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MASSONERIA E SOCIETA' (c)

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martedì 2 marzo 2021

CHIESA E MASSONERIA - altra tappa di una lunga storia -

 


CHIESA E MASSONERIA – altra tappa di una lunga storia -

Gent.mi Lettori,

Il tema – annoso, forse, ma mai sviscerato in profondità – ha conosciuto nuovi capitoli: di una storia francamente fin troppo lunga, circa la quale ho inteso dare un contributo netto e franco, come mio costume.                                                                                                                                                      Si è così conclusa la pubblicazione della terza e ultima parte del mio studio sugli eccessivi complimenti – quasi delle ‘coccole’ - apparentemente profuse da certa Massoneria (antistorica? Disinformata? Malleabile?) troppo attenta a piacere (per forza…) al di là del Tevere. Pur volendo prescindere da certi atteggiamenti compiacenti ovvero ammiccanti dell’una come dell’altra parte, sullo sfondo dell’enciclica ‘Fratelli Tutti’ e degli incontri con gli esponenti apicali dell’Islam, resta il fatto che ciascuno debba fare il proprio ruolo senza infingimenti o ammiccamenti verso il campo altrui.                                    Tenendo conto che è il primo studio analitico che tocca la realtà odierna dei rapporti Chiesa Cattolica-Massoneria, peraltro basato su dati oggettivi e non su pulsioni di parte, l’invito è quello di leggere con ponderata attenzione… sempre che la tematica sia di Vs. interesse.

Parte I° - COCCOLE TRA CHIESA E MASSONERIA: AMBIGUITA’ SULLA ‘FRATELLANZA UNIVERSALE’                                                                            https://massoneriaesocieta-giubell.blogspot.com/2021/02/coccole-tra-chiesa-e-massoneria-basta.html

Parte II° - FRATERNITA’ E FRATELLANZA: EQUIVOCI O EQUIVOCITA’?  https://massoneriaesocieta-giubell.blogspot.com/2021/02/fraternita-e-fratellanza-equivoci-o.html

Parte III° - FRATERNITA’ E FRATELLANZA… VISIONE LAICA E RELIGIOSA: COINCIDENTI O CONTRAPPOSTE?                                                                    https://massoneriaesocieta-giubell.blogspot.com/2021/03/fraternita-e-fratellanza-visione-laica.html

Grazie per la cortese attenzione e buona lettura.                                                                            Giuseppe Bellantonio

Roma, 3 Marzo 2021


Pubblicato da peppe alle 19:11 Nessun commento:
Etichette: Chiesa, Chiesa e Massoneria, Comunione di Piazza del Gesù, fratellanza universale, Fraternità e Fratellanza, Giuseppe Bellantonio, Islam e Massoneria, Rivoluzione Francese

lunedì 22 febbraio 2021

Coccole tra Chiesa e Massoneria: ambiguità sulla ‘fratellanza universale’.

 

Coccole tra Chiesa e Massoneria: ambiguità sulla ‘fratellanza universale’

Il giornalista Andrea Cionci, in un suo articolo (>Ancora coccole tra Chiesa e Massoneria: basta ambiguità sulla ‘fratellanza universale’<, ‘Il Corriere delle Regioni.it’ del 10-2-2021; link https://www.corriereregioni.it/2021/02/10/ancora-coccole-tra-chiesa-e-massoneria-basta-ambiguita-sulla-fratellanza-universale-di-andrea-cionci/ . Articolo che vi invitiamo a leggere per esteso, per dare giusta completezza allo spirito e alla lettera trasfusi dall’Autore) esamina in modo diretto, asciutto e persino crudo, i termini della questione, soffermandosi sulle contraddizioni riscontrate e precisandone i termini, nulla lasciando al caso. Un articolo, che con qualità e spessore, elenca i fatti accompagnandoli con commenti oggettivi. L’incipit dello scritto di Cionci non lascia dubbi “questa storia della Fratellanza universale va chiarita per bene perché è un discorso molto pericoloso sul quale nella Chiesa circolano troppe ambiguità e da troppi anni”…(.)… Il Cattolicesimo è l’unica religione che ritiene di aver ricevuto la Rivelazione della Verità direttamente da Dio, nella persona di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo” prosegue l’Autore, “Per i cattolici, Cristo non può essere né un profeta, né un illuminato, né un personaggio che è stato divinizzato dopo la morte. Con Cristo - sostiene la Chiesa da 2000 anni - è Dio stesso che si è presentato agli uomini in tutta la sua identità e perfezione, fornendo, per così dire, nome, cognome, indirizzo e codice fiscale: >Io sono la Via, la Verità e la Vita<. Di conseguenza, per il Cattolicesimo tutte le altre religioni non sono vere. (Sarà poco politicamente corretto, ma le cose stanno così; del resto il sentimento è ricambiato, non è che gli islamici, ad esempio, ritengono vero ANCHE il Cristianesimo, ma parlano altresì di "infedeli")”. Per i Cattolici, se le altre religioni “…prescindono da Cristo Figlio di Dio sono alternative alla Verità, ad essa antitetiche o fortemente incomplete e quindi FALSE”.

Saranno le altre religioni a convertirsi a Gesù Cristo e non certo il Cattolicesimo a doversi stemperare e trasformare in una nuova religione indistinta, frutto di una possibile fusione di elementi ideologici già inconciliabili, attuata in vista di un unicum meticciato tra dottrine diverse.

Andrea Cionci sostiene che bisogna stare molto attenti a parlare di fratellanza universale, concetto base della Massoneria, perché per i Massoni questa fratellanza sottintende il fatto che popoli diversi abbiano ricevuto…” attraverso vari profeti e uomini illuminati un particolare adattamento  di una entità in comune, corrente sotto il nome di Grande Architetto dell’universo: una essenza divina che, nei fatti, non è “…realmente, né la Trinità, né Javeh, né Allah, né la Trimurti …(.)…Una posizione legittima, ma opposta rispetto al Cattolicesimo, super-identitario per definizione e per rivelazione”.

