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mercoledì 4 novembre 2015

EQUIVOCI ED EQUIVOCITA'...


EQUIVOCI STORICI ED EQUIVOCITA’ PERSONALI
(prima parte)

           In molti mi hanno chiesto di formulare un ‘pensiero’ riguardo i troppi equivoci che gravitano - pesanti come macigni, purtroppo ormai sedimentatisi: strato dopo strato - sul contesto Massonico Italiano, nonché cosa ne pensassi di quanti – mossi da inquietudine e frenetico impeto – o palesano scontentezza per il loro permanere in questo o quel contesto (in verità, dimostrando di presenziare nei Lavori di Loggia solo con il corpo piuttosto che non  dando un contributo intellettuale continuativo e concreto), o sono vittime di un irrefrenabile moto ondivago che li porta ora qua ora là: comunque, sempre in preda ad una insoddisfazione di fondo, o sono presi dalla mira – mi si passi il brutto termine - di fare carriera nel nostro contesto.
          Affrontare temi così importanti in modo diffuso richiederebbe troppo spazio, rischiando peraltro di tediare quanti non particolarmente interessati… Anche per un personale, diverso sentire (e stile), opposto e contrario a quelli sopra indicati.   Ho scelto allora una sintesi che tratti del generale ma anche delle specificità – sovente sconosciute se non misconosciute – di quella Comunione di cui da sempre faccio comunque parte. 
          Dunque
          Non sono molti i Fratelli che hanno ben chiare le tappe storiche della Massoneria in generale e di quella Italiana in particolare; quale sia il significato della parola Tradizione nel contesto della Massoneria Moderna (1717) e quale esso possa essere nel contesto della Muratorìa antecedentemente a questa data; quali implicazioni ciascuna di queste fasi abbia comportato;  quali conseguenze – infine – ne possano essere derivate tanto sul piano operativo-iniziatico che su quello sociale e culturale, fino ai giorni nostri.  
          In realtà, anche coloro che amano definirsi ‘studiosi’ o più semplicemente ‘appassionati’ della materia, spesso presentano lacune poco edificanti: non solo d’ordine storico, ma anche di cultura esoterico-simbolica nonché di procedure ritualistiche, stentando a individuare – e quindi, comprendere – le sottili sfumature esistenti nei diversi contesti e tra le singole realtà. 
          Un fatto mi preme evidenziare; mentre fino al 1992 l’acculturamento avveniva attraverso lo studio ed il raffronto di testi, nonché attraverso le attività di ammaestramento e approfondimento ma anche confronto a cura di quanti avevano più esperienza – ossia, degli anziani: come si era usi indicare -, da quella data un sempre maggior numero di soggetti si è indirizzato verso quel grande ed inesauribile serbatoio di ‘conoscenza’ rappresentato dalla rete, dal web.          Avrete notato come io abbia volutamente racchiuso il termine conoscenza tra virgolette, per così sottolineare che quella che si può ricavare dalla consultazione dei siti, la summa complessiva dei dati, porta certamente confusione in chi si possa affidare solo, ovvero in via preminente, a questo fin troppo comodo strumento: che è l’opposto della conoscenza, appunto; e spiego i motivi.
          Altro è parlare della rete come di un contenitore che trattenga una mole inesauribile di ‘dati’, altro è sostenere che il ‘tutto’ di tale insieme di dati possa essere definito ‘conoscenza’: quantomeno, così come noi iniziaticamente la intendiamo.  
          Posto che il contenuto di questo tutto sia rappresentato da: dati assolutamente veri e verificati, quindi affidabili; dati parzialmente veri e quindi parzialmente affidabili; dati parzialmente o totalmente falsi, quindi inaffidabili; ammesso pertanto che tutto ciò che si basi sul complesso di tali presupposti rappresenti una ‘conoscenza’ – e non certo “laconoscenza specie iniziatica, comprensiva com’è di verità e bugie, positività e negatività, autenticità e falsità storiche… -,  è chiaro come in realtà ci si trovi davanti ad un fritto misto (di alimenti mischiati, tra loro incompatibili: carne, pesce, vegetali, cacciagione, molluschi e frutta secca … peraltro cucinato in pessimo olio), un ‘tutto’ assolutamente indigeribile, ed anzi tossico.  
          E’ quindi chiaro che solo il possesso – assolutamente a priori – di idonea preparazione, di idonee consapevolezze alla base di una corretta alimentazione, può mettere al riparo da indigestioni e intossicazioni.
          Chiarito che il web contiene di tutto e di più; posto che anche i siti ufficiali di riferimento – peraltro a livello mondiale – hanno espressamente dichiarato in questi ultimi due anni di ospitare contenuti che – in quanto frutto di interventi ed inserimenti i più disparati – hanno notevolissimi margini di imprecisione e/o errore (pur se il processo di revisione dei dati inseriti è costante); posto che i dati inseriti altro non sono se non le pagine o gli interventi di chi abbia non solo interesse a pubblicare, e quindi a ‘far conoscere’,  ma anche e soprattutto interesse a ‘far leggere’ e ‘far recepire’ la sua storia (peraltro più verosimile quando tratti di temi e soggetti lontani nel tempo, e ancor più quando vi possano essere difficoltà nell’acquisire dati certi per riconducibilità e autenticità delle storie evocate); posto che moltissime delle pagine del web – e quindi dei siti – stranamente si somigliano (per non dire che sono simili, non solo per contenuti ma anche nella forma…! E’ indubbio che la schiera dei mestieranti del copia-e-incolla è molto folta); posto – infine – che proprio per colpa degli amanti del fai-da-te nell’assemblaggio dei dati più disparati, come pure per colpa degli amanti del copia-e-incolla, ogni errore trova un moltiplicatore enorme, quasi infinito, producendo così tantissimi altri errori, a cascata… tutto ciò utilmente premesso, ancora una volta abbiamo la certezza di quanto possa essere pericoloso nutrirsi attraverso il web.             
