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domenica 14 dicembre 2014

MASSONERIA TRA PASSATO E FUTURO

Gent.mi Lettori,
 
ho già avuto modo di porgere alla Vs. cortese attenzione uno scritto a firma dell'Ill.mo Fr. Virgilio Gaito, ex Gran Maestro - e quindi guida insigne - della numerosa  compagine massonica italiana conosciuta come GOI, Grande Oriente d'Italia.
 

L'Ill.mo Personaggio, vera e propria icona nella Storia della Massoneria Italiana - indipendentemente dall'appartenenza o meno ad un qualche sodalizio iniziatico - mi ha cortesemente autorizzato a riprendere il suo scritto "Massoneria tra passato e futuro" (letto all’Or. di Firenze il 13 dicembre 2002 E...V... nel corso dei Lavori della Loggia Galileo Galilei) per la cui pubblicazione l'ho cortesemente sollecitato, ritenendo che dalla sua penna, dalla sua mente, dal suo cuore, non possano giungere che parole solenni e nobili la cui eco resta inalterata nel tempo.

 
Tali parole, da me stesso lette più volte, ritengo che debbano giungere ad una platea sempre più ampia di persone, ridestando nei cuori e nelle menti tanto le riflessioni più profonde che un rinnovato interesse per quello stile di vita - illuminato e di elevato profilo etico, morale e soprattutto comportamentale - che è aderente ai più alti ideali dell'Arte Reale.
 
Buona lettura, quindi, e un cordiale "grazie" per la cortese attenzione che vorrete riservare a questa iniziativa.
 
Roma, 14 Dicembre 2014                                              Giuseppe Bellantonio 
 
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MASSONERIA TRA PASSATO E FUTURO
 