“Quella della Massoneria” sostiene Cionci “ è una idea orgogliosamente anti-cristica, poiché, dice l’Apostolo Giovanni, è anticristico tutto ciò che rifiuta consapevolmente il fatto che Dio si sia davvero incarnato in Gesù Cristo (ma su questo specifico punto ritorneremo in seguito, in modo più specifico, anticipando che le cose non stanno proprio così) …(.)… Siccome il nemico n.1 di Cristo è il diavolo, per i cattolici ciò che è anticristico è anche demoniaco”…(.)… Non è un caso, infatti, che gli stessi massoni presero il demonio come loro “campione”, simbolo della ribellione alle “superstizioni cattoliche”. Si ricordi come il massone Giosuè Carducci avesse composto l’ ”Inno a Satana” e come l’effigie del diavolo venisse pubblicamente esposta in numerose manifestazioni massoniche” (ma anche a questo riguardo, proprio per evitare il ricorrere di luoghi comuni, si impongono dei chiarimenti, prima di approfondire il tema della ‘fratellanza universale’). Ricorda ancora l’Autore come la Massoneria sia stata oggetto di scomuniche fin dal 1738 “Così come è stato poi scomunicato il Modernismo, una corrente teologica cattolica che, a partire dal Concilio vaticano II, ha preso sempre più piede nella chiesa, fino ad affermarsi oggi quasi completamente. Del resto, il Modernismo tende a rifiutare tutto ciò che è soprannaturale nel Cattolicesimo, non ultimo il fatto che Cristo fosse realmente il Figlio di Dio, nato da Maria Vergine. Così, il Gesù modernista diventa una specie di profeta, non dissimile da quelli delle altre religioni. 

Ecco perché Modernismo cattolico, Massoneria e sincretismo religioso vanno a braccetto, perché rendono Gesù uno dei tanti profeti che hanno parlato di un dio indistinto e non già il vero Dio, nella Sua seconda persona, che si è incarnato. Spiegano, peraltro, i domenicani che gli uomini sono fratelli fra di loro solo “nella carne”, in quanto appartenenti alla specie umana, ma non lo sono affatto a livello spirituale. I cristiani sono fratelli solo in Cristo e fra di loro. Quindi, al massimo, si può parlare di un rispetto umano fra le varie religioni, ma nella assoluta divisione dei culti. Ecco perché non ha alcun senso pregare insieme a membri di altre religioni…(.)… Il sospetto è, quindi, che questo mito della Fratellanza universale sia piuttosto funzionale al progetto - massonico, per l’appunto - del Nuovo Ordine Mondiale, dove tutti i popoli saranno mischiati e meticciati grazie all’immigrazione. In questa nuova Babele, bisogna seminare le basi per una convivenza secondo la quale tutti alla fine possano pregare tutti gli dei, e quindi nessuno. L'obiettivo del diavolo sarà raggiunto, spingere gli uomini a negare il Dio trinitario cristiano. Sarà un enorme passo indietro, alimentatore di conflitti, perché poi quando ci si chiederà “ma l’anima, esattamente, che fine fa dopo la morte?”, (domanda chiave e ineludibile) allora si apriranno nuove guerre di religione…(.)…Quindi, che la fratellanza universale spirituale venga promossa dalla Massoneria è legittimo (visto che la Massoneria non crede a nessuna delle varie religioni), ma se lo stesso tipo di fratellanza viene propagandata dal Cattolicesimo siamo in presenza di un OBIETTIVO ANTICRISTICO, e quindi demoniaco…(.)..Poi, liberi tutti di aderire alle religioni o alle filosofie che più si prediligono, ma per favore, niente camuffamenti”, conclude il giornalista Cionci. 

L’articolo è di stimolo e spunto per ulteriori approfondimenti su un complesso di questioni di importanza esiziale, visto che strutture e istituzioni con finalità diverse e assetti distinti non possono confondere i rispettivi ruoli e i propri limiti e ambiti.  Così che ne deriva un vero e proprio studio, che, al di là della sinteticità con cui termini e concetti vengono gettati d'emblée sullo scacchiere di una supposta evoluzione culturale, sociale e religiosa (che – invero – ha i connotati di una brutale regressione), può offrire elementi di profonda valutazione. Vediamo qui i primi quattro, direttamente correlati all’articolo a firma di Andrea Cionci.                      

Primo: in questa corsa dell’uno ad assomigliare all’altro, e quindi a confondere le acque a favore di un indistinto miscuglio, è impossibile non tener conto che mentre Cattolicesimo e Islam rappresentano delle religioni, la Massoneria no. Essa non è una religione bensì è un’Istituzione – un’associazione, secondo le leggi italiane successive allo scandalo P2 – laica (non laicista) con ideali, archetipi, concettualità culturali, permeate da studi e approfondimenti di natura esoterica, filosofica, storica e simbolica, con ciò seguendo anche delle ritualità nei propri lavori interni, ossia delle procedure solenni riprese da antichi manuali: procedure che hanno la finalità di sottolineare Antiche Tradizioni, antichi miti e soprattutto le grandi qualità dell’Uomo il cui percorso di Vita è Illuminato dalla Scintilla Divina come pure dalla Ragione. È quindi un raffronto impossibile e fors’anche equivoco oltre che temerario quello tra Istituzioni religiose e Istituzioni profane, del tutto laiche: specie se i raffronti non coinvolgono l’integrità delle posizioni ma solo talune loro peculiarità, o solo concetti limitati.                 

Secondo: ad alimentare la valutazione anticattolica della Massoneria (ricordo: né religione, né assemblea di fedeli, ossia ecclesia, chiesa), vi è la nascita stessa della c.d. Massoneria Moderna tra il 1717 e il 1720, ad opera dello scozzese James Anderson, Pastore della chiesa presbiteriana scozzese, tra i redattori delle (nuove) regole dei Liberi Muratori, dette Costituzioni di Anderson (1723), divenute in seguito lo standard per la nascita di tutte le comunioni massoniche del mondo. Il primo articolo di queste richiama ancor oggi interpretazioni e controversie. Nel passato infatti i Massoni erano stati obbligati a dichiarare fedeltà a Dio ed alla Chiesa d'Inghilterra: così, ricordiamo che la religione tradizionale del popolo inglese è l'anglicanesimo, risalente al XVI secolo, originato dalla drastica scissione dalla Chiesa di Roma per opera del Re Enrico VIII. L’Archbishop of Canterbury è la massima autorità spirituale della Chiesa Anglicana e della Comunione Anglicana, mentre il governatore supremo è il Sovrano del Regno Unito, attualmente la regina Elisabetta II. Non tralasciamo di segnalare poi, come la Massoneria Inglese – la casa madre, mi si passi il termine – opera sotto la protezione della Corona Britannica, S.A. il Duca di Kent ne è il Gran Maestro e innumerevoli sono i membri della Casa Reale e della Nobiltà attivi nelle Logge. Al di là di queste precisazioni, la Massoneria – ovviamente! - non abbraccia alcuna religione, ma ogni singolo Massone è assolutamente libero di professare la propria fede personale, come pure di rispettare quella professate dagli altri. 

