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venerdì 24 maggio 2013

...CAPIRE QUEST'ITALIA... - Parte IV°


E' quindi inutile/fuorviante/demagogico/finalizzato/opportunistico l'atteggiamento di chi, fors'anche con in fine di conquistarsene i consensi ovvero i favori, “coccola” questa massa numericamente ed etnicamente incerta (ma ben preparata a sollecitare favori e riconoscimenti: ancor prima di approdare nelle nostre terre), ma padrona delle nostre norme: “coccole” che divengono vere e proprie elargizioni, quasi a dispetto di quegli italiani che non riescono ad ottenere gli stessi vantaggi e benefici.

Una sorta di “razzismo” al contrario, dove gli esclusi (vedi le graduatorie per l'accesso alle scuole o quelle per fruire ad alloggi o a qualunque altro tipo di provvidenza) sono gli italiani.

In Europa lo ius soli è praticato in Francia – dal lontano 1515: pur se con metodi e disciplina tali da evitare flussi tali da evitare un'alterazione degli equilibri storico-sociali del paese – mentre altrove è lo ius sanguinis a dominare. Nel resto del mondo, spiccano gli Stati Uniti d'America dove pur esistendo lo ius soli, vigono una serie di norme tali da escludere squilibri storico-sociali e, soprattutto, un carico finanziario e sanitario per la collettività.

Sembra strano che in Italia, vessata da una serie di problemi di grande importanza – per lo più in attesa di essere affrontati, e peraltro di incerta soluzione -, piagata dall'immigrazione clandestina, resa socialmente instabile da un carico fiscale rilevantissimo unito ad un'aspra fase recessiva dominata da una disoccupazione pesantissima, alcuni neo-eletti ovvero taluni esponenti politici abbiano scatenato la corsa per concludere a livello istituzionale delle norme a lungo accarezzate e care a certi demagoghi che non si preoccupano minimamente delle conseguenze di ciò: nel breve, come nel medio e lungo periodo.

Qualora dovesse avere sciagurata conclusione un'applicazione frettolosa, qualunquistica e anti-sociale dello ius soli, l'Italia dovrebbe affrontare ulteriori massicce ondate di immigrazione clandestina di fronte alle quali l'attuale sistema collasserebbe, determinandosi solo aggravi di costi. Le forze dell'ordine non riuscirebbero ad adoperarsi molto al di là del già gravoso impegno quotidiano (con conseguente sparpagliamento di soggetti “irregolari” per tutta l'Italia: micro e macro criminalità prevedibilmente in significativo aumento); opportunità di lavoro regolare, praticamente zero (ad essere ancor più alimentato, e forse in modo dilagante, sarebbe solo il mercato del lavoro “nero” e quindi dello sfruttamento gestito capacemente dalla malavita nazionale e non. Con buona pace di tutti gli stentorei proclami dei nostrani politici, tipo “no allo sfruttamento minorile”, “non al lavoro nero”, “no agli infortuni sul lavoro”, “no all'evasione fiscale e contributive originate dal sommerso”, ...); possibilità di alloggio, invariate rispetto alle attuali (conseguente aggravio di costi per Stato/Regioni/Comuni, che dovrebbero “ospitare” e assicurare un accettabile “mantenimento” a costoro); strutture sanitarie – che dovrebbe offrire cure gratuite a tutti questi soggetti (nonché ai loro figli ed a tutti coloro con i quali avvierebbero le pratiche di ricongiungimento) – con conseguenti ulteriori problemi di efficienza sanitaria e di ulteriore difficoltà amministrativo-finanziaria (in poche parole: agli italiani, cui la spesa sanitaria costa già moltissimo, l'offerta di strutture disponibili/posti-letto é stata drasticamente ridotta, a questi altri soggetti la garanzia umanitaria di assistenza sanitaria gratuita è a carico della collettività); senza contare che sicuramente il “resto d'Europa” non accetterebbe volentieri (anzi, personalmente credo nell'opposto) questo “cancello” sempre più spalancato.

Tirare fuori dai cassetti vecchi e polverosi progetti, é facile: così come è facile insinuarsi nelle pieghe di contingenze storiche per portare a termine/realizzare antichi “sogni”, forse con l'appoggio di altri soggetti che – pur di diversa parte politica – hanno interesse a “sparigliare” il contesto socio-politico-economico nazionale, in nome di alibi ideologici difficilmente sostenibili.

Penso: ma perché i fautori di queste “brillanti idee” non si adoperano, non si battono perchè questa gente – i cittadini di paesi extra-comunitari, comunque spesso in condizioni localmente difficili – non ottenga nel loro paese un miglioramento delle proprie condizioni di vita? Perché non lascia le proprie posizioni, la propria condizione italica, trasferendosi in questi paesi e così dare un contributo anche fisico-partecipativo per poter giungere a modificare le leggi di questa nazione, per così dire “meno attenta e sensibile”?

Facile fare le rivoluzioni in terra altrui: nella terra dove si sta comodi comodi, circondati dal benessere, dai vantaggi, dalle prerogative, dai “diritti”. Fin troppo facile: specie quando non si tengono in minimo conto le conseguenze!

Ius soli, quindi. Un “finto progresso”, un sicuro regresso. Ricordate? Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Italia era considerata come una “portaerei” naturalmente posizionata nel Mediterraneo: ponte naturale che dall'Europa si protendeva verso l'Africa e che giovava a far sentire più vicini anche Medio Oriente e Arabia. Ora che gli eventi della Storia hanno ridimensionato questa portaerei, qualcuno vorrebbe far assumere a questa nostra, povera, malandata, Italia il ruolo di una gigantesca sala-parto a disposizione solo apparentemente di altre genti: in realtà di genti alla mercé di crudeli trafficanti di uomini!

Una norma di tal segno sarebbe una iattura.

Diversamente da una più corretta possibilità di revisione della legge Reale-Mancino che punisce l'istigazione all'odio razziale, etnico e religioso, aggiungendo l' “omofobia” ai c.d. “reati di odio”: ferme restano le mie considerazioni, sopra ricordate, sul tema del riconoscimento di taluni “diritti” a favore di chi “pratichi” ovvero “viva” una propria diversa sessualità.

Ah dolce Italia! Ma proprio perchè tanto dolce dovrebbe essere resa più ospitale per i propri figli. E, a questo proposito, mi viene in mente il nostro “petrolio”, la nostra ricchezza: antica cultura, capacità creativa, vestigia del passato, turismo; già, il turismo.

Vera miniera mai abbastanza valorizzata: anche in un'ottica occupazionale che non sia una visione di “ripiego”! Si ha una percezione di quanta ricchezza - occupazionale, ricettiva, di servizi, edilizia, culturale e museale - può sprigionare l'intelligente potenziamento del settore “turismo” in combinazione con quello dei “monumenti e belle arti”? Si ha coscienza che ogni metro delle nostre coste – ma che gioielli splendidi ma poco valorizzati sono tutte le Regioni d'Italia! Quelle ricche di monti e laghi, come quelle percorse da morbide colline! - ha un potenziale inestimabile ed invidiatoci?

Quanto c'é da fare!

Quanto bisogno c'é di uomini che, finalmente, governino nel contesto di una visione sociale che oggi è già oltre l'emergenza!

Di uomini, di governanti, che operino per tutto il Popolo Italiano, per la Patria!

Di uomini che abbandonino le angustie di preconcetti e preclusioni aprioristiche per operare con ampio respiro, in un'ottica di amore, condivisione, pace e rispetto!

Di uomini che rifuggano dall'assemblearismo e dal comitatismo per essere più vicini a quanti da loro si attendono soluzioni ai loro problemi, alle loro attese!

Tutto questo – ma in realtà, c'é bisogno di tanto altro: ma questo é compito di esperti e non certo mio, poco capace ovvero competente in ciò – comporta una scelta di fondo: occorre serenità nel Paese, un clima costruttivo e partecipe dove ogni cittadino si senta protagonista e quindi corresponsabile della propria attualità e del proprio futuro; una sorta di “riedizione” di quello spirito pionieristico, dei nostri Padri e dei nostri Nonni.