Nella mia lunga ultracinquantennale esperienza attraverso il
variegato pianeta della Massoneria universale sono giunto ad una
conclusione che può sembrare solo in apparenza superficiale: la
Massoneria, come Istituzione a carattere iniziatico che tende
all’elevazione morale e spirituale dell’Uomo, non ha passato né
futuro: ESSA E’.
Taluno potrebbe scandalizzarsi di fronte a simile affermazione
così categorica quasi che la Massoneria possa essere paragonata a
COLUI CHE E’.
Ma, a ben riflettere, dal momento in cui la Libera Muratoria
operativa ha perduto le caratteristiche tipiche di una Corporazione di
Maestri esperti nelle regole dell’arte del costruire per sublimare
quelle regole, tramandate da bocca ad orecchio, in metodiche sempre
più rigorose e formative, tali da condurre alla catarsi dell’adepto,
reso cosciente dell’avvenuto abbandono della propria corporea
vulnerabilità e della conquistata bellezza della Verità, la nostra
Istituzione, al pari di tutte le Scuole iniziatiche alle quali si
ricollega, si è venuta a fondare su principi anche inespressi e
ineffabili come, ad esempio, il c.d. “segreto massonico” che non hanno tempo.
Essi si collocano in una sorta di Iperuranio, di categorie del
pensiero che si rifanno a concetti astratti, e perciò universali, di
Bellezza, Bontà, Verità, Tolleranza, Giustizia, Fratellanza,
Uguaglianza, Libertà, peculiari al nostro essere tutti creature di
quel soffio divino dal quale proveniamo ed al quale torneremo.
Lasciamo ai filosofi ipotizzare se quelle categorie di pensiero,
le famose Idee Innate, esistano come entità a se stanti
indipendentemente dall’Uomo: indubbiamente però questa straordinaria
creatura che popola questo pianeta, non appena ha l’uso di ragione,
percepisce che tali Idee esistono o, almeno, debbono esistere, perché
ad esse egli deve tendere per non rimanere prigioniero del buio freddo
e angoscioso del nulla.
Le tre domande tradizionali: chi sono?, donde vengo?, dove vado?
attanagliano la coscienza di ognuno di noi e tanto più penetranti e
struggenti quanto maggiore sia la nostra sensibilità e la nostra
cultura e capacità di introspezione.
E, quando abbiamo la ventura di varcare come Iniziati la soglia di
un Tempio massonico, la Sapienza contenuta in quei Rituali così densi
di significati esoterici ci rivela poco per volta che quello e non
diverso poteva essere il nostro approdo nel periglioso viaggio alla
ricerca della Verità.
Ed abbiamo allora coscienza che soltanto la Massoneria, con la
libertà assoluta da dogmi o integralismi garantita e da essa pretesa,
può aiutarci a sciogliere gli enigmi che da sempre e per sempre urgono
nel nostro intimo assetato di Luce.
Ecco perché la Massoneria non può soffrire paragoni con qualsiasi
altra aggregazione umana e si colloca in una dimensione atemporale
dove soltanto coloro che sono riconosciuti veri Illuminati possono
accedere, pervasi da quel carismatico état d’ésprit che li rende degni
di porsi alla guida di un’Umanità da salvare dai mali che da sempre la
contaminano.
L’immagine, tramandataci dalle Scritture, del primo uomo fatto di
fango e vivificato dal soffio divino deve renderci coscienti della
ineliminabile presenza, in misura diversa, in ciascuno di noi dei
cromosomi negativi e, perciò, della tendenza generale a divenire homo
homini lupus ove non frenati dalle leggi e dall’autoeducazione.
L’eterna contrapposizione tra bene e male scandisce i vari periodi
della storia dell’Umanità in un’alternanza positiva o negativa intrisa
di eventi sublimi o abietti, ma non siamo finora – e credo non lo
saremo mai – riusciti a trovare una formula per estirpare radicalmente
il male dall’animo umano.
Vano e velleitario sarebbe il tentativo di colui che intendesse
attribuire alla Massoneria la capacità di risolvere i problemi
dell’Umanità, poiché la trasformazione del nostro DNA è opera
squisitamente individuale e ci si può gradualmente avvicinare soltanto
macerando e purificando noi stessi in un’ansia di sacro che soltanto
il Lavoro esoterico compiuto nel Tempio e nella Loggia può aiutarci a
raggiungere.
Nella mia ripetuta nel tempo esperienza di Maestro Venerabile,
incomparabilmente più formativa e difficile di quella di Gran Maestro
e, perciò, da me più intensamente vissuta, mi sono spesso chiesto se
fossero sempre valide le spinte ideali che mi condussero a chiedere la
Luce massonica e se esse corrispondessero ancora a quelle di coloro
che mi hanno preceduto nella storia della Massoneria Universale.
Mi è allora venuto sotto gli occhi il testo del canto del tenore
che, sulle arie sublimi create dal nostro divino Wolfgang Amadeus
Mozart per la Eine kleine Freimaurerkantate, così canta la gioia:
Per la prima volta, nobili Fratelli, ci accoglie questa nuova sede
della saggezza e della virtù. Noi consacriamo questo luogo come
santuario del nostro lavoro, dove si deve decifrare il grande segreto.
Dolce è la sensazione del Massone in una giornata festosa
come questa che salda di nuovo la catena della fratellanza più stretta;
dolce il pensiero che l'Umanità ha trovato di nuovo un posto fra gli uomini;
dolce il ricordo del luogo ove ogni cuore di Fratello decide quello che era,
quello che è e quello che sarà, dove l'esempio lo istruisce,
dove il vero amore fraterno ha cura di lui e dove la virtù più sacra,
la prima, la regina delle virtù, la benevolenza regna nel suo splendore silenzioso
Spontaneo viene l’accostamento dei sentimenti che muovevano i
nostri Fratelli nel XVIII secolo alle parole dell’odierno Rituale di
Apprendista del GOI, sostanzialmente identiche a quelle presenti nei
Rituali delle altre Obbedienze massoniche regolari nel mondo.
Anzitutto, lo scopo per cui ci riuniamo. Alla domanda specifica
del Maestro Venerabile il I° Sorvegliante risponde: Per edificare
Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e
lavorare al Bene e al Progresso dell’Umanità.
Il Massone deve quindi anzitutto e preliminarmente compiere quel
lavoro di purificazione di se stesso che lo possa rendere degno di
essere riconosciuto come Iniziato, tale qualità non essendo
autocertificabile ma dovendo risplendere abbacinante agli occhi di
tutti coloro che sappiano vedere.
Soltanto dopo che abbia conseguito tale maturazione che,
certamente, non è ricollegabile ai gradi conseguiti spesso per mera
anzianità o eccessivo affetto, l’Iniziato potrà porre la saggezza, la
tolleranza, l’illuminazione conquistate al servizio dell’Umanità:
diversamente non potrebbe rappresentare quel sicuro punto di
riferimento che soltanto ogni vero Massone – e non la Massoneria né