Terzo: la Massoneria (riferendoci sempre e comunque a sue strutture che operino regolarmente: diversamente ci troveremmo a valutare strutture concettualmente e formalmente deteriorate, distorte, irregolari e irrituali. In pratica simil-massoniche e non massoniche) non ha mai ‘venerato’ espressioni o rappresentazioni diaboliche. Anzi, si pensi che fino agli inizi del 1700 ogni atto, ogni riunione, ogni norma, si apriva con l’espressa citazione ”In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e della gloriosa Madre Maria, alla memoria eterna dei Santi Quattro Coronati, loro beati servi”. Quindi, parlare di una Massoneria, ancorché Moderna, che sia atea, propensa al ‘diabolico’ o quant’altro, è pratica temeraria e superficiale, in effetti priva di un substrato storicamente e socialmente apprezzabile, utile solo a chi – vuoi per ragioni fideistiche, vuoi per ragioni mercantili o politiche, aveva comodo/utilità a evocare le ‘terribili’ qualità degli ‘incappucciati’, il loro profilo gnostico, il loro anticattolicesimo -.  Certo, i responsabili delle vendite (Carbonari) e quanti operavano segretamente, a rischio della loro vita, contro il papa-re o contro gli oppressori dei vari stati d’Italia, non erano amati dal potere: anzi, da questo erano perseguitati, imprigionati, torturati e uccisi. Nei tempi, e la cosa viene ancora ricordata sotto un profilo squisitamente di studio, vi era un idolo pagano – Bafometto - della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari (altro Ordine, non massonico) : idolo ossequiato fino agli inizi del 1900 in alcuni contesti anticristiani (ma in realtà, anti-religiosi) dediti all’occultismo e a pratiche riconducibili alla sfera della ‘magia nera’. L'origine del nome è ancora oggi ambigua e incerta. Il nome di Baphomet, come suggerisce anche Eliphas Levi, è stato inoltre associato col tempo alla figura di Satana e, da alcuni, a quello di Enki, dio buono sumero-babilonese, protettore dell'umanità e il cui simbolo era una capra, rivale del dio ebraico Yahweh considerato il crudele demiurgo gnostico. Il nome  Bahomet viene citato per la prima volta nei verbali del processo contro i Cavalieri Templari. L'Inquisizione sostenne a quel tempo che i Cavalieri, sottoposti a crudeli torture per estorcere una qualche confessione, usassero un Bafometto come parte delle loro cerimonie di iniziazione: ma questa era una semplice scusa  per consentire che il loro Ordine fosse accusato di eresia e idolatria e i suoi membri perseguitati; mentre i più che cospicui beni di detto Ordine furono razziati e confiscati dalla Chiesa, mentre la casa regnante francese poté appropriarsi, non onorando il debito contratto, di un enorme prestito concesso dai Templari al Re di Francia Filippo IV, il Bello.                                             

Quarto: Parlare di un Carducci ateo o antireligioso è un grave errore. I “Levia Gratia” di Giosuè Carducci si concludono come è noto con l’inno “A Satana”; un poema nato quasi per caso: “ruppe dal cuore, proprio dal cuore, in una notte di settembre del 1863”, scrisse egli stesso.  La novità intellettuale, scatenò una complessa polemica, facendo nascere un vero e proprio caso e accrescendo, forse a torto, un filone letterario definito “satanico”. Nel poema, secondo l’interpretazione dello stesso poeta Giosuè Carducci, appare chiaro che la figura di Satana non è altro che il simbolo della ragione, del progresso e della civiltà moderna (cfr. la locomotiva). Si tratta di un inno che trova la sua origine nella crescita interiore - di segno illuministico - maturata da Carducci, e che per quei tempi ebbe un suo innegabile significato.

Ma torniamo ora alla questione cardine: fraternità e fratellanza, equivoci o equivocità?       

Fin dal 17 Novembre 2020, in un mio articolo circolato tra ‘addetti ai lavori’, offrivo spunti di valutazione ed elementi oggettivi attraverso i quali poter comporre un mosaico completo e quindi corretto.

Riprenderò quindi nel seguito del presente articolo il mio testo del Novembre scorso, arricchendolo di altre riflessioni alla luce del sopra citato evento di Abu Dhabi e dello sperticato plauso di certa Massoneria o di certe facili e semplicistiche interpretazioni.

Roma, 15 Febbraio 2021

Giuseppe Bellantonio

 (fine prima parte - continua / next on 26-02-2021)


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venerdì 14 febbraio 2020

SANREMO È SANREMO… ANCHE PER LA MASSONERIA?


