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mercoledì 27 dicembre 2017

IL SAN GIOVANNI D'INVERNO

Per l'odierna solennità di San Giovanni Evangelista - il San Giovanni d'Inverno prediletto dai Massoni che praticano il Rito Scozzese Antico ed Accettato, in quanto Protettore del loro Ordine, e che segue di pochi giorni la ricorrenza del Solstizio d'Inverno - da sempre si intrecciano riflessioni e note utili a sottolineare questo o quell'aspetto di questa Figura imponente di Uomo di Fede e di Apostolo, come pure utili a porre in evidenza visioni, considerazioni e interpretazioni del di lui messaggio in chiave tanto esoterica che simbolica.
Quest'anno, chi scrive ha deciso di dare spazio alle riflessioni di una Sorella, di una Iniziata di elevata e significativa preparazione, il cui sentire è cristallino e autentico. 
Gerardina Laudato è una delle Sorelle che mi onoro di conoscere e con la quale - in particolare - ci soffermiamo in riflessioni ritualistiche come pure in significative speculazioni culturali d'ordine iniziatico-simbolico.
Porgere ai Lettori la breve quanto concreta riflessione della Illustre Sorella Gerardina Laudato per il San Giovanni d'Inverno, evidenzia il rispetto e l'importanza che - al di là di forme ed espressioni fin qui correlate alla c.d. 'ortodossia ritualistica', con tutti i suoi perchè e con tutti i suoi per come: circa i quali è giunta l'ora di risalire alle reali e concrete motivazioni, stratificatesi nel tempo - abbiamo sempre dato a quel Mondo Iniziatico che fa riferimento alla presenza attiva e quindi al contributo della Donna.  
Non presenza alter e diversa, bensì una presenza paritetica: complessivamente autonoma, sovrana e certamente significativa quanto complementare.
Ma questo è un capitolo diverso che qui non si affronta: una situazione incrostatasi oggi su posizioni diverse e persino contrapposte, come pure poco conosciute nelle origini e nelle sfaccettature, e quindi molto equivocate.
Un contesto persino sottilmente strumentalizzato da chi possa aver da sempre utilizzato la presenza femminile non tanto come reale, importante e qualitativo elemento nel percorso complessivo lungo una Via comune, quanto come uno strumento attrattivo - ovvero una presenza di contorno, persino utile al marketing -. E questo da parte di chi - purtroppo - ha visto e vede nella Massoneria un qualcosa di utile solo ad alimentare la colonna 'entrate' di una immaginaria partita doppia: scarsissimamente iniziatica ma molto pragmatica e prosaica.

Roma, 27 Dicembre 2017
Giuseppe Bellantonio
L'iniziato, ... raggiunge il cielo per mezzo di una corda vibrante " ha scritto il Fratello Jean Servier nel suo saggio 'L'uomo e l'Invisibile'.
Il termine corda, in greco skoinion, deriva dalla radice protoariana: ska, skoi che vale come 'mettersi in movimento' 'salire'.
Il San Giovanni d'Inverno, l'estensore del Vangelo da noi Massoni privilegiato per l'altissima valenza di esoterismo gnostico di cui si connota, ci indica la via;
" ...la Luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta ".
Parola e conoscenza sono per l'Iniziato il fine della propria inesausta ricerca.  
Marius Schneider assimila luce e suono alla potenza della conoscenza e della parolaLa parola, ovverosia il Verbo,  con cui si apre l'annuncio, la buona novella, l'Evangelo di Giovanni.
 " ... Il suono creatore - scrive Schneider - è come il farsi luce che apre la strada al conoscere,  come l'aurora ..."  
La Luce si nutre d'Amore e grazie a quel purissimo Fuoco la materia umana può concepire, desiderare e perseguire l'Opera
" Senza il Fuoco la materia rimane inservibile e il Mercurio filosofico è una chimera che vive so nell'immaginazione. È dal regime del Fuoco che tutto dipende " (Filum Ariadne,75) . 
A noi, Elette Sorelle, Privilegiati Fratelli, la capacità di trovare il mezzo giusto, la vita vibrante,  per continuare a tenere acceso il Fuoco lento e perenne, nutrito di paziente e inesausta volontà, di vigore e di limpida curiositas, di  Amore e Armonia,  per alimentare l'athanor e consentire la realizzazione dell'Opera grazie a cui la materia può nobilitarsi in puro oro sapienziale.
Un rinnovato Buon Solstizio, Sorelle e Fratelli egualmente Cari al mio cuore. 
Buona Festa del Sole invitto, che tutto vivifica e fa fiorire. 
Accogliete il mio vigoroso Triplice Fraterno Abbraccio 

Gerardina Laudato
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sabato 16 dicembre 2017