come scuola iniziatica né come associazione profana – può costituire.
Illuminanti in proposito sono le parole che il II° Sorvegliante,
durante il Rito di iniziazione, rivolge al profano: “Noi lavoriamo
senza tregua al nostro miglioramento perché è solo regolando le nostre
inclinazioni e i nostri costumi che perverremo a dare a noi stessi
quel giusto equilibrio che costituisce la Saggezza, cioè la scienza della Vita.”
Soggiunge il Maestro Venerabile che tale lavoro è penoso e impone
molti sacrifici poiché occorre che, consapevole dei propri difetti, il
profano e, più tardi, l’Iniziato sia disposto a lavorare senza tregua
al proprio perfezionamento.
Ed ecco l’auspicio sublime che il Maestro Venerabile, al termine
della prova conclusiva del fuoco rivolge al profano dimostratosi
disposto a compiere quel lavoro penoso: “Possa il vostro cuore
infiammarsi d’amore per i vostri simili; possa questo Amore,
simboleggiato dal fuoco, improntare le vostre azioni, il vostro avvenire”.
Ed ecco le parole stupende con le quali al profano viene svelata
la regola di vita più preziosa che, da un lato, si rivolge all’ego per
imbrigliarne le pulsioni negative volgendole ad un comportamento
positivo ( non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a
te ) e, dall’altro lato, una volta annullato l’egoismo, costituisce
uno stimolo potentissimo a realizzare il bene altrui sullo stesso
metro e con la medesima intensità che si desidererebbe per sé (fa
agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a te).
Rapportiamo allora le parole del tenore musicate dal divino Mozart
nel lontano 1791 a quelle ora ricordate: allora come oggi il lavoro
del Massone deve essere rivolto al raggiungimento della saggezza e
della virtù per realizzare, in una immensa, ininterrotta catena di
fratellanza, quella virtù più sacra, “la regina delle virtù, la
benevolenza, che regna nel suo splendore silenzioso”.
Forse non riflettiamo a sufficienza sul significato di benevolenza
perché essa non descrive semplicemente il sentimento del voler bene,
ma si eleva in una dimensione sacra, quella che, per l’appunto,
mirabilmente, il tenore riconosce regnare nel suo splendore silenzioso.
Una meditazione approfondita sull’insegnamento tramandatoci da
Pitagora attraverso uno dei “Versi aurei” a lui attribuiti:
“Soprattutto abbi rispetto di Te stesso”, ci condurrà a cogliere
meglio l’intima essenza della parola benevolenza.
Non v’ha dubbio, infatti, che l’egoismo, inteso come
gratificazione del proprio Io, considerato al centro dell’Universo,
rappresenti la massima espressione dell’amore verso se stessi che
porta tuttavia nel contempo ad escludere tutti gli altri propri simili
in quanto valutati in posizione di inferiorità tutt’al più di utilità
per la nostra affermazione indiscutibile.
Tale sentimento, tra i più radicati, è alla base di tutte le
azioni umane come concezione di benevolenza verso se stessi e non
ammette condivisioni: soltanto un sofferto, diuturno, rigoroso
esercizio di levigatura della nostra pietra grezza, come quello
richiesto al vero Massone rispettoso di se stesso, può condurre a
trasferire dal nostro Io all’Altro da sé quella sorta di culto della
personalità fin quasi ad annientare la nostra per arricchire quella altrui.
Ecco allora realizzato il secondo precetto, vero strumento di
perfezionamento, dato dal Maestro Venerabile, quello della vera, sacra
benevolenza; “fa agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero a Te”.
E quale altro sentimento più alto, più nobile, più fecondo di
reazioni a catena sempre più ampie e gratificanti se non quello della
benevolenza che pone i nostri simili, senza distinzioni di sorta,
all’apice dei nostri pensieri positivi ?
E, se la Massoneria è la più elevata scuola iniziatica di pensiero
che, per essere radicata in una incessante ricerca del sacro in
assoluta purezza di intenti, ha resistito per secoli alle infinite
bufere che miopi o feroci persecutori le hanno scatenato contro, come
sarebbe mai possibile che simili insegnamenti, per vari secoli così
fecondi di opere anche straordinarie realizzate a beneficio
dell’Umanità da tanti Massoni, possano d’un tratto essere ritenuti
obsoleti o – peggio – affidati all’interpretazione di un singolo a
nome di tutti, quasi che la Massoneria, cessata la propria missione
iniziatica, possa divenire od essere assimilabile, d’un tratto, in
omaggio all’epoca della comunicazione, alla stessa stregua di un
partito politico, una sorta di tribuna donde dispensare ricette
presuntivamente valide erga omnes ?
La forza della Tradizione continuerà a sorreggere questa
insostituibile, perché unica, Istituzione della quale l’Umanità ha
vitale bisogno per sopravvivere perché essa, ispirandosi
all’insegnamento, perennemente valido, di tanti sapienti del passato,
e, in particolare, del grande Pitagora che esortava ad una visione
panoramica di tutti i problemi dell’Umanità, ha rappresentato,
rappresenta e continuerà a rappresentare nel futuro quella malta
preziosa che unirà sotto ogni latitudine tutti gli Uomini di buona
volontà migliorandone la condizione ed elevandoli verso il cielo al
quale, ancora una volta, Pitagora esortava a guardare almeno al
termine della nostra giornata.
Se i Massoni di tutto il mondo sapranno offrirsi ai propri simili
mondati di tutte le loro imperfezioni ed animati dal sacro fuoco
dell’Amore universale come guida sicura, come veri e propri sacerdoti
di un Ideale di purezza, di bontà, di lealtà, di reale fraternità, la
salvezza del genere umano sarà assicurata ed il nostro mondo,
attualmente sprofondato nella terribile era del Kali Yuga, potrà
riconquistare la mitica Età dell’oro.
Ma dovremo volerlo fortissimamente con la stessa granitica volontà
del Fratello Vittorio Alfieri senza lasciarci distrarre da chimere di
vantata potenza dispensate da abili imbonitori, dovendo il vero
Iniziato avere sempre coscienza che l’autentica potenza è soltanto
quella che si conquista giorno per giorno con l’autorevolezza, parola
dalla radice latina di “augere” il cui significato di “aggiungere”
impone una lenta ma costante opera di perfezionamento interiore che,
col tempo, divenga percepibile da tutti fino a rappresentare dovunque
ed in ogni tempo un sicuro punto di riferimento a presidio “della
regina delle virtù, la benevolenza, che regna nel suo splendore
silenzioso”.
LA MASSONERIA E’.
                                                                                        VIRGILIO GAITO
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venerdì 14 novembre 2014