        “PERCHE’ SANREMO È SANREMO” recitava un adagio di qualche anno fa: come a dire che sul palcoscenico di quel Teatro molto (o persino troppo) era concesso, anche sotto l’aspetto del bizzarro ovvero del cattivo gusto, in nome di uno spettacolo che ‘doveva’ esser messo in scena poiché l’Italia ne era in attesa, che comunque ‘doveva’ restare incentrato su nuove proposte musicali che però dovevano mantenere alta la bandiera della tradizione canora italiana.        Ma, specie negli ultimi anni, a prescindere che la manifestazione canora sia divenuta un dispositivo dispendiosissimo, sul palcoscenico si sono avvicendati soggetti caldeggiati, quando non palesemente designati, dalla politica attiva: così che la qualità delle proposte canore è divenuta mediocre mentre si è cercato sempre più di eccitare i potenziali spettatori con lo spettacolo di contorno. Diventando così un ‘contenitore’ omnibus non molto dissimile da quelli che passano tra pomeriggio e sera su varie emittenti TV, conditi da scollature, pettegolezzi, cattivo gusto, finte esclusive e quant’altro: un mix di scarsissimo profilo culturale, quando non un vero e proprio insulto all’intelligenza e alla cultura, vero e proprio trash.  Negli ultimi anni, a peggiorare il quadro, anche i ‘vincitori’ hanno rispecchiato – forse, non casualmente – delle volontà troppo contigue alla politica attiva: dando così ragione ai critici, sempre pronti.                      Ma Sanremo sembra diventata anche un palcoscenico d’elezione per chi vi organizza delle kermesse che evocano a protagonista la Massoneria, in nome di una presunta o supposta cultura che viene poi mortificata allorché ci si possa accorgere che tutto scade in una banale vetrina commerciale, limitata e delimitata a certi soggetti, dove di letterario e di cultura – specie di quella con la ‘C’ maiuscola - non ce n’è molto. 
Già, la Massoneria – per intenderci: quella seria (ma tale indicazione parrebbe persino superflua, dal momento che quella ‘non seria’ di per sé stessa è cosa altra e diversa, come l’oro di Bologna…), le cui Tradizioni hanno radici profonde sicuramente antecedenti alla nascita della c.d. “Massoneria Moderna”; una Massoneria palestra di Cultura, scuola di pensiero e fucina di Uomini, rispettosa di regole scritte e non scritte, ricca di elevatissimi contenuti di ordine etico, storico, simbolico, con indubbie implicazioni nel sociale (quello di ‘qualità’, che deve coincidere con l’interesse comune dei Cittadini, nell’assoluto rispetto delle Leggi dello Stato) - non è istituzionalmente idonea a essere qualificabile come soggetto da ospitare in uno spazio c.d. ‘letterario’  (dal momento che non è un soggetto fisico che produce di per sé Cultura o Arte, ma è soltanto soggetto che invece le contiene - in quanto queste sono solo ed esclusivamente prodotto e fatica di singoli - non scrive libri o prose o poesie, non dipinge o scolpisce).
Quindi indicare questo o quel contesto massonico come autore o protagonista di una qualsiasi attività letteraria o artistica, è una forzatura solenne e persino una stonatura, quando entrano in ballo questioni dove chi possa intervenire cade non solo nella ripetitività dei contenuti, ma espleta palesemente attività non culturalmente speculativa, bensì di vero e proprio marketing.   
Più volte mi sono confrontato su questi temi, scalzando le presunte ragioni di chi – quasi con i paraocchi – tendeva a fare allegro e disinvolto codazzo a simili accadimenti, senza porsi troppe domande, preso com’era dal fascino di patine ammiccanti. Ho sempre posto costoro di fronte ai contenuti che le cronache, dirette o indirette, riportavano: là non vi era traccia di verticalità filosofiche, le stesse citazioni storiche erano carenti della lapidaria certezza della Verità, si notava confusione tra tempi-fatti-contenuti e si dubitava della stessa autenticità dell’identità di soggetti citati ovvero coinvolti.  
Uno spazio letterario è recinto solenne in cui ci si interroga sul significato di un’opera, in primis sull’identità dello scrittore, sulla sua ispirazione interiore e poetica e sullo spessore delle stessa. È un contenitore che diviene palestra intellettuale, specie là dove pubblico e autore incrocino le proprie sensibilità, assistiti da chi, per studi e cultura personali, possa essere in grado di procedere a una esegesi autentica e quindi rigorosa e puntuale. In questo tipo di spazio (serale, pomeridiano o  matinée che possa essere),  dedicato alle Muse, non c’è spazio per la banalità salvo l’ingenerare equivoci lessicali e di contenuto sulla stessa natura dell’incontro.   Spesso l’ispirazione del letterato rappresenta un enigma al cospetto del quale si finisce per accorgersi che l’obiettivo originario dell’opera è irraggiungibile per chi scrive e il desiderio di avvicinarne il focus diventa fine strenuo, imperativo, tormento, perché trascina in una regione estranea al mondo e a sé stessi. Un contesto in cui l’ “io” non esiste, in cui bisogna abbandonare tutto per far nascere un’opera.
Leggendo le cronache di questi spazi letterari sanremesi ci si accorge che non sono neanche dedicati alla Massoneria ma riguardano solo determinati contesti di essa e che in essa operano, che in definitiva vi autocelebrano se stessi e ciò che possano rappresentare nelle rispettive realtà, nei rispettivi quanto esclusivi ambiti. Niente letteratura quindi, niente poesia, niente prosa, niente che riporti a Eco, a Tomasi di Lampedusa, a Omero, a Blanchot, alla abissale disperazione di Mallarmé, niente indagini sul travaglio di Leopardi o di un Kafka preda di una solitudine che lo annichilì, niente che possa ricondurre all’infinito sussurro della scrittura, all'orgoglio di chi vi si possa cimentare, niente che decifri lo smarrimento interiore che porta l’analisi della simbologia, nulla che ci conduca per mano nella trascendenza della poesia.
Ma tant’é.
Da una vetrina non si può pretendere altro se non l’esposizione di ciò che in essa possa sollecitare curiosità e attenzione per le merci in bella mostra: quanto ai contenuti, del come e con quali materiali queste merci siano state fabbricate, delle garanzie implicite nei prodotti, questa è tutt'altra cosa.