PENSIERO-PAROLA-AZIONE: LA 'MIA' IMPRONTA



Moltissimi, tra quanti hanno la cortesia e la pazienza di seguirmi e quindi leggermi, hanno ormai ben presente quanta importanza io attribuisca alla parola.
La parola - così come la stessa viene concepita e quindi poi matura, viene formulata e quindi manifestata anche sotto forma scritta - è strumento principe per consentire l'esternazione e quindi l'apprezzamento di idee, pensieri e ragionamenti, come pure è il modo, lo strumento, il mezzo, la via eminente con cui la Cultura e soprattutto il progresso sociale e culturale si dipanano, si affermano, si porgono tanto all'attenzione che alle valutazioni, alle speculazioni intellettuali.
Parola, quindi, quale segno e testimonianza di Cultura, Progresso, Civiltà intellettuale quanto sociale e giuridica.
Se la parola ha questi requisiti e questa enorme forza, specie tenendo conto del suo strettissimo ed intimo legame con il pensiero - che rappresenta la fase cerebrale e dell'animo attraverso la quale il pensiero nasce, si forma ed emerge - è indubbio come essa costituisca cartina di tornasole che esplicita il nostro pensiero, divenendo persino propedeutica alle nostre azioni (pensiero-parola-azione).
Parola, che alfine costituisce testimonianza certa (proprio perché espressione di una elaborazione cerebro-intellettuale) anche utile per sostenere tesi e antitési, e per essere a ragione - ove trasposta in documenti o file audio e video - il mezzo precipuo per attestare soprattutto a futura memoria fatti e versioni dei fatti; in particolare, allorché, con il passare del tempo, ricordi e parole si siano affievoliti, con il rischio di venire manipolati da chi possa averne un qualche interesse, così distorcendo quella che - a tutti gli effetti, giorno dopo giorno, ora dopo ora, attimo dopo attimo - costituisce quel bagaglio socio-culturale, antropologico e giuridico chiamato Storia.
Quanto precede, pone in risalto cose certamente ovvie, ma giova a chi scrive per sottolineare come proprio attraverso questa parte del processo cognitivo, elaborativo e speculativo, egli intenda analizzare, ma anche mettere nella giusta luce, fatti e situazioni che possono essere persino meglio evidenziati attraverso la destrutturazione di ciò che non solo attraverso i comportamenti, ma in particolare attraverso la parola lascia tracce: discorsi, scritti o testimonianze che possano essere.
Il mio pensiero, e quindi la parola che lo rispecchia, specie attraverso i miei scritti si dipana in riflessioni, considerazioni, ragionamenti, enunciazioni, valutazioni o interpretazioni, il cui complesso articolato rende praticamente impossibile nascondere e truccare alcunché.
SOLSTIZIO D'ESTATE, OGGI...
Pensare, il fiume che ne sgorga, esprimersi in un qualche modo e sotto qualsivoglia forma, rappresentano - in uno a ciò che facciamo, che poniamo in essere - l'impronta del nostro essere, della nostra sensibilità, dei nostri sentimenti, del nostro sentire, e per tanto del nostro stesso modo di porgerci: del nostro stile.
E' proprio "...il nostro stile - come spesso sottolinea la mia Amica Rosanna Marani nei suoi scritti - che esprime la nostra parola".
Tutto questo discorso, Carissimi e numerosissimi Lettori che mi gratificate della Vostra cortese attenzione, per evidenziare non solo il mio punto di vista sul tema, quanto il fatto che - proprio giovandosi della parola - la mia memoria ripropone ricordi e persino le sensazioni originariamente percepite: con inalterata vividezza. Così che la mia memoria, nella trattazione di tematiche e problematiche del particolare contesto della Storia della Massoneria Italiana - nelle sue plurime variegate sfaccettature - rappresenta in realtà una delle poche memorie storiche ancora in vita.
Memoria storica che - considerando il mio 'pessimo' carattere... che non mi fa trascurare alcunché di 'storto' o 'distorto' che possa giungermi all'orecchio - mi induce a censurare aspramente chiunque possa inventarsi verità menzognere, ovvero menzogne travestite da verità, irregolarità o irritualità: attività che sembra essere particolarmente amata da chi non esita a prendere in giro o persino circuire anche i Fratelli, e la loro buona fede, sostenendo 'pseudo-verità' o menzogne mascherare dalla patina luccicante e ammiccante del 'simil-vero'.
Proprio per questo mio modo di fare, per questa mia impronta personale, da sempre ho fatto un patto espresso con chi possa leggere un mio scritto, una mia nota, un mio appunto: poiché il pensiero e la parola sono la mia forza, se doveste rilevare una mia inesattezza, una mia corbelleria, fatemelo cortesemente notare, precisando dove io possa essere incorso in errore...
Ma sono certo di non sbagliare allorché sottolineo la forte irregolarità di quanti, più o meno solennemente, celebrano il Solstizio d'Inverno oggi o domani, ieri o il ventidue di dicembre... O, peggio ancora, che non danno solennità alla data del 27 di Dicembre.
Ora: il 21 Dicembre cade il Solstizio d'Inverno, mentre il 27 di Dicembre ricorre ogni anno il San Giovanni Evangelista.
Posto che nella nostra Bella Arte, grande ruolo riveste il Simbolismo, come pure tutto ciò che simbolicamente possiamo esprimere ovvero interpretare, che senso ha dare solennità a date e circostanze in giorni (o secondo 'modalità' e 'tempi') diversi? Allora, se dovessimo ridurre tutto all'operare in modo 'simbolico', potremo già festeggiare il Capodanno o la Pasqua o l'Equinozio di Primavera. Tanto... Ma in questo caso il 'tanto' assume un significato di routine (il fare qualcosa perché lo si deve fare).
Ma questa piccola e tremenda parolina - 'tanto' -, non potrà mai assumere il significato pieno del celebrare, del dare, solennità; perché?
Perché se la solennità di Solstizi ed Equinozi è legata ad un tempo ben preciso, il tempo 'giusto e corretto' è da identificare nel momento in cui un fenomeno si manifesta piuttosto che non 'a partire' da quel momento o - peggio ancora' prima' di quel momento.
Dalla notte dei tempi, ad avere solennità è il momento: si pensi a quanti vegliavano in attesa, per cogliere l'attimo magico, essenziale, dal quale la classe sacerdotale non di rado traeva auspici e previsioni.
Ora, in Massoneria, per antico retaggio collegato a Sacerdoti, Costruttori, Antichi Mestieri e Tradizioni, tutto era incentrato sul 'momento astrale': basti pensare alle posizioni con cui venivano costruite chiese e cattedrali, templi, rosoni, fori... lo stesso Tempio di Salomone: con il trono posto a ovest, di fronte all'ingresso del Tempio, sul lato est, sormontato da un'ampia finestra, attraverso la quale il Sole nascente faceva passare i suoi raggi, che illuminavano proprio tale trono e chi vi sedeva.
Costruzioni, situazioni, perfette... fatte non 'tanto per fare'... basti pensare al Machu Picchu ... alle Piramidi... agli obelischi... dove tutto avveniva in 'quel' giorno, a 'quella' data ora, in 'quel' dato momento...
Mi si vorrà dire: ma se i Fratelli non sono comodi in quel giorno ed a quell'ora, cerchiamo di incontrarci tutti in un giorno e ad un'ora più congeniale a tutti...
Ma allora, proprio perché 'più congeniale', 'tanto vale' che si faccia una Tornata ordinaria dove Oratore o Venerabile, nel contesto della riunione, citino en passant la ricorrenza, senza inutili solennità. Tanto...
Un 'tanto' segno della impreparazione, della sommarietà, della inconcludenza, della decadenza dei tempi e dei costumi massonici: tutti pronti a esibirsi in dotte citazioni, ma poco inclini alla regolarità specie rituale e ritualistica, tutti protesi a reclutare iniziandi spinti dal miraggio di laute somme da incassare.
Vogliamo parlare poi della data del 27 Dicembre?
Una moltitudine di Logge che asseritamente si definiscono 'scozzesi', o - persino, quanto temerarimente - 'di San Giovanni', sono in realtà un ibrido anomalo, massonicamente irregolare e irrituale - anzi, tagicamente irrituali, se anche 'miste' -: così che del San Giovanni Evangelista se ne infischiano altamente, buggerandosene se sia il Santo patrono delle Logge Scozzesi e quindi delle Logge Azzurre.
Come vedete, un contesto persino ridicolo, se non fosse già di per sé tragico!
Ai Fratelli - ma anche alle Sorelle - che operano in siffatti contesti, dove date, ricorrenze, simbolismi e ritualità varie vengono vissute con la disinvoltura del 'tanto', dico: ma che ci state a fare dove vi sia tanta povertà di contenuti?
Quale impulso corretto possono imprimere alla vostra crescita, alla discussione, alla crescita culturale e quindi alla 'conoscenza'?
In mano a chi avete posto il vostro desiderio di apprendere, di vivere secondo ideali Antichi quanto Nobili?
Ecco quindi che ancora una volta la parola e la memoria si sovrappongono, riportandomi alla memoria i tempi in cui Tito Ceccherini, Francesco Bellantonio, Italo Letizia, Vittorio Di Majo, Guglielmo Ventre e cento altri, fino ai nostri giorni, celebravano i giusti riti, alla giusta ora, nel giusto tempo!
La grande amarezza è che il malvezzo di cui sopra,sia purtroppo amplissimamente diffuso: segno che un 'certo deteriore contagio' ha ormai pervaso tutto.
Ma non deflettiamo: io, noi, continuiamo a seguire le Antiche Orme, le impronte di quella Massoneria delle Antiche Pietre, ovverosia delle più Antiche Tradizioni, che per noi è motivo d'orgoglio e punto di riferimento certo.
(parte prima)
Roma, 16 Dicembre 2017
Giuseppe Bellantonio
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sabato 3 ottobre 2015