UNA GRAVE PERDITA

         
Ieri sera, poco dopo le 20 - a Messina -, un repentino malore ha rapito la  vita dell'amatissimo Amico e Fratello GIUSEPPE GIUFFRIDA, Persona conosciutissima per il Suo squisito tratto personale ed apprezzato professionista siciliano, oltre che Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio per l'Italia del 33° ed Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico ed AccettatoAltissimo Dignitario della Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi e Accettati Massoni della Comunione di Piazza del Gesù, Dignitario di rango nell' Ordine Templare  in Italia.

Queste indicazioni qualificative, che gli sono dovute dal nostro mondo iniziatico così da metterne in rilievo l'assoluto spessore, si uniscono al grande dolore personale, poiché Pippo era Amico di Famiglia in casa Bellantonio, ed era tra i pochi che ebbero il piacere di poter talvolta dialogare di persona con Donna Zaira D'Amico sposa del compianto Gran Maestro Francesco Bellantonio, dalla quale era molto stimato e apprezzato.  E' quindi anche un pezzo di Storia a non essere più tra noi, in modo fisicamente apprezzabile.

Persona di grandissima cultura, ricercatore e studioso di tematiche storiche ed esoteriche, simboliche e filosofiche, era profondo conoscitore dell'animo umano, del quale - nei tantissimi anni di studi ed approfondimenti - aveva imparato a conoscere ogni piega, ancorché remota.

Questa particolare sensibilità, unita alla Sua grande volontà di Costruire - nell'accezione simbolico-esoterica del termine - lo mettevano nella condizione di essere disponibile con tutti: aveva sempre la giusta parola e, quando la passionalità lo faceva accalorare, con un sorriso ed un tratto di pragmaticità alfine stemperava anche le situazioni più delicate.

Una grave perdita, il transito alle Valli Celesti dell'amato Pippo Giuffrida, che ci farà sentire fortissima la nostalgia nel non poter più parlare con lui "fisicamente", lasciandosi andare a quel dialogare solo apparentemente ondivago, spesso ridanciano ma mai frivolo e  mai fine a se stesso, che amavamo intrattenere con frequenza, riuscendo ad affrontare una molteplicità di temi con efficacia ma anche leggerezza dell'animo.  Mai tralasciando nel "bearci" delle piccole, grandissime, gioie che ci venivano dai nipoti o nel condividere le ansie e le attese dei figli.

Pippo, che era intimamente preparato a questo momento di passaggio, sol per la Sua grande preparazione intellettuale - tale da consentirgli di avere certezza nella Vita oltre la Morte fisica -, sarà per me e per chi ebbe a volergli bene soltanto "non presente" fisicamente ma ancor più presente in spirito. Sapremo percepirne la presenza e le vibrazioni energetiche,  così rinnovandone il pensiero ed il ricordo sensibile del suo "io" più profondo: una mutazione, quella da mortale a spirituale, che mi auguro possa rinfrancare anche i Suoi Cari.

 Splendido Uomo, eccellente Massone dall'ineguagliabile preparazione, addio!  Mi stringo, ci stringiamo forte, ai Tuoi Cari: il loro dolore è il mio, il nostro.