Essi seppero rialzare la testa dalle guerre, dalle dittature, dalla fame e dalla povertà: gli anni della ricostruzione e della ripresa tali furono non solo per gli importantissimi aiuti che dall'estero ci furono dati, ma soprattutto per lo spirito, il carattere, la forza, e soprattutto la volontà di cambiare.

Di cambiare la loro condizione per aspirare a qualcosa di meglio: per loro stessi ma soprattutto per i loro figli.

Occorre accantonare il clima di “caccia alle streghe” che in Italia appare sempre vivo e vivace con l'incivile macchina del fango sempre pronta a scattare per dilaniare ed eliminare brutalmente i “nemici”: specie quelli contro cui si é a corto di argomentazioni concrete.

Quei “nemici” che lo stile della politica vorrebbe che si definissero “avversari” sempre che affrontati nella giusta dimensione e con opportuno equilibrio e misura: specie nel linguaggio adoperato; un linguaggio, ultimamente, devastante e corrosivo, offensivo e osceno, senza limiti e senza freni.

Mi sembra che una volta fosse applicato il reato di “oltraggio al Capo dello Stato” al pari di quello di “vilipendio del Parlamento” se non della Nazione: ebbene, credo che un solerte ed italico Funzionario di Polizia ovvero un degno rappresentante di una qualche Procura della Repubblica potrebbe chiedere a taluno – specie se non tutelato dalle “garanzie” offerte dalla c.d. “immunità parlamentare” circa la libertà di espressione – di rendere conto delle continue - ed anche subdole ed aspre – espressioni/formulazioni che comunque inneggiano alla violenza/rivolta o a moti di piazza ovvero offendano pesantemente il Capo dello Stato e le Istituzioni repubblicane.

Una ribellione quasi sollecitata da abili mestatori, nello stesso momento in cui comunque la si evochi solo citandola. Anche se poi costoro sono abilissimi nel tirare il sasso per poi nascondere la mano, novelli emuli di un mai desueto “armiamoci e partite!”. E la riprova é sotto gli occhi di tutti: un giorno si offende in modo cocente mentre l'altro si sollecitano – con grande faccia tosta e a gran voce – interventi di “garanzia” delle solite (abusate, offese, oltraggiate, mistificate) “libertà” (in realtà forme anarcoidi tendenti a provocare/alimentare disordine/confusione: forme circa l'esercizio delle quali non si ammettono controlli né limiti).

E’ una deriva che va fermata, senza tentennamenti: ma non “dalle piazze” e “nelle piazze”, ma da chi ne abbia l’autorità e con gli strumenti che la Legge per ciò prevede e stabilisce. Una Legge nota a tutti ma che si tenta di aggirare in nome di equivoci pseudo-valori.

E il sangue versato dai fedeli e coerenti Servitori dello Stato – termine che a me personalmente piace poco, preferendo quello di Galantuomini al Servizio dello Stato, per indicare coloro che, semplicemente, fanno il proprio dovere: anche in condizione di estremo pericolo – ne è stato una recente prova.

Che ogni cittadino sia dunque vigile, respingendo questa deriva!

Che ogni cittadino si faccia parte diligente nel vigilare, respingendo ed attivandosi nel respingere queste pessime tentazioni!

Che i cittadini, pur se inquieti per gli eventi di questi anni, non firmino “cambiali in bianco”, peraltro affidandole nelle mani di soggetti altezzosi e arroganti che disdegnano il pubblico confronto per preferire il “prendere ordini” a “scatola chiusa” da soggetti “dominanti”: quegli stessi soggetti che parlano di povertà, di fame, di ribellione verso il “sistema” (di cui fanno comunque parte...) dall'alto delle loro ricchezze (non ereditarie), delle loro prebende e delle loro vantaggiose, avvantaggiate e lucrose carriere.

Tutte cose che li fanno solo “assomigliare” agli altri comuni mortali: assomigliare e non “essere”, perché in realtà sono solo parte di una casta, ovvero di rami di essa, ovvero di freschi innesti su quanto preesistente.

Ecco.

Tutto ciò rappresenta ciò di cui diffidare e da cui stare lontani.

Come fosse la “peste”.

Una peste dei cuori e dell'anima, che tutto corrode e tutto rende maleodorante, mefitico.

Un cancro dell'anima alimentato dalla spasmodica ricerca del profitto, dall'ostinazione con cui si continuano a perseguire logiche ormai in netto contrasto con lo “star bene” (o “bene essere” che dir si voglia) delle genti, di centinaia di milioni di persone: per dirla con Vandana Shiva, paladina del pensiero ambientalista mondiale, de-strutturare tutto l'artificioso castello costruito sul mercato del debito per tornare ad una dimensione più umana ed edificante, é un imperativo!

Un imperativo da affrontare non con l' “austerità” – tanto interna che imposta dall'esterno – ma con l'arma della “semplicità”, la sola che possa garantire il benessere rinunciando al superfluo e che possa alfine consentirci di uscire da quella “schiavitù della finanza” che la stessa Vandana Shiva paragona ad “una grande fabbrica di fiction”, che ad oggi ha creato calamità e problemi per molti e successi per pochi. Un sistema nefasto i cui effetti negativi e perversi sono ormai approdati in un'Europa affatto pronta a questa prova, e che può sopravvivere solo se saprà depotenziare questa ordigno tremendo con un ritorno alla terra, all'agricoltura. Una posizione, questa, sempre più condivisa a livello mondiale da eminenti personalità - tra queste, e non a caso, i Pontefici Benedetto XVI e Francesco - e che ha dato vita a sempre più numerose scuole di questo nuovo pensiero, peraltro già abbracciato con entusiasmo da milioni di persone resesi conto che “questa” globalizzazione – mi spiego meglio: “questo” modello così dannoso e perfino diabolico di globalizzazione – uccide la creatività e la dignità del lavoro.

Per superare questa onda lunga di difficoltà planetaria (attenzione, perché chi al momento ne é “apparentemente” esente, dovrà presto fare i conti con questa tossina già presente in nuce nel loro sistema) bisogna ripartire creando lavori che abbiano un significato e bisogna rispettare la Natura, ridandole quell'enorme valore che le compete.

Ecco perché il “ritorno alla terra” può costituire la “nuova frontiera dell'economia”, quella svolta epocale invano attesa dalle genti ormai resesi conto di essere “prigioniere” - quando non “ostaggio”! - di questa economia drogata e fittizia il cui “nodo scorsoio” é rappresentato da quel “debito” che mani esperte e menti diabolicamente sopraffine manovrano a dispetto delle realtà umane, sociali, imprenditoriali e finanziarie di intere nazioni.

Un recupero – quindi - di un più umano “ritmo lento”, di quel “ritmo della vita” che ha scandito e contraddistinto per centinaia di migliaia di anni l'equilibrio tra Uomo e Natura, e che può offrire ai più giovani un futuro degno di tale nome, degno di essere vissuto; un futuro “da vivere” e non “da subire” nel segno dell'assoluta incertezza!

Tra pochi giorni i cittadini di moltissimi Comuni sono chiamati ad esprimersi per il rinnovo delle loro Amministrazioni: al riguardo mi permetto di dire una semplice cosa. Che la scelta premi sì il desiderio di evoluzione, di crescita e di innovazione, ma che comunque vada premiata la continuità: poiché la “continuità” è in diretta relazione ad un “progetto”, ad un “programma” ed alla relativa formula attuativa. Occorre quindi che qualunque amministratore – purché operi in buona fede e con risultati onesti e trasparenti, regolarmente sottoposti ai cittadini – possa contare su tempi non certo brevi oltre che su risorse adeguate.

Poco utile il “cambiare per cambiare”, e ancora peggio farsi attirare da quell'eloquenza ciarlatanesca farcita da ingiurie, istigazioni, evocazioni di ribellioni, posta in opera dagli attivisti della gogna mediatica, dai fautori del killeraggio politico, da chi adopera un linguaggio deteriorato, arrogante e schifiltoso, per arrivare là dove il voto liberamente espresso dai cittadini ha invece posto dei limiti.

