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giovedì 4 febbraio 2016

CONCLUSIONI DELLO STUDIO SULLE 'LOGGE DI S.GIOVANNI'


ATTUALITA’  IN  MASSONERIA

… SULLE “ LOGGE DI SAN GIOVANNI ”
(parte quinta)
Le conclusioni

          Per la cronaca – rifacendoci a quel gruppo di Cavalieri che dal 1308 lasciò le sue tracce, unendosi dapprima fortuitamente in talune pratiche esoteriche con gli stonemason di Scozia -, la più parte di loro, dopo il tempo necessario a ben comprendere i rudimenti dell’Arte (nota: la loro esperienza reale era quella prevalente della condizione nobiliare come pure di uomini d’arme), si trasferì altrove: comunque, portando con sé il nuovo, rinnovato, ‘bagaglio’.   Un ‘bagaglio’ anche prezioso, poiché ha loro consentito di tramandare un’Arte – quella legata all’uso ed alla lavorazione della pietra -  diversa da quella della Guerra, fermatasi con l’esaurirsi della loro vitalità di combattenti ed entrata nella Storia quale ‘epopea dei Cavalieri Templari’.
         Costoro, saputo della lotta che Robert de Bruis (successivamente conosciuto come Robert the Bruce) stava conducendo per liberare la Scozia dalla presenza inglese, decisero di mettere le loro spade al servizio del Condottiero: una piccola parte rimase però lì, mentre gli altri partirono. Giunti da Bruce, si unirono a numerosi altri Cavalieri: dando un aiuto considerevole nella battaglia decisiva che quell’esercito condusse contro gli armati di Edoardo II° d’Inghilterra.
         In queste fasi, i cavalieri del Tempio colà ritrovatisi numerosi, vennero a conoscenza delle esperienze fatte in precedenza da ciascuno dei gruppi di Cavalieri, mano a mano che – raggiunta la terra di Scozia – si riunivano ovvero si univano sotto la protezione di qualche nobile locale.   Emerse così anche l’esperienza fatta con gli stonemason e delle comuni frequentazioni e discussioni avvenute nella tranquillità di una lodge.   
         Uguali contatti furono ben presto presi nei nuovi luoghi, gettando radici profonde per gli sviluppi futuri: sempre con identica devozione Cristiana e un profondo sentire per il loro Santo Protettore, San Giovanni Evangelista.: testimone della loro spiritualità.
         Terminato il conflitto, Bruce Re di Scozia volle costituire l’Ordine di Sant’Andrea di Scozia nel quale, per dimostrare la propria gratitudine, fece confluire tutti i Templari che avevano combattuto per lui e con lui, ivi includendoli con onore presso il Capitolo attivo a Kilwinning  presso una lodge.  
         Una nota: la Loggia di Kilwinning – la più antica (a detta di molti, del mondo… forse, anglosassone!), nata nel XII° secolo, e sempre attiva dalla sua costituzione come tale – è, con orgoglio nazionale, la numero ‘zero’ nel Registro delle Logge di Scozia; per la sua costituzione essa riunì un gruppo di stonemason giunti dall’Europa per costruirvi un’Abbazia.
         Ne sappiamo di più, su costoro? 
         L’incrocio dei documenti disponibili, ci indica che nel 1140 alcuni stonemason lombardi - provenienti dal gruppo dei Maestri Comacini, costituiti in corporazione con norme simili a quelle date da Hiram re di Tiro ai costruttori da lui inviati presso Re Salomone, affinchè edificassero il Tempio di Gerusalemme - si recarono in Scozia per costruire la Torre e l’Abbazia di Kilwinning: luogo dove ancor prima del 1128 esisteva una lodge che ospitava le comuni assemblee.    Templari e stonemason ben presto costituirono un insieme formidabile: tanto operativo che intellettuale, con la formazione di vere e proprie ‘correnti di pensiero’ che, ben presto, si intrecciarono e si confrontarono in ambiti sempre più ampi.  Coltivavano indifferentemente l’Ermetismo come il Pitagorismo, la Kabbala come il Platonismo, l’Alchimia, come il Simbolismo.  Il tutto, veniva purtroppo considerato da taluni ambienti alla stregua di pratiche eresiache: ma ciò a causa della grande ignoranza che all’epoca dominava, con livelli di cultura estremamente rarefatti.   E la storia insegna che ciò che non si riesce a comprendere, specie se permeato da livelli alti di cultura, è sempre guardato con sospetto e spesso osteggiato: anche violentemente!                                                                                         
          Ricordiamo che, dati storici alla mano, già nel X° secolo, in Inghilterra, erano stabilite delle compagnie di stonemason : ne fanno fede documenti che ricordano come molti edifici pubblici e di culto fossero stati edificati grazie ad abili architetti e Maestri provenienti tanto dalla Francia che da altri Paesi europei tra cui l’Italia. Vennero scrupolosamente raccolti e organizzati statuti e norme delle più vecchie corporazioni – di epoca Romana -, trasferendone la più parte dei principi fondanti in un rinnovato contesto di connotazione prettamente inglese, creando un vero e proprio ordine sul quale allineare e disciplinare (meglio: irreggimentare) ogni simile contesto (oggi, per utilizzare un linguaggio più consono ai contemporanei, diremmo che avvenne un processo di ‘cannibalizzazione’ di tutto il bellissimo e fluido impianto dei collegia di epoca romana, trasposto – con pochissimi cambiamenti, per lo più riferiti al sacrum dei riferimenti). 