Ma l'addio terreno e solo un "arrivederci" in quella Grande Luce in cui ora godi della Pace di Dio e cui anch'io tendo per la mia ultima tappa.

Mi dispiace che non riusciremo ad ultimare le tante cose che - nell'ambito culturale ed iniziatico, ma anche concreto - avevamo in animo di condurre a compimento: ma sono certo che dalle Valli Celesti riuscirai a trasmettermi le giuste sensazioni, le giuste vibrazioni, per poter proseguire nel modo più corretto. 

I Labari si inchineranno e le Insegne verranno abbrunate: un modo esteriore per testimoniare il senso del Lutto.  Ma il vero Lutto è dentro ciascuno di noi Pippo: ma lo affronteremo con forza, proprio pensando che la  serenità della Tua Anima è legata all'affrancamento da ogni fardello terreno, ivi incluso il rimpianto ed dolore soffuso d'amore con cui ci sentiamo ancora legati a Te.

A presto, Amico mio Carissimo e Fratello ineguagliabile!

Roma, 14 Novembre 2014                                       Giuseppe Bellantonio 


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domenica 20 luglio 2014

UN PO' DI STORIA. (2)



ATTENZIONE !!!
AVVISO PER I LETTORI
A SEGUITO DI UN VIOLENTO ATTACCO INFORMATICO SCATENATO IL 19 LUGLIO AI MIEI DANNI, E QUINDI ANCHE SUI BLOG CHE SI RIFERISCONOALLA MIA PERSONA O CHE OSPITANO I MIEI SCRITTI, TUTTI I FLUSSI DI COMUNICAZIONI E/O INFORMAZIONI SONO CESSATI FINO AD OGGI.  ANCHE LO SCRITTO CHE SEGUE - "UN PO' DI STORIA (2)"  - HA SUBITO PICCOLE ALTERAZIONI CHE, IN DATA ODIERNA,  SONO STATE DA ME CORRETTE.
GRAZIE A VOI, COME SEMPRE, CHE MI FATE DONO DELLA VOSTRA CORTESE ATTENZIONE ANCHE SEGNALANDOMI QUELLE PARTICOLARITA' CHE, IN DEFINITIVA, RENDONO UNICO E SPECIFICO QUESTO BLOG.
A TUTTI I MIEI LETTORI, AUGURO NELL'OCCASIONE UN BUON PERIODO DI RIPOSO E ARRIVEDERCI DOPO IL 20 AGOSTO!

Roma, 25 Luglio 2014                                                              Giuseppe Bellantonio
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(seguito della precedente parte)

Sintesi : E' indubbio che tanto il Sovrano GC Saverio Fera che il SC da lui guidato, al pari dei successivi, non hanno dato vita alla GLDI-Gran Loggia d'Italia degli ALAM-Obbedienza di Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi, sodalizio costituito solo dopo il 1960; per converso la GLDI non gode di alcuna regolare e legittima riconducibilità, di alcun collegamento, di alcuna discendenza storica o rituale o comunque fattuale con tutto ciò che possa essere antecedente alla propria legale costituzione e che possa essere riferibile al Fera, al SC da lui guidato, ai successori feriani, ai successivi SC feriani, a Piazza del Gesù, alla Comunione Italiana (determinatasi per l'avvenuta unificazione tra il GOI e Piazza del Gesù a seguito dell'avvenuta consegna del proprio maglietto dalle mani di Domizio Torrigiani – allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - a quelle di Placido Martini - Gran Maestro della Comunione di Piazza del Gesù – durante l'esilio vissuto in comune, decretato dal regime fascista. Evento talmente importante sulla cui base si utilizzò da allora anche l'indicazione “Comunione Italiana di Piazza del Gesù”.  
I termini “Serenissimo” e “Comunione di Piazza del Gesù”, inibiti ai terzi anche a seguito della già chiarita vertenza giudiziaria avversa al Fr. Ghinazzi - come pure quello citato a parte di “Comunione Italiana di Piazza del Gesù” - sono purtroppo diventati nelle epoche successive agli '60 del XX° secolo preda di una moltitudine di soggetti che, ben consapevoli dei valori e dell'unicità di tali indicazioni, adoperandole arbitrariamente intendevano fregiarsene per spacciare impossibili regolarità e legittimità in qualsivoglia collegamento con elementi e peculiarità di tipo storico/documentale/ritualistico pertinenti esclusivamente il glorioso vissuto di Piazza del Gesù.