Attenti a questi imbonitori, attenti a chi si serve dei preziosi doni della Libertà e della Democrazia per diffondere nuovi, pericolosi, perversi mali: peraltro senza alcuna proposta costruttiva, senza alcun impegno diretto e senza alcuna responsabilità palese. Meglio premiare chi ha dimostrato di fare un uso corretto della macchina amministrativa e soprattutto delle risorse economiche, finanziarie e patrimoniali loro affidato dai cittadini: non bisogna cedere alle tentazioni dei fautori della deriva dialettica ed ideologica, come pure bisogna credere con cautela alle promesse di quei candidati che si sono accorti dell'esistenza dell'Italia e dei suoi mali - non dico di Roma – solo al termine di loro dorate permanenze all'estero.

Il motto “la Patria mi chiama” era certamente più consono agli antichi Gentiluomini che costruirono l'Unità d'Italia, mentre appare quantomeno stonato sulle labbra di quei novelli ”patrioti” dell'ultima ora – quelli che hanno lo stupore scolpito sul viso, e gli angoli della bocca perennemente rivolti verso il basso (a sostegno del loro intimo, solenne, pessimismo: di fronte al quale anche Leopardi sfigurerebbe) cui mi viene da chiedere “ma scusi, lei fino ad oggi dov'é stato?”.

Nel concludere questo mio intervento – lungo, e non esaustivo: per esserlo occorrerebbero altre pagine e l'inserimento di numerosi dettagli tecnici, cosa evidentemente pertinente ad altri soggetti più qualificati di me -, a chi con me può condividere la filantropia, la fedeltà allo Stato ed alle sue Istituzioni, l'amore per l'Uomo e l'innato rispetto per tutto ciò che riconduce al Divino ed al Creato, mi permetterei di lanciare una serie di flash così da ricordare a se stessi ed ai soggetti cui possano politicamente ricondursi:

  • l'utilità pratica e finanziaria di disporre da subito l'accorpamento amministrativo e gestionale di quei comuni che, complessivamente, non superino i 15.000 residenti; in ogni Comune potrà risiedere un coordinatore locale/referente, mentre a rappresentarlo nel Consiglio Comunale Unificato vi saranno due Consiglieri eletti, uno per la maggioranza e uno per l'opposizione.
  • La necessità di abolire senza indugi ogni sovrastruttura politico-amministrativa tanto a livello periferico che centrale.
  • La necessità di ridurre in modo drastico il numero dei rappresentanti eletti/eleggibili alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica. Una riduzione del 60-70% dell'attuale composizione garantirebbe in ogni caso ai rappresentanti eletti l'esercizio delle loro funzioni, riportando il numero dei componenti a livelli più equilibrati rispetto alla popolazione italiana ed alle sue reali esigenze.
  • La modifica dell'attuale disciplina dell'aborto quantomeno con una rilettura del testo ed una nuova formulazione della relativa Legge: ferma restando la necessità di prevedere l'aborto terapeutico per tutte le specifiche esigenze cliniche (inclusi i casi di violenza sessuale), deve essere contrastata ogni possibilità di spacciare metodiche/volontà banalmente anti-concezionali e/o di controllo delle nascite con qualsiasi altro diverso tipo di esigenza individuale.
  • L'abbandono delle attuali tendenze di agevolazione del “fine vita”. Anche alla luce dei numerosi - quanto clinicamente inspiegabili: a conferma dei limiti della scienza medica, in pimis circa il funzionamento di cervello e coscienza – casi di ripresa di coscienza dopo lunghi periodi di vita vegetativa ovvero di coma, nessuno può mettere fine alla vita di un altro essere umano. L'accompagnamento al “fine vita” di ciascun essere umano deve essere reso dignitoso, assistito sotto il profilo medico, supportato sotto il profilo psicologico, vegliato dai famigliari con l'assistenza di quelle associazioni che hanno a cuore la dignità dell'uomo: dalla nascita alla sua morte. Per questo motivo, va data grande energia all'azione dei governanti, comunque con tutt'altro tipo di obiettivo.
  • Far intendere con tutte le proprie energie – in ogni caso, espresse sempre in modo corretto – la necessità che l'Italia (possibilmente d'intesa con le Autorità di altri Stati Europei, se non con l'Unione Europea) soprassieda per almeno un biennio al rispetto del c.d. “patto di stabilità”, così consentendo l'immissione nel circuito finanziario di risorse economiche al momento bloccato. Ha senso rispettare che una Nazione rispetti e osservi, in presenza di gravi condizioni economiche, il “patto” mentre il suo sistema economico-finanziario é al collasso? Ha senso tenere fermi dei mezzi finanziari mentre c'é gente che è alla fame, mentre le aziende continuano a chiudere, mentre il malcontento – in assenza di misure drastiche, rapide, coerenti, razionali assunte dalla classe politica – cresce pericolosamente? Ha senso alimentare i movimenti “anti-sistema” con frotte di cittadini delusi dalla crescente insostenibilità di una situazione che viene percepita come prossima al punto critico (quello di “non ritorno”)?
  • Eliminare ogni ente “inutile”, ogni “doppione” amministrativo/burocratico, ogni “doppio incarico”, le “consulenze” non strettamente necessarie/funzionali: sospendere ogni beneficio/prerogativa/privilegio tanto economico che di carriera (abolizione dei c.d. automatismi che mortifichino, invece, l'aspetto meritocratico e le effettive competenze).
  • Affrontare l'emergenza in cui versano le famiglie con forme di agevolazione/contribuzione (assistenza malati gravi, portatori di handicap, ecc.).
  • Intervenire sulla dinamica dei prezzi, attraverso un concreto e immediato controllo che contempli per almeno 6 mesi il blocco dei prezzi sui generi alimentari di prima necessità come pure sulle tariffe dei principali servizi energetici. Pe un po' di tempo, se le Società erogatrici chiudono i propri conti in pareggio anziché in utile, non sarà poi un male ovvero potrebbe essere una negatività bilanciata da decenni di utili.
  • Intervenire radicalmente sulle politiche energetiche puntando con decisione sulle fonti rinnovabili, concedendo agevolazioni e detrazioni fiscali a chi installi sistemi fotovoltaici: che andrebbero diffusi a macchia d'olio, al pari dell'eolico e dello sfruttamento delle maree. Stimolare l'utilizzo di carburanti alternativi per l'autotrazione, come avviene in molte altre nazioni.
  • Sgombrare dagli equivoci il famoso “cambiamento climatico”: l'uomo certamente contribuisce, ma é la situazione complessiva del pianeta che va mutando. A volte in modo accelerato, altre meno: un riferimento per tutti é il famoso (o famigerato) “buco nell'ozono” che la Natura sta (miracolosamente? Forse. Inspiegabilmente? Si) “riparando” in modo provvidenziale. Certamente l'uomo, in questo caso, ha contribuito positivamente, abbandonando i gas per ciò nocivi. Parola d'ordine, quindi: salviamo l'uomo, rispettando e tutelando la Natura. Quindi, investendo risorse in modo coerente e ponderato piuttosto che non su enunciati segnati da ideologie, ed quindi viziati. Che, francamente, appare un po' “stanca” dell'invadenza miope esercitata dall'essere umano.
  • Modificare il diritto famiglia, ad esempio rendendo subito operativi i “contratti pre-matrimoniali” che uniti al regime di “separazione dei beni”, dovrebbero caratterizzare ogni unione (matrimoniale e non) salvo scelte diverse che possono essere liberamente adottate dai contraenti il vincolo. Questo gioverebbe ad eliminare tutta una serie di conflittualità nei rapporti tra quei coniugi che possano giunti ad una fase delicata del loro percorso comune, così salvaguardando meglio i figli minori ed evitando poi forme “speculative” di un coniuge sull'altro. Adozioni e affidi, dovrebbero poi essere molto più agevolati e fluidificati, anche per scoraggiare percorsi secondari ovvero border line rispetto alle norme vigenti.
  • Incentivare la ricerca attraverso una scuola/università più snella e dinamica, improntata al metodo-qualità-merito, con premi/agevolazioni per i meritevoli: va eliminata ogni farragine burocratica e resa più corta la “filiera”, così che i fondi possano arrivare direttamente a chi effettua la ricerca evitando ogni dispersione durante il percorso di assegnazione. Adottare le esperienze pre-professionali per quegli studenti degli ultimi due anni di scuole superiori: avvicinarli al mondo del lavoro non potrà che costituire utile stimolo, favorendo non solo un possibile futuro inserimento, ma anche meglio indirizzando le scelte future degli studenti in esito al prosieguo degli studi e/o al pervenimento a sbocchi occupazionali. Meglio questi tipi di investimento, sui giovani, piuttosto che prevedere utopici “redditi minimi garantiti” - che, al limite, potrebbero “premiare” anche soggetti amorfi o allergici al lavoro – sostenuti a gran voce dai fautori di un “mondo fantastico” più che di un “mondo ideale”. Se mai dovessero esserci dei passi in questa direzione, ci sono delle nazioni (ad esempio, la Francia) dove il sistema delle garanzie e delle tutele è già praticato da moltissimi anni: con soddisfazione delle parti sociali coinvolte e con un sistema politico-economico che non per questo genera voragini nel debito statale.
  • Sollecitare che la UE abbandoni l'applicazione dello studio (o formula) Reinhart-Rogoff, che gli studi di Thomas Herdon (Università del Massachussets) hanno dimostrato errato, e che molti altri economisti oggi mettono sotto accusa: non è vero che se il rapporto tra PIL e debito pubblico superi quota 90 si apra il baratro della recessione, e che di conseguenza si debbano applicare i necessari correttivi.  Così come è stato imposto a Grecia, Italia, Cipro, Spagna, con i conseguenti problemi. Un motivo in più per interrompere questa perversa ed errata  gestione politico-economica imposta dalla UE e adottata su una formula tecnica sbagliata e che ha prodotto visibili e macroscopici danni!
  • ... (.) ...
Un corollario di buone cose, come altre ce ne sarebbero: ma si impone fin da subito la necessità di una metodica che abbia in sé i connotati certi della forte progressione: in un momento, quale questo è, dove soffiano venti di uragano, é quantomeno azzardato pensare di ripararsi utilizzando degli ombrelli!