       Quest’anno poi, una confusione forse figlia della routine si è impadronita degli organizzatori e di quanti possano a loro essersi riferiti, ivi inclusi i mezzi di comunicazione: un Grande Oriente indicato e pubblicizzato quale Gran Loggia, una Gran Loggia spacciata per elemento appartenente alla Storia fin dai primi anni del 1900 (mentre invece è ‘nata’ nella seconda metà del 1960), grande confusione di denominazioni (che citate in modo parziale o improprio possono invece ricondurre ad altre e del tutto diverse realtà)… un calderone, insomma, dove la confusione ha regnato sovrana e dove cuoce a fuoco lento un brodo di coltura del tutto insipido. E la confusione è amica intima dell’errore, e l’errore è generatore certo non di informazione bensì di disinformazione; quindi, che senso ha partecipare a qualcosa dove regna l’errore e la disinformazione, dove i contenuti tendono a essere ripetitivi?     Già: anche la ripetitività si presta a essere analizzata; oltre che potersi sostenere siamo ‘i più bravi’ o i ‘meno bravi’, i ‘più grandi’ o i ‘meno grandi’, i ‘più giovani’ o i ‘meno giovani’, i ‘più corretti’ o i ‘meno corretti’, il ‘noi siamo’ o ‘non siamo’, manca tutto ciò che riporti alla Storia, alla filosofia, alle Tradizioni originarie e alla stessa mission della Massoneria nella società contemporanea, manca tutto ciò che faccia ben comprendere la bellezza e l’operare – ormai utopici, forse, per qualcuno – dell’Arte Reale per eccellenza, l’Arte dei Maestri, dei Costruttori, degli Uomini di Cultura e Fede.  A meno che qualcuno non tenti di persuaderci che si tratti di un qualche esperimento alla Frankenstein, finalizzato ad assemblare un qualche nuovo simulacro: modernissimo ma freddo e impersonale, cpme un sepolcro.                                             
         E’ quindi una ripetitività attribuibile ai soggetti che intervengono e che nel tempo poco d’altro possano avere da dire o che abbiano una limitata visione di cose da poter poi offrire a un pubblico sempre meno attento? O è invece una ripetitività che poco maschera la limitatezza dei contenuti e le angustie di certe ricostruzioni storiche affette da cronica zoppìa? Se non ripetitività e superficialità, si tratta quantomeno di una consuetudine fors’anche modestamente modaiola che, proprio per questo, toglie comunque ogni ‘bollicina’ alle manifestazioni stesse.                                                                        
         La gente si interroga, la gente capisce sempre di più, comprende benissimo quando ci si possa trovare di fronte a dei contenuti e quando invece si è coinvolti in attività di mero marketing finalizzate a fare ‘proseliti’ per una  certa qual causa (piuttosto che non per certi Ideali).
Certo non possono dire di non leggere i giornali o di non parlare – se ‘addetti ai lavori’ - con dei loro Fratelli e quindi non posso dire di non sapere degli scandali, degli arresti, delle accuse e dei pentiti, delle confessioni e delle connessioni delittuose che si attribuiscono a questo o a quel soggetto.
Ecco, prima o poi qualcuno potrà suggerire di impostare altro tipo di incontri e di dibattiti – molto più ampi e partecipati - incentrati sulla trattazione della correttezza gestionale, della repulsione per i facili guadagni, della necessità di essere assolutamente affrancati e lontani da cupidigie e metalli, dell’essere ostici a commistioni o contiguità con elementi connessi alla delinquenza organizzata, del tipo di organizzazione si debba avere per tenere lontane tentazioni … il tutto, per fare della vera, sana, interessante Massoneria.
       Ecco... forse occorrerebbe organizzare delle tavole rotonde, dei seminari, per confrontarsi sui rapporti tra Massoneria e Leggi dello Stato, tra Massoneria (e finti/falsi massoni) e organi giudiziari dello Stato: certamente sarebbe incontri molto interessanti.                 Vera, sana, autentica Massoneria... già! In pochi la vivono e la praticano come tale, con lo spirito corretto, umile e franco per ciò necessario. E tra chi non la pratichino - ovvero: sedicenti praticanti - pongo anche coloro che cavalcano l'onda di litigi e beghe interne per costituire nuovi gruppetti di 'tifosi' delle loro teorie.  Pensate: gente fuoriuscita l'altro giorno da una parte, scopiazza denominazioni appartenenti al passato più o meno prossimo di qualcun altro, solo al fine di darsi una (assolutamente finta) discendenza, una impossibile paternità... tutte meschinerie di piccoli uomini che radunano attorno a sé altri piccoli uomini, impreparati più di loro, attraverso i quali - peraltro - riprendono i modelli di provenienza perpetuandone gli errori, non sapendosene distaccare e quindi non sapendo creare alternative valide e concrete. 
Ma ancora non si è capito che in Massoneria, con le 'tifoserie' non si va da nessuna parte, se non verso un profondo baratro!
In queste ore, a Palermo, si è svolto un interessante incontro incentrato sui rapporti tra la Massoneria e le varie confessioni religiose, organizzato presso la Chiesa Anglicana di Via Roma: l’esito è scontato, dal momento che solo la Chiesa Cattolica – già detentrice di un ferreo potere temporale - non ha mai perdonato alla Massoneria di essere stata complessivamente avversa proprio nei confronti di tale prepotente potere come pure proponente e propulsiva per l’Unità d’Italia, liberando dal giogo di un potere materiale che mal si addiceva – fin da allora – con quello spirituale. 
Ecco che, nel chiudersi di questo giorno, le riflessioni devono lasciar spazio alle certezze: come potrà proseguire i propri migliori Lavori una Massoneria Italiana che non sia capace di avviare un processo di autoregolazione, di pulizia, di disincrostazione dei suoi apparati eventualmente coinvolti, che sia attanagliata da facili accuse e che non riesca a bloccare quei perniciosi trasversalismi che agevolano e alimentano quei contatti e quei collegamenti che determinano situazioni di rischio e di pericolo quando non malavitose.
Senza un immediato rinnovamento vivificante, la conclusione - per chi operi con severità e regolarità - non potrà che essere una: e vedrete che, drastica come potrebbe essere, non potrà tardare a manifestarsi.
D'altronde, Sanremo riporta al gioco, alla roulette e alla sollecitazione del croupier quando ricorda che... les jeux sont faits, rien ne va plus!