I gruppi massonici in generale, compresa l'antica e originaria Piazza del Gesù, usavano originariamente definirsi “Famiglia”, e allorché il termine “comunione” veniva utilizzato (molto, molto, raramente; più che altro in epoca tarda del ciclo “moderno”) esso era inteso nel senso di comunità/aggregazione/unione in associazione tra soggetti aventi medesime finalità/medesimo sentire/medesime idealità(proprio così come avvenne nel caso della “Comunione Italiana”). Negli usi e nelle consuetudini dei Massoni italiani – e via via anche all'estero - il termine sintetico di “Comunione” e quello di "Piazza del Gesù" vennero a riferirsi al gruppo feriano di Piazza del Gesù, così volendosi intendere l'unica e regolare “Comunione di Piazza del Gesù”.
Riepilogando, per copiare dall'unica Famiglia regolare italiana e quindi ricondursi (impropriamente, irregolarmente, illecitamente e irritualmente) ad una qualche solennità e parvenza utile e strumentale ai loro fini, in molti avviarono l'utilizzo quantomeno arbitrario dei termini “serenissimo”, “comunione”, “comunione italiana” e quant'altro: qui non volendosi trattare l'anomalo utilizzo di concetti quali "discendenza" e "obbedienza", circa i quali sono comunque già intervenuto in altri scritti di qualche anno orsono.  
E' palese come Fera ed i suoi successori, e nel suo complesso, Piazza del Gesù, facendo punto dal momento della storica scissione del 1908, avendo tutte le patenti di regolarità e di riconoscimento internazionale, divennero “oggetto del desiderio” di quanti intendevano, così come possono continuare a intendere, di voler/dover dimostrare una riconducibilità storica/un pedigree/un qualche legame con un qualche impossibile nobile passato che potesse giustificarne o motivarne “l'esistenza” stessa. 
Il fine? Quello di circondarsi di un'aura fascinosa e, in definitiva, di semplificare e agevolare l'attrazione di iscritti (cui “somministrare” storielle piuttosto che non insegnare la storiografia massonica - in generale – e quella del gruppo cui gli iscritti aderiscono – in particolare -), quindi per lo più a fini di alimentare il sostentamento economico; anche perchè nell'attuale panorama massonico italiano (nota: costituito da oltre 350 gruppi e gruppuscoli di tipo massonico e/o para-massonico o meglio simil-massonico) definirsi o sentirsi definire “nati-ieri-e-senza-passato” sembra essere vissuto come un handicap insuperabile quando non come un cocente  insulto.   Al riguardo, invito a diffidare fortemente di quei gruppetti che possano "somministrare promozioni" (aumenti di gradi, tanto nell'Ordine che nel Rito) all'approssimarsi dell'estate o dell'inverno: nell'immaginario più smaliziato, indicate come una "raccolta" straordinaria di mezzi utili a propiziare una serena vacanza estiva o un più cospicuo numero di panettoni sul desco natalizio.
Se dovessi trasporre i concetti di cui sopra nel contesto dell'advertising, parafrasando uno slogan attuale, direi che "non basta avere un tacco 12 per essere una modella" o "non basta essere alti 2 metri per essere un campione di basket".
Da quanto sopra,  ne deriva complessivamente una serie di incresciosi equivoci i cui effetti si ripercuotono a catena e non solo a livello nazionale. Specie a causa di una grande quantità di notizie inesatte ovvero false pubblicate e sparse anche nel web, interlocutori esteri, anche blasonati, vengono tratti in inganno sulla reale riconducibilità storica, e quindi sulla stessa regolarità, di molti (troppi) interlocutori; per fare un esempio, si pensi a quante “grandi logge” e “grandi orienti” esistono di nome, senza averne caratteristiche, attributi e prerogative ritualistiche, e quante "storielle" sono spacciate per vere sulle home page di moltissime di queste entità.

Torniamo a questo “documento” feriano. Si tratta forse di un reperto unico al cui ritrovamento attribuire solenne rilevanza? Macchè! Ci si rende conto di quante centinaia ne esistono? Diverse: oltre che in Italia anche in possesso di organizzazioni massoniche estere – come quella turca, che certamente ne avrà altri: tanto di Piazza del Gesù che del GOI - oltre che a mani di singoli soggetti massonicamente collocati all'estero. Ogni volta che se ne dovesse trovare uno, occorrerebbe quindi gridare “al miracolo”, quasi che chi lo possedesse venisse a subire una sorta di magica e propizia unzione celestiale? Personalmente non credo: è chiaro che possesso non fa titolo, salvo il poter dimostrare e documentare i propri diritti ovvero le proprie pretese. M
Ma che fatica sentirsi investiti dal dovere di dover rintuzzare – precisando, puntualizzando, documentando – ogni tentativo che possa essere concretamente posto in atto da chi tenti di appropriarsi di un qualche pezzo di Storia!
Quindi, qual'è “il perchè” della sua conservazione presso l'archivio massonico di Istanbul? Si tratta della banale archiviazione di normale corrispondenza (così come altrove se ne può reperire...) pur se riferita ad un autorevole Personalità della Massoneria Italiana, come dimostra – a prescindere dagli archivi storici, privati e non - la numerosa letteratura esistente in materia e come specificamente risulterà anche dagli archivi della stessa Grande Loggia di Turchia ovvero della Ozgur Masonlar Buyuk Locası.