Questo deve far riflettere tutti noi, cittadini di una società indebolita, a quotidiano contatto con fasce sempre più ampie di deboli ed emarginati, consapevoli che la schiera degli “ultimi” si è purtroppo infoltita.

Ciò non vuol dire che non si possano attuare dei miglioramenti, utili al concretizzarsi delle attese comuni: anzi, i cambiamenti sono necessari oltreché opportuni. Ma “cambiare” attraverso la “distruzione” (con i paraocchi, indiscriminata ed indistinta) di ciò che già c'é non é la soluzione. Come non sarebbe una soluzione utilizzare, per “costruire”, utilizzare le macerie di ciò che si abbattuto.

Volontà, ottimismo, senso critico e capacità di analisi, disponibilità, abbandono delle tensioni e della conflittualità sociale, buona volontà: ci aiuteranno a compiere il nostro dovere. 

Adottando quello che mi sembra uno slogan incisivo e semplice, ma che dovremmo avere ben presente dinnanzi agli occhi :

COSTRUIAMO IL FUTURO !

OGGI, INSIEME !

tenendoci per mano, aiutandoci e anche sopportandoci a vicenda, con spirito di solidarietà: perché per COSTRUIRE non si può essere SOLI, mentre per DISTRUGGERE può anche bastare UNA SOLA persona!
 
Roma, 24 Maggio 2013                                                       Giuseppe Bellantonio
(fine)
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lunedì 13 maggio 2013

PER CAPIRE UN PO' DI QUESTA ITALIA IN QUESTA EUROPA - Parte II°


Si é così creato un habitat per il proliferare indisturbato di qualunquismo e nichilismo (non post-moderni, bensì anti-moderni), dando così forma e sostanza a un poderoso arsenale dialettico (infarcito di vetero-pseudo-ideali, luoghi comuni, ricerca dello scontro fisico piuttosto che non del confronto, proposte urlate).

E' questo il serbatoio al quale attingono capipopolo e magici pifferai di ogni luogo: i suoi contenuti sono tossici al punto di poter avvelenare (leggasi: influenzare) anche quanti hanno da tempo abbandonato l'idea delle singole nazioni per spaziare nell'Europa Unita, sentendosi “cittadini” di un'Europa che però è ancora da realizzare. Personalmente, condivido quanto sostenuto da molti critici circa lo stato d'animo degli stessi tedeschi: anche se a parole si dicono europeisti convinti, oggi tendono a sentirsi cittadini di un’Europa tedesca piuttosto che non di una Germania europea.

Una visione tutto sommato coerente, poiché si tende sempre a sostenere il modello socio-politico-economico che offre più garanzie, specie se rapportate al mantenimento del benessere di un Paese e quindi dei suoi cittadini.

E' indubbio che questa Unione Europea non è quella vagheggiata, voluta, costruita e sostenuta dai suoi Padri fondatori: è preda di orgogli ed egoismi nazionali che vanificano ogni richiesta di aiuto da parte dei più deboli, spesso salvati da una “rapida morte” per condannarli a condizionamenti vincolanti (anche sofferti: come può essere sofferto scegliere tra il “bere e l'affogare”); al punto da rendere problematica ogni aspettativa di crescita e di sviluppo futuri, salvo essere autorizzati ad ogni passo che si fa, anche se piccolo, dai creatori di quell'Europa odierna abbigliata con le vesti di Nazione-matrigna.

Questa é la percezione che se ne ha: che così non sia deve essere ora dimostrato da chi ne abbia il dovere e l'autorità.

Senza tentennamenti.

Diversamente, capipopolo e pifferai magici continueranno a battere la grancassa per disgregare definitivamente questa Europa (in verità, poco unita: quantomeno sugli originari ed originali principi cardine): le lingue, i dialetti, dell’anti-europeismo martellano senza risparmio, attribuendo a “questa” Unione Europea – e specialmente alla sua moneta unica, l'euro – tutto il fallimento che é sotto i nostri occhi. E' inutile continuare su questa linea, anzi è necessario andarsene al più presto o non aderirvi mai al fine di non perdere la propria sovranità specie nelle politiche industriali e di bilancio, come nella gestione dei cambi.

Questo è quanto sostengono i neonazisti greci di Alba Dorata o i radicali comunisti di Syriza o i britannici dell'Uk Independence Party o i “Veri Finlandesi” di estrema destra del Perussuomalaiset o gli olandesi del Partij voor de Vrijheid (il “Partito per la Libertà” fondato da Geert Wilders) o i magiari del Fidesz di Victor Orbán. Non casi isolati, ma un vero movimento che di giorno in giorno acquista nuovo vigore facendo breccia nella paura, nello scontento e nell'esasperazione delle genti.

Purtroppo, la medicina rischia di essere peggiore del male, poiché mancano precisi studi – e soprattutto, affidabili valutazioni quantitative - su come reagirebbe il sistema dei singoli Stati e quello complessivo di tutti gli Stati oggi aderenti qualora si tornasse agli Stati sovrani. Ogni azione, scatena una reazione: e in questo caso sarebbe di segno opposto e contrario; chi è stabile potrebbe sopportare gli scossoni ritrovando un nuovo seppur diverso equilibrio. Ma chi fosse già traballante, finirebbe per essere travolto; da qui due le possibili alternative: risollevarsi ricostruendo ex-novo il paese oppure unirsi ad alleati stabili e verificati per superare insieme nel segno della ricostruzione.

Prima di passare alle conclusioni nella terza parte di questo mio intervento, desidero rifarmi a due citazioni: di Pascal “Ci sono due gradi di eccessi, escludere la ragione e non vedere altro che la ragione” e Aristotele “Quello che é in nostro potere fare, è in nostro potere non fare”.

Solo apparentemente sono distanti tra di loro - nei significati e nell'applicabilità - nello specifico del contesto qui trattato, ma a mio avviso sono invece estremamente ricche di suggestioni.

Occorre produrre una schietta testimonianza che la vera, autentica Massoneria – quella più antica e tradizionale, cavalleresca, altruista e solidale - é ricca di umori vivi e correttamente propulsivi?