...LOGGE DI SAN GIOVANNI (III° P.)

 
                                                     ATTUALITA’  IN  MASSONERIA

           SULLE “ LOGGE DI SAN GIOVANNI ”

(parte terza)
Note e considerzioni sulla figura di SAN GIOVANNI

 
         Le figure di San Giovanni – tanto Il Battista che L’Evangelista -  sono da tempo oggetto di studi ed analisi approfonditi, così richiamando riferimenti alchemico-filosofici o esoterico-mistici, invitando a rinnovati approfondimenti, specie nell'interpretazione di aspetti allegorici e simbolici.

         Se è vero che le pur diverse tematiche relative a ciascuno di essi sono pregne di elementi estremamente importanti e fortemente significativi, é impegnativo – specie in questa sede - tendere a chiarire come origini nella Massoneria – non solo quella Moderna; ossia, anche nella corporativa Muratorìa ad essa precedente – la grande attenzione, la smisurata considerazione e lo straordinario  rispetto rivolto proprio alla figura, alle opere ed al simbolismo correlati a San Giovanni Evangelista, come pure a come questa nobile figura sia assurta a Santo Patrono delle Logge attive nell’ambito dello Scozzesismo e quindi praticanti le prescrizioni del contemporaneo Rito Scozzese Antico ed Accettato.

         Preliminarmente, credo sia importante chiarire - per una corretta collocazione storico-temporale - che l'odierna disamina  si basa tanto su elementi di moltissimi anni antecedenti il 1700 come pure successivi a tale data: da Ulmannus a W. Blake, da Paracelso a Stolkenberg,  da Constant a Boucher, a Boehme ed altri di cui molti certamente ben noti al lettore-studioso. 