Relativamente alla citazione nel contesto del Comunicato “... è da ritenere che sia stato fornito, all’epoca, dall’Ill.mo e Pot.mo Fr. Principe Aziz Hazzan PACHA, che figura fra i destinatari ...”, è da sottolineare che il Fr. P.pe Aziz Hasan Paşa (scriviamo il suo nome come gli compete: nella vita profana l'uomo era Principe e anche Generale, nella vita iniziatica era un nostro Fratello; quindi, se lo intendiamo come tale, per noi le qualifiche rispettano prima il Fratello. Motivo per cui il Fratello Principe e Generale Aziz Hasan Paça) fu nel 1908 il Gran Commendatore del SC di Turchia, e per tanto personalità eminente anche dopo tale data, piuttosto che non un “semplice” SGIG: certo, quindi, che vi fosse della corrispondenza di cui egli era stato destinatario.

Circa poi la successiva riportata indicazione “... figura tra i destinatari... un altro Fratello residente all'epoca a Istanbul, il Pot.mo Fr. David J. Cohen...”: le considerazioni palesi o sottese di chi ha stilato il citato Comunicato appaiono quantomeno imprecise. Contatti e relazioni (sempre all'epoca, 1908 e anni segg., e comunque riferite al SC di Turchia) il SC di Fera li ebbe con il Fr. Davit Kohen di Istanbul, soggetto diverso (a parte le assonanze fonetiche) dal David J. Cohen cui si attribuisce un nesso sull'asse Turchia-Supremo Consiglio di Turchia-Istanbul-destinatari balaustra feriana del SC di Piazza del Gesù.
A Piazza del Gesù, nel periodo 24 Giugno 1908 - 29 Dicembre 1915 (data della morte di Saverio Fera) erano attivi due FFr. aventi come cognome Cohen, entrambi insigniti del 33° grado e quindi SGIG.
Uno, David Cohen – ufficialmente in pectore, all'epoca, del Sovrano Fera – nato a *or*, nel 1***, con Brevetto di SGIG rilasciato nel 1910, a firma del Sovrano Fera, e postosi in sonno nel 1914, allora in stretto contatto per il Sovrano con l'altro SGIG del SC di Fera Fr. Ar* *olp* di Vienna con il compito di coadiuvare il Sovrano nel seguire le relazioni con gli USA e con l''area geograficamente posta a Est e Sud-Est dell'Italia. Negli USA ebbe stretti contatti con i nostri FFr. che vi si recavano, anche per motivi di sicurezza/opportunità socio-politica.
L'altro, David J.Cohen, era un British subject poi deceduto in *, era in contatto principalmente con i FFr. di Irlanda e Gran Bretagna e, relativamente a quest'ultima, aveva rapporti con alcuni Consiglieri privati della Corona durante il regno di Edoardo VII e Giorgio V - tra cui C* S* P*, J* M* e S* A* A* –; ne derivava il mantenimento di relazioni fraterne anche con le nazioni soggette all'influenza del Regno Unito e alla Massoneria inglese, nonché con i personaggi che vi si riferivano. Era, a prescindere da altri incarichi, “ *** ” per Piazza del Gesù in due Supremi Consigli a Est dell'Italia. Di lui scrissero la The Jewish Chronicle & Anglo Jewry e lo The Amsterdam Evening Recorder.
Tutto lascia intendere che il “Cohen” citato nel documento possa essere solo il secondo: un soggetto, quindi, non stabilmente residente in Turchia bensì solo temporaneamente (nota: e strumentalmente) “appoggiato” a quella realtà e in quel momento, certamente “riferimento” per un qualche soggetto esterno ai confini turchi.

Circa la chiosa finale del Comunicato, che intende sforzarsi a dare enfasi nel fornire una “spiegazione” sul perchè il “documento” feriano si trovasse negli “...archivi di Istanbul” (come ho spiegato, niente di eccezionale: uno dei tantissimi documenti recanti una firma del Sovrano Fera e una mera testimonianza di rapporti diplomatico-istituzionali ma anche soggettivi all'epoca - ma non solo - intercorrenti con il Supremo Consiglio guidato da Saverio Fera – l'unico regolare per l'Italia - e la realtà massonica internazionale), mi permetto di dire che l'ipotesi voluta fornire è complessivamente di scarsa consistenza.