Se la risposta é affermativa – e non può essere diversa, se origina da soggetti non solo culturalmente ed esotericamente preparati, ma anche intimamente già pre-disposti ad un diverso e più profondo sentire del proprio animo - a tutti indistintamente gli Iniziati mi permetto di suggerire un maggiore impegno diretto, personale, così da essere più incisivamente presenti nella vita quotidiana, nei rapporti con la società e con i loro concittadini: essi sono, per cultura iniziatica ed esoterica, gli elementi ideali - ovviamente super partes e scevri da quelle passionalità e da quegli impulsi utili solo a deteriorare ogni contributo – per contribuire alla ricerca di sani equilibri alimentati dalla giusta emotività oltre che dal sommo rispetto per le regole che presidiano la civile convivenza, oltre che il rispetto delle Leggi, scritte e non scritte.

Deve essere respinto ogni tentativo di far degenerare il clima sociale e politico, senza per questo scendere nell'arena dello scontro ma solo alimentando con ogni forza il confronto; devono essere additati/sottolineati/evidenziati i pericoli che sono riposti in quelle equazioni che sono purtroppo sotto gli occhi di tutti e che taluno “gode” a rimarcare: violenza = libertà; protesta = sobillazione; vandalismo = ribellione.

Ci sono fautori e nostalgici dello “scontro fisico”, che continuano ad infiammare gli animi con parole pregne di violenza, di rabbia, di intenti disgregatori e distruttivi: sono coloro che sostengono da sempre che bisogna “abbattere il sistema”, che bisogna far “pagare la crisi ai banchieri, ai palazzinari agli speculatori” (ma non sono proprio quelli che, la crisi, l'hanno sentita poco e niente?), che occorre che il “popolo si riappropri del Parlamento”. Ma, al di là delle parole – e del loro nefasto effetto, specie sui giovani e sulle menti più deboli/predisposte/disponibili – c'é il vuoto: all'assenza o all'inconcretezza delle parole, fa da contorno una strana situazione. Colpisce che a parlare di “diritti” (ma molto poco di “doveri”), che a stimolare “marce” e “occupazioni” per “riprendersi il potere” “mandando tutti a casa”, sia gente che “dice” di parlare al popolo, che “dice” di parlare per il popolo, che “dice” di voler fare di tutto per il recupero di una cittadinanza attiva (tanto e subito... ma non si sa come, con quali mezzi e tramite quali soggetti), che “dice” di voler eliminare le disuguaglianze e gli strabismi del “sistema”, che “dice” di voler prendere da chi più ha per dare ai più bisognosi (intento lodevole, comunque: ma occorrerebbe prima indicare chi/cosa/come debba essere inteso “ricco” e chi “povero”); che “dice” di voler dare lavoro/opportunità specie ai giovani, senza però approfondire il chi/come/quando/con quali mezzi (in questo caso, i critici sono alla pari con coloro che vengono criticati: è più facile, quanto inconcreto, enunciare piuttosto che fare/saper fare); che insegue i politici nei ristoranti per sputare loro in faccia o per urlare loro una rabbia scurrile e lorda di preconcetti, odio sociale (quello stesso odio di marca estremista, covato a lungo nel brodo di coltura degli agit-prop di professione: identico in ogni epoca e ad ogni latitudine, salvo il colore delle “bandiere”).

Deve essere sostenuta la “famiglia”, riscoprendone e arricchendone significato, ruolo e valore, mettendola in condizione di poter sostenere una vita dignitosa anche attraverso i figli, figli che non possono essere visti/considerati un “peso” bensì un “investimento”; umano, culturale, sociale, specie in chiave futura. Ma alla “famiglia”, cui va riconosciuto questo ruolo insostituibile – la cui erosione, il cui deteriorarsi, sono all'origine dell'instaurarsi di nuovi e diversi meccanismi, affatto positivi – deve essere fornito ogni supporto utile alla sana crescita: dalle scuole alla sanità; dalle provvidenze a sostegno della crescita – da estendere fino al compimento della maggiore età -, alla individuazione di forme di insegnamento - già in età scolare – di materie tecnico-pratiche, con perfezionamento in laboratori attrezzati: così da consentire già l'indirizzo verso attività di mestiere; dalla possibilità di accedere ad alloggi decorosi e a canoni pre-definiti alla definizione di adeguati sostegni a quelle che ospitano soggetti colpiti da patologie invalidanti anche croniche. E questo solo per citare alcuni esempi.

Devono essere respinti, anche attraverso una maggiore e migliore corresponsabilizzazione del ruolo della famiglia, i percorsi deviati che possano coinvolgere giovani e meno giovani sul terreno delle droghe (anche quelle c.d. “leggere”! Che non sono né “leggere” né prive di rischi, e che anzi sono propedeutiche all'uso di quelle più “pesanti”), della eccessiva e deteriore libertà/promiscuità sessuale, dell'uso/abuso di fumo e alcool anche in età drammaticamente adolescenziale. La famiglia, quale primo e fondamentale baluardo, non può rinunciare né abdicare a questo suo ruolo importantissimo di “maestra” e “guida” sicura!

Deve essere compreso che la nostra storia, la nostra cultura di italiani – anche se cittadini d'Europa – non deve farci abbandonare quelle più corrette posizioni, quel corretto modo di pensare/agire, alla base dei “quattro paletti” a presidio dei più tradizionali valori. Poco sopra ho trattato della Francia, che ha forzato nel dare riconoscimenti alle coppie omosessuali, ed é partita anche in Italia una sorta di smania – tutto sommato, non comprensibile e non condivisibile – per avviare sollecitamente un percorso analogo. Ma se per giustificare il raggiungimento di questo tipo di obiettivo prendiamo a campione quelle Nazioni, ovvero entità statali più piccole, che hanno voluto eliminare i tabù etici/morali/religiosi complessivamente esistenti per favorire quelle che sono erroneamente definite “minoranze” con i loro “presunti diritti”, vediamo che tutte hanno “sistemi” sociali, politici e religiosi diversi – anche molto diversi – dai nostri: diverso background religioso, diverse dinamiche sociali, diversa presenza dello Stato nel rapporto con i cittadini e con la sfera dei diritti/doveri in capo a ciascuno di essi. Ne consegue che non tutti i modelli – anche quelli a prima vista migliori - sono esportabili/copiabili/applicabili specie in situazioni oggettivamente diverse. Vero è che ci possono essere spinte – esterne, talvolta impalpabili – per far sì che vengano presi in considerazione certe “novità”: ma spesso sono dettate da sottili “concorrenze” sviluppatesi a livello etico/morale/comportamentale/storico nell'ambito di sistemi e correnti religiose. Non possiamo, noi Italiani, “copiare” sempre e comunque i modelli che l'estero ci propone/offre, poiché questi possono anche essere talmente tossici da inquinare la vita sociale e religiosa della stragrande maggioranza dei cittadini. Ben vengano, quindi, norme che possano regolare complessivamente i rapporti e la vita delle “coppie di fatto”, comunque esse siano formate e sempre che la loro costituzione non sia avversa e contraria preesistenti norme di Legge ovvero dannose per singoli e collettività.

Trovare altre formulazioni, sfornare nuove leggi, mobilitare l'opinione pubblica e quanti possano essere “facili” ad innamorarsi delle c.d. “nobili cause” sarebbe sbagliato oltre che dannoso: penso che non si possano mortificare valori e tradizioni per “premiare” chi segua un proprio – libero, per carità: e chi lo discute?! - percorso personale contraddistinto da gusti/tendenze/predilezioni su una base fisica particolare/non tradizionale e che tutto sommato si può vivere anche senza smanie di pubblicizzarla - semplicemente con discrezione, piuttosto che non con spavalderia -, e che comunque non vuol disconoscere la possibile componente affettiva e solidaristica delle parti interessate. Diversamente si imporrebbe un “valore” nuovo la cui qualità e le cui implicazioni – sempre che ve ne possano essere, in Italia e per gli Italiani – sarebbero tutte da dimostrare; d'altronde, anche ad altre situazioni che oggi rientrano nel novero delle “abitudini private” ovvero di quelli che una volta erano chiamati “vizi”, potrebbero essere applicate similari politiche di c.d. “sdoganamento”: ma con quali effetti devastanti?