          Ciò non significa certo demonizzare la rete ed i suoi contenuti, quanto stabilire che i dati colà contenuti quasi mai rappresentano la fonte unica, certa e cristallina cui abbeverarsi con disinvoltura; rappresenta invece, un contenitore, un insieme di dati ed elementi che sono stati aggregati e la cui libera consultazione spesso – ma non sempre – aiuta nel  trovare, specie attraverso l’incrocio di notizie/fonti/autori/date, una qualche sfumatura nuova e diversa con cui ‘completare’ le notizie che si possa aver già acquisito.  In termini spiccioli: è negativo basare il proprio processo di acculturamento solo sui dati contenuti nel web, leggendo poi un qualche testo cartaceo; è invece indispensabile – mi riferisco sempre al nostro particolare, ma non certo limitato, contesto – lo studio preliminare, progressivo e ricco di sostanza attraverso i libri, per poi consultare il web al fine di carpire una qualche diversa notizia che possa aiutare a completare ciò che già si possa aver appreso. 
          Quanto sopra, giova almeno in parte a comprendere come originino e si moltiplichino perfidamente delle anomalie e/o equivocità basate su incompletezze, inesattezze, storture, quando non menzogne: specie d’ordine storico-documentale.  Basti pensare ai moltissimi testi, anche in formato digitale, che riprendono precedenti errori, donano loro la forma solenne del  vero, non solo propagando l’errore ma anche compiacendosi nel citare e farsi citare nelle fonti bibliografiche! 
          Formulate queste premesse, mi indirizzo ora alla sostanza di questo mio scritto, di questa mia analisi, evitando di offendere chicchessia e quindi rivolgendomi a quanti già mi conoscano o mi frequentino.
          Cosa intento per equivocità personale?   Per me è quella basata sul modo di comportarsi di questo o quel soggetto, sullo stesso animus che lo muove: equivocità che, pur se riferita al singolo, è spesso contagiosa, specie se ammantata di pseudo-ragioni, in realtà complesse e arzigogolate quanto futili ed iniziaticamente inconsistenti, utili solo a fungere da alibi per camuffare il reale comportamento di quanti in definitiva rifuggono il confronto.
          Ma l’equivocità personale oggi è racchiusa anche nei comportamenti proprio di chi – gestendo amministrativamente e ritualisticamente un contesto massonico – opera con grande superficialità iniziatica e grande propensione commerciale, mercantile; un atteggiamento che, gioco forza, si riverbera verso il basso della piramide, portando ad adesioni interessate ed a gestioni basate anche (se non specialmente) su aspetti utilitaristici. 
          Equivoci sono certamente anche i comportamenti di coloro che cincischiano nell’affrontare il loro normale percorso di crescita all’interno di una Loggia, prediligendo deviazioni personali che finiscono nel masturbarsi il cervello con il solito dilemma del “chi sono - dove sono - dove vado - dove vanno - che fanno”: attenzione, un dilemma che talvolta emerge prepotente dopo anni, come tappo di sughero riposto nelle profondità marine.
          Ora, di Fratelli così – purtroppo – ce ne sono sempre stati e ce ne saranno, nonostante l’adozione di ogni più opportuna misura, a monte: ma attenzione, non sono piccoli fratelli che, improvvisamente, sono rosi dal tarlo di un proprio dubbio, fors’anche alimentato pretestuosamente da qualche addetto a quel marketing (poco) iniziatico posto in essere da quanti non esita a rubacchiare aderenti di qua e di là, procedendo a veri e propri ingaggi.
          In realtà si tratta o di piccoli e modesti soggetti – sotto il profilo umano - o di elementi ignoranti (ossia, che non conoscono e non vogliono conoscere: per loro la Massoneria è in realtà un tabù; la frequentano ma non la praticano, la recitano, ne frequentano i Lavori ma essa non è mai veramente nel loro animo, nei loro pensieri, nel loro stile).   
          Potrebbe darsi che siano in buona fede, convinti di essere nel giusto?
          Mah!... Solo teoricamente: poiché in realtà sono soggetti ondivaghi, che passano di qua e di là persino con disarmante disinvoltura, contagiando con il loro seminare dubbi ma anche zizzania adducendo ora questa ora quella motivazione.   Attenzione, li contraddistingue sempre una costante: ‘loro’ non sono mai in difetto, in torto; la ‘colpa’ è sempre di qualcun altro che – a loro avviso -  o ‘non li capisce’ o ‘non si comporta bene’.
          Vaghezze… Ma sono le vaghezze di chi disdegna il leale confronto, con comportamenti dal subitaneo mutare: dal finto spirito fraterno all’acrimonia, spesso persino fortemente perfida. 
          Vaghezze che, in ogni caso, riconducono ad una scarsa – se non inesistente – preparazione tanto culturale che massonica e – forse – persino ad un possibile sovradimensionamento in Loggia, loro offerto con troppa facilità, con eccessiva amorevolezza fraterna; vaghezze, nebulosità, astrattezze… testimoni di quella che, in definitiva, altro non è se non mancanza di sostanza.