         Tale serie di eventi ci riconduce al nobile Athelstan – da considerare il vero primo re d’Inghilterra, nipote di Alfredo il Grande  - che installò le confraternite degli stonemason  ponendosi formalmente a loro protettore.  Nel 926, a York, sotto la presidenza del figlio del re (Edwin, il più giovane: che, come altri giovani rampolli di nobile schiatta, oltre ad essere stato allevato da colti precettori, era stato già messo a conoscenza di quelli che oggi ancora definiamo ritualmente essere i misteri ) queste comunità si riunirono, così costituendo quella Gran Loggia di York (926-1717) che, alla fondazione della Gran Loggia d’Inghilterra, alfine vi confluì venendovi così assorbita.
         Questa forzatura ebbe poi esiti indiretti nel 1739, con una divisione in seno alla Grand Lodge of London  - dalla quale si formò la Grande Loggia d'Inghilterra - i cui i dissidenti si unirono ai resti di corporazioni di “muratori-costruttori”, sotto la costituzione della grande Corporazione di York.    Questi dissidenti videro nella Grande Loggia d'Inghilterra l'espressione del “rito moderno” (decisamente, vi furono influssi francesi) e presero il nome di  Grande Loggia del Regime Scozzese Antico”; cui poi, a seguito del riconoscimento delle Grandi Logge di Scozia e d'Irlanda, aggiunsero - alla parola “antico” - “e accettati”. 
         E' quindi solo ed esclusivamente in questo momento che nasce il titolo di “Regime” o “Rito Scozzese Antico e Accettato”; ma attenzione: queste Grandi Logge non praticavano che i tre gradi simbolici : in pratica l’Ordine era quello costituito solo dai primi tre gradi, pur se particolarmente ricco di simbolismo ed esoterismo,  e detto Rito Simbolico era anche quello del regime Scozzese. Fu dopo che tutto ebbe a mutare, con il variare di tutta l’architettura dei Gradi!   
         Motivo per cui sembra assurdo (cfr. anche Orthodoxie Maçonnique, 1853) che in modo veramente temerario si tenti un collegamento temporale tra il 1739 e il 1804 quando il de Grasse fece una raccolta dei trentatré gradi creando a Parigi un Supremo Consiglio del 33° grado di un Rito che presumeva essere la continuazione della Antica Accettazione.
         Abbiamo quindi nel tempo il determinarsi delle:            
- “Logge di Accettazione” (nate al tramonto della muratorìa operativa ad opera di soggetti estranei al lavoro di costruzione – Muratori  e Tagliatori di Pietre – che adottarono un diverso rituale certamente permeato da un filosofare ricco di misticismo, dalle quali lo scozzesismo manifesta la sua diretta discendenza così titolandosi Antico Rito Accettato ”);
- “Logge Simboliche della Massoneria di San Giovanni” (Apprendista, Compagno e Maestro) e “Logge Simboliche di Sant'Andrea” (Maestri Scozzesi di Sant'Andrea) nel contesto del Rito Scozzese Rettificato ( per intenderci, quello nato nel 1778); 
- “Logge di San Giovanni di Scozia” riferentesi sempre ai primi tre gradi della Massoneria Azzurra (o Massoneria Turchina: definizione da non confondere però con altra analoga forma iniziatica ad est dell’Europa), operante nell'ambito dello scozzesismo (l'intitolazione onora il San Giovanni Evangelista e si riferisce allo scozzesismo della divisa rituale).
         E' utile ricordare che anche le Logge del Rito di York  citano il “San Giovanni ”. Difatti il Venerabile Maestro, allorché apre i Lavori, lo fa nel nome dei “due felicissimi Santi Giovanni ”: così che con tale citazione non c'è riferimento certo ed unico collegamento a Giovanni l'Evangelista, bensì anche al Battista; lo stesso dicasi per quelle che seguono il rito c.d. Emulation.
         Nel Francken Manuscript del 1783, un passo del rituale del XX° grado prevede la domanda ‘…Perché date alla vostra loggia il nome di san Giovanni?’’,  alla quale il preposto replica ‘…Inizialmente tutte le logge lavoravano sotto il  nome di Salomone, dato che era il fondatore della Massoneria: ma dopo le Crociate, abbiamo convenuto con i Cavalieri Templari Ospitalieri o Cavalieri di san Giovanni, di dedicare le nostre Logge a san Giovanni, poiché fu il fondamento della nuova Legge cristiana’’.  E solo l’Evangelista aveva ed ha questi requisiti.
         Nella Gran Loggia Femminile Francese, le Logge si definiscono ‘di San Giovanni’’, propendendo per l’Evangelista.
         Anche nella Gran Loggia Nazionale Francese e presso la Gran Loggia di Francia, nei loro lavori invocano San Giovanni, mentre il Rito Scozzese Rettificato, ha dedicato a San Giovanni  importanti studi e alcuni interessanti libri.