         Attenzione, quindi: il lettore non perda mai di vista tanto i contesti che le epoche in cui tali considerazioni vennero espresse; pertanto ogni tesi non costituisce “verità assoluta” circa la quale inchinarsi e cessare di pensare, interrogarsi, intelligere, ma è invece un punto di partenza per ulteriori “ragionamenti” e collegamenti tra altri e diversi spunti.

         Una dimostrazione – che, nella sintesi finale, ci ricondurrà al tema principale di San Giovanni – è lo studio del “Libro della Santa Trinità ” (scritto ai primi del 1400).  In tale particolare raccolta, si intende fare definitiva chiarezza cancellando l'errato convincimento secondo il quale solo il Padre ed il Figlio sarebbero consustanziali.   Per l'autore, anche Maria sarebbe nata nello Spirito Santo: l'assunto era testualmente “Gesù Maria madre di Dio, lui stesso è la propria Madre nella sua umanità ”.    

         Ulmannus propone plurime varianti del rapporto Padre, Madre e Figlio, concludendo che se il Figlio rappresenta lo spirito (Mercurio), il Padre l'anima (Sole) e la Madre Vergine il corpo (Luna), il tutto va a costituire - tanto alchemicamente che esotericamente che misticamente - l'immensa e misteriosa  matrice divina  da cui scaturiscono tutti gli esseri.    Una matrice feconda che “... quando si dissolve le si attribuisce una natura maschile ... quando si coagula, si dice abbia un corpo femminile ...“.     Sempre Ulmannus - ma anche Boehme ed altri ne sostengono le tesi - vedono in Maria lo  specchio della Santa Trinità ”: una figura mistico-esoterica quindi (attenzione: mai si scada nel confondere ciò con l’esoterismo prettamente massonico, con il simbolismo massonico di tradizione egizia e, infine, con gli opposti ambiti delle scienze occulte), evocata al pari di Sophia (o, meglio: “della” Sophia); in sintesi, una figura che rappresenterebbe la “forza esalata” o “il ritrovato del nulla eterno, in cui Padre, Figlio e Spirito si rispecchiano” (1623, Von der Gnadewahl).

         Secondo questo quadro interpretativo, a questa eccelsa “trinità di corpo, spirito e anima” si aggiungono i quattro Evangelisti con i loro simboli e lo speculare riflesso sui quattro elementi: Luca, il cui simbolo del toro corrisponde al fuoco (Marte): Matteo, il cui angelo si collega all'acqua (Venere); Marco, di cui il leone si collega all'aria (Giove); infine Giovanni, la cui aquila si pone in contatto  con la terra (Saturno). 

         Quindi, quattro Evangelisti che si sommano alla Trinità, determinando sette figure che - sempre secondo Ulmannus, nel sistema da lui definito nel “Libro della Santa Trinità ”, commentato sulla base della dottrina paracelsiana dei tre principii – viene associato ai sette metalli, alle sette piaghe di Cristo, alle sette virtù, ai sette colori, ai sette giorni della settimana, alle sette fasi del giorno, ai sette Capitoli di Ermete Trismegisto, ai misteri tutti del settenario.   (per i cultori della numerologia e delle ricorrenze in cui il numero sette viene citato, segnalo la sostanziosa ricerca di M. Lao nel suo “Dizionario del Sette”).

         Tutto tende a condurci e ci ri-conduce a Giovanni l'Evangelista, dunque al nostro San Giovanni; Giovanni simboleggiato dall'aquila ; aquila che nelle trasposizioni studiate da Ulmannus e altri AA., non a caso è colta come aquila nera bicefala, : emblematica “immagine speculare della Santissima Trinità ”.   L'aquila nera bicefala – dunque – viene sempre e solo associata a Giovanni l'Evangelista, a sua volta simbolo – anzi, vera colonna -  della chiesa “interiore”, autore del “Vangelo dello Spirito”, considerato – proprio per le chiavi interpretativo-valutative riposte nelle sue opere – il patrono degli alchimisti, così determinando negli studiosi di tale branca un implicito riferimento con Saturno.       

         La definizione di “immagine speculare della Santissima Trinità ” associata all'aquila nera bicefala e l'abbinamento di questa a Giovanni, ricevono le seguenti spiegazioni: l'aquila filosofica nasce dal nero, e da questo viene estratta insieme alle sue proprietà; essa è testimonianza viva quanto allegorica della conjunctio dei tre principi paracelsiani; pertanto è espressione singola ovvero combinata di uno o più degli elementi e delle proprietà tutte di Zolfo, Mercurio e Sale. (come  ricorda anche Franciscus Epimetheus, nel suo “Pandora”, 1727).

         Mi permetto di evidenziare – solo per nota - come la Chiesa  romana apostolica fosse riuscita a cogliere l'importanza della Trinità divina in seno alla Chiesa di Gerusalemme, raccogliendo così anche il retaggio di una Tradizione più Antica.

         Dunque: solo allegorie?
         Solo simbolismi?
         Solo derivazioni degli studi esoterici?
         Solo forzature di matrice alchemica o mistica?
         Solo visioni mutevoli, mera rappresentazione dei diversi punti di vista?
         Solo enfatici costrutti elaborati tra miti e leggende?
         Solo note, riflessioni e considerazioni cui oggi approda lo studioso, elaborando con troppa enfasi i tanti elementi di cui, per storia-tradizione-letteratura si dispone ovvero si ritiene di disporre?

          Forse.

         Forse qualcosa di meno di ciò, forse qualcosa di più di ciò; ma certamente materia meritevole di approfondimento e di studio, spunto per  riflessioni ed argomentazioni: da condividere o analizzare ancor più in radice: specie per chi segue gli ideali – ma anche la storia, la letteratura e gli studi – d’impronta iniziatico-massonica.

