au niveau cosmique où notre esprit va rejoindre la Vérité. 
        N’oublions pas que le niveau est le bijou du Premier Surveillant à qui on  confie les Compagnons. Ceux – ci  passent de la perpendiculaire  (bijou du Second Surveillant qui supervise les Apprentis) au Niveau, réalisant ainsi cette majeure illumination qui dérive de la connaissance de l’activité céleste, de sorte que le Compagnon soit prêt à affronter sans peur l’épreuve suprême qui l’attend pendant son admission à la maîtrise et qui sera l’accomplissement de son aspiration.     
        Et c’est en effet dans l’Equerre qui orne le bijou du Maître Vénérable   qu’il y a la synthèse des significations symboliques de la Perpendiculaire (équilibre) et du Niveau (équanimité) desquels derive l’autorité liée à la rectitude.
        Mais il ne faut pas oublier non plus que ce symbole peut être relié à une qualification. Et ce n’est pas par hasard si notre Frère Antonio De Curtis a placé au centre de sa fresque poétique la figure de l’Eboueur, un métier utile à la collectivité, qui devrait être libéré de ses déchets et connecté à un besoin de propreté, de pureté, de rachat des laideurs du monde, de catharsis et de régénération.  
        C’est là un rappel transparent au devoir de l’Apprenti, dont le travail consiste à tailler la pierre brute pour la dégrossir de ses aspérités et de ses impuretés, pour la rendre digne du processus initiatique vers la connaissance, et en même temps adaptée à s’enchâsser parfaitement dans le plan divin de l’amélioration de l’Humanité.   
        Cependant tout le comportement de cet Eboueur est modeste seulement dans l’apparence, car, en fait, il est bien fier de sa propre dignité d’homme honnête et conscient de sa mission purificatrice. En se se rebellant contre la menace de sa liberté faite avec arrogance par le noble, il s’érige en sage éducateur et  en même temps en défenseur de la liberté et de la dignité de tous.  Nous sommes conscients, que par l’Eboueur, Totò n’a pas tellement voulu symboliser  la figure de l’Apprenti, masi plutôt celle  du Maître.   
        C’est avec ces paroles, simples mais incisives   que l’Eboueur  répond: 

"ccà dinto, 'o vvuò capì, ca simmo eguale?....
Muorto si tu e muorto so pur'io;
ognuno comme a'n'ato è tale e qquale"

(Là-dedans, tu veux enfin comprendre que nous sommes  égaux? Toi, tu  es mort et moi aussi je suis mort, nous sommes comme  au moment de notre naissance,  tels quels …)
         Notre Frère  Totò nous apprend en effet, tout d’abord, à être réaliste, à favoriser l’Egalité même si dans la diversité. 
        Plus bas son enseignement s’enrichit de la valeur de l’humileté  quand il commente la signification de la Mort comme  Niveau:   (En dialecte napolitain)

"Nurré, 'nu magistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme".

(Quand un magistrat ou un grand homme passe cette grille, ils mettent un point à la ligne:  ils ont tout perdu, leur vie et aussi leur nom …)
        Et, enfin, quand il exorte le Noble: (En dialecte napolitain)

"stamme a sentì...nun fa' 'o restivo,
 suppuorteme vicino - che te 'mporta?
 Sti pagliacciate 'e fanno sulo 'e vive",