          Infine, non é certo Giovanni Evangelista – ricordiamolo: l'autore del Vangelo dello Spirito – quello cui si rifanno le Logge del Rito Riformato, considerando che sull'Ara non è neanche presente il Libro Sacro e che la loro visione del G\A\D\U\ è molto particolare: sofisticata ed esasperatamente laica, anzi  nettamente improntata ad un laicismo ove l’impronta fideistica è molto tenue.
         Ricordiamo ai lettori, invitandoli anche ad ampliarne lo studio, le citazioni e le considerazioni - nell'ampia bibliografia disponibile – contenute negli scritti di Mirabeau (“La Monarchie Prussienne sous Fréderic le Grand”), di Adolphe V. Knigge (“Uber Jesuiten, Freymaurer und Deutsche Rosencreutzen” - Leipzig, 1781; “Beytrag zue neusten Geschichte Freymaurers orden” - Berlin, 1783), di Rebold, di Bode, di Georges Smith (The use and abuse of free Masonry,  del 1866).
         Lo studio dei riflessi e del significato nella Massoneria della figura di San Giovanni mi ha fatto poi scoprire, nella seconda metà degli anni ’70 del XX° secolo, l'opera – importantissima, ma scarsamente cosciuta in Italia – scritta dal  francese Nicolas de Bonneville che nel 1788, a Londra, pubblicò un interessante studio: tanto nella prima parte (“La Maçonnerie Ecossoise comparee avec les trois professions et le secret des Templiers du 14° siecle” ), che nella seconda parte (“Mémeté des Quatre Voeux de la Compagnie de S. Ignace, et des Quatre Grades de la Maçonnerie de S. Jean”), come pure nei suoi ragionamenti, oltre che le fonti originarie citate in uno all'ampia bibliografia di corredo, fissa – ancora una volta ed in modo indubitabile – che il nostro San Giovanni, il San Giovanni dei Massoni, il San Giovanni degli Scozzesi, il San Giovanni del Rito Scozzese, è unicamente San Giovanni l'Evangelista.  Tutto il resto… è solo un filosofare, un discettare, un dirigersi verso il San Giovanni Battista, che però non offre risultati con lo stesso indice di certezza.
         Motivo per cui, quando ancor oggi citiamo “Loggia di San Giovanni” in realtà non facciamo altro che abbreviare il titolo di  Loggia di San Giovanni Evangelista”: anche il richiamo allo scozzesismo attraverso la citazione di “Loggia di San Giovanni di Scozia” si deve intendere correttamente “Loggia di San Giovanni Evangelista di Scozia” (evidentemente troppo “lungo” e dalla fonìa poco felice per poter essere mantenuto, nel tempo; al pari di quello di “Loggia scozzese o di Scozia -  di San Giovanni Evangelista”: certamente più assonante per la nostra lingua, quale titolo).
         Quindi, una “Loggia di San Giovanni” degna di tale titolo, che quindi operi coerentemente e correttamente con la ritualità ed il simbolismo prescritti per tale contesto, deve avere dei requisiti imprescindibili:
-       essere una Loggia Azzurra, che operi con gli arredi ed i paramenti prescritti, ivi incluso il Labaro;
-       avere tutti i Fratelli attivi nell’ambito del Corpo Azzurro degli AA\LL\AA\MM\,  con adozione di paramenti Azzurri con sottile bordo rosso;
-       adottare tutte le prescrizioni simboliche e ritualistiche che disciplinano le Logge Azzurre e gli AA\LL\AA\MM\; prima tra tutte l’inibizione della presenza maschile in Logge femminili e viceversa;
-       i FFr\ e le LL\  non praticano né tollerano miscugli di Ordine e di Rito;
-       adottare il Libro Sacro (la Bibbia, nel nostro caso) sull’Ara;
-       onorare la Festa dell’Ordine, celebrando il Patrono San Giovanni Evangelista il 27 Dicembre di ciascun anno (ma è ormai simpatica consuetudine festeggiare anche il Battista);
-       adottare tutti i segni e/o gli emblemi che raffigurino e/o palesino la fede nel  G\A\D\U\, testimonianza della coerenza dell’essenza libero-muratoria alle norme dell’Ordine ed ai suoi Statuti Generali (nota: in ogni caso, parliamo sempre della c.d. ‘Massoneria Moderna’);
-       i FFr\ muniti del grado di Maestro potranno completare il proprio percorso  transitando obbligatoriamente dal Rito Simbolico (corrente anche con il nome di Ordine Simbolico) al Rito Scozzese A\ e Accettato.  Se i protocolli intercorrenti tra i Corpi Superiori lo potranno consentire, i FFr\  oltre che al Rito Scozzese A\ e A\ potranno aderire anche ad altro Rito: sempre che questo, a sua volta,  abbia un’intesa protocollare con il Corpo Simbolico di sua appartenenza e che anche per il  Rito Scozzese A\ e A\  non sussistano condizioni di conflittualità e/o incompatibilità con tale altro Rito (i Riti, si sa, non sono tutti uguali: così come i loro rapporti con i Corpi Simbolici hanno sfaccettature e sfumature diverse).