          Soggetti che poco o niente apportano e quel po’ che costruiscono è traballante  e viziato da insicurezza, ma che sono invece sempre pronti ad ergersi a censori brandendo il loro spadino di latta!    A ben vedere soggetti che, insieme ai tanti altri come loro, sono uno dei più importanti motivi dello stato in cui versa la Massoneria Italiana: dilaniata, smembrata, vilipesa, incapace di lanciare il benché  minimo messaggio sociale, scarsa di contenuti – quelli solidi e concreti, degni di passare nelle pagine dei libri di Storia – e abbondante di quella vacua esteriorità che illumina una ribalta affollata di vanesi, superbi, boriosi e pavoni tutti immedesimati a far la ruota.
          Mi chiedo incessantemente cosa si possa fare per eliminare queste sacche di cialtroneria, queste scorie inquinate e fortemente inquinanti – impossibili da ‘riconvertire’ -, per ricondurre la Massoneria – nel suo complesso - al proprio spirito originario, all’alacre lavoro dei suoi Operai impegnati della Grande Opera, a quel laboratorio dove menti eccellenti – attive per amore degli Ideali iniziatici, alimentate dalla Cultura e dagli approfondimenti esoterico-simbolici, con a cuore i valori e gli interessi della Patria – scrissero fulgide pagine di Storia, dagli esemplari valori di onestà e altruismo…
          Ma non riesco a trovare risposte adeguate, o quantomeno appieno soddisfacenti: e riconduco il tutto alla scarsa sostanzialità di troppi tra gli iniziati - troppo poco preparati, troppo poco ‘iniziati’, troppo fragili, troppo vulnerabili alle sollecitazioni esterne - sui quali poter basare una sana riviviscenza delle più genuine Tradizioni e del più corretto Spirito Iniziatico.  Questo, proprio perché la crisi è prettamente una crisi di uomini e quindi una crisi di quei valori correlati agli umani comportamenti: un tempo, la Massoneria – quella che era scuola di pensiero ed azione corretta, finalizzata all’interesse della Patria e dei suoi Cittadini – era avulsa dalle possibili contaminazioni, dalle tentazioni e sollecitazioni insite nelle forme più deteriori di quel ‘mondo profano’ da cui comunque ci si differenziava in modo netto. Anche per espresso obbligo delle norme valide in tutto il mondo: politica e religione, non vanno trattate, specie in Loggia; ovverosia nel contesto iniziatico ove si operi.
         Oggi, tutto è mutato: oserei dire che le contaminazioni se non ci sono, si cercano; così che la crisi – soprattutto di valori – che attanaglia il mondo profano ha contaminato la più parte del Corpo Massonico, creando situazioni paradossali quanto atipiche, di forte debolezza e determinando equivoche e pericolosissime sovrapposizioni tra ‘mondo esterno’ e ‘mondo interno’.
          Ora, in chiusura di questa prima parte, una riflessione: c'è bisogno che certa gente, questi 'strani fratelli', siedano tra le colonne di un Tempio, o è più opportuno che - ove possibile -  dirigano fin dal momento della prima (giusta e corretta) tegolatura altrove i propri interessi?  Sarebbe più che auspicabile che il fardello della loro ingombrante presenza, non faccia perdere del tempo e della sana concentrazione in chi, invece, vuole operare bene e nel Bene: che vadano altrove, e che non si rivolga loro alcuna particolare attenzione, allorché viene fuori la loro vera indole!
            Faccio questo semplice paragone: sia chi lavora bene e vuol proseguire lungo questo percorso, che questi 'strani e anomali soggetti', stanno sulla riva di un vasto specchio d'acqua che - almeno in teoria - entrambi si preparano ad affrontare: per navigarlo ovvero per attraversarlo verso una certa destinazione.
            Gli 'strani e anomali soggetti' stanno sulla battigia, presi ad ammirare la luna ed a contare le stelle, filosofando sulla natura delle cose, e sul modo migliore per solcare le acque che nel buio pur si frangono dinnanzi a loro: anzi, pensano a quale ciurma associarsi e l'abilità di quale capitano poter sfruttare, senza troppo faticare.  Ma è notte, e non hanno prospettive per poter ben valutare: e neanche cercano elementi per tale fine... tanto qualcuno ci penserà, se proprio si vuol prendere il mare.
             I Fratelli che intendono lavorare, invece, sono in pieno giorno, nella luce del Sole, misurano le loro forze e sono lieti se un nocchiero li chiamerà a far parte del proprio equipaggio: per scoprire insieme nuove mete.   Mete che hanno sempre in comune la ricerca della Vera Luce: con coraggio, condividendo gli sforzi, le fatiche, le attese e l'entusiasmo di tutti gli altri, per un obiettivo comune, ben identificato e condiviso, per affrontare il quale non è previsto il voltarsi indietro o il rigirarsi i pollici, poiché chi abbraccia con entusiasmo e spirito di servizio l'Ideale Massonico, sa che dovrà sempre dare il meglio di se stesso senza nulla chiedere in cambio o - peggio - pretenderlo!  
              Ma ci pensate? Ci si imbarca tutti assieme, ciascuno riceve dei compiti e le direttive per eseguirli impratichendosi vieppiù nel contempo, poi - un ben giorno - qualcuno si accorge o di patire l'ondeggiare del naviglio, o la compagnia degli altri membri dell'equipaggio, o non gli sta bene se il capitano porti i capelli con la riga a destra: vorrebbe persino scendere o far tornare indietro il battello: così vanificando gli sforzi di tutti gli altri.
              La differenza c'è e non è da poco: è anzi esiziale, nel nostro particolare contesto libero-muratorio.
 