         Certamente, ed in ogni caso, materia che – qualunque sia il verso della sua circolarità – è per noi elemento di riferimento e che, comunque affrontata, da qualunque punto si voglia partire, a qualunque epoca si voglia fare riferimento, ci conduce sempre alla figura di Giovanni l'Evangelista, e con lui al simbolo dell'aquila, e da questa alle allegoria dell'aquila nera bicefala.     Un binomio certo, fisso, inscindibile ed affatto casuale.

         L’Autore H.L. Constant - il più famoso e conosciuto studioso di esoterismo di tutto il 1800, i cui studi ed approfondimenti, tuttora di riferimento per gli studiosi, sono stati pregevoli - fondamentalmente concordava con le interpretazioni più antiche, che valutava come non casuali e certamente correlabili alle Tradizioni più intense e pregne di esperienze tangibili, molto spesso riconducibili a conoscenze sapienziali che portavano decisamente indietro nel tempo: e stabilivano anche una concreta connessione che, travalicando le epoche, offriva – così come offre - una visione alfine  unica.

         Si tenga ben presente che, degli argomenti che qui complessivamente trattiamo, troviamo anche traccia o nota o riferimento - in modo talvolta più esteso,  talaltro  frammentario  -  nei  manoscritti  qumranici :  specie  dopo le  più recenti scoperte ed interpretazioni dell’archeologia scientifica e religiosa: tematica circa la quale invitiamo il lettore ad effettuare approfondimenti personali, prediligendo rigorosamente – qualora intenda servirsi del web – siti riconducibili a rigore storico-documentale che facciano riferimento a fonti dirette, rigorosamente tecniche, piuttosto che pagine web farcite di copia-incolla di tutti i tipi, dove le notizie disarticolate vengono propinate in quantità.

         Tornando alla figura di Giovanni, Luca nel suo Vangelo (cfr.  22, 35-38) ci descrive come Giacomo e Giovanni fossero i “guardiani” principali per proteggere Gesù durante i suoi spostamenti. Guardiani (o “guardie del corpo” come oggi un cronista superficiale potrebbe scrivere) che lo stesso Gesù aveva soprannominato “figli del tuono” e che svolgevano tale delicato incarico insieme a  Simone lo Zelota, Simone bar Ionas e Giuda.     Quindi, ancora un richiamo proprio al Giovanni futuro Evangelista, così prossimo in spirito a Gesù anche quando scrisse l'Apocalisse, l'ultimo libro del Nuovo Testamento.   

         L’Apocalisse: un fremente galoppo di allegorie e simbolismi,  in cui Giovanni si riferisce al Cristo indicandolo come “io sono la radice della stirpe di Davide, e la stella radiosa del mattino” ( cfr. Ap. 22, 16).  Una definizione, quella di Giovanni – l'Evangelista dello spirito, Colonna della Chiesa – che trova una citazione precedente nella  Profezia della Stella” di cui si parla in tutti i manoscritti e contenuta nella Bibbia - “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (Numeri, 24, 17) -.

         Riepilogando, mi sembra che tutti gli elementi che ci portano a San Giovanni Evangelista siano all'insegna di una eccezionale ricchezza interiore, a  conferma delle analisi fatte dagli studiosi sul suo ruolo di  Custode della Gnosi.   La qual cosa ci è di guida nel capire meglio i motivi per cui i Franchi Muratori, i Maestri ed i Tagliatori di Pietra prediligessero riferirsi a Lui, specie nella fase più spirituale e ricca di esoterismo e simbolismo: la fase Antica del ciclo operativo, quando la pietra grezza via via prendeva sempre più nuove e più levigate forme.

         Ma, come ho accennato all’inizio, tanto il neofita che l’iniziato, ma anche il semplice studioso, non può né deve accontentarsi delle spiegazioni che ci vengono offerte e – troppo spesso – date per scontate: specie da coloro che ai neofiti dovrebbero fornire ammaestramento e spiegazioni, piuttosto che non ‘pacchetti ’ preconfezionati a bella guisa.

         Dunque: c’è un anello di congiunzione certo che lega gli scozzesi – ma non solo -  a San Giovanni Evangelista? Qual'é  e qual è la sua riconducibilità storica, esoterica e simbolica?
 
         Nella prossima parte cercheremo di entrare nel vivo di questi quesiti.

Roma, 1° Ottobre 2015                                                          Giuseppe Bellantonio





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giovedì 13 marzo 2014

QUALCHE NOTA SU CHI SIANO GLI AA.LL.AA.MM.