Salterebbero le vecchie regole, ma prima di esse le antiche tradizioni, quei valori ad oggi custoditi con sufficiente attenzione: ne vale la pena, mi chiedo? C'é bisogno di leggi “speciali” per tutelare/ufficializzare quelli che sono gusti/tendenze/predilezioni appartenenti alla sfera dell'intimo? Per far diventare “non equivoco” e “normale” ciò che quantomeno é particolare/non tradizionale? Mi sembra eccessivo e fuorviante: quindi, senza falsi bigottismi e senza mettere in campo utili energie che oggi é forse meglio mobilitare per cause pragmaticamente più importanti, credo sia utile e vantaggioso approdare ad una nuova disciplina delle “coppie di fatto”. Semplicemente.

Occorre procedere – in particolar modo – ad una modifica di talune norme di Legge e della loro applicazione in sede Giudiziaria. Proprio sulla base di quanto è dato cogliere ultimamente dalle cronache quotidiane, i reati contro la persona sono in crescita: il comune sentire dei cittadini indica che è auspicata l'introduzione di norme che prevedano per i reati contro la persona (ad esempio: omicidi tentati o consumati, rapine tentate o consumate, violenze anche tentate, stupri e tentati stupri, molestie/abusi specie se reiterati su donne e minori, ecc.) iter processuali rapidissimi – una sorta di corsia giudiziaria privilegiata -, pene accresciute – tali da scoraggiare il consumarsi di questo tipo di reato, non più contemplando l'applicazione di attenuanti -, pene definitive – cioè, la Corte, in presenza di questi tipi di reato si pronuncia con una sentenza definitiva e con l'indicazione di una pena da scontare per intero, senza alcun beneficio di successivi sconti o riduzioni). Analoga percussione deve subito essere rivolta alla migliore qualificazione di “omicidio/tentato omicidio/lesioni per guida in stato alterato da uso di sostanze alcoliche e/o stupefacenti e/o narcolettiche”: chi si mette alla guida in siffatte condizioni, non può sostenere alcunché a propria discolpa ovvero a propria difesa; inoltre, a costoro la patente va ritirata a vita, per la guida di qualunque tipo di veicolo e/o motoveicolo. Ritiro assoluto della patente, confisca del mezzo, penalizzazione del reato con una detenzione minima certa di almeno “X” anni a chi guidi sprovvisto di assicurazione o con titoli di guida non validi ovvero alterati/falsificati. A questo ed altro, dovrebbe fare da contorno un massiccio investimento per riqualificare l'attività delle Forze dell'Ordine – già intensamente impegnate, e con rilevanti sacrifici, a difendere i cittadini e le istituzioni -, adeguandole in mezzi e specificità al fine di rendere ancora più concreto, rapido e incisivo il loro intervento, tanto di prevenzione che di repressione dei reati. Sono, infine, dello stesso pensiero di quanti guardano con interesse a come si svolga la vita giudiziaria di altre Nazioni europee: per evitare spreco di mezzi e di risorse, i processi vengono istruiti su base probatoria. Ci sono prove, ovvero tanti indizi+una prova almeno, diretta/grave/assoluta/certa/convincente, per sostenere con successo un'accusa? Bene, il processo può essere celebrato: diversamente, evitando di percorrere “teoremi” o impianti accusatori basati su pur eccellenti “congetture” che sempre tali restano, si dovrà approfondire ancor più l'indagine e tenere sotto controllo il sospetto; il concetto é semplice, poiché vuol pervenire alla condanna di imputati di cui sia già in buona parte dimostrata la colpevolezza con economie nella gestione della macchina giudiziaria, minor carico di impegno e di lavoro, tempi assolutamente rapidi.

I sistemi bancario, finanziario e borsistico devono essere rivisti attraverso un potenziamento dei controlli, ma soprattutto occorre adeguare un sistema bancario che – come sta accadendo in Italia – stenta ad erogare il credito, non fa riferimento a banche degne di tale nome. Le banche non possono essere solo strumento di raccolta, per poi investire a loro insindacabile piacimento (la qual cosa, come si é visto, per lo più non é che sia andata molto bene... anzi!): le banche devono sostenere, pur se in un'atmosfera di dovuta cautela, le iniziative e la produttività di una nazione, specie in questo momento caratterizzato da un costo del denaro veramente ai minimi. Se dovessero fare solo da “salvadanaio”, ebbene non avremmo bisogno delle banche, ovvero di tante banche: che ci facciamo? Banca d'Italia, Consob e Autorità Garanti devono avere libera e diretta possibilità ispettiva, di controllo, di verifica e di intervento: in diretta relazione con la Guardia di Finanza, alla quale in ogni caso devono essere inviate copie dei report di ogni verifica per le eventuali autonome valutazioni, da trasmettere – eventualmente e ricorrendone – all'AG con le possibili note di corredo.
 
Roma, 13 Maggio 2013 
(segue)                                                             Giuseppe Bellantonio

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venerdì 10 maggio 2013

TENTIAMO DI CAPIRE UN PO' DI QUESTA ITALIA IN QUESTA EUROPA - Parte I°


Le vicende di questa parte del 2013 hanno segnato l'Europa in modo talmente marcato che non é impossibile, anzi é molto probabile, che vi possano essere delle reazioni se non delle vere e proprie conseguenze. Certamente si pongono una serie di profonde riflessioni e di interrogativi.

Non tanto per entrare nel merito delle libere scelte esercitate democraticamente dalle forze politiche e dai popoli interessati – scelte che competono loro e circa le quali non spetta certo a me un qualche pronunciamento -, come pure non per meglio rendersi conto delle fortissime ragioni e proteste di quanti si fronteggiano sui vari temi e sui più diversi fronti.

Pur nella sintesi richiesta da questo tipo di format le riflessioni e gli interrogativi sorgono invece sulla scorta di un'analisi dei fatti, delle dinamiche in base alle quali essi si siano potuti determinare, sulle motivazioni politico-sociali che possano esservi a monte, sui riflessi che si determinano sul sentire religioso di ciascuno, sulle conseguenze che siffatte decisioni possono comportare: tanto nell'immediato, che nel breve-medio-lungo periodo.

In Francia, si é concluso un energico braccio di ferro tra amplissimi settori dell'opinione pubblica ed il Governo, con al centro il tema spinoso dei pronunciamenti – di segno squisitamente politico, anzi partitico – a favore delle coppie omosessuali. Queste tensioni sono certamente alimentate anche dalle crescenti preoccupazioni della popolazione sull'asprezza di una crisi finanziaria ormai troppo lunga e densa di pesanti incognite e persino pessimi presagi: preoccupazioni cui il Governo del socialista Hollande - al giro di boa del primo anno del proprio mandato - ha saputo fin qui dare risposte sufficientemente energiche anche sovrastando e scavalcando quella “terra di nessuno” che si allarga sempre più nel segnare il distacco della Germania (con la sua corte d'onore di damigelle nordiche) dalle altre realtà europee, specie a livello economico e finanziario, ancor prima che sociale.

Alle elezioni amministrative britanniche, il Partito per l’indipendenza guidato da Nigel Farage - che si prefigge l'obiettivo dell'uscita della Gran Bretagna dall’Europa – ha conseguito un'importante quanto inatteso successo.

In Islanda - dopo quattro anni di opposizione – la formazione anti-europeista guidata dal conservatore Bjarni Benediktsson, è approdata al locale Governo.

In Germania – una Germania pericolosamente prossima ad una fondamentale tornata elettorale, nella quale Angela Merkel pone in gioco se stessa, e che assaggia il sapore amaro di dati economici in flessione  e solo in questo ultimo mese in ripresa – cresce nei sondaggi il gradimento per il movimento Alternative für Deutschland : questo, propugna energicamente il ritorno al marco (pesante, ovviamente) ovvero ad un euro-pesante (un doppio binario, quello dell'Europa monetaria a due velocità, che sarebbe riservato ai virtuosi Paesi dell'Europa del Nord: un qualcosa che, per molti versi, già si nota).    Una Germania che ha fatto uno shopping intenso nei mercati compromessi di Italia, Spagna, Grecia e Cipro e che ha sottratto importanti fette di mercato alle esportazioni di questi Paesi: situazioni che difficilmente potranno essere recuperate, dal momento che chi ha conquistato/comprato queste nuove posizioni, difficilmente se le lascerà scappare. Anzi: potrà fare affidamento sulla Cancelleria a Berlino per poterle mantenere, a lungo.