         Spendiamo ora una parola a proposito di Elias Ashmole – divenuto un’icona nella Storia della Massoneria (specie anglosassone) -.  La letteratura di corredo ci ricorda che non possiamo trascurare la sua opera; fu accettato nel 1646  nella Loggia di Warrington (Marc Saunier, meticoloso studioso e indagatore dell’opera di Ashmole, tra il 1907 e il 1910 scriveva che la scelta di Ashmole fu dovuta al fatto che “… i Muratori inglesi erano restati, più che gli altri costruttori di Templi, gli eredi fedeli delle tradizioni liberali dei loro antenati Iniziati...”), fu poi iniziato in Germania al rito Rosa+Croce.   Elaborò in seguito una profonda riforma dividendo in quattro gruppi la nuova fratellanza di segno speculativo emersa nel 1717: il primo comprendeva i primi tre gradi, proseguendo i c.d. Misteri dei Liberi Muratori; il secondo prevedeva quindici gradi, di origine Rosa+Croce e approfonditi attraverso l’approfondimento della Gnosi; il terzo gruppo era di provenienza Templare, e prevedeva una sufficientemente armoniosa fusione dell’intelletto con la scienza; il quarto gruppo, che all’apice aveva un grado XXXIII°, sintetizzava tutti gli altri in una visione prettamente alchemica.    Questo  complesso curato da Ashmole, fu il primo articolato ritualistico di segno speculativo.                                 
           La figura di questo illustre Fratello è particolare e per taluni spetti controversa: dal 1646, data della sua acception, la successiva data nella quale si parla di Massoneria è quella del 1682 – data di una riunione presso la Mason’s Hall -. Che il suo ruolo, come elemento di unione tra la Massoneria operativa e quella speculativa, sia stato inferiore a quello che comunemente si crede?  Certamente il vuoto di oltre trent’anni che nessuna cronaca ci aiuta a colmare, e durante il quale non vi è pressoché traccia del binomio Ashmole-Massoneria,  non ci aiuta a sciogliere questo dubbio, facendo sì che la figura di Ashmole – a seguito degli ultimissimi approfondimenti – sta assumendo sempre più il ruolo del fedele cronista e rifinitore di risultanze maturate altrove e con altri soggetti. E forse con altri progetti.
         Tornando alle incertezze (o ignoranze?) di molti sulla reale figura del San Giovanni degli scozzesi, la storia della ‘nascita’ della Massoneria come tale (leggasi: Massoneria Moderna) e dello scozzesismo come suo Rito di elezione - come pure la storia degli Antichi Liberi e degli Accettati - è avvolta in un inestricabile intreccio di storie, storielle, affabulazioni, leggende, in cui coesistono - oltre a quanto storicamente accertabile e documentato – vere o presunte influenze templari, scozzesi (Bruce Re di Scozia), stuardiste, e perfino della Chiesa Cattolica (attraversi i Gesuiti).
         Un particolare richiamo circa la comparsa degli Alti Gradi Scozzesi, ci porta anche agli studi di Luigi Sessa sul celebrato ‘Discorso’ del Cavaliere di Ramsay.  Un ‘Discorso’ in realtà mai proferito, pur se suscitò grande entusiasmo, al punto da ricondurre ai suoi contenuti la comparsa – tra il 1738 e il 1739 di quei “Maestri Scozzesi” il cui obiettivo era nettamente riformatore.   Segno che, già appena 20 anni dopo la nascita della c.d. Massoneria Moderna si percepivano delle profonde incertezze nei testi, specialmente nelle parti ricostruttive e rituali dei modern di Londra  – volutamente e superficialmente  – molto ignorava delle Tradizioni più antiche e della marcata impronta rituale di cui erano portatori gli antient di Scozia.  Nell’ottica di molti studiosi, Ramsay sosteneva che i Massoni avrebbero genitura nei Cavalieri Crociati, posto che  "… i Crociati, provenienti in Terra Santa da tutte le parti della cristianità, vollero riunire in una sola confraternita uomini d'arme di tutte le nazioni … [omissis] … non furono soltanto architetti di templi materiali, ma anche di princìpi religiosi e guerrieri che essi volevano fare risplendere, edificare e progettare nei templi spirituali dell'Altissimo …".  Personalmente, ritengo che la ricostruzione da me tracciata confermi invece che - pur se i Crociati, nel loro girovagare e permanere, come nel loro andare e venire dalle terre lontane di Palestina (ma non solo) portarono in Europa molto del bagaglio culturale e tecnico degli Arabi – trovarono già la realtà delle lodge e delle corporazioni : loro ebbero ad inserirsi in queste realtà semi-iniziatiche, marcatamente operative, impregnate di una forte Fede che l’intelletto indirizzava verso la Gnosi, mutuandovi le loro conoscenze e potenziandone gli effetti.    Cercare un nesso di casualità tra i due elementi non è a mio avviso corretto: l’equazione Crociati = Massoneria, zoppica vistosamente.
         A ben vedere, parti del “Discorso” inducevano persino a potervi intravedere una sorta di trampolino ad un  temerario e vanaglorioso progetto – di marca pseudo cattolico-stuardista – inteso a favorire la riconciliazione della Chiesa Cattolica con la Massoneria, e della prima con la Monarchia Inglese, con il conseguente ritorno degli Stuart sul trono inglese.   