 (fine prima parte)

Roma, 4 Novembre 2015                                               Giuseppe Bellantonio
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sabato 3 ottobre 2015

...LOGGE DI SAN GIOVANNI (III° P.)

 
                                                     ATTUALITA’  IN  MASSONERIA

           SULLE “ LOGGE DI SAN GIOVANNI ”

(parte terza)
Note e considerzioni sulla figura di SAN GIOVANNI

 
         Le figure di San Giovanni – tanto Il Battista che L’Evangelista -  sono da tempo oggetto di studi ed analisi approfonditi, così richiamando riferimenti alchemico-filosofici o esoterico-mistici, invitando a rinnovati approfondimenti, specie nell'interpretazione di aspetti allegorici e simbolici.

         Se è vero che le pur diverse tematiche relative a ciascuno di essi sono pregne di elementi estremamente importanti e fortemente significativi, é impegnativo – specie in questa sede - tendere a chiarire come origini nella Massoneria – non solo quella Moderna; ossia, anche nella corporativa Muratorìa ad essa precedente – la grande attenzione, la smisurata considerazione e lo straordinario  rispetto rivolto proprio alla figura, alle opere ed al simbolismo correlati a San Giovanni Evangelista, come pure a come questa nobile figura sia assurta a Santo Patrono delle Logge attive nell’ambito dello Scozzesismo e quindi praticanti le prescrizioni del contemporaneo Rito Scozzese Antico ed Accettato.