Focolai di tensione quando non di aperta belligeranza, spesso con episodi tragici segnati da un elevato numero di vittime, sono attivi in molte, troppe, parti del Mondo: Iran, Iraq, Siria, Afghanistan, Egitto, Libia, Tunisia; tanto per citarne alcuni. Senza toccare poi quelli segnati da feroci lotte a sfondo etnico o religioso, con vere e proprie stragi di innocenti, colpevoli solo di praticare la loro fede.

E in Italia?

L'affermazione più cospicua del previsto che comunque il Movimento Cinque Stelle ha avuto alle recenti elezioni politiche - pur se contraddistinta dall'emergere di non trascurabili contraddizioni interne quanto di uno strano, ermetico (e per molti preoccupante) modo di porgersi e relazionarsi – é stata un segno inequivocabile della risposta – certamente più di pancia che meditata, così come indicata il ridimensionamento di cui agli ultimi sondaggi – che una cospicua parte di elettorato ha dato alle crescenti preoccupazioni dei Cittadini di fronte ad una situazione monetaria e finanziaria molto, molto preoccupante, segnata da una al momento irrefrenabile crescita del numero di inoccupati e disoccupati; da una drastica diminuzione dei redditi e del loro potere d'acquisto – e quindi dei consumi interni -; da una falcidia delle attività fin qui produttive – con crescente chiusura di aziende e società -; da un inasprimento delle condizioni del credito con difficoltà crescenti per le famiglie che hanno in essere un debito come pure di quelle che intendono contrarne.

Preoccupazioni diverse da Nazione a Nazione solo per le loro sfaccettature interne, ma che delineano sostanzialmente l'accrescersi delle preoccupazioni che una larghissima parte dell’elettorato europeo sta concentrando sulla crisi finanziaria e soprattutto sull'adeguatezza o meno delle “terapie” che l’ Unione Europea ha identificato per la gestione - e il controllo: vedasi le modalità dello svolgersi delle crisi di Grecia e Cipro – dei debiti sovrani dei Paesi membri, al pari del ferreo controllo sui deficit di bilancio.

Ma il panorama italiano sta offrendo anche altre situazioni, il cui verificarsi è sotto gli occhi di tutti: sono passati solo 5 mesi dall'inizio di questo extra-ordinario 2013, e accadimenti importanti ci hanno percorso.

Dalle dimissioni di Papa Benedetto XVI° alla sollecita nomina del Suo successore, Papa Francesco: un Pontefice non europeo, “prestato” dal Nuovo Mondo ad una realtà forse troppo “vecchia” e “logorata” da lotte intestine svoltesi a svantaggio del potere spirituale, eccessivamente mortificato da quello materiale e dal cedere – da parte di taluno – alle lusinghe di un protagonismo decisamente di tipo laico.

Dalla fine del settennato di S.E. il Presidente Giorgio Napolitano, alla sua storica riconferma e dell'altrettanto Sua coraggiosa accettazione in nome dell'interesse superiore del nostro Paese.

Dall'impasse in cui si è trovata la politica nel definire una compagine di Governo concretamente operativa, alla individuazione di una governance italica tutta nuova, basata su un Governo di scopo nel quale convergono forze politiche fin qui fortemente, e quasi “storicamente”, contrapposte.

Dall'avvenuta cancellazione d'un solo colpo – da parte di un elettorato evidentemente ben consapevole di ciò che stava facendo e delle potenziali conseguenze derivate dall'esercizio delle libere scelte di voto – di gruppi politici che da molti anni permanevano nel contesto politico italiano, alla vera e propria lezione-mortificazione impartita a moltissimi soggetti: forse troppo presi nel vedersi - fiori tra i fiori - in un campo di colorati papaveri piuttosto che non disposti a prendere atto della fine/condanna di un'epoca, di un modo di fare/disfare, di un modo di pensare/agire e del determinarsi di un nuovo ambito: di un nuovo recinto nel quale – almeno per ora – ben poche sono le rose profumate.

A tutto questo mutamento, peraltro affatto esauritosi, va ad aggiungersi in questi ultimi giorni la morte di S.E. Giulio Andreotti: per alcuni Figura controversa. Per lunghi decenni fu al centro della politica attiva nazionale ed internazionale; esponente di quel compromesso storico che portò l'Italia ad un efficiente Governo di solidarietà nazionale; ossequiato/temuto/consultato/rispettato da amici e non; abilissimo tessitore; vero statista - specie agli occhi delle Cancellerie internazionali, che non tralasciarono certo di apprezzarlo –; speculare punto di riferimento in una difficile realtà nazionale, anche alle prese con il triste fenomeno del terrorismo, e che nell'asse da lui rappresentato nella DC individuava l'asse del Paese.

Il compianto Presidente Francesco Cossiga ebbe a dire di lui che “rappresentava il popolo del Papa dentro la DC”: pur se la definizione può apparire a prima vista limitativa, é solo realista e ben si adatta a questo Personaggio. Andreotti fu comunque un punto di riferimento, che ebbe ad affrontare scomodissime contestazioni e che oggi vede l'operato della Sua vita – molti risvolti della quale non ci sarà mai dato conoscere, essendo appartenuti solo alla sua volontà ovvero alla sua coscienza – posto nelle mani di Colui al quale egli professava in modo costante ed intenso la sua fede. In ogni caso: la sua morte, rappresenta uno degli ultimi suggelli posti alla fine di un'epoca, di un'onda lunga iniziata subito dopo la Liberazione e protrattasi per ca. un sessantennio ed a fronte della quale nella politica italiana – alle prese oggi con un necessario quanto balbettante rinnovamento - é tuttora presente una gerontocrazia (ma anche una classe di politici che per mestiere ha fatto solo il... politico) che, pur se certamente titolare di competenze, non si é saputa dimostrare nel tempo pronta a superarsi, e quindi a rinnovarsi, attraverso una impostazione concreta e lungimirante piuttosto che non attraverso la scelta di utili gregari.  Così che -  nell'emergenza assoluta che oggi viviamo - mancano l'elasticità mentale e le giuste energie per procedere in modo rapidissimo e concreto alle giuste misure di tutela e salvaguardia.  Reagire solo a parole - e in ciò continuiamo a dare ragione a quanti, oggi, ci continuano a tacciare di essere solo dei polemist - non solo non basta, ma è persino irritante poterlo ascoltare: se mettessimo a decidere la (famosa) "casalinga di Voghera" sono sicuro che impiegherebbe meno a valutare ed a decidere, e sono altrettanto sicuro che adotterebbe delle valide misure sol perché adottate con la cura del boni pater familiae.

Chi ha avuto modo di leggere un mio recente scritto, avrà notato come io sia critico nella valutazione degli effetti di fondo che, originati con la Rivoluzione Francese del 1789, si sono potenziati con l'illuminismo e, in una sorta di reazione a catena, si sono protratti fino ai giorni nostri attraverso forme di laicismo prossime all'esasperazione. Una critica che anche recenti studi di illustri studiosi hanno sempre più evidenziato, specie nella ormai ineludibile constatazione che il “tipo” di sistema sociale-politico-economico che dal 1789 si è imposto, sviluppato e moltiplicato nelle varie Nazioni, ha oggi palesato vistose falle: al punto da poter prendere in seria considerazione che proprio gli eventi di questo inizio secolo siano in realtà il più concreto indizio che siamo nella fase finale di tale sistema.

Quella fase nella quale o si prende atto che il disordine prodotto in nome di questi principi è ormai superiore agli effetti dell'ordine – così predisponendo i più idonei correttivi, a livello globale -, o si rischia seriamente di venire travolti dagli effetti più devastanti di quello che non appare più il possibile, luccicante, laicissimo, “nuovo ordine” bensì la restaurazione di un “antico disordine” solo vestito con abiti nuovi e permeato dal losco alibi di volere il disordine (anzi: “i disordini” che possano abbattere ciò che esiste) per costruire una nuova realtà, e quindi per il bene del popolo. “Distruggere per costruire”, in estrema sintesi: e ciò cavalcando abilmente le proteste, sobillando facilmente animi comunque esacerbati, facendo da innesco ai propositi ribelli di gente ormai stremata da lunghi sacrifici ancorché da una profonda recessione, coltivando il complice appoggio di minoranze sociali ed etniche che in modo ormai radicato vivono alle spalle di quella società che criticano persino con violenza ma che però viene sfruttata abilmente.