         Quanto fosse inconsistente o irrealizzabile questa possibilità, sono i fatti a testimoniarlo: appena due anni dopo, il 24 aprile del 1738,  Clemente XII° scomunica la Massoneria, mentre l’ultimo degli Stuart muore lontano dalla sua terra.  Un duro colpo, dopo quello inferto il 13 ottobre 1307 - che passò alla storia come il primo, sfortunato, venerdì 13 (ma tale nomea è solo nata nel 1800…) – che segnò l’inizio della fine per i Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone.  Ai quali si aggiunse il colpo di maglio sferrato il 18 marzo del 1314, data in cui l’ultimo Gran Maestro Templare - dopo vari processi farsa, torture, scomuniche, perdoni e recidive (relapso) – venne arso sul rogo insieme a Geoffroy de Charney (dando così il via ad una parte della Leggenda della Sindone : secondo una leggenda nella leggenda templare, il personaggio raffigurato nel Sacro Telo della Sindone sarebbe in realtà proprio Jacques de Molay. Ma in realtà la querelle è stata di recente risolta, attribuendo alla tela una retrodatazione non più compatibile con la morte del Gran Maestro). Fece da contorno nel 1312  la scomunica definitiva dell’Ordine del Tempio da parte di Papa Clemente V°: i Templari furono di fatto annientati, tutte le proprietà confiscate e i Cavalieri perseguitati e uccisi.   I sopravvissuti che mostrarono pentimento, per lo più a seguito di sacre torture, furono accettati nell’Ordine rivale degli Ospedalieri: che ne incamerò le sostanze!  Se a tutto ciò aggiungiamo le soavità commesse in nome della Chiesa di Roma allorché questa decise di reprimere nel sangue, con le peggiori atrocità, il ribelle pronunciamento dei Catari, incaricando milizie assoldate e travestite da Cavalieri Templari (per colpevolizzarli, essendosi rifiutati di compiere l’eccidio di chi aveva il loro stesso sentire spirituale)… ebbene, è facile comprendere perché la Chiesa – ma non tutta la Chiesa – ce l’abbia tanto con i Massoni, e con ciò che essi storicamente rappresentano.

Roma, 4 Febbraio 2016                                        Giuseppe Bellantonio
 
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lunedì 18 gennaio 2016

QUAL'E' IL S.GIOVANNI DI RIFERIMENTO?


        Preliminarmente, le mie scuse per un certo protrarsi dell’attesa per l’uscita di questa ‘parte quarta’: ma, l’esigenza di sintetizzare in un modo razionale e logico tutta la massa di dati da me elaborati, ha prevalso sulla naturale tentazione di prendere più spazio con il fine di offrire esplicazioni più ampie: specie nelle fasi ricostruttive di tipo temporale e storico.

      Ai Lettori, mi permetto di suggerire di riprendere dai miei precedenti tre articoli il filo del mio tracciare.                

ATTUALITA’  IN  MASSONERIA

… SULLE “ LOGGE DI SAN GIOVANNI ”
(parte quarta)
Ma qual’é il SAN GIOVANNI di riferimento?

 Gli approfondimenti effettuati, con consultazione di testi e note non sempre reperibili o accessibili anche per la sola visione, mi hanno consentito di orizzontarmi con certezza nel tempo – riconducendomi molto prima della Prima Crociata, per intenderci: ossia, prima del 1096 (nota: il termine crociata venne attribuito solo successivamente: difatti, allorché Papa Urbano II° concluse nel 1095 il Concilio di Clermont, questi indisse in realtà un pellegrinaggio armato finalizzato a far giungere una moltitudine di pellegrini nei luoghi santi della Cristianità) -, dandomi così la possibilità di vagliare le varie interpretazioni, contrapposizioni, mescolanze e sovrapposizioni che hanno avuto come protagoniste diverse figure di nome Giovanni, ovvero San Giovanni, citate in modo non chiaro e quindi equivocabili l’una con l’altra, e così prese a campione nelle varie epoche.                 
L’imbattersi nella citazione San Giovanni, infatti, è stata spesso fonte di dubbio piuttosto che non di consolidamento.  Peraltro, la ricerca ha riguardato fasce temporali ben distinte, toccando terre tra loro distanti e diverse: ad esempio, dalla Palestina all’Italia, alla Scozia, alla Francia…                                
Dunque, primo spot acceso su Cipro: da qui inizia con certezza parte della ricostruzione storica.  In questo luogo, ca. nel 556 d.C. ad Amatunte, nasce  Giovanni, che nel 609 venne acclamato dal popolo a Patriarca greco-ortodosso di Alessandria d’Egitto con il nome di Giovanni V°.                                                                      
Fu uomo ammantato di santità fin dagli anni giovanili, poiché la sua vocazione era servire Dio e darsi con animo colmo di Misericordia alle opere di beneficenza e carità verso i poveri, che lui definiva essere “i miei padroni e signori”: da qui l’appellativo di Elemosiniere (anche se la traduzione esatta del termine greco sta per ‘Misericordioso ’) e l’aura di santità fin da subito riconosciutagli, coram populo.    E’ quindi in quest’epoca che nasce il culto di San Giovanni l’Elemosiniere., morto nel 616 e venerato in tutto l’Oriente: in Italia, si venne a conoscenza delle sue opere solo in epoca successiva, sull’onda delle notizie attinte durante l’espansione della Repubblica di Venezia: la Serenissima per antonomasia.              