         Preliminarmente, credo sia importante chiarire - per una corretta collocazione storico-temporale - che l'odierna disamina  si basa tanto su elementi di moltissimi anni antecedenti il 1700 come pure successivi a tale data: da Ulmannus a W. Blake, da Paracelso a Stolkenberg,  da Constant a Boucher, a Boehme ed altri di cui molti certamente ben noti al lettore-studioso. 

         Attenzione, quindi: il lettore non perda mai di vista tanto i contesti che le epoche in cui tali considerazioni vennero espresse; pertanto ogni tesi non costituisce “verità assoluta” circa la quale inchinarsi e cessare di pensare, interrogarsi, intelligere, ma è invece un punto di partenza per ulteriori “ragionamenti” e collegamenti tra altri e diversi spunti.

         Una dimostrazione – che, nella sintesi finale, ci ricondurrà al tema principale di San Giovanni – è lo studio del “Libro della Santa Trinità ” (scritto ai primi del 1400).  In tale particolare raccolta, si intende fare definitiva chiarezza cancellando l'errato convincimento secondo il quale solo il Padre ed il Figlio sarebbero consustanziali.   Per l'autore, anche Maria sarebbe nata nello Spirito Santo: l'assunto era testualmente “Gesù Maria madre di Dio, lui stesso è la propria Madre nella sua umanità ”.    

         Ulmannus propone plurime varianti del rapporto Padre, Madre e Figlio, concludendo che se il Figlio rappresenta lo spirito (Mercurio), il Padre l'anima (Sole) e la Madre Vergine il corpo (Luna), il tutto va a costituire - tanto alchemicamente che esotericamente che misticamente - l'immensa e misteriosa  matrice divina  da cui scaturiscono tutti gli esseri.    Una matrice feconda che “... quando si dissolve le si attribuisce una natura maschile ... quando si coagula, si dice abbia un corpo femminile ...“.     Sempre Ulmannus - ma anche Boehme ed altri ne sostengono le tesi - vedono in Maria lo  specchio della Santa Trinità ”: una figura mistico-esoterica quindi (attenzione: mai si scada nel confondere ciò con l’esoterismo prettamente massonico, con il simbolismo massonico di tradizione egizia e, infine, con gli opposti ambiti delle scienze occulte), evocata al pari di Sophia (o, meglio: “della” Sophia); in sintesi, una figura che rappresenterebbe la “forza esalata” o “il ritrovato del nulla eterno, in cui Padre, Figlio e Spirito si rispecchiano” (1623, Von der Gnadewahl).

         Secondo questo quadro interpretativo, a questa eccelsa “trinità di corpo, spirito e anima” si aggiungono i quattro Evangelisti con i loro simboli e lo speculare riflesso sui quattro elementi: Luca, il cui simbolo del toro corrisponde al fuoco (Marte): Matteo, il cui angelo si collega all'acqua (Venere); Marco, di cui il leone si collega all'aria (Giove); infine Giovanni, la cui aquila si pone in contatto  con la terra (Saturno). 

         Quindi, quattro Evangelisti che si sommano alla Trinità, determinando sette figure che - sempre secondo Ulmannus, nel sistema da lui definito nel “Libro della Santa Trinità ”, commentato sulla base della dottrina paracelsiana dei tre principii – viene associato ai sette metalli, alle sette piaghe di Cristo, alle sette virtù, ai sette colori, ai sette giorni della settimana, alle sette fasi del giorno, ai sette Capitoli di Ermete Trismegisto, ai misteri tutti del settenario.   (per i cultori della numerologia e delle ricorrenze in cui il numero sette viene citato, segnalo la sostanziosa ricerca di M. Lao nel suo “Dizionario del Sette”).

         Tutto tende a condurci e ci ri-conduce a Giovanni l'Evangelista, dunque al nostro San Giovanni; Giovanni simboleggiato dall'aquila ; aquila che nelle trasposizioni studiate da Ulmannus e altri AA., non a caso è colta come aquila nera bicefala, : emblematica “immagine speculare della Santissima Trinità ”.   L'aquila nera bicefala – dunque – viene sempre e solo associata a Giovanni l'Evangelista, a sua volta simbolo – anzi, vera colonna -  della chiesa “interiore”, autore del “Vangelo dello Spirito”, considerato – proprio per le chiavi interpretativo-valutative riposte nelle sue opere – il patrono degli alchimisti, così determinando negli studiosi di tale branca un implicito riferimento con Saturno.       