Proprio la Francia – per tutta una serie di motivi che qui non é il caso di enumerare e più di altri Paesi, tra cui il nostro – ha rappresentato per l'Europa il punto avanzato, il laboratorio, in cui fermenti, idee e riforme sociali trovano fertile terreno e possibilità di concretizzarsi e, da qui, essere ri-lanciate verso l'esterno.

Al determinarsi degli eventi ha fatto da contrappunto un desiderio di rinnovamento che in molti tentano di "cavalcare": chi aizzando le genti con parole di fuoco esitando - però - a sostenere confronti diretti e liberi, chi tentando una revanche che la storia ha sempre negato, chi stimolando confronti tra strati sociali sempre più distanti tra di loro a causa di una crisi che - giorno dopo giorno - evidenzia colpe e responsabilità di chi, alla polveriera, ha appiccato il fuoco con le mani altrui.

Ma ciò che molti fanno finta di non vedere, e quindi di non apprezzare, è la grande fame di "credere", di “avere piena fiducia”, in qualcosa di stabile e definitivo da parte di chi - sedotto dal fascino perverso di chi predica l'individualismo, il materialismo e il più deteriore razionalismo - da lunghissimi anni si diletta a disgregare la famiglia; a indirizzare verso modelli di vita che una volta definire inaccettabili in quanto perversi e lussuriosi sarebbe stato dir poco; a spingere verso la libertà di uccidere e uccidersi, rendendo non più differibile la modifica delle attuali norme del diritto di famiglia (leggasi: separazioni, divorzi, convivenze, affidamenti, adozioni, innovazione mediante l'applicazione per legge di specifici contratti pre-matrimoniali idonei ad evitare futuri contenziosi) e delle norme a regolamento di aborto (troppo spesso confuso come un metodo anti-concezionale) ed eutanasia; a spingere verso appiattimenti sociali e culturali che partono da un sistema scolastico sempre più svuotato di contenuti fondanti per approdare in rivendicazioni urlate ma di inconcreto/impossibile approdo e che soprattutto, in quanto carenti di solidi-concreti-tangibili parametri di riferimento, espongono le menti più labili e le generazioni più giovani ad un qualunquismo di vita inutilmente e perversamente colorato dall'appeal della libertà di sesso, di sballo, di cedere alle lusinghe di facili ed equivoche frequentazioni in rete o per ficcarsi in discoteche non tanto per ascoltare musica bensì per "sballare" dalla realtà. Così che quelle che sono le nuove generazioni, sempre più precocemente sono di fatto spinte verso "braccia" - spesso immateriali - che più che alla "leggerezza dei pensieri", alla bella vita e al divertimento, li sospingono verso la morte. Oppio per la mente, quindi, probabile passaporto per la morte e ricchezza solo per trafficanti e spacciatori.

Ma quella di cui parlo é una morte che ancor prima che fisica, colpisce e inaridisce l'animo, stimola all'insoddisfazione e all'odio - anche verso se stessi -, fa diventare poltiglia il cervello, distrugge intere famiglie – spesso tardivamente attente se non indifferenti perché prese dal fascino di una equivoca concezione dei concetti di “libertà”, “conquista” e “modernità”.

C'è quindi questa ricerca di " aver fede" in qualcosa – o, meglio; nella “ri-scoperta” di qualcosa -, di "credere" in cose serie e concrete come pure in qualcuno; credere in qualcuno che, specie attraverso la parola e l'esempio diretto, ci metta in condizione di capire meglio, di comprendere, quasi di toccare con mano le possibili soluzioni ai nostri mali: che ancorché del corpo e dell'anima sono di quel "sé" che in pochi ancora ricercano con ostinata pazienza così da “ben comprendersi” per “meglio comprendere”.

La Massoneria - e qui parlo di quella "vissuta" e "interpretata" in Italia -, che pure avrebbe potuto e dovuto giocare un ruolo sociale e culturale (e nient'altro!) di tutto rilievo storico (cosa peraltro avvenuta all'epoca dei nostri Padri e dei nostri Nonni) ha smarrito ormai la coscienza e la consapevolezza del proprio ruolo soprattutto iniziatico e cavalleresco, dove seguire e rispetto le più antiche Tradizioni sarebbe stato sicuro punto di riferimento per offrire concreta testimonianza, ed esempio, di sani principi e di progetti di crescita: tanto individuale che collettiva. Soprattutto per le generazioni più giovani, spasmodicamente tese alla ricerca di certezze.

Motivo per cui, e non da oggi, sostengo che la Massoneria in Italia - nel suo complesso e così come oggi è ovvero appare essere - ha fallito il proprio compito, ha eluso il perseguimento della propria missione simbolico-ritualistico-iniziatica, ripiegandosi su se stessa per accontentarsi della pratica di modelli molto profani, forse più legati ad aspetti materiali/di potere come pure a un culto di immagine (anche individuale) e di ricerca di mondanità che, sostanzialmente, sono belli e persino roboanti ma fine a se stessi. Se "costruzione" c'è, essa avviene con materiali poveri e nel precipuo interesse della c.d. “dirigenza” dei singoli gruppi, al punto da non garantire pronostici fausti per il futuro e lasciando comunque la bocca amara in quegli Iniziati che desidererebbero operare con solennità, serietà, serenità, giubilo e intimo beneficio nell'ambito di un progetto comune definito, conosciuto, accettato e condiviso.

Solo così gli ideali possono far maturare delle idee; solo così le idee possono diventare progetti; solo così i progetti possono divenire a loro volta programma; solo così si può passare dal programma al programma pratico, attuato attraverso un'attività fraterna e quindi in armoniosa collegialità. Quel concetto di “armonia” di cui dovremmo avere una certa qual cognizione, se abbiamo approfondito almeno un pò gli insegnamenti del grande Maestro Pitagora.

Come accennavo in apertura, il rischio che in tutta Europa possano diffondersi energici sentimenti e movimenti anti-europeisti è ormai realtà; tutto sta a non farli radicare, trovando ed applicando rapidissimamente i necessari (e facilmente individuabili) correttivi: non più eludibili.

Diversamente, l'Europa rischia di divenire terreno di scontro non solo dialettico: con grave regresso sociale ed economico, facile innesco al ritorno di nazionalismi, populismi e alimentazione di tentazioni ribelli. Un'Europa dominata da una bestia mostruosa e dalle mille teste, che si chiamano: disoccupazione, crescente disaffezione dalla politica e crescente caduta di fiducia nella classe politica, stagnazione quando non recessione, insicurezza sociale, dissesto finanziario ed economico, clima di pesante incertezza con l'insorgenza di una triste logica di sopravvivenza. Certamente, il fenomeno è complesso: è costituito dallo stratificarsi, nei luoghi e nel tempo, di molte situazioni: ma le miopie gestionali e amministrative dei politici, il trionfo degli egoismi soggettivi (ma anche a livello di Paesi...), la mancanza di una visione prospettica e quindi della pianificazione di possibili scenari futuri, non sono sufficienti a colmare il desiderio di spiegazioni, di chiarimenti, dei cittadini, dei popoli, delle nazioni.

E' questo il terreno ideale perché l'euro-scetticismo trovi fertile terreno e possa radicarsi, per trasformarsi in stizzoso e altezzoso nazionalismo. Sta traballando pericolosamente l’architettura dell'Unione, così come essa é oggi; la creazione di un unico organismo - di uno Stato-nazione con il suo ordinamento giuridico, le sue gerarchie, i suoi valori – si é pericolosamente arenata in prossimità di pericolosi scogli, rischiando di frantumarsi: tanto è oggi viziata da mescolanze di speciosi costrutti dialettici e normativi (dietro i quali si celano interessi particolari: di certo di segno opposto ai concetti a noi noti di “europeismo”).
 
Roma, 10 Maggio 2013 
(segue)                                                             Giuseppe Bellantonio

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