Roma, 14 Febbraio 2020
Giuseppe Bellantonio
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sabato 18 marzo 2017

AL VESPRO DEL 18 MARZO...


Risultati immagini per jacques de Molay

Al Vespro del 18 Marzo dell'anno 1314, moriva Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dell'Ordine dei Templari: quel giorno, fu consumato dalle fiamme del rogo insieme a 37 compagni d'arme, anch'essi Cavalieri.
Lo spettacolare evento, si consumò sull' ile-aus-juifs di Parigi - un'isolotto sulla Senna, all'altezza del Pont Neuf, alle spalle di Notre Dame: ma si dice che un'aria sinistra avesse poi aleggiato per lungo tempo sul quel luogo, intimorendo tanto chi assistette al tragico rogo che quanti passassero da quelle parti. 
Fu una condanna che apparve fortemente ingiusta già all'epoca, e che - anno dopo anno, decennio dopo decennio, secolo dopo secolo - divenne clamorosamente ingiusta.
Si ricorderanno i processi, tutti manipolati dagli zelanti membri della - affatto 'santa' - Inquisizione e dai corrotti funzionari del Regno di Francia, con il corredo di testimoni falsi, prezzolati o ricattati e minacciati -, la spoliazione delle ricchezze - a vantaggio di altro Ordine, in certo qual senso complementare ed il cui fine era certamente meno bellico e più ospedaliero -, il mancato rimborso da parte della Corona di Francia - segnatamente, da parte di Filippo 'Il Bello' - dell'ingentissimo prestito ricevuto dai Templari per evitare il tracollo finanziario della Francia.
Torture, uccisioni, depauperamenti ed esilio degli inquisiti, furono la costante di quella vera e propria ondata persecutoria. 
Solo secoli dopo, per la precisione tre secoli e mezzo, una Chiesa Cattolica reduce dalla revisione del proprio malevolo e censorio atteggiamento nei confronti di Galileo Galilei - condannato al 'silenzio' il 22 Giugno 1633 dal Sant'Uffizio -, riconsiderò l'ingiustizia comminata all'Ordine dei Templari, grazie alle ricerche ed agli studi conclusi nel 2007 dalla storica Barbara Frale negli Archivi Segreti dello stesso Vaticano. 
La ricerca appurò che la Commissione d'Indagine inviata da Clemente V si fosse pronunciata favorevolmente ai Templari, riconciliandoli con i voti e con i sacramenti, e assolvendoli dalle più pesanti accuse loro mosse. Direi, un comportamento minimale verso chi tanto aveva dato alla causa e soprattutto agli interessi della Chiesa di Roma.
Cosa che costrinse il Papa a cambiare l’accusa di eresia decisa da Filippo IV con quella di abiura. Una mossa, concordata con il monarrca, utile per depotenziare la manovra scismatica del Re - che era pronto a creare la Chiesa di Francia, facendo il paio con lo scisma inglese - ma che non salvò certo i Cavalieri ed il loro Gran Maestro Jacques de Molay.      
Papa Clemente V sembrerebbe dunque 'assolto' dalla pesante accusa di essere correo con  il Re di Francia Filippo IV dello sterminio dei Templari e della distruzione dell'Ordine in quanto tale; la versione ora accreditata dalla Chiesa, è che egli fosse all'oscuro della macchinazione francese.                                     Ma le fonti storiche da me consultate concordano con le conclusioni cui giunse anche Giovanni Villani - mercante, storico e cronista dell'epoca -, che, dalle pagine della sua Nuova Cronica, diede risalto ad una voce che girava a proposito di un accordo fra il guascone Bertrand de Got - proprio il futuro Papa Clemente V - e il sovrano di Francia, Filippo IV 'Il Bello'.    Il re influì certamente nell'evitare la nomina di un prelato italiano, preferendosi così un francese - peraltro neanche Cardinale, poiché Bertrand de Got era semplicemente Vescovo di Bordeaux: Papa francese che fu nominato dopo 11 mesi di Conclave, a Perugia.  E il Papa francese Clemente V ricambiò a Filippo IV 'Il Bello' il grande favore fattogli: che sia stato direttamente e concretamente, che possa essere stato semplicemente con il far finta di ignorare (cosa praticamente impossibile, salvo che non si voglia credere che anche gli asini, che hanno il mantello a strisce colorate, possano volare), fatto sta che il risultato fu lo stesso. La barbara persecuzione contro i Cavalieri del Tempio, e la ricerca del loro annientamento fisico.        
Peraltro, se fosse stato vero tutto di questo profilo basso della Chiesa, come mai la stessa non restituì, riconsegnandoli, i beni confiscati ai Templari con il loro scioglimento? Non vi fu neanche un tentativo: così che la riconsiderazione storica conclusasi nel 2007, salvifica del comportamento del papato dell'epoca, é quantomeno parziale ed affatto esaustiva della grave ingiustizia storica perpetrata dalla Chiesa.
Jacques de Molay, Gran Maestro di quei Cavalieri che nelle loro piazzeforti prevedevano sempre un locale, un casotto indipendente, ove erano usi adunarsi sempre più autonomamente per rafforzare e potenziare gli usi dei masons nelle loro confraternite.
Secoli dopo, la Chiesa - che non aveva certo esitato ad imporre il suo ferreo potere temporale, comunque al pari di ogni casa regnante o imperante: l'epoca era quella che era - si ripeté, e il 17 Febbraio del 1600, mandò al rogo Filippo 'Giordano' Bruno. 
Fu definito 'eretico': ma il monaco domenicano, filosofo, scrittore, pensatore dalla mente libera e spaziale, con un pensiero che univa svariate tra le tradizioni filosofiche del tempo (dal materialismo antico al copernicanesimo, dal neoplatonismo all'ermetismo, alla mnemotecnica, unendo influssi cristiani, ebraici, qaballistici) era in realtà un precursore di molte tendenze affermatesi solo svariato tempo dopo.   Dava fastidio il suo non allineare il proprio libero convincimento ai voti di obbedienza pur enunciati, davano fastidio i suoi scritti - definiti rivoluzionari e temuti per il loro impatto sulle classi all'epoca meno tutelate -, dava fastidio la sua idea centrata su un infinito che si rispecchiava nella determinazione di un Dio Infinito che ha voluto un Universo Infinito costituito da infiniti Mondi voluti da un Dio ugualmente Infinito. Dio da amare infinitamente unitamente a quanto da lui creato. 
Dopo toccò agli appartenenti alle gilde, alle confraternite, ai liberi muratori, che propugnavano il libero pensiero: una libertà deferente verso la Fede ma svincolata dai limiti che l'amministrazione di questa imponeva.
Costoro, che pur operavano in modo strettamente correlato alla Fede, furono invece emarginati, perseguitati, additati addirittura come 'senza Dio', eretici, ribelli, peccatori legati diabolicamente, furono anch'essi messi all'indice, scomunicati, imprigionati, spogliati dei loro averi, processati, uccisi, mandati sul rogo! 
Così come sul rogo continuavano a finire le così dette streghe, ed i così detti maghi! 
Nelle varie epoche, coloro che pensavano liberamente e che non avevano paura di criticare chi gestiva il potere in modo arbitrario e nel segno dell'ingiustizia, erano invisi a chi governava. ed erano invisi anche alla Chiesa di Roma che governava le terre e le genti sotto il suo controllo diretto.
Liberi pensatori, già...
... liberi pensatori, scomodi in tutte le epoche e con tutti i regimi assoluti e totalitari.
Scomodi perché si chiamavano Garibaldi o Cavour o Bandiera o Bixio... Scomodi perché - pur acclamati come eroi in molte terre del Mondo, liberate dall'oppressione - qui erano perseguitati e condannati proprio perchè avevano operato contro il potere temporale della Chiesa, favorendo l'Unità d'Italia.
Oltre tutto, questi Eroi - additati quali Satana - erano 'anche' Massoni. 
Liberi Pensatori, Eroi e Massoni: capirete bene che il loro coefficiente di pericolosità era alto per coloro che erano avvezzi operare in modo opposto.
Ma non solo la Chiesa ebbe a perseguitare costoro: lo fecero anche i fascisti - ricorderete le odiose leggi del 1925, le violenze squadriste, il bando della Massoneria, le persecuzioni - e ancor più i nazisti.  
Nei loro campi di concentramento, oltre agli ebrei, agli zingari, ai minorati ed agli invalidi, tra i 'politici' finirono anche i Massoni: non meno di 300.000 furono quelli uccisi solo per le loro idee di libertà, uguaglianza, pace e fraternità. 
Ma soprattutto per i loro ideali di Libertà e Democrazia.
Ma sono in pochissimi a ricordarlo, specie sui libri di scuola: sempre per lo stesso motivo per cui fu condannato al rogo anche Giordano Bruno.
... liberi pensatori, scomodi in tutte le epoche e con tutti i regimi assoluti e totalitari: che non si piegano alle chiacchiere degli imbonitori, che cercano di contrastare il declino dei popoli, che contrastano le ingiustizie.
Certo non tutte le pecorelle di uno stesse gregge sono uguali tra loro o hanno lo stesso comportamento: qualcuna sarà pur grigia, qualcun'altra sarà anche nera.
Ma questo vale per tutte le greggi, a tutte le latitudini; vale per la bocciofila come per la filodrammatica, per un gruppo politico come per un sindacato, come per gli amanti della lirica o del jazz o della musica da camera. 
Gruppi, libere unioni di persone, associazioni, categorie... e quant'altro.
Sistematicamente la scure di certa censura si abbatte pesantemente prendendo a spunto la teoria del complotto: teoria generalizzata e quindi applicata ad ogni componente.
Anziché cercare e colpire le pecorelle grigie o le pecorelle nere, si tende a cacciare tutto il gregge.
Troppo facile... troppo ingiusto...
... come ingiusto fu il rogo che ridusse in cenere Jacques de Molay, Godefroi de Charney e altri 36 Cavalieri; come fu ingiusto il silenzio imposto a Galileo Galilei, uccidendolo socialmente e scientificamente; come fu ingiusto fu il rogo che arse Filippo 'Giordano' Bruno; come furono ingiuste le molte esecuzioni di chi combattè per la Libertà di questa nostra Italia - come avvenne alle Fosse Ardeatine - ; come furono ingiuste le morti dei Massoni torturati o gasati  nei campi di concentramento; come furono ingiuste le persecuzioni fasciste, le liste di proscrizione, le schedature...
... Avranno avuto termine queste ingiustizie o c'è chi ancora le coltiva e le persegue, volendo colpire indiscriminatamente i Liberi Pensatori, i Massoni?