Dalle note di cronaca, vale la pena di notare che questi fu ispiratore e promotore della costruzione di ospizi per i poveri, di ospedali, orfanotrofi, scuole e chiese (ne fece erigere oltre 70!), tanto in Cipro che in Egitto.  Ad Alessandria combatté le idee eretiche che allora circolavano in Egitto, dando impulso alla costruzione di due monasteri, uno – femminile - dedicato al culto della Madonna e l’altro – maschile - dedicato a San Giovanni Battista.  Dal 1500,  la Città di Venezia ha accolto - e ospita tuttora - le spoglie del Santo nella Chiesa di San Giovanni Battista in Bragora.                                                                     
L’eco dell’opera misericordiosa di San Giovanni (l’Elemosiniere) si perpetuò a lungo, al punto da superare indenne i secoli; fu così che quanti frequentavano quelle terre d’Oriente - come pellegrini o per commercio o per ragioni diplomatico-militari - ne riportarono in Europa, ma soprattutto in Italia, le gesta: via via arricchendole di quei particolari dovuti anche alla nascita di vere e proprie affabulazioni su questo prestigioso Santo.
Ciò colpì i cuori di molti, tra i quali un gruppo di pellegrini Amalfitani che, raccolti generosamente sostanziosi fondi, si adoperò presso il Califfo d’Egitto per erigere a Gerusalemmenei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro – un ospedale (fornito di infermeria e ospizio: aperti a tutti, non solo ai cristiani) dedicato proprio alla figura e all’opera di San Giovanni Elemosiniere  e nel quale prestavano la propria opera quei Frati, la cui vocazione era ospitaliera.    
Le cronache dell’epoca e in special modo i documenti ecclesiastici, nel riportare tali fatti, ci indicano con precisione che correva l’anno 1070 e che la Regola seguita era quella benedettina.
Si sa per certo che anche altri importanti pellegrini e uomini d’affari sostennero questa importante e prestigiosa iniziativa: tra questi un consistente gruppo – per lo più dediti al commercio - che risiedeva nelle odierne Marche.  Per un qualche motivo ignoto a chi scrive, ed oggi difficilmente ricostruibile, taluni ritennero che il San Giovanni colà onorato fosse il Battista, talaltri – invece – sostennero che si trattasse dell’Evangelista : forse, la colpa fu semplicemente che nel parlato corrente si indicava con facilità (… ma questo avviene ancora!)  un San Giovanni, senza specificarne o verificarne l’attribuzione.                                                      
Fu questa una condizione che si protrasse per lunghissimo tempo e che ancora oggi trova sostenitori dell’una come dell’altra parte; secondo i miei studi, è invece chiaro che non si trattasse né del Battista né dell’Evangelista, bensì di San Giovanni Elemosiniere.
Trascorre così altro tempo: siamo ormai nel 1100, anno in cui Frà Gerardo de’ Sasso venne nominato a Maestro dei Frati Ospitalieri; fu quello l’anno della svolta che ci riguarda più da vicino: venne abbandonata la Regola benedettina sostituita da quella agostiniana., designando a Patrono dell’Ordine San Giovanni Battista.
Quanto precede, giova a focalizzare una questione: tutti i gruppi che operavano mantenendo ‘segrete’ le loro attività - specie se ponevano alla base del loro ragionare un incardinamento fortemente legato alla Fede ed al valore riposto nella spiritualità e nella particolare forza dei segni e delle parole - si riconducevano a San Giovanni Evangelista; la  maggioranza degli altri contesti, invece, si riferiva a San Giovanni Battista.
Tutto ciò a conferma che la questione sembra riguardare in effetti solo due aspetti di una stessa ‘medaglia’: una faccenda che, più la si esamina, più mette in luce la caratteristica di trovarsi di fronte ad una sorta di Giano bi-fronte: con due diverse facce, con due sostanzialità diverse, con simbolismi e contenuti esoterici e fideistici diversi, con messaggi diversi, ma – in realtà - parte di un tutt’uno in cui le reali diversità sono riposte in chiavi di lettura sottili e fortemente pregne di esoterismo e sacralità. 
Anche i Cavalieri del Tempio – che avevano, nel segreto, una visione prettamente gnostica, prevalente rispetto a quella dichiaratamente fedele alla Chiesa di Roma – si riconducevano formalmente, e pertanto solo esteriormente,   al San Giovanni Battista, mentre in realtà si riconducevano interiormente al San Giovanni Evangelista.   Una per tutte ne è prova la disobbedienza che riservarono all’ordine papale di attaccare e uccidere i Catari – che, come loro, onoravano il San Giovanni Evangelista –, alfine sterminati  da altri che, pur recando equivocamente delle insegne riconducibili ai Cavalieri Templari, tali non erano.                                         Fu Innocenzo III° a scatenare (1208) quel genocidio che va sotto il nome di ‘Crociata contro gli Albigesi’: durato più di venti anni, segnato dalle battaglie sanguinose di Béziers, Marmande, Montsegur …   Oltre un milione di morti, secondo gli stessi Templari; più di un milione e mezzo, secondo altri, tenendo presente che durante le stragi numerosissime erano le vittime ‘collaterali’ e che anche l’Inquisizione fece la sua tragica parte! 