In questi ultimi tempi - anche a seguito dell' "effetto traino" di alcuni impegni elettorali per il rinnovo delle principali cariche, nel contesto di  alcune comunità massoniche - alcuni mezzi di informazione hanno riportato interventi redazionali, ovvero interviste, nel cui contesto è utilizzata la sigla  "A.L.A.M." oppure acronimi similari a tale indicazione.
Oltre ciò, sono state esplicitate posizioni e valutazioni in netto contrasto con la realtà storicamente documentata e quindi comprovata circa aspetti di riconducibilità a precisi periodi, luoghi e fatti.
Da più parti, mi sono giunti segnali di incertezza valutativa delle dichiarazioni di cui sopra, per lo più basate sulla non-conoscenza ovvero sulla incompleta o errata conoscenza di fatti e soggetti, nonché della stessa Storia della Massoneria Italiana, dei diversi rituali adottati, degli aspetti più profondi e concreti dell'esoterismo e di quant'altro di correlato e/o collegabile al contesto iniziatico massonico in generale.
Il tutto, a comprova dello scarso livello qualitativo della complessità dei singoli soggetti coinvolti, forse troppo sommariamente "tegolati", forse soggetti a cerimonie di iniziazione sì pittoresche ma inconcrete, forse superficiali nel recepire appieno il significato ed il valore dell'appartenenza ad un contesto tanto importante, forse resi troppo frettolosamente  titolari di gradi cui non corrisponde tanto la preparazione esteriore che - soprattutto - quella interiore.
Ciò, senza che la cosa suoni offesa per quei Massoni che riconosco ed apprezzo come tali, ma con profonda disistima per quanti si iscrivono - o "vengono iscritti", come pure "promossi" -  per solo interesse e cinico calcolo: specie se amministrativo-finanziario ovvero per motivi mercantili. 
Ma è utile ricordare che - risoluzioni, regolamenti, rituali e statuti alla mano: nei testi "ufficiali" deliberati proprio nei Conventi internazionali -  de facto è irregolare e opera irritualmente qualunque corpo massonico che, ancorché munito di patenti e/o riconoscimenti e/o trattati con altro/i corpo/i, possa attribuirsi la condizione di "scozzese" (R.S.A.A.) senza essere AA.LL.AA.MM. ovverosia senza praticarne, con le regolari insegne e adottando la necessaria e unica simbologia e ritualità, l'operatività massonica.
Relativamente al tema degli "A.L.A.M." - e più correttamente a quello degli "AA.LL.AA.MM.", ossia Antichi Liberi Accettati Massoni -  qui ripropongo un  mio intervento di qualche anno fa, nella serie "Massoneria da Sfogliare", i cui contenuti ritengo del tutto attuali.
Del pari, chi fosse interessato a seguire correttamente lo scorrere di eventi lontani nel tempo ma storicamente certi e documentati, utili a chiarire l'esatto svolgersi dei fatti, potrà leggerne su questo stesso blog e su quello della Comunione di Piazza del Gesù.
Buona lettura, quindi!
Roma, 13 Marzo 2014                                                       Giuseppe Bellantonio
 
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                                    “QUALCHE NOTA SUGLI “AA.LL.AA.MM.”

Affrontando le tematiche correlate alla Figura di San Giovanni Evangelista e all'uso corretto che di tale nome può essere fatto in indicazioni e titoli, si è visto come tanto i ragionamenti che le fonti originarie ed originali citate, al pari dell'ampia bibliografia di corredo, fissano in modo incontrovertibile che il San Giovanni riferito e riferibile ai Massoni di Rito Scozzese – Antico ed Accettato - è unicamente SAN GIOVANNI EVANGELISTA .

In precedenza, ho anche ricordato come - successivamente alla nascita della c.d. “Massoneria Moderna”, e segnatamente quando la fase “operativa“ venne considerata sostanzialmente e formalmente esaurita - si fosse aperta in modo più ampio la “ricerca speculativa”. Fu quella la fase temporale a far data dalla quale, specie dopo una serie serrata di incontri internazionali, vennero decise importanti mutamenti formali ma anche strutturali: nella nomenclatura ufficiale i Liberi Muratori cedettero il posto ai Massoni; le Logge presero il posto delle Officine (di cui, liricamente, si ricorda il clangore: a sottolineare l'alacrità degli operai impegnati nei lavori, particolarmente tipici in specie nelle botteghe dei fabbri e dei maestri scultori); la Muratorìa assunse il titolo di Massoneria a livello mondiale ossia Universale; venne riaffermato il palese riferimento ad un Principio Creatore Unico, identificato nel G.A.D.U. ed alla cui Gloria è dedicata la Comune Opera; venne ribadita l'assoluto valore della Massoneria Azzurra nei primi Tre Gradi dell'Ordine (gradi che, è utile ricordare, venivano conferiti simbolicamente: da cui, “Ordine Simbolico”); venne stabilito in modo univoco e rigido che non potessero esservi “confusioni” tra l'amministrazione rituale delle Logge dei primi Tre Gradi dell'Ordine Simbolico e le Camere Superiori del Rito. Ma cosa ancora più importante, fu stabilito che i Fratelli Massoni che avrebbero seguito il percorso scozzese avrebbero dovuto operare nel richiamato rispetto di ben precise formule: così che avrebbero potuto e dovuto appartenere al Corpo Azzurro – e quindi Simbolico - degli Antichi Liberi ed Accettati Massoni (professanti, dopo l'acquisizione dei primi Tre Gradi, il Rito Scozzese Antico e Accettato). 


Nasceva così l'acronimo AA.LL.AA.MM .

L'argomento AA.LL.AA.MM. dovrebbe essere un tema non solo interessante ma anche diffuso e molto noto, specie per i lettori che da lungo tempo operano in Massoneria, costituendo un concetto cardine della propria qualità. Invece ho dovuto prendere atto che – almeno secondo le moltissime segnalazione ricevute – sono in molti a fare confusione, o ad avere cognizioni parziali quando non del tutto inesatte: condizione, quest'ultima, che comporta una dannosa reazione a catena, moltiplicatrice di erronei convincimenti e conseguentemente di erronee condotte massoniche.