         La definizione di “immagine speculare della Santissima Trinità ” associata all'aquila nera bicefala e l'abbinamento di questa a Giovanni, ricevono le seguenti spiegazioni: l'aquila filosofica nasce dal nero, e da questo viene estratta insieme alle sue proprietà; essa è testimonianza viva quanto allegorica della conjunctio dei tre principi paracelsiani; pertanto è espressione singola ovvero combinata di uno o più degli elementi e delle proprietà tutte di Zolfo, Mercurio e Sale. (come  ricorda anche Franciscus Epimetheus, nel suo “Pandora”, 1727).

         Mi permetto di evidenziare – solo per nota - come la Chiesa  romana apostolica fosse riuscita a cogliere l'importanza della Trinità divina in seno alla Chiesa di Gerusalemme, raccogliendo così anche il retaggio di una Tradizione più Antica.

         Dunque: solo allegorie?
         Solo simbolismi?
         Solo derivazioni degli studi esoterici?
         Solo forzature di matrice alchemica o mistica?
         Solo visioni mutevoli, mera rappresentazione dei diversi punti di vista?
         Solo enfatici costrutti elaborati tra miti e leggende?
         Solo note, riflessioni e considerazioni cui oggi approda lo studioso, elaborando con troppa enfasi i tanti elementi di cui, per storia-tradizione-letteratura si dispone ovvero si ritiene di disporre?

          Forse.

         Forse qualcosa di meno di ciò, forse qualcosa di più di ciò; ma certamente materia meritevole di approfondimento e di studio, spunto per  riflessioni ed argomentazioni: da condividere o analizzare ancor più in radice: specie per chi segue gli ideali – ma anche la storia, la letteratura e gli studi – d’impronta iniziatico-massonica.

         Certamente, ed in ogni caso, materia che – qualunque sia il verso della sua circolarità – è per noi elemento di riferimento e che, comunque affrontata, da qualunque punto si voglia partire, a qualunque epoca si voglia fare riferimento, ci conduce sempre alla figura di Giovanni l'Evangelista, e con lui al simbolo dell'aquila, e da questa alle allegoria dell'aquila nera bicefala.     Un binomio certo, fisso, inscindibile ed affatto casuale.

         L’Autore H.L. Constant - il più famoso e conosciuto studioso di esoterismo di tutto il 1800, i cui studi ed approfondimenti, tuttora di riferimento per gli studiosi, sono stati pregevoli - fondamentalmente concordava con le interpretazioni più antiche, che valutava come non casuali e certamente correlabili alle Tradizioni più intense e pregne di esperienze tangibili, molto spesso riconducibili a conoscenze sapienziali che portavano decisamente indietro nel tempo: e stabilivano anche una concreta connessione che, travalicando le epoche, offriva – così come offre - una visione alfine  unica.

         Si tenga ben presente che, degli argomenti che qui complessivamente trattiamo, troviamo anche traccia o nota o riferimento - in modo talvolta più esteso,  talaltro  frammentario  -  nei  manoscritti  qumranici :  specie  dopo le  più recenti scoperte ed interpretazioni dell’archeologia scientifica e religiosa: tematica circa la quale invitiamo il lettore ad effettuare approfondimenti personali, prediligendo rigorosamente – qualora intenda servirsi del web – siti riconducibili a rigore storico-documentale che facciano riferimento a fonti dirette, rigorosamente tecniche, piuttosto che pagine web farcite di copia-incolla di tutti i tipi, dove le notizie disarticolate vengono propinate in quantità.

         Tornando alla figura di Giovanni, Luca nel suo Vangelo (cfr.  22, 35-38) ci descrive come Giacomo e Giovanni fossero i “guardiani” principali per proteggere Gesù durante i suoi spostamenti. Guardiani (o “guardie del corpo” come oggi un cronista superficiale potrebbe scrivere) che lo stesso Gesù aveva soprannominato “figli del tuono” e che svolgevano tale delicato incarico insieme a  Simone lo Zelota, Simone bar Ionas e Giuda.     Quindi, ancora un richiamo proprio al Giovanni futuro Evangelista, così prossimo in spirito a Gesù anche quando scrisse l'Apocalisse, l'ultimo libro del Nuovo Testamento.   