Cristiani contro altri cristiani! Colpevoli solo di avere una visione diversa – ma non meno sostanziale - della loro fede, circa la quale non intendevano rispondere alla Chiesa di Roma.
Tornando alle magnifiche cattedrali che segnarono una nuova, diversa, lunga epopea, viaggiando tra Chartres e Amiens si ricava una sottile ma concreta sensazione rappresentata dal transito “… dall’amore di Dio a quello della Sapienza – che si manifesta nell’ordine, nel numero e nell’armonia -  che può paragonarsi e accostarsi a Lui, pur Egli non essendo soltanto questo…“ (F. Calì).
Ecco, nel fare un raffronto tra le due cattedrali, che Amiens assume valenze e contenuti del tutto diversi da quelli di Chartres: già solo al vederla, con i suoi oltre 7000 mq. – la più grande tra le cattedrali  gotiche di Francia – si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un messaggio diverso e nuovo rispetto alle altre costruzioni similari. E il messaggio più sostanziale è quello riposto nel ‘collegamento’ di tipo spirituale che è stato attribuito a tali edificazioni fin dalla fase della loro progettazione: la ‘corrente’ che collega Cielo e Terra corre in entrambe le cattedrali e tramite esse, ma in modo diverso. 
Una diversità che, per molti versi, è comune alle differenze simboliche ed esoteriche – e anche alchemiche, per dirla con il linguaggio della loro epoca – riposte nei messaggi insiti nelle figure e nelle opere di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista, e le cui diverse peculiarità sono state già sopra accennate.
Ora, esiste certamente un fil rouge  che lega la posizione ‘ufficiosa’ dei Templari a quella più palese da loro assunta  dopo lo scioglimento dell’Ordine e la morte di De Molay, tra il 1307 e il 1314:  segnatamente, un fil rouge che porta alla esplicitazione ed al rafforzamento dell’affezione da loro sempre riposta nel culto di San Giovanni Evangelista.
Proprio nel momento in cui furono molti i Templari perseguitati che oltrepassarono la Manica per sfuggire al patibolo  - rifugiandosi nelle terre dove insistevano altre Commanderie, o nobili Cavalieri molto tolleranti nei loro confronti,  peraltro operanti in contesti senz’altro più restii ad acconsentire alla voglia di purghe allora disposte dalla monarchia francese con il sostegno del papato - un gruppo di essi si stabilì presso il castello di un nobile, in Scozia, entro le cui mura si riunivano degli  stonemason  che, frequentemente, si riunivano al di fuori delle loro attività di mestiere in una lodge.   Costoro – siamo nel 1308 - si riferivano ad una compagnia di  tagliapietre e di abili scalpellini, dei quali molti con esperienze fatte in Francia, che colà stavano costruendo e impreziosendo una piccola e graziosa cappella; formavano una compagnia che nel riunirsi invocava la protezione di Dio, della Madonna e di Cristo, sollecitando San Giovanni Evangelista – loro Protettore -  affinché intercedesse richiamando su di loro i benefici dello Spirito Santo.                                           
Queste riunioni erano ricche di contenuti spirituali ed i Cavalieri del Tempio colà giunti iniziarono a frequentarle, trasferendo in quel contesto anche le loro esperienze: fu quello il momento, la scintilla, dal quale ebbe inizio così uno scambio e – nel tempo – una  osmosi tra le esperienze soprattutto materiali degli  stonemason (che insegnarono elementi di architettura e geometria, oltre al significato del richiamo nella loro Arte a taluni simboli e decori) e quelle dei Cavalieri (uomini d’arme, fondamentalmente di elevato livello culturale e di alto censo, con una forte impronta spirituale).                                                                
Entrambi avevano a loro riferimento i dettami della Chiesa Cattolica, erano fieri delle loro autonomie e godevano di benefici e libertà difficilmente immaginabili per gli uomini del loro tempo (la consapevolezza di ciò unito ad un carattere forte e franco, li rendeva ostici ad accettare ‘a scatola chiusa’ taluni assunti di Roma: quale, appunto, quello che riguardava i Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone).     Una osmosi nel segno di San Giovanni Evangelista, dalla quale venne da lì in poi attinto ampiamente per porre le basi di un nuovo sistema: ed è questo il primo, minimo collegamento tra Cavalieri del Tempio e le compagnie – in primis di tagliapietre e scalpellini (mason) - nettamente a loro preesistenti; mentre la lodge divenne la loro casa comune ove praticare questa comunanza del tutto paritaria. 