(Dis donc, écoute moi. Ne fais pas le chichiteux, supporte moi près de toi, qu’est que cela te fait? Ces pitreries, ne les font que les vivants …”
        En véritable initié, l’Eboueur fait appel à la Tolérance qui nourrit de soi la Fraternité, un sentiment qui, imprégné d’Amour, rend conscients de l’accomplissement de l’impératif catégorique: “Connais toi-même”, la devise de chaque Franc-Maçon dans le Temple,  où tout doit être “sérieux, sage, bienfaisant et joyeux
       Ce n’est qu’au profane démuni que “Le Niveau” peut apparaître un poème lyrique, (chose surprenante chez un grand acteur comique), qui chante les louanges de la Mort qui tout anéantit et qui tout nivèle.   
        A nous Initiés, notre Frère Antonio De Curtis a, par contre, offert une planche d’une profondité extraordinnaire, dans laquelle avec une merveilleuse synthèse et une grande simplicité il nous conduit, en incomparabile Maître et avec le doux sourire de l’intelligence, à travers les vertes prairies de l’Harmonie universelle où règnent beauté, bonté et vérité , ces filles de l’  "Amor che muove 'l sole e l'altre stelle" (Citation de Dante. “L’Amour qui mout le soleil et les autres étoiles”N.d.T.).
         C’est cet Amour qui devrait nous servir de guide, à nous  tous,  toujours et partout, unis dans une chaîne ininterrompue. Encore une fois notre Frère Totò l’invoque du Cosmos pour une Hunamité meilleure dans un de ses plus brefs, mais également profonds et délicats poèmes lyriques:  (En dialecte napolitain)
 
                   "'A cunzegna"
 
"'A  sera quanno 'o sole se nne trase
e dà 'a cunzegna à luna p' 'a nuttata,
lle dice dinto 'a recchia: «I' vaco â casa:
t'arraccumanno tutt' 'e nnammurate».

                   La Consigne

Au soir, quand le soleil s’en va
Et qu’il passe la consigne à la lune pour la nuitée,
il lui dit dans une oreille “Je rentre chez moi:
Je te recommande tous les amoureux …” 
          Il ne s’agit donc  plus là de nobles  ou d’éboueurs,  mais de vrais Hommes rendus frères par l’Amour dans le respect réciproque de la dignité et de la liberté.   

  9 mars 2001 E.'.V.'.                            VIRGILIO  GAITO
                                                                M.'. V.'.
                                                                   R.'.L.'. PISACANE DI PONZA HOD n.160
                                                                                          Or.'. di Roma
Disclaimer / Avviso 1
L'autore nonché titolare dei diritti e dei doveri relativi alla gestione di questo blog rende noto a tutti gli effetti di Legge quanto segue: 1) tutti i diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati. Ai sensi dell'art. 65 della Legge 22 Aprile 1941 n° 633, è vietata la riproduzione e/o diffusione totale o parziale - sotto qualsivoglia forma - senza che vengano citati il nome dell'autore e/o la fonte ancorché informatica.
2) E' vietato trarre copie e/o fotocopie degli articoli/interventi contenuti nel presente blog - con qualsiasi mezzo e anche parzialmente - anche per utilizzo strettamente personale/riservato.

Disclaimer / Avviso 2
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L'autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. I commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla privacy, potranno essere rimossi senza che per ciò vi sia l'esigenza di prendere contatto anche preventivo con gli autori.
Nel caso in cui in questo blog siano inseriti testi o immagini tratti dal web, ciò avviene considerandoli di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione fosse tutelata da possibili quanto eventuali diritti d'autore, gli interessati sono pregati di comunicarlo via e-mail al recapito giuseppebellantonio@infinito.it al fine di procedere alla opportune rettifiche previa verifica della richiesta stessa. L'autore di questo blog, confermando di voler operare nel pieno rispetto delle norme di Legge in vigore, esprime anche la volontà di operare in armonia con le nuove norme entrate in vigore il 1° Aprile 2014 ed emanate dalla AGCOM, relativamente all'introduzione di nuove norme sul copyright digitale e online.
L'autore del blog non è responsabile della gestione dei siti collegati ovvero collegabili tramite eventuali link né dei loro contenuti, entrambi suscettibili di variazioni nel tempo.
Oltre ciò - specie per le parti informative a contenuto storico e/o divulgativo - i Lettori, ovvero quanti comunque interessati alla materia, che possano ritenere ciò utile e opportuno, potranno suggerire delle correzioni e/o far pervenire qualche proposta. Proposte che saremo lieti di valutare ed elaborare.