         L’Apocalisse: un fremente galoppo di allegorie e simbolismi,  in cui Giovanni si riferisce al Cristo indicandolo come “io sono la radice della stirpe di Davide, e la stella radiosa del mattino” ( cfr. Ap. 22, 16).  Una definizione, quella di Giovanni – l'Evangelista dello spirito, Colonna della Chiesa – che trova una citazione precedente nella  Profezia della Stella” di cui si parla in tutti i manoscritti e contenuta nella Bibbia - “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (Numeri, 24, 17) -.

         Riepilogando, mi sembra che tutti gli elementi che ci portano a San Giovanni Evangelista siano all'insegna di una eccezionale ricchezza interiore, a  conferma delle analisi fatte dagli studiosi sul suo ruolo di  Custode della Gnosi.   La qual cosa ci è di guida nel capire meglio i motivi per cui i Franchi Muratori, i Maestri ed i Tagliatori di Pietra prediligessero riferirsi a Lui, specie nella fase più spirituale e ricca di esoterismo e simbolismo: la fase Antica del ciclo operativo, quando la pietra grezza via via prendeva sempre più nuove e più levigate forme.

         Ma, come ho accennato all’inizio, tanto il neofita che l’iniziato, ma anche il semplice studioso, non può né deve accontentarsi delle spiegazioni che ci vengono offerte e – troppo spesso – date per scontate: specie da coloro che ai neofiti dovrebbero fornire ammaestramento e spiegazioni, piuttosto che non ‘pacchetti ’ preconfezionati a bella guisa.

         Dunque: c’è un anello di congiunzione certo che lega gli scozzesi – ma non solo -  a San Giovanni Evangelista? Qual'é  e qual è la sua riconducibilità storica, esoterica e simbolica?
 
         Nella prossima parte cercheremo di entrare nel vivo di questi quesiti.

Roma, 1° Ottobre 2015                                                          Giuseppe Bellantonio