Vediamo degli altri elementi di chiarimento per i più:                                    -  stonemason : letteralmente sta per “chi prepara la pietra” (cfr. The Cambridge Advanced Learner's Dictionary & Thesaurus ‘©: a person whose job it is to cut, prepare, and use stone for building).      Gli stonemason più abili e qualificati, vennero in Scozia e Inghilterra dall’Europa, unendosi in compagnie di mestiere ad altri operatori già lì presenti.                                                                                           
 lodge : anche qui i vecchi vocabolari della lingua inglese ci riportano esclusivamente all’ambiente, al contenitore ove si veniva ospitati, ove potevano avvenire queste riunioni.  Mentre in italiano il significato tout-court  di loggia (riferito proprio alla massoneria) indica tanto l’insieme delle persone che il contesto organizzativo - diverso dal tempio che è il luogo ove avvengono le riunioni rituali -, nella lingua di origine indica indifferentemente un capanno o una villetta, un casino di caccia, una sezione o un (particolare) luogo di lavoro (specie riferito alle gilde o alle unions), dove si pongono al sicuro/riparo, dove sono temporaneamente collocate/alloggiate le persone per poter esse lì svolgere le loro particolari riunioni al riparo da sguardi indiscreti.  In ogni caso, stonemasons e lodges erano presenti e ben diffuse molto tempo prima che dei Templari in fuga varcassero la Manica per rifugiarsi in terra di Scozia.
-       bricklayer : è, sempre in lingua inglese, il muratore.  Motivo per cui  letteralmente - i freemasons non possono essere i ‘liberi muratori’, essendo i primi – invece – riconducibili ai ‘liberi preparatori/tagliatori di pietra‘’. Una delle tante stranezze – non solo lessicali - tra il prima ed il dopo 1717.
Torniamo alla figura di San Giovanni Evangelista comunemente assunto quale Protettore: perché questa particolare e specifica comunanza nell’intimo sentire dei Cavalieri e nei tagliatori di pietra della Scozia, pur in condizioni diversissime e lontane tra di loro?  
Rispetto al Battista – il Precursore, colui che in molti avevano persino equivocato, sulla scorta delle parole dei profeti, poter essere il Cristo (in ebraico מָשִׁיחַ (mašíah, cioè ‘unto’) da cui Messia – l’Evangelista tracciò un messaggio dai contenuti fortemente spirituali, al punto da rappresentare un punto di riferimento elevato, un cardine imprescindibile nell’impianto del Cristianesimo e quindi del Cattolicesimo.  
San Giovanni Evangelista simboleggia quindi la chiesa interiore, la chiesa dello spirito.   Da questa considerazione, in molti hanno voluto vedere un comune legame sotto l’egida della Gnosi: da più e più parti viene autorevolmente considerata la dottrina interiore e per ciò segreta – in quanto nascosta e profonda - della stessa Chiesa.  In verità, non sono uno strenuo difensore di questa tesi, che percepisco essere una sorta di forzatura tesa a stabilire connotazioni, collegamenti e caratteristiche al limite del possibile.
Egli nel suo scritto evangelico, il cui incipit – ricordiamolo -
  In principio erat Verbum                               Nel principio era la Parola
  et Verbum erat apud Deum,                   e la Parola era con Dio,
  et Deus erat Verbum.                          e la Parola era Dio.
  (...)                                               (...)
è di una forza smisurata, si fa testimone proprio della discesa della Luce di Dio – e di tutto ciò che da Dio emana - dal Cielo alla Terra: di quella Luce che per i tagliatori di pietra scozzesi, per i Cavalieri Templari, per i ‘massoni’ moderni (francesismo o termine anglofono che sia, chi scrive non lo considera corretto e non in linea specie  per le Tradizioni di noi Italiani…) è l’elemento di riferimento costante dell’Opera, rappresentando la Luce quella Meta Ultima cui spiritualmente, iniziaticamente, esotericamente, simbolicamente, noi tendiamo. 
Quella perfezione cui noi esseri umani ‘imperfetti ma perfettibili ‘ tendiamo con le nostre azioni, il nostro pensiero, la nostra mente, il nostro cuore, per raggiungere – attraverso le Azioni Positive, la Verità, l’Amore Fraterno, la Giustizia - proprio quella Luce che non solo ci guida, permeando la nostra vita, ma che è anche meta ultima – quale Vera Luce – dopo il compimento del nostro percorso terreno.
Nell’Oltre, nell’Aldilà : dove la Luce ci avvolgerà trasmettendoci un Amore infinito,  una Comprensione ineguagliabile una Quiete umanamente sconosciuta nell’Aldiquà.
Ecco perché oggi la ‘nostra’ apertura del Libro Sacro – per noi, la Bibbia –, e quindi dei Lavori rituali in una Loggia, avviene al Vangelo di Giovanni : con gesto solenne, ricco di simbolismo e di allegorie.   Ma vi siete mai chiesti cosa rappresenti quel particolare Libro? Testimonia che ciò che si svolge in quel luogo non solo è ammantato di correttezza, amore e moralità – ma il termine vero e corretto è sacralità,  per i suoi elevati contenuti e per gli analoghi contributi che derivano dalla partecipazione degli iniziati -, ma avviene all’insegna di Dio e del suo Superiore, Supremo, Volere: di Dio a maggior Gloria del quale dedichiamo i compiti e le buone azioni che svolgiamo.  Un insieme di fatti improntati a Fede profonda, e non certo banali.
        Per le ‘conclusioni’, al prossimo – quinto – mio scritto.
 Roma,  15 Gennaio 2016                                           Giuseppe Bellantonio



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