Passando alla specifica trattazione del tema, mi permetto di richiamare l'attenzione dei lettori circa due elementi: all'inizio- sulla base dei deliberata nelle Potenze Massoniche Mondiali, nell'ambito dei periodici Conventi - fu data solo alle Grandi Logge riconosciute – e quindi complessivamente “giustamente costituite e regolari ” - l'autorizzazione a potersi fregiare di questo significativo – ma anche più completo e impegnativo – titolo; vale la pena di annotare che, in quegli anni, l'autorizzazione per l'Italia venne solo ed esclusivamente concessa alla Gran Loggia Nazionale che faceva capo a Piazza del Gesù n° 47 (in quanto unica ad essere riconosciuta “regolare”, al pari del proprio Supremo Consiglio). Un'autorizzazione non concessa ad altri e che tuttora risulta vigente. L'altro elemento è che la doppia “M” (poiché di plurale si tratta, e come tutte le pluralità nelle abbreviazioni massoniche il raddoppio è una prassi corrente e consolidata) si riferisce senza dubbio al termine “Massone” e non certo al precedente “Muratore”: ciò perché – con molta semplicità - i termini afferenti la trascorsa fase operativa erano stati “superati” da nuovi e più “moderni” concetti, di tipo speculativo. Appare quindi del tutto anacronistico chi abbia deciso di utilizzare ovvero adattare la terminologia “muratòria” in epoca successiva a tali deliberazioni internazionali, assumendo titoli che da soli già danno un'idea di contenuti sui quali riflettere: ovviamente, in termini di “regolarità” operativa.

Proprio sulla base di questa e in particolare delle Note di studio sul nostro San Giovanni, posso sostenere che quanti oggi intendano seguire un proprio cammino rifacendosi al “San Giovanni di Scozia”, per onorare questo titolo e seguire un indirizzo ritualistico regolare e di tipo scozzese, devono necessariamente tenere presenti un insieme non casuale né banale di elementi: rammentando che la Massoneria non è nata né nel XVIII° secolo, né nel XIV° o nel XV° secolo e che l'Opera di chi senta in sé il “fuoco” dei veri Iniziati deve tendere al recupero delle Antiche ed Originarie Tradizioni. Proprio quelle che negli ultimi trecento anni sono state accantonate, abbandonate, dimenticate e molto, troppo, spesso tradite.

Anzi, dando credito a ciò che ci viene riportato di quegli infausti momenti dei primi del 1700, Anderson raccolse tutti i rituali e gli scritti che riportavano all'Antica e Vera Massoneria, per darli alle fiamme: cancellando in un solo colpo un enorme patrimonio di Storia e di Cultura Iniziatica e Sociale.

Dopo aver ribadito che nelle Regolari Logge (RR.LL.) della Massoneria Azzurra, l’indicazione AA.LL.AA.MM. contraddistingue solo ed esclusivamente gli Scozzesi – così fornendo di per sé esatta connotazione rituale anche della Gran Loggia nel cui ambito queste operano – è opportuno specificare che non possono assolutamente fregiarsi della qualità di AA.LL.AA.MM. (ossia: Antichi, Liberi ed Accettati Massoni) e quindi di “veri e completi” Scozzesi, delle loro prerogative, dei relativi segni distintivi, simboli e araldica: 
 
1) quanti non pratichino in modo corretto lo Scozzesismo – anche nell’ambito dei rapporti concorrenti a collegare – per il completamento della c.d. Piramide Scozzese - le attività proprie dell’Ordine Simbolico con quelle del R.S.A.A., e viceversa - secondo le regole fondamentali già stabilite nei Conventi Mondiali e attualmente in uso nel contesto di detta regolare Piramide.
2) Quanti non riconoscano l’esistenza di un “Corpo Azzurro” ovvero di una “Massoneria Azzurra” (anticamente, detta anche “Massoneria Turchina”), ovvero ne calpestino l’essenza oltre che trasgredirne i relativi attributi, simboli e segni distintivi.

3) Chi non onora la Festa dell’Ordine, non celebrando il Patrono San Giovanni Evangelista (Patrono delle Logge Azzurre Scozzesi, ovvero delle Logge AA.LL.AA.MM., dette anche “Logge di San Giovanni di Scozia”) il 27 Dicembre di ciascun anno.

4) Chi – in dispregio dei deliberata assunti dai Conventi Mondiali, accettati ed in uso specialmente presso chi faccia riferimento al concetto di “regolarità” – opera attualmente in modo difforme dai Landmarks e dagli Statuti Generali dell’Ordine Simbolico (per noi, Napoli: 1820-1821) ovvero perpetra miscugli di Rito e di Ordine, anche coinvolgendo il Corpo Azzurro degli AA.LL.AA.MM. in gestioni irregolari del Rito e della stessa ritualità delle Logge, specie se dette irregolarità ed irritualità si riferiscono all’applicazione di testi – o, ancor peggio, di parti di essi – alterati ovvero dichiarati decaduti in quanto modificati dai Conventi Mondiali dell’Ordine Massonico: testi spacciati per buoni, quindi, ma in realtà superati, inefficaci, quanto non irregolari ed irrituali. Al punto da poter essere considerati falsi e scismatici.

5) Quanti, pur se dicentisi AA.LL.AA.MM., operino con rituali diversi da quelli oggi in uso a seguito dei deliberata internazionali, come pure operino irritualmente in Templi i cui arredi, la disposizione degli stessi e persino le insegne personali siano difformi da quanto stabilito per le “Logge Azzurre” della “Massoneria Azzurra”.