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mercoledì 23 settembre 2015

EQUINOZIO D'AUTUNNO 2015

E' questo un momento particolarmente intenso per quanti abbiano un sentire particolarmente attento verso il mondo dell'esoterico e del simbolico.   
La maggior parte di costoro, è conosciuta ai più con il nome di 'Iniziato': ma il termine implica talmente tante conoscenze e particolarità di attitudini e comportamenti, che - in questa particolare sede - mi sembra più corretto trattare genericamente di 'buoni e profondi conoscitori' della particolare materia.
A tutti costoro, dedico questo mio sentire.
Desidero che tutti Voi possiate percepire la mia presenza al Vostro fianco: Fratello tra i Fratelli, nel condividere questa particolare e significativa ricorrenza dell’Equinozio d’Autunno.
Al momento dell’incrocio costante e periodico del Sole con i  quattro punti appresentati dai Solstizi e dagli Equinozi, per noi 'buoni e profondi conoscitori'  scattano corrispondenze particolarissime, intense e antiche quanto l’Uomo, specie là dove queste coincidono con quelle ricorrenze dette “cardinali” proprio per rammentare – a questo particolare 'popolo' in primis di studiosi e cultori ,  ma anche a tutti gli altri Uomini – quanto potentissime siano le forze che vengono suscitate ed immesse nel Cosmo in questo particolare momento.
Queste ricorrenze – per intenderci: la Natività ed il San Giovanni Evangelista, la Pasqua, il San Giovanni Battista e la Festività dedicata a San Michele Arcangelo – con le loro possenti energie, danno agli Uomini che ne abbiano la consapevolezza la possibilità di dare maggior vigore al loro percorso di perfezionamento e di crescita interiore. Crescita che avviene sempre con l'aiuto ed il continuo confronto con gli altri, con un intenso sentire fideistico.
Oggi 23 Settembre 2015 - Equinozio d’Autunno, regolato dall’Arcangelo Michele – il Sole dà inizio ad un Nuovo Ciclo: i frutti cadono dagli alberi abbandonando ciò che li conteneva e i semi vengono selezionati per poi essere affondati nella terra affinché il ciclo riproduttivo, il ciclo della Natura, della Vita, possa iniziare nuovamente.
Ma questo riferimento, non riguarda solo il mondo delle piante: riguarda, e in modo profondo, anche l’Essere Umano; per tale motivo, noi particolarmente attenti al magistrale combinarsi di tutti questi elementi, sappiamo che anche l’Uomo è altrettanto coinvolto: specie sotto l’aspetto speculativo oltre che simbolico ed esoterico.
Così come per corso naturale il frutto si stacca dagli alberi ed i semi dai frutti, nello stesso modo simbolicamente dal Corpo (il contenitore)  si stacca l’Anima, novello seme destinato ad essere 'piantato' nei Celesti Giardini.   Un giorno, allorché quel frutto stupendo che è l’Uomo sarà maturo, non dovrà cadere in terra sciupandosi e deteriorandosi, ma dovrà espandersi nel Cosmo.
Proprio questo è il tempo in cui avviene questa magica separazione: ed è il nostro Ermete Trismegisto a ricordarcelo quando ci rammenta  con solennità che “con grande abilità, tu separerai il sottile dal denso”. Separare il sottile dal denso altro non vuol dire separare che dividere e separare lo spirituale dal materiale.
Ed é proprio durante l'Autunno che tale processo di separazione si realizza in tutta la Natura: per preparare la nuova Vita.
Riandando al nostro simbolismo esoterico, così come l'Arcangelo Michele sopraggiunge nell’attimo finale a separare l'Anima dal Corpo, così noi 'buoni e profondi conoscitori' nell'attimo del finis lasciamo morire il greve della Materia per ridare libertà allo Spirito donatoci con il Soffio Vitale.   Possiamo quindi affermare che l’Arcangelo Michele separa alfine l'Anima dal Corpo per così consentire all’Anima di “viaggiare” liberamente, di spaziare leggera anche visitando altri Mondi, altri Universi, senza così essere vincolata alla materialità della nostra Terra.
Questa mutazione – anzi, questo insieme di mutazioni – a ben vedere altro non è se non la Vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare attraverso il simbolismo dell'Equinozio autunnale, incentrato sulla figura dell'Arcangelo Michele: il discernimento, la separazione, il comprendere  come separare il puro dall'impuro, l'utile dall'inutile, il dannoso dal salutare, la cosa morta da quella viva.
Quelle che sono le forze presiedute dall'Arcangelo Michele rappresentano pertanto il discernimento tra ciò che è buono e ciò che è malvagio,  in funzione della liberazione di ciò che è bene e della modificazione di ciò che è male. Già, alla radice c’è sempre il discernimento: quello che, in quanto carente nell’Essere Umano, ne provoca il declino verso il Male.
Nel completare questa parte prettamente esoterica, non possiamo tralasciare di sottolineare con energia come proprio all’Arcangelo Michele spetterà il compito principale nella purificazione della Terra, affrancandola – comunque in esecuzione alla Grazia ed alla Misericordia Divina – dall’influsso del Male.
Ora che abbiamo trattato in modo esotericamente corretto e proficuo di alcuni degli aspetti trascendenti di questo Equinozio d’Autunno, vorrei prendere spunto proprio da quanto precede per evidenziare come la Memoria della Luce sia da noi ben custodita in questo mese di Passaggio, nel difficile varco tra i Mondi.
Equinozio, Luna piena vicinissima alla Terra, Eclissi totale di Luna, ricorrenze di S. Pio e dei possenti Arcangeli… Quante energie si concentrano in un ristrettissimo fazzoletto temporale!
E proprio per non sciupare queste grandi forze, chi vi scrive – in uno agli altri Carissimi Fratelli che rappresentano il passato, il presente ed il futuro della nostra Famiglia - ha deciso che le Forze Nuove, quelle che rappresentano il germoglio robusto che esplode prepotente e apparentemente improvviso dal buon seme, debbano trovare coagulo in fatti altamente significativi, tali da trasfondere nell’immanente ciò che è rappresentato nel trascendente.
Ecco, proprio oggi, con il concentrarsi di tutte queste magnifiche energie e in particolare in presenza tra di Voi di figure a me note nelle quali ho riscontrato  delle elevate qualità e l’entusiasmo semplice, persino timido, che è da sempre la forza di coloro che – con animo buono e candido - da generazioni sono a contatto con il palpitare del nostro particolarissimo mondo, credo sia giunto il momento di far convergere le migliori energie facendole coincidere con il rinnovamento: dall’albero al frutto, dal frutto al seme e ancora all’albero.
Confido che anche chi mi legge possa sentirsi  percorrere dalle stesse profonde, sincere e toccanti emozioni che hanno pervaso i cuori, le menti ed il corpo di questi eccellenti e generosi che, per innata modestia, rifuggono anche un semplice ‘grazie’ poiché sono certi che la loro migliore gratificazione è il far parte di un contesto tanto importante,  in un momento dove grandi energie, a lungo sopite, stanno per emergere con rinnovata forza e nuovo vigore.
Che Iddio ci assista e voglia proteggerci con paterna considerazione, vegliando sui nostri Lavori e sulle nostre Famiglie.
Roma, 23 Settembre 2015                            Giuseppe Bellantonio

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