Roma, 18 Marzo 2017                         Giuseppe Bellantonio
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sabato 20 febbraio 2016

CERTO, CERTISSIMO... ANZI, PROBABILE.


Da più parti sono sollecitato a esprimere delle mie considerazioni relativamente alle recenti indiscrezioni di Stampa circa una possibile/ipotetica trama unificativa tra il GOI e la GLRI (ricavo le sigle dai normali canali di informazione).                                                                                                                         A questo ‘trambusto’ di notizie, smentite e ipotesi, si è saldata dapprima una querelle tra una struttura massonica organizzata e un alto esponente della Curia – segnatamente, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio -, successivamente delle esternazioni a seguire la stessa espresse dal GM di detta struttura e da un Rev.mo Cardinale della Chiesa Cattolica.                                                                                       Non sono ‘parte’ della vicenda se non come semplice Massone che non intende lasciare ovvero riconoscere ad altri una ‘rappresentatività’ che, a prescindere dalle competenze, proprio perché generalista mescolerebbe positività e negatività tanto soggettive che oggettive, oltre che profondissime diversità sostanziali: talvolta persino difformi alla lettera e allo spirito di norme / regolamenti / statuti in uso.  Quindi ciascuno – nella mia ottica - parli per sé, rappresentando se stesso ed i suoi, e quindi impegnando con parole e/o fatti se stesso e gli associati all’ente associativo rappresentato. Né può essere diversamente: per fortuna, ancora non siamo arrivati al condominio delle varie comunità massoniche, tenute poi a designare la loro comune figura apicale, l’ ‘amministratore’ che possa rappresentarli.                                          Ciò utilmente premesso, qui riporto stralci di taluna corrispondenza liberamente intercorsa con altri soggetti – con i quali, con grande semplicità e umiltà, ci siamo fraternamente riconosciuti – e in qualche modo pertinenti a quanto sopra indicato.

… L'attesa per un evento di tipo 'unificativo' o 'riunificativo' data ormai da troppo, lunghissimo, tempo: specialmente alla 'base', mentre i vertici trattano la materia in modo possibilista ma salottiero, badando a non farsi scappare le opportunità che la loro condizione comporta. Non spenderei in questa sede altre considerazioni (peraltro, il tema era sempre oggetto delle comuni riflessioni con l'ottimo e ineguagliabile Alfredo Di Mambro): mi permetto unicamente di osservare che 1) con la scusa che detengono il 'cordone' dei riconoscimenti, inglesi o altri, di fatto impongono (più che suggeriscono) delle 'soluzioni' o delle 'alleanze': benedicendo le nozze o girandosi dall'altro lato quando queste naufragano (il tutto, sempre e comunque secondo la loro, e non di altri, ottica). E questo equivale a quella pesante 'colpa' che corre con il nome di INGERENZA negli affari di una Gran Loggia o di un Grande Oriente o di altro. 2) Esiste un precedente storico in materia, non andando a soppesare valenze attuali e di allora, e cioè quello della RIUNIFICAZIONE tra la Comunione di Piazza del Gesù (GM Francesco Bellantonio) ed il Grande Oriente d'Italia (GM Lino Salvini). Anche in quel caso grandi furono le pressioni dall'estero perché si superasse la diaspora del 1908. Sappiamo tutti come andò a finire: accordi (bellissimi, in splendide cornici) disattesi, Logge prima inserite poi smembrate, purgatorio dei FFr. per vedere riconosciute le loro qualità (nel senso: noi siamo sempre noi, voi arrivate adesso), denuncia dei trattati, fallimento dell'iniziativa. Ma da ciò che si firmò, formalmente non si tornò indietro e nessuno di quanti sostenne e favorì i protocolli d'intesa si mosse ufficialmente. Pacche di consolazione sulle spalle, tantissime. Azioni concrete 'zero': ‘ormai... cosa possiamo fare, noi?’ (con quanto piglio essi stessi sostennero con fermezza che non potevano INGERIRSI nella vicenda, avrebbero mancato gravemente ai loro obblighi). E siccome la 'storia' si ripete, specie nei cicli storici medio-lunghi, io per primo accantono ogni minimo entusiasmo…

… e ancora…

Grazie… per la tua cortese risposta....
Si, certamente le pressioni ci sono, e molto 'significative' e 'autorevoli': danno la dimostrazione non di una volontà MASSONICA a tutto tondo, con le sue regole e secondo le regole, quanto di un intendimento inteso a FAR FARE ciò che ci si prefigge.
L'Italia è stata spesso considerata una COLONIA: politicamente, economicamente, finanziariamente, e quant'altro.
Temo - e forse credo, soggettivamente - che questa visione, in nome dei famosi RICONOSCIMENTI, abbia contaminato - e da tempo: ma con progressione non più aritmetica, bensì geometrica - un certo mondo iniziatico italiano.
Come noterai, rifuggo dall'utilizzare in questa sede il termine MASSONERIA ITALIANA: sono consapevole di non poter parlare certo in suo nome, come mi sembra che taluno si ostini a fare.
Però sono consapevole di parlare - a volte, questo sì - in nome e per conto di quei bravi e corretti Fratelli (ma anche Sorelle, per carità) che ancora vivono l'IDEALE MASSONICO, e pertanto le IDEALITA' E LE TRADIZIONI INIZIATICHE, con consapevolezza, spessore, trasparenza e lealtà d'animo…