6) Quanti, pur se dicentisi AA.LL.AA.MM., operino in comunità massoniche ove siano presenti e/o attuate Logge la cui composizione é difforme da quella c.d. ortodossa prevista per i Gradi Simbolici, e ove sussistano commistioni di Ordine e di Rito con sovrapposizione e confusione di organi amministrativi, rituali e disciplinari: così ponendo in opera una pratica massonica avulsa da ogni regolarità e quindi da ogni pur minima legittimità, inventandosi – letteralmente, e talvolta quotidianamente – regole e procedure per così distorcere la Nobile Arte Reale a favore di proprie visioni e/o utilità soggettive, che nulla hanno a che fare con le reali Regole della Massoneria Universale contemporanea.

7) Quanti non professino un Credo fermo ed assoluto in un Principio Unico Creatore convenzionalmente e quindi simbolicamente indicato - per sommo rispetto alle idealità religiose dei singoli Fratelli - con il nome di Grande Architetto dell'Universo. Ossia, Colui dalla cui sola Volontà ed Energia é emanata la scintilla costruttrice e vitale della Creazione del Tutto. Creatore di un Universo inteso, peraltro, nella sua più ampia quanto classica e complessiva accezione. Costoro non solo non potranno mai essere dei veri AA.LL.AA.MM., ma non potranno mai essere dei veri Massoni (né, come tali mai dovrebbero e/o potrebbero ricevere alcuna forma di iniziazione!).

Concludendo, non può esistere un Corpo Azzurro che non sia costituito da AA.LL.AA.MM.  come pure non può definirsi “un Massone scozzese regolare” chi operi in un Ordine che si definisca AA.LL.AA.MM. ma che non pratichi il R.S.A.A.. Norme alla mano – comunque, nell'ambito della Giurisdizione Italiana –, secondo il mio punto di vista opera in modo non ortodosso o persino irregolare quanti possano asserire di essere Corpo Azzurro, o A.L.A.M. o Scozzese e invece indossino insegne dei Gradi Simbolici diverse da quelle Azzurre (ad esempio insegne riconducibili ad altri “riti” che pur tentando di “emulare” , in realtà “non sono”).

Per estensione, ritengo che non possa definirsi “regolare” o “tendente al regolare”, chi non accetti l'esistenza della Massoneria Azzurra al pari di quella degli AA.LL.AA.MM., pur asserendo di aderire al R.S.A.A.: così dimostrando di praticare con .pressapochismo tanto l'uno che l'altro.

Del pari non riesco a trovare neanche un'ombra di regolarità in chi possa operare praticando miscugli di Rito e di Ordine, peggiorando la situazione se vengano effettuati miscugli impropri di AA.LL.AA.MM. e R.S.A.A. (ancor peggio se trattasi di altro Rito... ) facendoli convergere in un tutt'uno (il fatto che costoro possano eventualmente rifarsi al dettato federiciano, con tutta evidenza giova a rendere il quadro più complesso, atipico quanto irregolare).

Rammento a me stesso come l'opera di Federico II° sia stata esaminata, analizzata, rivista e profondamente rivisitata nei Conventi mondiali, pur se lo spirito di detta opera è rimasto fieramente presente e attuale sotto il profilo storico ed iniziatico. Ricordiamo come il dettato federiciano prevedesse un'unica Piramide Scozzese, senza soluzione di continuità dal I° al XXXIII° Grado, posta sotto il maglietto del Sovrano.

Non entro qui nel merito delle tematiche correlate a quella ritualità riconducibile ai gruppi c.d. “misti”, pur se mi sono ripromesso di trattarne in seguito. La mia visione della vexata quaestio è molto semplice e di ordine pratico, tanto stanziale quanto al di fuori dei consueti schemi.

A prescindere dalle diversità che la Natura ha imposto ai due sessi - sotto il profilo della biochimica e della fisica, come pure del modo in cui si formano il pensiero, le valutazioni, le decisioni, le azioni e le reazioni - la presenza maschile nei Lavori ove siano presenti delle Sorelle crea in queste una disarmonia estremamente marcata pur se nel profondo della loro percezione interiore. Si determina – dapprima in modo non percepito a livello cosciente - confusione, un depauperamento della loro autonomia e della stessa loro energia vitale oltre che ad un calo della loro concentrazione nei momenti più significativi della ritualità celebrativa, così determinando un appannamento pur sfumato delle finalità iniziatiche poste a loro obiettivo e della stessa crescita interiore, che così può risultare alfine incostante.

E' per me evidente che questa disarmonia e questo sbilanciamento che analisi alla mano si determina nei gruppi misti non avviene nei gruppi squisitamente a componente femminile, dove le Sorelle seguono un percorso più equilibrato e costante, con più serenità e con una dinamica ed un ritmo eccellenti scevri da inibizioni alle pulsioni più autentiche. E' un fatto che io nutra profondo rispetto per il mondo iniziatico femminile, che personalmente ritengo possa richiamare maggiore attenzione e miglior credito allorché riuscirà ad affrancarsi da strane ed anomale combinazioni, emancipandosi e così rendendosi autonomo, senza soggezioni psicologiche più o meno palesi, più o meno profonde, e soprattutto adottando un proprio articolato complesso di norme e di rituali che non suoni come semplice adozione e modifica di tradizioni, allegorie, simbolismi e modelli definiti su un archetipo tipicamente maschile. Va da se l'auspicata, fattiva collaborazione – nell'ambito di un confronto partecipativo ed attento delle rispettive autonomie – che deve permeare i rapporti tra i due contesti: nella certezza che gli stimoli per la buona crescita verranno così potenziati al massimo.

Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto ai pazienti Lettori

Roma, 20 Ottobre 2011                              f.to Giuseppe Bellantonio
 
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