Appare del tutto ardita, fantasiosa e inverosimile, invece, la seconda parte di detta chiosa finale che, circa lo scritto feriano, ipotizza in alternativa “... che sia stato affidato ai Fratelli della Turchia quando, con l’avvento del Fascismo in Italia, parte dei nostri archivi vennero nascosti per evitarne la distruzione”; vediamo perchè e limitandoci all'eventuale occultamento - piuttosto che al “saccheggio” o alla “illecita asportazione” o “illecita detenzione” subita nel tempo dagli archivi di Piazza del Gesù.

Se si intende “mettere al sicuro” degli archivi o parte di essi, il materiale è cospicuo e di solito aggregato (ad es.: fascicoli personali, elenchi, bolle, timbri e sigilli, copie dei decreti e delle balaustre, copia della corrispondenza, ecc.). Ma il concetto “di solito” nella Massoneria di Piazza del Gesù non ha mai trovato dimora: la logica di chi è stato colà cresciuto – direi, “ben allevato” - è sempre stata quella di “disperdere” in modo disaggregato per poi consentire, a chi sapesse “come”, ri-aggregazioni e ri-costruzione di parti eventualmente “smarrite” o non restituite: e questo modus operandi ebbe proprio inizio con il primo SC di Fera.
Gli archivi “messi al sicuro” specificamente in epoca fascista (ma, se vogliamo parlare seriamente, dobbiamo riferirci pragmaticamente alla sola “parte importante degli archivi”) seguirono i principali protagonisti massonici dell'epoca, ovvero li seguirono temporaneamente quando questi si rifugiarono anche temporaneamente in Francia, in Svizzera, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti d'America. Quando indico “li seguirono”, specifico meglio: non sempre seguirono materialmente (es.: valigie, casse, ecc.) i nostri Fratelli, ma occorrendo furono spediti con mezzi sicuri (nota: plichi coperti da immunità) tali da non consentire che potessero essere “intercettati” da soggetti terzi specie se ostili o avversi.
In realtà, anche contando su una rete fidata e fedele, durante il fascismo (nota: sarebbe il caso di dire “durante le fasi che portarono alla degenerazione del regime fascista”) la gran parte dei documenti – sempre riferendoci a Piazza del Gesù – rimase in Italia. 
Anche se furono moltissime le Logge saccheggiate o date alle fiamme dallo squadrismo estremista di allora, anche con perdita di documentazioni e/o archivi, il rigore storico obbliga a ricordare che una cosa erano gli archivi delle singole Logge (definiamoli “archivi locali”) mentre ben altra cosa erano gli archivi principali o centrali (anche riassuntivi delle attività “periferiche”) tenuti dalla Famiglia massonica.

Quindi, ipotizzare che documentazione di Piazza del Gesù possa aver preso la strada della Turchia per colà esservi celata, così sottraendola alla requisizione/distruzione da parte del regime fascista, è esercizio arbitrario oltre che un vero e proprio atto di “equilibrismo storico”: e questo anche se dovessero/potessero venire alla luce dagli archivi turchi altri “documenti” feriani e non. Cosa probabile oltre che possibile: null'altro di più e di più banale, come dicevo prima.

Conclusione : ancora una volta, come ho già fatto in altra sede, desidero non alimentare alcuna conflittualità con i FFr. e le SSr. della GLDI-Gran Loggia d'Italia degli ALAM-Obbedienza di Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi– cui va la mia personale e più fraterna stima e considerazione -; per tale motivo voglio credere che la serie di “imprecisioni” contenute nel loro Comunicato del 5 Giugno 2014 siano da attribuire alla frettolosa stesura di un compilatore superficiale e purtroppo forse poco preparato sulla Storia della Massoneria Italiana, preso da uno schietto, fanciullesco, brioso, entusiasmo nel porgere al pubblico e agli “addetti ai lavori” questa notizia.

Fermo restando che la citata GLDI non aveva, non ha né potrà mai avere alcun collegamento – né di causa né di effetto - con Fera ed il suo Supremo Consiglio, né con fatti/elementi/personaggi/storiografia antecedenti la nascita – nella forma attuale - di detto sodalizio massonico nella seconda metà degli anni '60 del 1900, io non posso né voglio pensare ad una qualche manovra specifica o ad un qualche intento doloso o colposo da parte di una Famiglia con tanta propria, autorevole, storia.

Roma, 20 Luglio 2014                                                         Giuseppe Bellantonio

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