Anche le dichiarazioni – attenzione: né banali né superficiali formulate – da due Illustri Personalità del mondo cattolico, Alti Prelati di grande spessore culturale e studiosi di chiara fama, bisogna saperle leggere così interpretandole: ma non certo manipolandole ovvero strumentalizzandole per adattarle, con un qualche trasformismo, ad una qualche realtà.                                                                           
E parlare in linea generale, senza confini, barriere e distinguo, può aiutare a collocare le tematiche nel loro giusto ambito: fermo restando che stiamo trattando di quella ‘Massoneria Moderna’ nata nel 1700, che – salvo tematiche affascinanti e molto spesso affabulatorie e leggendarie, oltre che culturalmente interessanti per gli studi e approfondimenti di tipo filosofico, esoterico, simbolico e iniziatico – ignorando gran parte dei contenuti fino a quel tempo espressi dai gruppi aggregati operanti all’insegna dei mestieri (ma non solo…). Fu questa una realtà nata in un contesto dove la religione non era cattolica e sviluppatasi rapidamente proprio nei Paesi sottoposti alla monarchia dominante, di fatto a capo anche di questa nuova realtà.                                                                                                         L’anticattolicesimo di fondo (in nome degli ideali legati all’illuminismo e alle formulazioni contenute in quel 'libero pensiero’ che, nel tempo, ha assunto derive anarcoidi) e la divisa laica adottata (laicità che, in realtà, ben presto degenerò in deteriore e caustico ‘laicismo’), hanno conferito all’istituto massonico una ben precisa caratterizzazione.                                                                                                 Vero è che – ad esempio, in Italia – il retaggio della grande cultura latina e greca (attraverso le colonie della Magna Grecia), le profonde radici cattoliche, il grandissimo bagaglio dell’umanesimo – prima – e del rinascimento – poi -, hanno fatto sì che la Libera Muratorìa Massoneria italiana avesse un substrato grandemente diverso da quello imposto dal modello targato 1700. E queste vere e proprie macro-differenze d’ordine culturale e storico sono rimaste intatte, dimostrandosi peraltro altrettanto sussistenti tanto nei confronti di analogo mondo iniziatico nord-americano, che di quello prettamente centro europeo - contiguo al pensiero luterano -, nonché di quello francofono (connotato da un laicismo eccessivo e da un attaccamento viscerale all’epoca dei lumi ed a quanto correlato al concetto di libertà) e per ultimo di quello riferentesi alla comunità valdese.  Tutte situazioni ‘anomale’ massonicamente, dato che il nostro mondo iniziatico non è quello di una comunità religiosa, che aspira a intese, accordi, o riconoscimenti con un suo pari.                                                                                                                                Questo può spiegare anche se solo in parte – non è questo il contesto idoneo ad una disamina puntuale ed esaustiva -  perché la Chiesa Cattolica – direttamente o per mezzo di suoi autorevoli ed eminenti prelati (basti pensare solo a Padre Amorth, con il quale ho avuto l’onore di intrattenermi) - non veda certo di buon occhio quella parte di strana massoneria i cui aderenti possano praticare devianze sataniche o legate a forme di culto magico; quella strana massoneria che rifiuta ad oltranza la figura del Cristo pur dichiarandosi ‘credente’ (dichiarazione fideistica invero limitatissima nella realtà dei fatti, fermandosi solo ad una Figura Divina resa astratta e ad un Libro Sacro posto sull’Ara) con assunti che potevano sembrare ‘adeguati’ oltre 300 anni orsono, ma non certo oggi); quella strana massoneria che – specie in terra francofona – ostenta il proprio laicismo non collocando  i simboli che riconducano alla Divinità e quindi ad una ‘qualche’ espressione di fede (una condizione, peraltro, adottata ed ostentata anche in Italia da più di un raggruppamento massonico: niente simboli che possano ricondurre al ‘sacro’, al ‘trascendente’, al ‘divino’): e ancora, quella strana massoneria che si dichiara apolitica pur strizzando continuamente l’occhio alla politica; o quella strana massoneria che non dovrebbe trattare di religione eppur non lesina di sottolineare persino con asprezza atteggiamenti o enunciati del mondo clericale; o quella strana massoneria ancora pervasa da sacche ove esiste ancora il segreto, o troppo prossima/equivocabile con situazioni di stampo affaristico, o che sgomita per aspirare ad eredità che poco hanno di intellettuale e di culturalmente valido o di iniziaticamente significativo.         Ecco, io per primo – e con me tanti, tanti, tantissimi Fratelli e Sorelle - sono lontano da questi modi di fare: modi che, se valutati correttamente, non appartengono neanche lontanamente agli IDEALI enunciati nel 1700.  E ancor più lontani lo sono da quelle TRADIZIONI cui solo a parole talvolta si riconducono: Tradizioni che parlano un linguaggio nettissimamente antecedenti al 1700.                                                                                                                 Ma quando un uomo di Chiesa deve valutare e parlare dell’istituto massonico, non fa e non può fare ‘distinguo’ che tengano conto di latitudini diverse, di culture diverse, di storie diverse, di DNA sociali e spirituali diversi: come si può pretendere che qualcuno ‘scelga nel mazzo’ questo, respingendo quello o viceversa?    Da qui, il fare di ‘tutta l’erba un fascio’, senza distinguo se non delle caute parole che possono sembrare di ‘apertura’, ma che in realtà non lo sono: esse rappresentano solo un modo colto ed elegante per indicare il ‘possibile’ senza però entrare nel merito delle ‘possibilità’ di concretizzazione.  Non lesinando cocenti critiche ad una controparte con tante stranezze nel proprio bagaglio.                                                                        L’esperienza e l’insegnamento che origina dallo studio della Storia, mi suggeriscono che quando si desidera con forza una cosa, per realizzarla non si esita anche a rivedere quelle posizioni che, perso lo smalto e ricoperte dalla ruggine del tempo, non agevolano il possibile dialogo ed anzi lo frenano. E l’opera di revisione non può iniziare se non rivedendo le posizioni di un anticlericalismo che è anticattolicesimo, sospinto dal retaggio di una laicità debordata nel laicismo, in virtù di un tanto sbandierato spirito illuministico che – nella realtà - ritengo concettualmente e storicamente superato.                                                                                                                
E sono le cronache, ancor prima della Storia, a dare testimonianza di tutto ciò: sempre che ci sia chi voglia vedere, chi voglia ascoltare, chi desideri comprendere.
E, quando comprenderà, si accorgerà che 'questo' modo di fare/vivere la libera muratoria è tutt'altra cosa di quello che le Tradizioni, e quindi la Storia, con serietà e univocità ci trasmettono.
Roma, 20 Febbraio 2016                                         Giuseppe Bellantonio
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